SPEZZARE I CIRCOLI VIZIOSI PER CONTRASTARE LO SVANTAGGIO

Il secondo contributo sul tema dello svantaggio è pronto per voi !!!

L’autore ,  Angelino Riggio , per tutti a Nichelino “Angelo”(…per una di noi “papà”)  è un ex- ferroviere, ex- sindaco, ex-politico ma sopratutto un medico di famiglia in pensione e , come  noterete leggendo il suo contributo, tutti i questi ruoli svolti,  identità costruite  e competenze acquisite emergono… chiaramente !

Il suo punto di vista sui temi che proponiamo era già stato raccontato sul nostro blog qualche mese fa con il suo racconto della funzione del dolore e della sofferenza  …” sai sono un medico , il mio punto di vista rimane quello” , ci ha tenuto a specificare quando ci ha inviato il suo contributo… e noi ne siamo felici perchè anchew questa volta guardando al tema con il suo sguardo abbiamo scoperto una nuova lettura di cos’è lo svantaggio !

Se vi dicessimo, ad esempio, che malattia e svantaggio hanno una genesi comune e che entrambi, in egual misura con semplici e concrete azioni possono avere esiti inaspettati e… in qualche misura, addirittura, vittoriosi!? 

Leggere per credere!

Per conoscere meglio Angelo, e la generatività dei progetti  politici e di comunità che ha messo in campo in questi anni  con l’aiuto di amici , cittadini e familiari,  vi consigliamo di dare uno sguardo e seguire il suo blog Piazza di Vittorio  ! 


SPEZZARE I CIRCOLI VIZIOSI PER CONTRASTARE LO SVANTAGGIO

L’Italia è agli ultimi posti fra i Paesi europei per numero di laureati. Questo comporta un enorme problema per le opportunità individuali perché, anche in questo periodo di disoccupazione e precarietà dilagante, chi ha un titolo di studi più alto, lo mostrano le statistiche, ha più opportunità di trovare un lavoro e un lavoro a migliori condizioni. Ora, siccome la ricchezza di una Nazione è legata alla somma della ricchezza e delle opportunità dei singoli, la povertà nell’istruzione si traduce in un dato economico: nella timida ripresa economica della UE, l’Italia è al terzultimo posto (lo stesso che occupa per numero di laureati). Studi scientifici hanno dimostrato che l’istruzione media incide pesantemente sull’economia: sulla gamma del prodotto, sulla competitività tecnologica, sulla innovazione di prodotto e di processo, sulla ricerca scientifica, sul numero di brevetti. Una breve indagine su internet rivela lo stato desolante in questi settori. Se a questo si aggiunge l’esodo verso altri Paesi UE di nostri giovani laureati e specializzati in cerca di maggiori opportunità, contesti scientifici, maggiore stabilità e migliori retribuzioni siamo davanti a un processo pericoloso di impoverimento.

Purtroppo a questo dato legato all’ istruzione si collegano due altre cattive posizioni sul piano europeo: siamo alle ultime posizioni per lettura di libri e quotidiani. Questo, oltre che influire ulteriormente sul livello di istruzione, crea un serio problema dal punto di vista democratico perché impedisce la crescita della coscienza critica nelle persone. A sua volta, la caduta dell’autocoscienza di cittadinanza, favorisce l’impoverimento di una classe politica sempre più priva della “vista lunga”, capace di costruire progetti di lungo periodo (gli unici capaci di cambiamenti strutturali), e legata ad azioni di corto respiro che servono solo a dare un dividendo immediato di consenso elettorale.

E’ un circolo vizioso che crea un progressivo svantaggio per il nostro Paese e per ogni singolo italiano.

Il meccanismo del circolo vizioso è anche alla base di ogni malattia: con il freddo diminuisce la possibilità di portare in circolo le nostre difese e virus e batteri ci aggrediscono; l’aggressione di agenti patogeni indebolisce l’organismo che è sempre meno in grado di reagire a virus e batteri, che invadono sempre più l’organismo…

Un malato è certamente in una posizione di svantaggio, cioè di difficoltà a raggiungere lo stesso risultato di un sano. Il lavoro del medico, e in generale di chi vuole spezzare il circolo vizioso è innanzitutto studiarlo attentamente e scegliere quando, come e con quali strumenti intervenire monitorando il processo per correggere in corso d’opera le azioni e infine verificare il miglioramento e la risoluzione della malattia.

Occorre ricordare due cose però.

La prima è che qualsiasi intervento diagnostico e curativo non è indolore: comporta degli effetti collaterali che vanno tenuti presenti e misurati perché i vantaggi siano superiori agli svantaggi.

La seconda è che guarire, nella pratica di cura, è un verbo intransitivo cioè chi guarisce è chi è in svantaggio. E’ lui l’attore del processo di cambiamento: con le sue forze, con il suo sistema immunitario, con il suo impegno e anche con il suo umore. Il medico, l’operatore di cura non deve solo scegliere il percorso diagnostico e la terapia: deve sapere suscitare in chi è vittima di un circolo vizioso il modo di trovare e attivare le sue azioni che sono determinanti.

Da ultimo, chi è in svantaggio se attua questo percorso può scoprire di avere paradossalmente una possibilità di miglioramento più grande di chi è in vantaggio esattamente come una vittoria in rimonta è un’impresa più gratificante di ogni altra.

 

Angelino Riggio

Medico in pensione

LO SVANTAGGIO – Tra alibi e ingiustizie –

Ed eccoci qui , mese nuovo… nuovo argomento: lo svantaggio ! 

Eravamo certe, invitando Alessandro Andretta  a scriverci qualcosa su questo tema, che il suo contributo sarebbe stato originale, concreto e aperto al dialogo ed alla riflessione condivisa proprio come lo è lui …e così è stato !

Alessandro Andretta  è un collega  assistente sociale (ma anche un marito, un papà affettuoso ed una persona capace e piena di interessi e curiosità!)  che da 11 anni presso l’ Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo – Fondazione di diritto privato ONLUS lavora, per progetti, in favore delle famiglie in situazione di povertà,  dei giovani e degli adolescenti in situazione di  disagio e svantaggio del territorio di Torino e provincia!

Ultimamente è impegnato nell’innovativo progetto “Percorsi Teen” , ma  ha prestato opera nell’Area Volontariato e Accoglienza e ancora prima nel Progetto Accoglienza Orientamento Sostegno!

Incontrarlo e collaborare insieme,  nell’ambito delle attività del Consiglio Territoriale di Disciplina del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte, è stata  per una di noi una occasione importante di conoscere non solo un piacevole collega ma sopratutto un amico… e  (ci scuserete se ci vantiamo!) anche un neo- eletto Consigliere del Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte  !

La sua riflessione /visione  sul tema dello svantaggio, si conclude con una domanda aperta alla quale vi invitiamo a rispondere, perchè lui è così …curioso …di sapere la vostra che ci sentiamo in dovere di sollecitarvi a farlo !

Buona lettura e buona visione  e Grazie Alessandro ! 


LO SVANTAGGIO – Tra alibi e ingiustizie –

Tra alibi…

Julio Velasco (La Plata, 9 febbraio 1952) è un allenatore di pallavolo e dirigente sportivo argentino, dal 2014 commissario tecnico della Nazionale argentina maschile.

…e ingiustizia di opportunità.

Ellen Lee DeGeneres (Ellen è un’attrice, comica, doppiatrice e conduttrice televisiva statunitense, presentatrice del talk show The Ellen DeGeneres Show ) ha ritwittato il video di un insegnante di ginnastica che ha organizzato una corsa fra i teenagers.

In palio ci sono 100 dollari.

Tutti si mettono sulla linea di partenza, ma l’insegnante pone delle condizioni.

Chi risponde positivamente alla domanda avanza, gli altri restano sul posto.

«Due passi avanti se i vostri genitori sono ancora sposati.

Due passi avanti se siete cresciuti con una figura paterna a casa.

Altri due se aveva avuto un’educazione privata di alto livello.

Altri due se non avete mai dovuto lavorare per aiutare la vostra famiglia a pagare i conti.

Ancora due passi avanti se avete avuto un’istruzione universitaria senza una borsa di studio per meriti sportivi».

Avanti così per un po’ e alla fine…

 

https://www.youtube.com/watch?v=1z1D2_KWCbU

…a partire in prima fila, per la corsa, ci sono solo ragazzi bianchi.

A loro si rivolge l’insegnante:  «Voglio che voi davanti vi giriate e guardiate gli altri. Ogni cosa che ho detto non riguarda voi o qualcosa che voi avete fatto. Sappiamo tutti che le persone in prima fila hanno maggiore possibilità di vincere i 100 dollari. Significa che gli altri non possono correre? Assolutamente no».

Quelli indietro sono ragazzi di colore.

«Saremmo folli a non ammettere che abbiamo maggiori opportunità».

 

E ora che avete visto entrambi i video :

sarei curioso di sapere che cosa ne pensate voi cos’è lo svantaggio ?

Un alibi , una ingiustizia o ancora qualcos’altro ?!

 

Alessandro Andretta

 

 

CREARE, IMMAGINARE, INNOVARE. UNA DISPOSIZIONE DELLA MENTE

Questa volta siamo davvero all’ultimo contributo del mese sul tema dell’innovazione, parola d’onore!!

Ospite del nostro blog è Riccarda Viglino insegnante, formatrice (e … mamma di Giulia) che già in tempi non sospetti ci ha già donato il suo personale contributo su un altro tema importantissimo : la Felicità !

Per conoscere meglio Riccarda e il suo blog sui temi dell’apprendimento cooperativo cliccate qui :  Riccarda Viglino …mentre per capire perchè Riccarda sostiene che “oggi più che mai abbiamo bisogno di creatività ed innovazione” e  quindi perchè dovremmo permettere ai nostri bambini di sviluppare, attivare ed  abituarsi a lasciare la mente libera di creare , immaginare ed innovare dedicatevi alla lettura del suo importante contributo!

Grazie a Riccarda e …buona lettura !


Il futuro non è un luogo dove andiamo, ma un luogo che creiamo. Le strade non devono essere trovate, ma costruite e l’attività di costruirle cambia sia il costruttore che la destinazione.

(John Schaar politologo)

 

CREARE, IMMAGINARE, INNOVARE. UNA DISPOSIZIONE DELLA MENTE

Quante volte ci è capitato di sentire la frase “Non sono creativo, sono fatto così” quasi che le capacità creative abbiano origine genetiche, risiedano nei nostri geni e cromosomi. Per fortuna non è così. Tutti gli esseri umani infatti possiedono la capacità di generare idee, prodotti, tecniche, soluzioni, originali ed intelligenti se questa capacità viene stimolata e sviluppata così da trasformarsi in disposizione della mente.

Nei paesi anglosassoni li definiscono “Habits of Mind”, gli abiti della mente. Comunemente in italiano si parla di atteggiamenti, altri li traducono con disposizioni della mente. Non sono abilità ma modalità con le quali si agisce, si utilizzano le conoscenze, si dà senso alle proprie attività. Gli atteggiamenti sono il modo con il quale si dà “sapore” e “colore” alle azioni, ci permettono di distinguere il livello di qualità delle azioni stesse,

“[Le disposizioni] sono abitudini della mente, inclinazioni, tendenze e caratterizzazioni. Diversamente dalle abilità, non sono mai pienamente possedute, ma piuttosto sono atteggiamenti che sembrano caratterizzare la volontà dell’essere umano: avere un atteggiamento a interrogarsi, a perseverare quando una risposta non è immediatamente conosciuta, ed essere disponibili a cambiare la propria mente alla luce di una nuova informazione” (Costa & Liebmann, 1997, p. 2).

Costa e Kallick (2007) ne individuano 16:

  1. Persistere
  2. Gestire l’impulsività
  3. Ascoltare con comprensione ed empatia
  4. Pensare flessibilmente
  5. Pensare sul pensare (metacognizione)
  6. Impegnarsi per l’accuratezza
  7. Porre domande e problemi
  8. Applicare la conoscenza già posseduta a nuove situazioni
  9. Comunicare con chiarezza e precisione
  10. Raccogliere informazioni attraverso tutti i sensi
  11. Creare, immaginare, innovare
  12. Rispondere con meraviglia e stupore
  13. Assumersi rischi responsabili
  14. Provare un senso di umorismo
  15. Pensare in modo interdipendente
  16. Rimanere aperti a un apprendimento continuo

Tra queste al punto 11 dell’elenco troviamo: Creare, immaginare, innovare.

Le persone innovative hanno visioni, immaginano, prefigurano; non aspettano ma anticipano. Il pensatore creativo non si scoraggia ma persevera, si spinge oltre i limiti delle proprie conoscenze ed abilità, genera e mantiene standard di qualità elevati, inventa nuovi modi di vedere una situazione esaminando possibilità alternative da molte angolature, è capace di cambiare prospettiva. Si tratta di persone aperte e disponibili a giudizi critici, che esplicitano le loro idee ed espongono i propri prodotti perché altri li giudichino, che cercano feedback nello sforzo crescente di migliorare.

Chi sa creare, immaginare ed innovare spesso possiede e coltiva altre disposizioni della mente. Le persone creative innovano assumendosi rischi, andando oltre i limiti stabiliti, accettano la confusione e l’incertezza, anzi ne sono stimolati. Considerano gli ostacoli come opportunità sfidanti e stimolanti, in grado di produrre sviluppo.

Utilizzano la metacognizione, sanno pensare sul pensare. Sanno predisporre un piano d’azione, riflettere su di esso, valutarlo e modificarlo; predispongono strategie per ricercare o produrre le informazioni necessarie.

Si pongono e pongono domande, individuano problemi. Sanno come fare domande per colmare il vuoto tra ciò che conoscono e ciò che non conoscono, riconoscono fenomeni e discrepanze presenti nel loro ambiente, indagano sulle cause che li determinano.

Sanno applicare la conoscenza pregressa a nuove situazioni richiamando il loro archivio di conoscenze ed esperienze e le utilizzano per affrontare nuove sfide poiché sono capaci di rielaborarle ed organizzarle.

Pensano in modo flessibile, sanno accostarsi ad un problema da una nuova angolatura, utilizzando un nuovo approccio, sono capaci di “pensiero laterale”. Hanno fiducia nelle loro intuizioni, considerano pensieri e punti di vista alternativi, non temono la diversità.

Si impegnano ad apprendere in modo continuo, cercano di fare progressi, crescere, apprendere, modificare se stessi. Sono fiduciosi e curiosi, sanno di non sapere e non hanno paura di scoprirlo, colgono nell’apprendimento la bellezza della scoperta.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di creatività ed innovazione, abbiamo bisogno di persone che sappiano non tanto produrre nuovi oggetti o nuove app di per sè innovativi ma che si riferiscono ad un mondo ed a un modello di sviluppo vecchi e lacunosi, ma sappiano piuttosto immaginare il futuro ed anticiparlo, che non siano spaventate dalla complessità e dall’eterogeneità ma sappiano cogliere la bellezza della sfida. Il nostro mondo esige soluzioni e risposte tutte da costruire.  I tempi bui sono incubatrici del nuovo, sta a noi contribuire a questa nascita e determinare la qualità e la bellezza di ciò che faremo nascere. In sostanza il mondo che lasceremo ai nostri figli.

INNOVAZIONE

Ci sono temi che sono impegnativi e complicati da affrontare ed altri , non meno complessi, che smuovono e solleticano l’interesse di chi ci segue e ci supporta più facilmente!

Sono temi che, proprio  grazie ai contributi che ci vengono regalati, possono essere esplorati da punti di vista inediti,  creativi ed inconsueti ed aprire veri  e propri spazi di riflessione e confronto!

E’ il caso della riflessione che ci ha inviato , su nostro invito, Reginaldo Palermo, nel quinto ( ma non ultimo!!!) contributo del mese sul tema della innovazione !

Reginaldo Palermo è stato maestro elementare e direttore didattico,  è vicedirettore della testata on line www.tecnicadellascuola.it e si occupa da anni di problemi di politica scolastica e di pedagogia.

Che cos’è l’innovazione in natura ? Quante e quali sono le opportunità di cambiamento e rinnovamento che gli altri sistemi di vita presenti sulla terra hanno attivato, finora, per adattarsi e modificarsi con il cambiare delle proprie condizioni di vita ? Forse l’innovazione non è sempre qualcosa di …nuovo!

Ringraziamo  Reginaldo per il tuo contributo …e vi invitiamo a leggerlo con occhi nuovi e dirci cosa ne pensate!


INNOVAZIONE

Essendomi stata chiesta una riflessione sul tema dell’innovazione sono andato subito a ricercare la parola nel dizionario Treccani e ho trovato la definizione più ovvia e conosciuta: “l’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione”.

Ma ho scoperto anche una accezione molto tecnica del termine che non conoscevo:  in botanica, si intende innovazione un giovane ramo di muschi e di altre piante inferiori; in altre piante superiori l’innovazione è il germoglio.
E cos’è un germoglio se non qualcosa da cui ha origine nuova vita?

Incominciamo quindi a mettere un primo punto fermo: possiamo parlare di innovazione quando ci troviamo di fronte a fatti/eventi che promuovono la vita e l’evoluzione.
Insomma, potremmo dire che non ogni cambiamento è innovazione.
L’innovazione, per essere davvero tale, deve essere significativa e deve indurre “programmi” duraturi ed estesi.
Molto spesso, invece, usiamo l’aggettivo “innovativo” per riferirci a cambiamenti e “novità” limitate che vanno a vantaggio di pochi gruppi o poche categorie di persone o che, addirittura, hanno “effetti collaterali” poco desiderabili.
Facciamo un esempio.
Negli ultimi due-tre decenni l’uso di attrezzature ultraleggere, tra cui bombole di ossigeno che pesano poco più due chili (Compagnoni e Lacedelli scalarono il K2 con bombole da 20 chili!) ha aperto la strada degli “ottomila” a plotoni di alpinisti: una bella innovazione, si dirà!
Ma forse no, se si pensa che – come si legge nei racconti di molti alpinisti – il Colle Sud dell’Everest, da dove partono le spedizioni per l’attacco finale alla montagna, è ormai diventata una vera e proprio “discarica” a cielo aperto con cumuli incredibili di bombole vuote.
Tanto è vero che Reinhold Messner (e altri con lui) si sono rifiutati per anni di scalare un qualunque ottomila con l’ossigeno.
Allora: sono innovative le bombole ultraleggere o sono innovativi i metodi di allenamento e di preparazione psico-fisica di chi sale senza farsi aiutare dalle bombole?
D’altronde uno dei massimi filosofi di questi ultimi decenni, il francese Edgar Morin, ci ricorda che il vero (e forse l’unico) problema di cui oggi ci dovremmo occupare seriamente ha a che fare con una domanda semplice ma imbarazzante al tempo stesso:  quale mondo vogliamo lasciare alle nuove generazioni?
In una intervista rilasciata qualche tempo fa al Venerdì di Repubblica Morin diceva: “In passato si pensava che la storia fosse guidata dalla legge del progresso. Le crisi del XX secolo hanno spazzato questa illusione”.
E concludeva:  “Al sistema terrestre minacciato da tutte le parti resta solo la via della metamorfosi.

In natura, un sistema, quando non riesce più a risolvere i propri problemi vitali, se non vuole perire, è costretto alla metamorfosi. Il bruco è capace di autodistruggersi e autoricostruirsi per diventare una farfalla. L’idea della metamorfosi non è una follia, è una realtà che si è già realizzata altre volte nella storia del Pianeta, nella preistoria ma anche nel Medioevo”.(L’intervista completa è disponibile qui  !)

Ecco, forse, più che inseguire l’innovazione a tutti i costi dovremmo incominciare a pensare alla metamorfosi.

 

 

 

 

ANNO NUOVO , VITA NUOVA … la solita solfa?

Il quarto (ma non ultimo! ) contributo del mese sul tema dell’innovazione è stato scritto da  Silvana Serrano. 

Silvana oltre ad essere una  competente , attenta e validissima Life Coach con la quale abbiamo la fortuna di condividere avventure, gioie e fatiche all’interno della Associazione Italiana Coach Professionisti, è anche dottoressa in Scienze Psicologiche dell’intervento clinico!

Con la stessa capacità di creare un clima rasserenante di accoglienza ed ascolto, autenticità, empatia che la contraddistinguono e  con  il  metodo e le competenze che Silvana attiva per co-costruire assieme alle persone  percorsi di miglioramento ed autosviluppo, ci  descrive nel suo articolo come  partendo dai buoni propositi , possiamo attivare un vero e proprio cambiamento ed innovazione nelle nostre vite  proprio attraverso il …coaching! 

Perchè i cambiamenti positivi possano essere concretamente presenti e declinabili nelle nostre vite quotidiane ci sono  obiettivi da declinare, strategie da attivare ed azioni concrete da compiere …e se vogliamo far sì che i nostri intrecci di pensieri, emozioni, parole e gesti tornino ad essere il nostro abito più comodo , in cui sentirci perfettamente a  nostro agio, dobbiamo solo iniziare ! 

Per conoscere meglio Silvana ed i percorsi di crescita personale e coaching che offre vi consigliamo di dare una occhiata al suo sito e consultare la sua pagina Facebook! 

Buona lettura e …Grazie Silvana!


ANNO NUOVO , VITA NUOVA … la solita solfa?

Ad inizio anno è quasi scontato pensare al cambiamento. Sia perché iniziamo a stilare una lunga lista di buoni propositi che, raramente, porteremo tutti a compimento, sia perché ci tornano in mente i momenti difficili e pesanti dell’anno appena finito che ci spingono a desiderare che le cose si modifichino e infine perché ci rendiamo conto che, nel corso dell’anno, sono avvenuti dei cambiamenti che la vita stessa ci ha imposto.

Magari, ci guardiamo allo specchio e ci rendiamo conto che il nostro viso è cambiato: sembriamo più grandi o, addirittura, vediamo qualche ruga in più o i primi capelli bianchi. Oppure osserviamo il nostro bambino e ci rendiamo conto di quanto sia cresciuto, di quanto sia cambiato. Non parliamo poi se il bambino è diventato adolescente : non è un cambiamento quello, ma una vera rivoluzione!

 Sì, perché … che ci piaccia o meno il cambiamento è inevitabile!

 La materia cambia continuamente, si trasforma, cresce per poi morire.

La biologia c’insegna che ogni 7 anni il nostro organismo rinnova completamente le sue cellule, ad eccezione di quelle del sistema nervoso.  Il nostro corpo cambia e noi possiamo fare poco a riguardo. Anche le condizioni sociali, politiche ed economiche mutano e possono imporci cambiamenti, così come i mutamenti nella nostra vita possono essere conseguenza delle scelte di altri o del destino. Insomma: La vita umana è composta da ritmi e da cicli e non si può prescindere dal mutamento.

Magari non ci piace, addirittura ci fa paura, ma non possiamo evitare che arrivi: o ci adattiamo al cambiamento o rimaniamo indietro. E’ il modo in cui ci relazioniamo alle innovazioni che determina la nostra evoluzione o involuzione.

 Se il cambiamento è inevitabile, la crescita personale, però, è una scelta.

Occorre a mio parere distinguere le innovazioni su cui abbiamo poco o nulla potere, da ciò che può essere un mutamento intenzionale, cioè un’innovazione autodeterminata e durevole dei nostri comportamenti, abitudini, competenze, credenze, stati emotivi e percezioni. In poco parole: scegliere intenzionalmente di evolverci.

Solitamente, l’incipit di un cambiamento è dato da un’ insoddisfazione per uno stato di cose ( una relazione, un nostro comportamento, un lavoro …) che non è come si vuole.

E’ quello che nel coaching umanistico definiamo “la situazione alpha”, iniziale: la persona si trova in una condizione problematica e percepisce la voglia di rivoluzionare poco o tanto la sua esistenza, sente il bisogno di affrontare qualcosa o fuggire da qualcosa, ma non ha ancora un progetto chiaro di ciò che vuole raggiungere e perché.

Questo è un passaggio molto importante per quanto riguarda il desiderio di cambiamento: essendo per lo più stimolato da una situazione problematica, commettiamo l’errore di concentrare le nostre energie mentali e fisiche solo su ciò che si vuole smettere di fare, su dove non si vuole più vivere, lavorare, con chi non si vuole più stare.

Il motivo per cui molti buoni propositi per il nuovo anno non vengono mantenuti è perché spesso non siamo abili a formulare efficacemente i nostri obiettivi che, tanto per iniziare, devono essere formulati sempre in POSITIVO. Solo così iniziamo ad intravedere la direzione che vogliamo far prendere alla nostra vita.  Non basta dire : “Sono logorata dai continui litigi con mio figlio” e, quindi, mettersi l’obbiettivo “Non voglio più litigare con lui”. Occorre chiedersi dettagliatamente “ Dove voglio andare?” e quindi, mettersi un obbiettivo positivo, del tipo “Migliorare la relazione con mio figlio”.

Ma ancora non è sufficiente. Per formulare un obbiettivo efficace, dobbiamo scendere nel dettaglio, renderlo SPECIFICO. Per tornare all’esempio di prima: Cosa vuol dire andare d’accordo, concretamente con questo figlio? E poi ancora, continuare a riflettere per scendere ancora più nel dettaglio della concretezza della vita di tutti i giorni.

Un obbiettivo ben formulato deve anche essere MISURABILE, cioè: come verifico che le strategie che sto mettendo in atto per migliorare la relazione con mio figlio stanno producendo i risultati desiderati? E poi devo chiedermi: “Quanto di quello che mi sono prefissato di fare dipende da me? E’ realistico? O mi sono lasciato prendere da un eccesso di entusiasmo ed è un obiettivo sovradimensionato? Oppure è prevalsa la mia natura pessimista e mi sono messo un obiettivo sottodimensionato?”

Chi a tempo, non aspetti tempo

 Se abbiamo degli obbiettivi, perciò dei cambiamenti da realizzare, dobbiamo poi iniziare subito. Quante volte ci diciamo “lo farò domani” e poi non lo facciamo mai. Pensiamo che “un giorno” raggiungeremo i cambiamenti desiderati, ma il problema è che quel “domani” non arriva mai se non abbiamo la determinazione  di iniziare qualcosa adesso. Ecco perché dobbiamo anche verificare se il nostro obbiettivo è ECOLOGICO, cioè: ciò che mi sono prefissato è compatibile con tutto ciò che io sono? Soddisfa i miei valori fondamentali? Perché lo voglio davvero? Che convinzioni mi servono per farmi essere perseverante nel raggiungerlo? Quali abilità personali potrò usare? Quali abitudini dovrò perdere e con quali potrò sostituirle? Quali ostacoli e quali opportunità potrò incontrare?

Se ti diverti, cresci molto più velocemente

Impariamo ad inserire il divertimento nel raggiungere i nostri obbiettivi più importanti. Questo perché, passato l’entusiasmo iniziale, chi ce lo fa fare di impelagarsi a lungo in strade complesse, senza passione e divertimento?

Divertirsi non significa che l’obbiettivo debba essere divertente. Possiamo avere obbiettivi importanti e tutt’altro che divertenti, ma dobbiamo ricordarci che la vita è troppo breve e, spesso, molto strana, per prenderla troppo sul serio. Il modo per inserire il divertimento per raggiungere gli obbiettivi più importanti, c’è: dobbiamo  solo inventarlo!

Il grande potere dell’immaginazione

Se immaginiamo i benefici e riusciamo ad anticipare la gioia del nostro successo scopriremo in noi quella spinta in più verso il cambiamento. Anche solo per il fatto che ci stiamo avvicinando ad un nostro piccolo successo, aiuta ad evitare sensi di frustrazione e di fallimento.

Un modo originale ed efficace per raggiungere i nostri obbiettivi nel nuovo anno può essere quello di far finta di averli già raggiunti. Già, ma come? Incominciando a camminare, a parlare e ad agire come se noi avessimo già ottenuto i cambiamenti desiderati, pian piano vedremo che quelle cose entreranno a far parte della nostra vita e ci faciliteranno nel raggiungimento della meta.

Forza allora quali cambiamenti? Quali obbiettivi per il nuovo anno?

Prendete carta e penna, perché, last but not least, gli obiettivi devo sempre essere messi per iscritto per dare valore alla nostra meta e prendere un impegno con noi stessi. Inoltre un obiettivo scritto aiuta a focalizzare le attività necessarie a realizzarlo, aiuta a scegliere sia cosa fare, sia cosa non fare.

E se mi venisse paura? E se mi sentissi poco sicuro?

Quando si parla di cambiamento, è facile provare la paura di lasciare qualcosa che comunque si conosce, anche se non ci fa stare bene o non ci piace, per qualcosa di ignoto o di incerto.

Occorre cambiare paradigma, riguardo al cambiamento. Cambiare non significa che dobbiamo buttare alle ortiche tutto quello che abbiamo fatto finora, né che siamo sbagliati e, quindi, dobbiamo annullarci come persona. Cambiare significa evolversi.

Pensiamoci bene:  sicuramente nel corso della nostra vita abbiamo imparato cosa poteva essere bene per noi e cosa no. Se siamo riusciti a far tesoro delle esperienze e ad imparare dagli errori, magari siamo già riusciti a cambiare qualche nostro approccio e strategia. In altre parole: siamo riusciti a crescere, ad evolverci e, quindi, a vivere già dei cambiamenti nella nostra vita. Il punto è che, forse, non ce ne siamo resi conto o non abbiamo saputo sfruttare al meglio questo processo.

Ecco che un buon lavoro di coaching serve a far maturare la coscienza personale, per discernere tra ciò che è da tenere e potenziare, cioè i punti di forza, le potenzialità che, se allenate, diventano poteri in grado di ottenere risultati ed amplificarli, mitigando i nostri punti deboli, affinché non ci possano più far male.

Cambiare significa quindi auto superarsi, alla ricerca della nostra integrità. Non dobbiamo trasformarci in nessun altro, dobbiamo tendere a diventare la miglior versione di noi stessi, sforzandoci di uscire quel tanto che basta dalla nostra zona di confort perché … quello che ci ha portato fino a qui, non ci porterà oltre.

 

Il Servizio IESA dell’ASL TO3

Ed ecco a voi il terzo articolo sul tema dell’innovazione!

L’équipe del del Servizio IESA dell’ ASL TO3 propone a tutti noi alcune riflessioni sull’inserimento Eterofamiliare supportato di Adulti sofferenti di disturbi psichici, ovvero l’offerta di ospitalità nei loro confronti da parte di famiglie di volontari. Un servizio che ha una tradizione molto antica, eppure tutt’oggi portatore di grande innovazione!

Ringraziandoli per il contributo auguriamo a tutti voi di lasciarvi accompagnare nella scoperta delle particolarità di un servizio unico nel suo genere!

Buona lettura!

 

 

L’offerta di ospitalità per persone con disagio psichico da parte di famiglie di volontari ha una tradizione molto antica, eppure è a tutt’oggi portatrice di grande innovazione e foriera di un ribaltamento del paradigma che vede il paziente psichiatrico inserito esclusivamente in luoghi istituzionali. Tale esperienza è attualmente diffusa in diverse aree, ha radici solide in Germania e Francia, e nel Regno Unito è stata al centro di una ristrutturazione del welfare, nell’esperienza di Shared Lives, che ha consentito una notevole riduzione dei costi per la sanità a fronte di una risposta di grande efficacia clinica e sociale, parallela all’implementazione dell’offerta di cura. In Italia questo tipo di intervento nasce a Collegno presso l’attuale ASL TO3 nel dicembre 1997 per opera del Dott. Gianfranco Aluffi, ispirato dal modello tedesco, ed è stato via via diffuso in altre regioni italiane.

Nonostante l’iniziale diffidenza e la necessità sempre attuale di sensibilizzare la popolazione per consolidare la diffusione della cultura dell’accoglienza, in questi 20 anni di attività il Servizio IESA dell’ASL TO3 ha gestito circa 250 progetti di integrazione, arrivando a coinvolgere nel percorso di selezione un migliaio di candidati. Ad oggi, la maggior parte dell’utenza proviene dalla salute mentale, ma da alcuni anni il servizio è aperto anche alle aree della disabilità, delle dipendenze, della neuropsichiatria infantile ed di altri tipi di disagio.

Non si tratta di un’attività improvvisata, di “spontanea accoglienza”, ma di uno strumento terapeutico e riabilitativo che, in linea con le direttive dell’OMS e secondo quanto evidenziato dai risultati delle ricerche scientifiche, valorizza l’ambiente familiare come promotore di salute, con l’obbiettivo primario di un reinserimento nel tessuto sociale della persona in difficoltà. I progetti di convivenza sono adeguatamente strutturati, puntualmente monitorati e supportati da un’équipe di professionisti, che garantiscono inoltre una pronta disponibilità telefonica sulle 24 ore, 7 giorni su 7. Non esistono “famiglie tipo”, né “pazienti tipo”, ma “abbinamenti” creati con cura dagli operatori del Servizio, che cercano di individuare le potenzialità degli ospitanti che possano felicemente rispondere alle necessità dell’ospite, all’interno di progetti individualizzati e costruiti insieme a tutti i protagonisti (ospite, ospitante, curanti). I volontari, siano essi single, coppie, famiglie, famiglie allargate o persone legate da qualunque altra forma di relazione, assimilabili ad un “nucleo abitativo e affettivo”, devono, come requisito primario, avere uno spazio da dedicare all’ospite, una stanza a suo uso esclusivo; inoltre viene richiesto un ambiente relazionale sereno ed accogliente e un po’ di tempo libero. In cambio ricevono un rimborso per le spese di mantenimento e la possibilità di fare un’esperienza arricchente, affettiva e relazionale, con una ricaduta sociale molto preziosa.  Anche chi non ha la possibilità di ospitare presso il proprio domicilio può candidarsi per progetti a tempo parziale, mettendo a disposizione il proprio tempo libero per affiancare un utente e coinvolgerlo in attività “normali”, quotidiane o di svago, all’interno del proprio nucleo familiare o sul territorio. Anche questo tipo di progetti beneficia di un rimborso spese e del supporto continuativo dell’équipe.

Lo IESA consente alle istituzioni pubbliche un apprezzabile risparmio economico associato a un’ottima performance in termini di risultati terapeutico – riabilitativi e sul versante della qualità di vita, offrendo così ad un maggior numero di persone la possibilità di usufruire di un’opportunità di cura individualizzata e promotrice di autonomia. Recentemente la Regione Piemonte ha riconosciuto il valore di questo tipo di esperienza e ha individuato nel Servizio IESA dell’ ASL TO3 il centro esperto che si farà promotore della diffusione di questo strumento di cura su tutto il territorio piemontese.

Le mura degli ospedali psichiatrici possono essere considerate realmente “abbattute”, grazie a questo tipo di progetti che stimolano la società a imparare a farsi carico della sofferenza dei suoi membri più fragili, valorizzando le risorse presenti sul territorio, e incoraggiando attraverso l’incontro autentico e il confronto un circolo virtuoso di maggiore sensibilità e consapevolezza sul tema della salute mentale, spesso ancora intriso di pregiudizio, scarsa informazione e stigma.

Lo IESA può incarnare la possibilità di un mantenimento della “normalità”, attraverso la “straordinaria” offerta di chi apre le porte di casa sua e della sua quotidianità a una persona in difficoltà.

Per approfondimenti è possibile consultare il sito nazionale sullo IESA (http://iesaitalia.altervista.org/) ove sono reperibili riferimenti bibliografici relativi alla storia dello IESA, alla sua regolamentazione e alla sua diffusione, accompagnati da video divulgativi e testimonianze di operatori, ospiti e ospitanti. A livello scientifico segnaliamo i testi del Dott. Gianfranco Aluffi “Dal manicomio alla famiglia. L’inserimento Eterofamiliare supportato di Adulti sofferenti di disturbi psichici” Edizioni Franco Angeli, 2001, “Famiglie che accolgono. Oltre la psichiatria” Edizioni Gruppo Abele, 2014.  Inoltre, il 2017 ha visto nascere anche l’edizione italiana della rivista europea sullo IESA  “Dymphna’s Family”, con la collaborazione di un prestigioso International Board.

Per candidarsi come volontari si può far riferimento al Servizio IESA ASL TO3, che ha sede a Collegno in via Martiri XXX aprile 30, prendendo appuntamento al numero 0114017463 o attraverso la mail servizio.iesa.collegno@gmail.com. Ci trovate anche su Facebook sulla pagina Servizio IESA  ASL TO3.

 

 

 

Pensieri

Questa settimana è Giuseppe Scapino, sacerdote, sociologo, da tempo Parroco presso la Parrocchia di S. Giovanni ad Ivrea ed ex direttore del giornale diocesiano “Il Risveglio Popoalre”, a donare a tutti noi qualche riflessione sul tema dell’innovazione!

Grazie a Beppe per aver partecipato alla nostra chiamata alla scrivere e per voi

mettetevi comodi, aprite la mente e se vi va lasciate un commento!

 

 

L’atteggiamento verso l’innovazione costituisce uno dei caratteri che distinguono la modernità nei confronti delle società tradizionali. Infatti in queste società viene privilegiata l’esperienza e, nello stesso tempo, il ruolo degli anziani.

Lo sviluppo del pensiero scientifico, dell’industria e l’intensificarsi degli scambi culturali fra popoli diversi hanno messo in crisi la stabilità delle tradizioni. La ricerca di ciò che è nuovo è, nello stesso tempo, causa ed effetto della società dei consumi e rende più forte il ruolo di ciò che è giovane.

E’ un processo ancora in atto che ha creato tensioni ed aperto possibilità. La vita non è destino fatale, ma è creatività, futuro, possibilità illimitate. Forse vale la pena frenare un po’ l’entusiasmo e non perdere il senso critico.

Certamente la tensione verso l’innovazione costituisce uno stimolo potente a cercare nuove soluzioni ai bisogni e ai problemi che si incontrano, però può anche essere una moda e non un passo in avanti. Pensiamo al consumismo per il quale una piccola innovazione rendeva desueto un prodotto e stimolava ad un nuovo acquisto con sprechi e danni ecologici.

Credo che ogni novità –economica, culturale, sociale – debba invitare al discernimento. Vedere, giudicare, agire.

Vedere, cioè esaminare senza pregiudizi i fatti, chiarire quali bisogni vengono soddisfatti e quali conseguenze comportino.

Giudicare, cioè dare una valutazione che chiarisca gli aspetti che fanno crescere e quelli che sono un peso.

Agire, cioè mettere in campo le proprie forze perché ogni proposta venga assunta o rifiutata con senso di responsabilità.

Al centro – fra esperienza e novità – rimane la persona responsabile.

 

Beppe Scapino

 

Skills Maker, la mia idea di innovazione

Siete pronti a scoprire il tema di questo mese?

Siete curiosi di sapere chi è sttao il primo a rispondere alla nostra chiamata allo scrivere?

 

Eccovi accontentati!!!

 

Ringraziamo Francesca Longobardi per averci donato questo articolo sul tema dell’innovazione!

Per presentarla usiamo alcune delle parole da lei stessa utilizzate per la candidatura alle prossime elezioni del CROAS Piemonte “Capricorno, ascendente bilancia. Abbastanza tranchant. La simpatia non è il mio punto di forza. Mi piace però ridere di me. Sono una sorella maggiore. Moglie. Neomamma di Matteo. 33 anni d’età. Ho una passione per la politica, il giornalismo, le tecnologie IT e la Juventus. Da vera millenials, amo stare sui social network tra hashtag e storify per raccontare il mondo del sociale. Sono assistente sociale dal 2011, giornalista (iscritta come pubblicista) dal 2013 e tutor universitario (Università degli Studi di Torino, sede di Biella). Scrivo su http://www.prospettivesocialiesanitarie.it/scambi/ Promuovo l’immagine dell’assistente sociale attraverso il progetto Chi Sono gli Assistenti Sociali. Attualmente lavoro per la Cooperativa Animazione Valdocco (assistente sociale a tempo indeterminato). #ConsigliereCROASPiemonte dal 12 febbraio 2016.”

… e vi sveliamo una chicca, è stata la nostra capa per ben sei mesi!!!

Mettetevi comodi ed immergetevi in un progetto che sa di innovazione!!!

Buona lettura

 

 

Qualche anno fa, precorrendo tempi oggi diventati maturi, partecipai ad un bando nazionale con il progetto Skills Maker.

 

In questo spazio, vorrei descrivere un’idea (secondo me) innovativa perché frutto della commistione di più discipline e per l’utilizzo di strumenti ICT all’avanguardia.

 

Se tra il 2008 e il 2010 i trasferimenti del Ministero alle Regioni sono stati drasticamente ridotti (se non sostanzialmente azzerati nel 2012), con la legge di stabilità del 2015 si è provveduto a stabilire una dotazione finanziaria annua, strutturale, di 300 milioni a decorrere dallo stesso anno.

Oggi qualcosa si investe, privilegiando di più i trasferimenti economici ai servizi, nonostante le ricerche ci dicano che essi non producono il risultato sperato. Nell’Europa dei 15, l’Italia è uno dei paesi in cui i trasferimenti sociali hanno il minor impatto nel ridurre la povertà: abbattono la quantità di popolazione povera solo di 5 punti percentuali, mentre la media europea si attesta sui 8.9.

I trasferimenti economici se da una parte aiutano a fronteggiare un momento di emergenza dando un sospiro di sollievo, dall’altra rischiano di non essere sufficientemente utili all’avvio di un percorso di indipendenza e di autonomia. In Europa, si sta ampliando il dibattito intorno agli “Aiuti economici condizionati” (più comunemente definiti AEC) e l’Italia finalmente sta andando verso questa direzione, prima con il SIA e poi con il REI.

 

Skills Maker è un tentativo di realizzazione di “Aiuti economici condizionati” per lo sviluppo di competenze delle persone in stato di vulnerabilità e di povertà utilizzando gli ICT.

 

Skills Maker nasce con l’intento di creare una piattaforma attraverso la quale far interagire i cittadini, le aziende e l’ente erogatore. Si immagina un sistema nella quale tutti si impegnano, secondo il principio di sussidiarietà orizzontale, all’accrescimento di una società più solidale. I cittadini coinvolti potranno partecipare a percorsi di AEC, come ad esempio a tirocini formativi in aziende per ricevere l’aiuto/compenso predefinito, e potranno compilare un diario giornaliero online (con il fine di diminuire il digital divide, che oggi coinvolge in Italia almeno 7 milioni di persone), visibile solo all’ente erogatore, nel quale riportare le conoscenze apprese, le emozioni e le aspettative.

 

Generalmente gli enti pubblici erogano buoni spesa (o ticket service) affidando il servizio ad una ditta terza con gara d’appalto. Con Skills Maker, il ticket service sarà sostituito da una shopping card che consentirà al cittadino di monitorare le proprie spese e all’ente erogatore di analizzare i comportamenti in uso tra gli utenti consumatori. Skills Maker produrrà molteplici vantaggi a tutti gli attori interessati. L’ente erogatore potrà visionare in realtime i progetti e operare ricerche sulle condotte messe in atto dagli utenti nel fare la spesa e gestire i propri soldi. I cittadini coinvolti in AEC potranno comunicare agevolmente con l’ente erogatore, sapere quali sono i prodotti meno costosi, controllare le proprie spese e conoscere le richieste di lavoro sul mercato di riferimento. Gli esercenti commerciali/imprese convenzionati/e, che saranno chiamati a fornire il catalogo dei prezzi online in modo che la piattaforma possa suggerire ai fruitori il prodotto più conveniente, acquisteranno visibilità, potranno mettersi in rete, reperire personale e vendere i propri prodotti online.

 

La prima componente della piattaforma consiste in un portale web 2.0, attraverso cui gli utenti, gli operatori e le aziende potranno interagire, controllare e monitorare l’andamento del progetto. Gli utenti del servizio, attraverso il sito web potranno dialogare con gli assistenti sociali e compilare un diario online al fine di mantenere una tracciabilità delle attività svolte e dei feedback ricevuti. Il diario online, consisterà in una serie di domanda chiuse e campi “liberi”. L’utente potrà inoltre interagire con i dati relativi alla shopping card e gestire in modo chiaro la propria situazione. Particolare attenzione sarà posta al tema della privacy e alla memorizzazione sicura dei dati sensibili. Al fine di prevenire utilizzi impropri, sarà definito un modello RBAC (Rule Base Access Control) a due livelli, in grado di fornire un accesso anonimo alle componenti software di analisi dei dati.

 

Gli assistenti sociali potranno controllare in tempo reale l’andamento dei tirocini e dialogare con gli utenti del servizio. Al fine di favorire il processo di analisi, dovranno compilare un questionario con cadenza settimanale, a partire dalle risposte “aperte” date dagli utenti. Al fine di migliorare il processo di acquisizione delle informazioni e semplificare il lavoro degli assistenti sociali, saranno presi in considerazione strumenti di sentiment analysis .

I datori di lavoro potranno proporre delle collaborazioni e gestire tutti i procedimenti burocratici necessari alla fruizione del servizio.

 

La seconda componente del progetto consiste in una piattaforma di gestione della shopping card. Come evidenziato in precedenza, la shopping card è un meccanismo di pagamento finalizzato alla sostituzione dei classici buoni spesa. L’idea consiste nell’introdurre un sistema di pagamento digitale, integrato con il sistema di analisi, al fine di permettere un’analisi automatica dei processi di spesa e l’attivazione di processi finalizzati a un miglioramento delle condizioni degli utenti mediante processi basati sulla teoria dei giochi cooperativi. La piattaforma di pagamento prevederà la distribuzione di POS ad-hoc presso negozi convenzionati e la realizzazione di un portale di e-commerce. Gli utenti disporranno di un credito stabilito dagli assistenti sociali in base alle reali necessità e al lavoro svolto e utilizzeranno la “shopping card” per parte degli acquisti.

 

La terza e più innovativa componente del sistema è rappresentata da un software di pianificazione basato sulla teoria dei giochi. L’idea consiste nell’effettuare un’analisi di comportamenti, feedback e modalità di spesa degli utenti e introdurre meccanismi basati su giochi cooperativi con l’intento di indirizzare gli utenti verso comportamenti in grado di migliorare il processo di aiuto. Secondo indagini condotte all’interno di diversi dislocati sul territorio nazionale, si evidenzia una chiara correlazione tra richieste temporalmente disgiunte. Di conseguenza l’impatto dei contributi economici sembra essere poco rilevante e le difficoltà di inserimento lavorativo vengono, nella maggior parte dei casi, superate con difficoltà. Il progetto mira a superare i limiti dell’approccio tradizionale, analizzando in modo formale i comportamenti e i feedback degli utenti e favorendo l’attuazione di processi di aiuto innovativi e valutabili secondo principi oggettivi.

LA BELLEZZA : #labellezzasalveràilmondosalvailmondo

La bellezza salverà il mondo! 

Parola di Martina Zanarella …che ci ha fatto trovare sotto l’albero di  Natale il suo contributo sulla bellezza! 

Martina, uno splendido esemplare di giovane ed energica energica padovana:occhi azzurri capelli neri, sorriso contagioso, è stata conosciuta da una noi in un percorso di gruppo di Foto- Arte Terapia e subito il suo credo politico, artistico religioso nei confronti della bellezza ci ha conquistate !!! 

Attrice, diplomata alla scuola di formazione attore dell’Accademia dello Spettacolo di Torino, e studentessa di Scienze dell’Educazione, Martina è una di quelle persone tenaci e combattive che mette tutta se stessa a servizio dei progetti che realizza e che ha scelto nella vita una missione:

condividere infiniti attimi di vitale bellezza !!!

E’ un compito quotidiano che compie ogni giorno …vi assicuriamo che lo fà quasi 24h/24h… recitando, cantando e ballando, studiando per divenire una educatrice e , tramite la pagina facebook PlayNow, anche sul web !

Se siete curiosi di sapere come secondo Martina #labellezzasalveràilmondo (sappiate che noi ci crediamo profondamente) vi lasciamo al  secondo ed ultimo contributo del mese, anzi dell’anno (!!!), e ringraziamo Martina per averci raccontato come la bellezza salverà il mondo …

buona lettura!


LA BELLEZZA 

#labellezzasalveràilmondosalvailmondo
#infinitiattimivitaleBellezza

Ciao, mi chiamo Martina ho 22 anni, sono un’attrice e penso che la bellezza salverà il mondo.

La bellezza è ovunque, è nelle cose naturali, nei tramonti nei boschi, nel mare…

E poi c’è quella fatta dall’uomo e quella, quella è Arte.

Tutto ciò che è fatto dall’uomo può potenzialmente essere Arte è tutto può potenzialmente non esserlo.

Tutte le cose fatte con amore, con cura, con competenza e disciplina, sono Arte. Anche un idraulico, un professore, un imprenditore possono fare il loro lavoro ad arte.

E l’Arte è bellissima, indispensabile e terapeutica, per ogni tipologia di Arte che conosco esiste una corrispettiva tecnica terapeutica.

Il mio sogno è quello di farlo sapere al mondo intero, perché purtroppo per ignoranza, disinteresse, o convinzioni erronee che risalgono alla scuola dell’obbligo, troppa gente è convinta che l’arte sia quella cosa noiosa chiusa nei musei, o che l’arte di strada sia solo vandalismo e disturbo della quiete pubblica.

E c’è gente che l’Arte non la conosce proprio, in nessuna forma.

Ecco la mia missione è quella di far scoprire al mondo intero la magia che si nasconde dietro a ogni singola opera, ogni singolo quadro, canzone, poesia, balletto… e la lista potrebbe essere infinita.

La mia missione è quella di far scoprire alla gente quanto si possa stare bene attraverso l’Arte, grazie all’Arte, facendo le cose ad Arte.

La mia missione è quella di aiutare la Bellezza a compiersi, salvando il mondo.

La domanda è come fare?

E sono anni ormai che cerco una risposta.

Io ho iniziato facendo ciò che amo e cercando di farlo sempre meglio, ho avuto fortuna perché ciò che amo è già di per sè Arte, sono un’attrice e amo il teatro più di qualunque altra cosa al mondo. E cerco di farne quanto più possibile in modo da creare delle piccole magie a uso e consumo del pubblico, e cerco di insegnarlo, a tutti, ai ragazzi ai bambini, ma un domani vorrei insegnarlo anche nelle situazioni di disagio come le comunità per minori o per tossicodipendenti, i carceri, nei centri per disabili o anziani, o ancora nelle aziende, perché sono convinta che i grigi e tristi white collar siano i più disagiati di tutti!

E poi ho aperto una pagina Facebook in cui scrivo

Un video, una foto…

Cosa sono in una giornata?

Un attimo

Ma se ti colpiscono ti accompagnano sempre

All’infinito

La bellezza è vitale, è pane quotidiano che nutre l’anima, ecco perché condividiamo un post al giorno per diffondere la Bellezza, quella vera, o almeno quella che a noi sembra tale, perché siamo convinti che l’arte, l’emozione, la bellezza salveranno il mondo…se lo pensi anche tu pubblica qualcosa con l’hashtag :

#labellezzasalveràilmondosalvailmondo #infinitiattimivitaleBellezza

Per cui non mi basta che invitare anche te che stai leggendo a mettere mi piace alla pagina, a condividere la Bellezza, l’Arte e a fare tutto ciò che fai con amore, passione e competenza per aiutarmi nella mia missione: diffondere la Bellezza e salvare il mondo!

Martina Zanarella

DA LE CELLE ALLE STELLE

Questa volta è ci è davvero semplice dire che “finiamo in bellezza” proprio così come abbiamo cominciato, dato il tema che vi abbiamo proposto, nel mese di Dicembre …perché abbiamo ben due articoli da regalarvi per fine anno!

Il primo contributo di questa settimana  è stato scritto da Alice Salimbeni, una studentessa di Architettura dell’Università degli studi di Cagliari che ha avvertito,  fin dal suo percorso di studi , la necessità di pensare alla sua futura professione come una attività al servizio del benessere delle persone ed ha iniziato a riflettere su  quali “piccole cose concrete” può costruire per migliorare la quotidianità degli altri !

A partire da questa consapevolezza Alice ha quindi scelto, nell’ambito della redazione della sua tesi,  di  ricercare, approfondire e sperimentarsi ed appassionarsi , anche grazie al sostegno e la guida della sua docente relatrice Barbara Cadeddu, al progetto “FUORI  LUOGO” volto a ripensare in termini di bellezza uno degli spazi per eccellenza più coercitivo, “brutto” e limitante di sempre : il carcere!

Dai suoi studi , dal suo impegno e dal suo vivo e reale interesse è nato Da le celle alle stelle  il progetto della sua tesi ,  che con la costruzione di “piccole cose concrete” , proprio come si immaginava Alice, e attraverso un percorso partecipato, inclusivo e professionale è riuscito a  portare la bellezza nel carcere …e neanche un carcere qualunque, il carcere minorile di Quartucciu!

A dimostrazione che “ripensare i luoghi” in termini di bellezza, piacevolezza ed estetica , non sia un superfluo vezzo da riservare alle élites ma un necessario e importante servizio alle persone e che non solo le professioni di cura , hanno il compito di occuparsi del benessere! 

Ringraziamo Alice per averci donato questo articolo e averci permesso di condividere con voi questa esperienza

che speriamo possa attivare un sano contagio … buona lettura!


DALLE CELLE ALLE STELLE : UNO SPAZIO AUTOCOSTRUITO AL CARCERE MINORILE

Mi chiamo Alice, ho 24 anni e sono una studentessa alla fine del proprio percorso di studi in Architettura, a Cagliari.

Negli ultimi due anni ho cominciato a capire che avrei voluto impiegare tutte le nozioni imparate all’università per fare piccole cose concrete, utili a migliorare qualche aspetto della vita quotidiana degli altri.

Ho saputo di un professoressa di progettazione, Barbara Cadeddu, particolarmente attenta a queste tematiche, e le ho scritto una mail per chiederle se potesse indicarmi una bibliografia. La risposta è stata tanto vicina a ciò che mi piace che, pochi mesi dopo, le ho chiesto anche la tesi e ho iniziato a seguire il suo corso di progettazione architettonica II, che si inserisce nel progetto “Fuori Luogo”, finalizzato  a ripensare gli spazi dell’Istituto penale per i Minorenni di Quartucciu attraverso un processo partecipativo, che si è sviluppato all’interno del Laboratorio, reso possibile da una convenzione sottoscritta dal Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale Architettura di Cagliari e il Centro per la Giustizia Minorile per la Sardegna.

Noi studenti abbiamo avuto così la possibilità di fare un percorso di avvicinamento alla realtà del carcere minorile, che si è costituito anche di numerose visite utili alla definizione di proposte portate avanti attraverso continui confronti con gli addetti alla sicurezza, gli educatori, il personale amministrativo e sopratutto i detenuti minori.

Poter fare un progetto avendo come obiettivo il benessere effettivo, oggettivo, reale degli utenti dell’IPM al fine di migliorare una condizione di vita così complessa, è stata una bellissima sfida, umanamente arricchente e stimolante.

Durante la presentazione finale dei lavori, avvenuta in carcere, il mio team ha portato un grande libro di legno sfogliabile, con una scritta impressa sull’ultima pagina: cosa ne pensi?
Un ragazzo detenuto di nome Mohammed ha lasciato una frase meravigliosa: da le celle alle stelle.

Questo è diventato il titolo della mia tesi.

Assieme alla professoressa, una guida incredibile da cui sto imparando tantissime cose e che mi sostiene ad ogni passo, ho deciso di continuare il percorso all’interno del carcere, realizzando un piccolo intervento concreto per risolvere uno dei problemi presenti.

Il progetto della tesi, raccontato sulla pagina Facebook Da le celle alle stelle: uno spazio autocostruito al carcere minorile, mira a superare il concetto di carcere come luogo afflittivo, conferendo alle ore d’aria e ai momenti condivisi con i propri familiari una situazione favorevole alla socializzazione e al mantenimento degli affetti.

Si è pensato ad uno spazio per gli incontri all’aperto, da utilizzarsi anche durante i momenti di tempo libero, che rispetti la bolla invisibile di spazio vitale che si trova attorno ai singoli individui, sfruttando diverse configurazioni delle sedute in modo da mettere i detenuti a proprio agio con altri detenuti, con le famiglie, con gli agenti e anche con sé stessi. Quest’ultimo aspetto non è trascurabile, perché la solitudine in carcere è un bene prezioso da non darsi per scontato, e diventa necessario creare alcuni luoghi nei quali potersi raccogliere nell’intimità dei propri pensieri e ritrovare la dimensione personale.

Tutto ciò avviene favorendo un gesto che i liberi possono fare quotidianamente con estrema facilità: guardare il cielo.

Il cielo ha proprietà analgesiche e calmanti, purtroppo da dentro la sua visibilità è limitata a rettangoli stretti e lunghi ritagliati anche in verticale dal ritmo delle sbarre, che non permettono di percepire il senso di libertà che trasmette quando lo si può guardare senza limiti.

Con l’architettura della tesi si vuole creare uno spazio di massima espressione della libertà di relazionarsi col prossimo, seppur all’interno del luogo di privazione della libertà per eccellenza.

Il materiale scelto è il legno, perché è caldo, rassicurante, naturale e facile da montare. Quest’ultimo aspetto non è trascurabile: non ci saranno professionisti o esperti per la realizzazione, ci saranno solo una decina di studenti volontari di varie facoltà che, assieme ai detenuti, si rimboccheranno le maniche delle tute da lavoro e tavola dopo tavola metteranno in piedi il progetto.

 

Per trovare i fondi abbiamo organizzato una rassegna musicale intitolata Dai diamanti non nasce niente, che ha coinvolto tanti artisti cagliaritani e si è conclusa il 10 dicembre con un concerto finale.

Ci sarà anche una manifestazione sportiva “Da le celle alle stelle con un salto!” che vede giovanissimi atleti pronti a scendere sulle pedane degli sport coreografici per esibirsi e dare il proprio contributo alla raccolta.

Ogni aiuto è prezioso, per qualsiasi informazione aggiuntiva e per contribuire basta mandare un messaggio alla pagina Facebook del progetto.

Ciascuno può essere una delle tante stelle che sta portando un briciolo di luce in quelle celle.

Da le celle alle stelle

Alice