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Proseguiamo il mese dedicato al tema famiglie con il secondo articolo ricevuto!

Chi ci scrive è Roberto Regorda, lo potete trovare nella pagina internet dedicata ai #sentemente felicitatori, dove si presenta così: Sono una persona semplice e concreta. Ho una formazione Pedagogica, che ho approfondito costantemente, in quanto considero la formazione continua, un valore importante per me come persona e come professionista. Nella mia esperienza lavorativa ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone, in molteplici situazioni differenti che mi hanno consentito di avere esperienza in più contesti differenti (tra cui adolescenti, persone che con-vivono con la demenza e persone che con-vivono con la dis-abilità). Un elemento che mi contraddistingue è la curiosità, che mi spinge a porre lo sguardo oltre il “già noto” e sperimentare nuove esperienze”

Ci spiega perchè oggi occorra utilizzare il termine famiglie, al plurale, e non più al singolare!

Grazie a Roberto per il suo contributo e buona lettura a tutti voi!

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L’etimologia della parola famiglia è da ricondursi al termine osco faama = casa, da cui il latino  famīlia, cioè l’insieme dei  famŭli (moglie, figli, servi e schiavi del pater familias il capo della gens). Pertanto, famiglia in senso stretto ed originario, significa piccola comunità di “persone che abitano nella stessa casa”; in senso ampio,  l’insieme di persone legate da vincoli di sangue, da rapporto di parentela o affinità o da vincoli religiosi e/o legali quale il matrimonio. Il termine famiglia, inoltre, può essere usato come sinonimo di casato, stirpe, dinastia oppure in ambito scientifico, in zoologia ed in botanica, per indicare l’insieme di animali o di piante appartenenti a più generi simili

Ricostruendo l’origine della parola, vengono alla mente molti spunti, che inizialmente, si possono ignorare. Siamo soliti pensare alla famiglia, come all’insieme delle persone, unite da legami di affetto e  che con-dividono uno spazio abitativo (un appartamento, la roulotte ecc..) e trascorrono insieme il tempo. Ma, con il medesimo termine, possiamo riferirci anche ad altre tipologie di famiglie, come ad esempio le graminacee, per le piante, a cui però, la nostra mente, in un primo momento fatica a riferirsi.

L’accezione a cui intendo riferirmi in questo articolo però, è quella più nota.
Parlare di famiglie, oggi, significa dover ristrutturare il concetto che, storicamente, è stato attribuito,anche culturalmente.
Un tempo, la famiglia era considerata come un’unica entità, a cui appartenevano diverse generazioni che, all’interno del nucleo, ricoprivano un ruolo importante.
La figura dei nonni, ad esempio, era fondamentale per la famiglia, in quanto si ritenevano le persone più anziane,”sagge”, detentrici di un sapere ed un’esperienza impagabile.
Nella famiglia intesa storicamente, il marito era colui che, con il proprio lavoro, manteneva la moglie ed i figli. Le donne erano, perlopiù, casalinghe e si occupavano dell’educazione dei figli. Rispetto a ciò, un tempo, esistevano le balìe, che fornivano alla famiglia,l’aiuto di cui necessitavano. La balìa era colei che, in casi di necessità, aiutava durante il parto o allattava, se la mamma aveva poco latte.
La cura dei figli, prevedeva la fasciatura, ad esempio, in tenera età, e capitava che, due fratelli dormissero nello stesso letto, per mancanza di spazi.
Vi era molta solidarietà all’interno della comunità di appartenenza.
Venivano rispettate le tradizioni, quali festività religiose, sagre ecc.., con uno spirito comunitario. Si era soliti condividere tutto, anche il pane avanzato perchè non andasse sprecato.
La famiglia quindi, rimaneva unita, anche perchè questo permetteva loro la sussistenza. I legami erano semplici, ma autentici. I nonni, rimanevano in casa, fino al loro ultimo respiro.

Alla luce di quanto esposto poco sopra, la società odierna ha imposto un cambiamento quasi radicale, della struttura familiare.
Oggi bisogna parlare di famiglie, al plurale, e non più al singolare. Sono diverse le tipologie di nuclei familiari, poichè vi è una frammentazione globale delle relazioni. Tra questi, troviamo:

-FAMIGLIE MONOGENITORIALI: famiglia composta da un solo genitore e almeno un figlio, fenomeno non nuovo ma in aumento. In passato queste famiglie erano diffuse a causa della morte precoce di uno dei genitori, per l’emigrazione di uomini o donne nubili. Oggi, invece, le famiglie monogenitoriali nascono da scelte volontarie, dalla crisi del legame coniugale come testimoniano l’aumento delle separazioni o divorzi ma anche per la diffusione di stili di vita alternativi. Di solito i nuclei familiari di questo genere sono materni e la mancata compresenza dell’altro genitore può incidere sulla qualità della relazione genitore-figlio. Ciò può generare relazioni eccessivamente dipendenti e fusionali oppure troppo autonome e disinvolte, dove il figlio viene “adultizzato” ricoprendo il ruolo del genitore mancante. I dati ISTAT, mostrano un aumento considerevole del numero di famiglie monogenitoriali, pari al 30%. Il commercio ha colto tale dato, e sta realizzando, sempre più, monoporzioni (esempio: ravioli in confezioni da 125 gr, che permettono al “single” di avere il pasto pronto, già pesato, riducendo lo spreco alimentare) e pietanze pronte, da scaldare in pochi minuti.

– FAMIGLIE RICOSTRUITE: famiglia composta entrambe o una sola da un altro matrimonio, che vivono insieme ai figli nati dalla precedente unione o nati dal nuovo legame. Queste famiglie richiedono un grande sforzo da parte degli adulti per negoziare e creare un sistema familiare equilibrato e coerente.

– FAMIGLIE IMMIGRATE: questo tipo di famiglie si trovano tra la società di origine e quella ospitante e ciò comporta dei cambiamenti sul normale ciclo di vita familiare. La famiglia migrante deve svolgere un compito non semplice imparando a negoziare i valori e la tradizione d’origine con i valori e i costumi del nuovo paese. Tale sintesi è una conquista dolorosa, fatta di ostacoli e momenti critici che si potranno superare con il passare delle generazioni.

– FAMIGLIE ARCOBALENO: Le coppie omosessuali come qualsiasi altra forme di unione, legalmente riconosciuta o meno, sono una condizione esistenziale d’amore che contiene affettività, progettualità e relazione. Molte coppie hanno dato vita ad unioni stabili che durano per lunghi anni,sfatando lo steriotipo dell’omosessuale promiscuo. Ad oggi, in Italia, sono ancora poche le coppie a cui è stata riconosciuta la genitorialità.

-FAMIGLIE DI FATTO: sono le famiglie i cui conviventi non sono spostati, ciò sta ad indicare che la vera crisi riguarda l’istituzione del matrimonio e non la vita di coppia. Anche se sempre più in aumento questo tipo di nucleo familiare, in Italia il numero di famiglie di fatto sembra essere più basso rispetto al resto d’Europa, probabilmente per la scarsa accettazione sociale che inibisce molti giovani ad intraprendere la vita a due more uxorio.
La scelta di unirsi in matrimonio, sta spaventando, per certi versi, i giovani, che tardano a prendere la decisione, preferendo una convivenza senza “vincoli”. Sempre più spesso, le coppie, tardano a prendere anche in considerazione l’idea di allargare la famiglia, con l’arrivo di un bambino. Se, un tempo, le famiglie erano molto numerose, oggi sono sempre di più, le famiglie con un solo figlio,o al massimo due.
Come è cambiata la cura dei figli, oggi? Cito solamente tre punti, esemplificativi, ma lascio al lettore, lo spazio per una riflessione personale:
-La balìa è stata sostituita con la baby sitter (alla quale si delega, gran parte dell’educazione) e con i dispositivi elettronici (smartphone, tablet, in grado di intrattenere il bambino, consentendo al genitore, una maggiore libertà)
-La mancanza del latte, nella mamma, con il latte in polvere (che alcuni medici, talvolta preferiscono)
-Il tempo che si con-divide insieme, è sempre meno (vuoi per i turni al lavoro ecc..)

Sempre più spesso, nelle nostre famiglie, è presente un amico a quattro zampe, sia esso un cane, un coniglio, un gatto, un criceto ecc.., Su di lui, poniamo, a volte, maggiori attenzioni rispetto a nostro figlio. L’animale deve essere un amico fedele, sicuramente importantissimo nella vita delle persone, in particolar modo nella crescita, ma non deve sostituire il figlio, in termini di attenzioni, che, sembra essere lasciato in secondo piano.

Nelle nostre comunità, vi sono sempre meno occasioni di aggregazione in luoghi come le piazze, storicamente punto centrale di ritrovo delle persone. Le tradizioni popolari hanno perso, nel tempo, importanza. Seppur qualche amministrazione comunale, pro loco ecc, cerchi di mantenere vive le tradizioni locali, purtroppo le persone che aderiscono a tali iniziative, sono coloro che le hanno tramandate, ma le giovani generazioni, sembrano poco interessate alla conoscenza di queste storie popolari.

La nostra società è di tipo individualista,al contrario di un tempo, e oggi, con l’avvento delle consolle e dei videogiochi, stiamo assistendo  ad un ritiro sociale sempre maggiore dei ragazzi, che si rinchiudono nella propria stanza, creandosi un mondo parallelo, che li porta all’interno del fenomeno giapponese, chiamato “hikikomori”, che in Italia, sta spopolando.


Nel tempo delle festività, recuperiamo il valore della famiglia, assaporiamo le tradizioni e condividiamo il nostro tempo, per scoprire nuovamente, quanto importante è il dono della famiglia e ringraziamo ciascun familiare,per la sua presenza. Accorciamo le eventuali distanze e assaporiamo la bellezza delle nostre origini.
Roberto Regorda