apprendimento – Assistenti Sociali Online http://www.assistentisocialionline.it #fuoridalcomune Mon, 05 Sep 2022 20:04:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.24 http://www.assistentisocialionline.it/wp-content/uploads/2022/08/cropped-fdc-g-11-32x32.png apprendimento – Assistenti Sociali Online http://www.assistentisocialionline.it 32 32 L’ «impossibile» è il non averci provato! http://www.assistentisocialionline.it/l-impossibile-non-averci-provato/ http://www.assistentisocialionline.it/l-impossibile-non-averci-provato/#respond Mon, 30 Apr 2018 11:36:40 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1201 Concludiamo in bellezza il mese con l’ultimo contributo sul tema dell’apprendimento! Chi scrive è SARASSO FEDERICA, Laureata presso l’Università degli Studi di Torino, insegnante, mamma, viaggiatrice e un po’ sognatrice … Da sempre impegnata nella tutela  dell’Infanzia e nel diritto all’ Istruzione. Ha fatto esperienze di scambi interculturali (Olanda, Tunisia), di mobilità e cooperazione (Inghilterra, Spagna) […]

L'articolo L’ «impossibile» è il non averci provato! proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
Concludiamo in bellezza il mese con l’ultimo contributo sul tema dell’apprendimento!

Chi scrive è SARASSO FEDERICA, Laureata presso l’Università degli Studi di Torino, insegnante, mamma, viaggiatrice e un po’ sognatrice … Da sempre impegnata nella tutela  dell’Infanzia e nel diritto all’ Istruzione. Ha fatto esperienze di scambi interculturali (Olanda, Tunisia), di mobilità e cooperazione (Inghilterra, Spagna) e di volontariato internazionale (Senegal, ex Jugoslavia). Ma anche Autrice del libro “Acqua-Water. Sciogliere i dubbi e stimolare la creatività con l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua Inglese veicolare” relativo alla diffusione della metodologia C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning).

Gustatevi quello che ci racconta!

 

 

 

L’ « impossibile » è il non averci provato!

Sono qui perché credo profondamente nella creazione di sinergie virtuose a partire dalla condivisione di esperienze e vissuti, soprattutto nei campi a me più cari: l’Istruzione e il Servizio Sociale. Ebbene sì, in questo momento della mia vita sono un’insegnante di ruolo, scrittrice, con inclinazioni sociali e uno sguardo rivolto verso una dimensione internazionale insomma, una figura poliedrica difficilmente adattabile a schemi predefiniti, che ha cercato di declinare nel migliore dei modi le occasioni di crescita che la vita le ha offerto.

Partendo dalla convinzione che la diffusione di buone prassi non aiuti solo a sciogliere dubbi e perplessità ma anche stimoli la florida generazione di nuove idee… ho risposto alla “chiamata” di Cristina e Giulia perché il loro coraggio è contagioso, la loro determinazione ammirevole ed infine, perché passione, creatività, intraprendenza e l’ ”essere fuori dal coro” sono tratti salienti che ci accomunano, insomma … “It’s a pleasure to be in a place where dreams come true!”.

Il loro tempismo è stato propizio nel proporre “L’apprendimento” come tema del mese, ora vi spiego perché …

Una delle mie più recenti e significative esperienze di apprendimento – insegnamento inteso come: progettualità autentica, cambiamento, consapevolezza e autovalutazione costruttiva, che ha pervaso i miei ultimi anni di duro lavoro, ha riguardato la diffusione di una sperimentazione di didattica Inglese in metodologia C.L.I.L., da me condotta nella scuola Primaria.

 

 

 

Con la sua pubblicazione ho voluto divulgare semplici ma funzionali prassi frutto di un’esperienza concretamente concepita, articolata, documentata ed arricchita da materiali e personali riflessioni migliorative.

 

 

 

La Lingua Inglese per trattare diversi ambiti disciplinari è molto utile e proficua per i bambini perché consente una progressiva acquisizione di nuovo lessico in L2 e, contestualmente, una diversa modalità di rinforzo e /o approfondimento di argomenti e concetti noti agli allievi in Lingua Madre (Competenza chiave trasversale “Imparare ad imparare”[1] strettamente legata al “Lifelong learning”[2]).

La metodologia C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning) propone una didattica multimodale, flessibile, inclusiva e coinvolgente che accresce la motivazione all’apprendimento attraverso la Lingua Inglese, promuovendo l’autonomia e la cooperazione, integrando in modo naturale le quattro abilità dell’ascoltare, parlare, leggere e scrivere.

Sviluppa la capacità di riflettere, ragionare, sviluppare le competenze sociali fondamentali per i giovani di domani che dovranno essere i grado di prendersi delle responsabilità e saper collaborare con altre persone. Inoltre, l’integrazione delle 4C Content, Communication, Cognition and Culture/Citizenship (D. Coyle et al. , 2010[3]) contemplate nel C.L.I.L. sono dimensioni essenziali per contribuire alla formazione e all’inserimento dei giovani in un contesto europeo plurilingue e pluriculturale.

Perché quindi non adottare questa metodologia, con le dovute semplificazioni e adattamenti, sin dalla Scuola Primaria in una prospettiva di crescita formativa dei cittadini europei di domani?

E’ «impossibile» le risorse sono scarse e perché non esiste ancora letteratura specifica sull’argomento?

E’ ambizioso perché si tratterebbe di esplorare come pionieri “terre sconosciute”?

La multimodalità nelle lezioni C.L.I.L. risulta essere fondamentale perché punta al pieno coinvolgimento dei bambini e all’attivazione di tutti i loro canali e «intelligenze multiple» (Gardner, 2010[4]), perché non dare visibilità e riscontro reale a questi benefici? E’ «impossibile» o faticoso farlo?

 

 

L’approccio a una lingua straniera è fatto di contenuti, abilità, pratiche ma anche di emozioni, sensibilità e peculiarità di ciascuna persona, il riuscire a proporre delle attività versatili, motivanti e coinvolgenti credendoci, fa sì che anche uno “zoccolo duro” come lo studio della Lingua Inglese, a volte trascurato nel nostro paese, possa diventare piacevolmente entusiasmante fin dall’inizio della carriera scolastica dei nostri alunni. Ciò che viene coraggiosamente e faticosamente sperimentato in tal senso non dovrebbe rimanere solo un patrimonio per pochi intimi, bensì convergere in esperienze di  “Cultura viva” utili a tutti …

 

COME? Scopritelo …

. Seguendomi su https://www.ericksonlive.it/members/federicasarasso/activity/

. Partecipando all’evento del 19/06/2018 h. 17,00 presso la libreria “Braccini” di V. Braccini, 27/b Torino

. Contattandomi su federicasarasso@libero.it

 

Buone imprese «impossibili » a tutti!

 

 

 

 

[1] Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio «Relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente» (2006/962/CE). Competenza chiave di cittadinanza «Imparare a imparare»: abilità di organizzare il proprio apprendimento in base alle proprie necessità, in modo autonomo e consapevole per apprendere ma soprattutto per continuare ad apprendere, lungo tutto l’arco della vita.

[2] Programma d’azione comunitaria nel campo dell’apprendimento permanente, o Lifelong Learning Programme (LLP), riunisce al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell’ambito dell’istruzione e della formazione. Con il termine «lifelong learning» si intende l’educazione durante tutto l’arco della vita, quell’educazione che inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento.

[3] Coyle D. , Content and Language Integrated Learning, Cambridge University Press, 2010

[4] H. Gardner, Formae mentis, Milano, Feltrinelli, 2010

L'articolo L’ «impossibile» è il non averci provato! proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
http://www.assistentisocialionline.it/l-impossibile-non-averci-provato/feed/ 0
La supervisione di tirocinio: un’occasione di incontro http://www.assistentisocialionline.it/la-supervisione-tirocinio-unoccasione-incontro/ http://www.assistentisocialionline.it/la-supervisione-tirocinio-unoccasione-incontro/#comments Mon, 23 Apr 2018 16:00:13 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1197 Terzo appuntamento con il tema dell’apprendimento! Chi ci dona i suoi pensieri è Silvia Botta, assistente sociale presso il Ministero della Giustizia, formatore ed eccezionale supervisore, una di noi ha avuto la fortuna di incontrarla come collega ed ha appreso da lei l’essenza di molti aspetti della nostra professione! Fatevi trasportare nel personale racconto di […]

L'articolo La supervisione di tirocinio: un’occasione di incontro proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
Terzo appuntamento con il tema dell’apprendimento!

Chi ci dona i suoi pensieri è Silvia Botta, assistente sociale presso il Ministero della Giustizia, formatore ed eccezionale supervisore, una di noi ha avuto la fortuna di incontrarla come collega ed ha appreso da lei l’essenza di molti aspetti della nostra professione!

Fatevi trasportare nel personale racconto di un percorso che vede coinvolti il supervisore, il tirocinante, l’apprendimento .. ma non solo!

Mettetevi comodi e buona lettura!

 

Da molti anni, nell’ambito della mia professione di assistente sociale, mi viene richiesto di seguire giovani studenti del corso di laurea in servizio sociale, come tirocinanti all’interno dell’ente in cui lavoro. Ogni volta accetto con entusiasmo; lo facevo anche prima, quando non era riconosciuto in alcun modo questo impegno e non erano attribuiti i crediti formativi per questo tipo di attività. Ricordo la prima volta, quando l’Università di Novara mi chiese se volevo seguire una tirocinante: mi sono sentita fiera di questo compito, nonostante la mia giovane età, abbastanza vicina a quella della studentessa, convinta dell’importanza del ruolo del referente supervisore nel percorso scolastico dell’assistente sociale e della costruzione del sé professionale. Fu un’esperienza estremamente arricchente per me come persona e come professionista e devo dire, senza retorica, che da quella volta ogni tirocinante che ho incontrato mi ha trasmesso molto dal punto di vista della relazione e ha contribuito a farmi cogliere aspetti della professione diversi e importanti.

Uno dei momenti più significativi è il momento del primo incontro, a cui segue l’accoglienza nel servizio, un luogo estraneo, spesso idealizzato, dove lavora altro personale, con delle dinamiche e degli equilibri propri. Il servizio accogliente ha una sua dimensione organizzativa, difficile da spiegare, ma soprattutto è determinante nell’accoglienza o meno degli studenti, che portano una ventata di “aria fresca”.

Naturalmente ciascun studente, con età diverse, contesti di appartenenza diversi, si è presentato al servizio, portando con sé la propria storia, le proprie aspettative, le proprie motivazioni che lo hanno portato a scegliere questo tipo di studi.

La voglia di incontrare l’altro, di sperimentarsi in prima persona con l’utenza sono caratteristiche comuni a quasi tutti gli studenti.

Il ruolo del supervisore del tirocinio che viene richiesto dall’università è quello di contribuire all’apprendimento attraverso l’esperienza. Lo studente arriva con un bagaglio di conoscenze teoriche, che deve utilizzare nella pratica operativa, partendo da un periodo osservativo, che comprende l’analisi della documentazione prima e poi l’affiancamento al supervisore durante l’esercizio della professione. Compito del supervisore è quello dunque di aiutare lo studente a entrare nel mondo dei servizi, con una chiave di lettura critica che gli viene fornita dalla formazione universitaria e aiutarlo a rielaborare l’esperienza, con la riflessione, le sedute di supervisione, il confronto continuo. Mi vengono anche in mente i lunghi viaggi in macchina per raggiungere la sede della casa circondariale, le strutture comunitarie e le case degli utenti. Durante questi viaggi molti tirocinanti ponevano le domande sulle storie delle persone che andavano a incontrare, quasi che la conoscenza completa della situazione li ponesse in una condizione di maggiore controllo, rispetto alla problematicità dei casi. Altri invece preferivano parlare di loro, perché si crea sempre una relazione, che riguarda due persone e che può andare oltre i ruoli.

Il supervisore coglie i tempi dello studente, il suo grado di apprendimento, la sua capacità di utilizzare le informazioni e da questo indirizza il percorso di tirocinio.

La presenza costante di un osservatore attento come il tirocinante, fa sì che il supervisore si senta responsabile di rendere chiaro e trasparente l’agire professionale. Molti interventi che spesso vengono svolti in maniera frettolosa e standardizzata, al momento che vengono spiegati allo studente, riacquistano la loro specificità e la persona a cui sono rivolti ridiventa finalmente unica, come dovrebbe essere. Allo stesso tempo è necessario presentare anche le problematiche che caratterizzano i servizi, senza però limitarsi al consueto e tipico atteggiamento di sconforto, ma in ottica di possibili ipotesi di soluzione.

Il tirocinante ha il diritto anche di sperimentarsi in prima persona, sia nella relazione con le persone, sia nella stesura di relazioni scritte e nell’utilizzo degli strumenti a disposizione del servizio. La possibilità di “vivere” l’esperienza in prima persona, consente allo studente di assumere in maniera graduale compiti e responsabilità. Nonostante la voglia di sperimentarsi, il tirocinante di solito vive queste prime esperienze con incertezza, con la paura di sbagliare, con il desiderio di trovare una soluzione al posto della persona. Egli porta con sé i propri valori, le sue conoscenze e le sue risorse e perché no, i suoi piccoli o grandi pregiudizi sul cosiddetto “diverso”, che poi diverso non è, ma soltanto non conosciuto. Il supervisore ha il compito di sostenere lo studente in questo percorso, attraverso la riflessione sui punti di forza e sulle criticità.

Anche la necessità di garantire alla comunità professionale la buona preparazione, dal punto di vista metodologico e deontologico, dei futuri professionisti assistenti sociali, è un grande onere per il supervisore. Acquista pertanto molto importanza la verifica, in collaborazione con il tutor dell’università, degli obiettivi formativi, in un’ottica dell’acquisizione graduale dell’autonomia dello studente.

Ma si può apprendere ad essere un assistente sociale competente ed in grado di inserirsi nella realtà dei servizi, che ad oggi assumono caratteristiche complesse e variegate? Si può trasmettere la passione per il proprio lavoro, dopo tanti anni di esercizio della professione?

Penso di sì per entrambe le domande. Credo che un supervisore attento riesca a trasmettere un po’ di sé e delle sue competenze professionale, nel rispetto dell’individualità dello studente, mettendosi continuamente in gioco, auto valutandosi, non dando mai per scontato né la semplice procedura né alcun tipo di relazione con l’altro. Se tale atteggiamento è vero viene percepito dallo studente, che, seppure con le proprie peculiarità, in chiave critica, riuscirà a cogliere i valori che caratterizzano l’agire degli assistenti sociali e che faranno parte della sua identità professionale, se sceglierà di diventare un professionista nel sociale. Non è detto, infatti, che tutti gli studenti svolgeranno il lavoro di assistente sociale; l’importante che l’esperienza di tirocinio possa essere utile per effettuare in futuro scelte consapevoli.

Ritengo tuttavia che ciò che può fare la differenza e contribuire a far sì che il percorso di tirocinio sia veramente efficace sia l’incontro unico tra i vari interlocutori ( l’università,lo studente,l’ente,il professionista, l’utenza), che condividono, seppure con ruoli diversi,per un periodo di tempo un’esperienza formativa reciproca e di crescita personale.

L'articolo La supervisione di tirocinio: un’occasione di incontro proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
http://www.assistentisocialionline.it/la-supervisione-tirocinio-unoccasione-incontro/feed/ 1
Open Mind http://www.assistentisocialionline.it/open-mind/ http://www.assistentisocialionline.it/open-mind/#respond Tue, 17 Apr 2018 15:23:07 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1192 E’ iniziata una nuova settimana ed eccoci puntuali con un nuovo contributo sul tema del mese! Chi ci regala un testo che intreccia i concetti di apprendimento e felicità ma ci racconta anche di una innovativa creazione professionale è Barbara Celia! Assistente sociale esperta in ambito giuridico, consulente del Ministero della Giustizia e componente del […]

L'articolo Open Mind proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
E’ iniziata una nuova settimana ed eccoci puntuali con un nuovo contributo sul tema del mese!

Chi ci regala un testo che intreccia i concetti di apprendimento e felicità ma ci racconta anche di una innovativa creazione professionale è Barbara Celia!

Assistente sociale esperta in ambito giuridico, consulente del Ministero della Giustizia e componente del gruppo esperti della Cooperativa Sociale E.T, ma anche docente formatore e mamma!

Ha avuto entrambe noi come colleghe, ahilei!

Seguite qui il progetto,

mettetevi comodi

e

buona lettura!!

 

 

 

Apprendere: voce del verbo avere sete. Una sete che gusta, assaggia, desidera. E che ad un certo punto trabocca e irriga.

A volte mi guardo indietro e scopro questo sapore e questo regalo della vita. L’aver voglia di imparare e la capacità di stupirmi dell’incontro con chi, diverso da me, sa raccontarmi cose nuove sulla vita.

Sorrido quando i giovani che incontro arrivano entusiasti alla laurea e dicono “finalmente è finita”, “ho smesso di studiare”. Sorrido perché il mio augurio inconfessato è: “ti auguro che non sia così”.

La felicità e la soddisfazione del mio lavoro nascono da questo: che è sempre tutto un “già e non ancora”, un apprendere, un imparare e un poter poi raccontare.

Lavorando nel sociale respiri la vita, entri nelle case, conosci storie, incontri volti e la realtà spesso supera la fantasia; e il mondo accademico assume forme e colori che i libri spesso restituiscono sbiaditi.

Da questo desiderio è nata da un anno una piccola creazione professionale. Un luogo di incontro tra professionisti diversi: assistenti sociali, educatori, psicologi, counselor, pedagogisti… e chissà chi arriverà ancora?!

Un’equipe appassionata che vuole aprire mente e sguardo verso le persone e verso il sapere.

“Open Mind”: un progetto sostenuto dalla Cooperativa E.T. che pian piano prende forma in base alle persone, alle loro esigenze e alle loro richieste. Un gruppo di “esperti” che vogliono guardare alcune questioni da diversi punti di vista. Molti di noi hanno più di una laurea, specializzazioni eppure ci accorgiamo che l’altro può regalarci nuovi sguardi e che insieme è tutto più ricco.

Da soli non bastiamo a noi stessi. Senza l’altro il nostro sapere sfugge.

Quest’anno abbiamo lavorato molto con gli insegnati, loro ci hanno accompagnato verso il mondo dei genitori e i genitori ci hanno chiesto di lavorare coi loro figli. E dagli occhi dei ragazzi rivediamo la passione, i desideri e le paure degli adulti, in un intreccio di storie che a volte conduciamo e altro volte ci conducono.

Nuove riflessioni, nuovi incontri e nel mio offrire un sapere, oggi, mi sento arricchita e grazie alle persone che mi ascoltano e si confrontano mi accorgo di poter regalare nuovi dettagli, nuove attenzioni.

Nell’incontro ci si presenta, ci si sfiora, si stringe un patto a doppio binario e spesso nella vita è più quello che ricevi, di quello che puoi restituire.

Nella cameretta di mia figlia, insieme ad un’amica assistente sociale e a mia sorella abbiamo disegnato questa vignetta.

Penso sia il traguardo e il desiderio di ogni vita. Essere vergognosamente felici. E non lo si può mai fare stando da soli.

 

cof

L'articolo Open Mind proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
http://www.assistentisocialionline.it/open-mind/feed/ 0
Chiamata alle Arti! http://www.assistentisocialionline.it/chiamata-alle-arti/ http://www.assistentisocialionline.it/chiamata-alle-arti/#respond Mon, 09 Apr 2018 14:52:19 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1181 Riappropriandoci del nostro Diario di Bordo cominciamo il mese di Aprile con un nostro contributo, a suo modo calzante con il tema dell’apprendimento! Vi raccontiamo un progetto di cui siamo orgogliosissime e nel quale crediamo molto, un processo creativo, ma anche un’occasione per apprendere qualcosa di se stessi e del proprio gruppo di lavoro! Vi […]

L'articolo Chiamata alle Arti! proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
Riappropriandoci del nostro Diario di Bordo cominciamo il mese di Aprile con un nostro contributo, a suo modo calzante con il tema dell’apprendimento!

Vi raccontiamo un progetto di cui siamo orgogliosissime e nel quale crediamo molto, un processo creativo, ma anche un’occasione per apprendere qualcosa di se stessi e del proprio gruppo di lavoro!

Vi sveliamo una parte del percorso che ci ha viste coinvolte in prima persona tra il 2017 ed il 2018!

Se la domanda “che cosa possono fare arte e coaching per le organizzazioni , le aziende e i contesti lavorativi ?” , vi incuriosisce …forse non dovreste prendere impegni per Venerdì 13 Aprile e dovreste organizzarvi per venire a trovarci !

Per chi non potrà esserci avrete presto altre notizie!

Buona lettura


CHIAMATA ALLE ARTI!

– seconda edizione –

Arte e coaching : processi creativi al servizio dei contesti lavorativi

 

 

L’arte ed il Coaching condividono gli stessi valori: espressione di sé, creatività, scoperta, condivisione intima; e ancora: l’esserci, hic et nunc, l’assenza di giudizio e l’autenticità.

Sulla base di questa convinzione 8 coach del Coaching Club Piemonte Associazione Italiana Coach Professionisti  hanno ideato il progetto Chiamata alle Arti! un nuovo modo di approcciarsi alla formazione ed al benessere lavorativo, dove arte e contesti di lavoro beneficiano reciprocamente delle proprie risorse e potenzialità, grazie e per mezzo del coaching!

Nel 2017 il team del Coaching Club Piemonte di AICP ha affrontato una procedura di selezione delle proposte artistiche ricevute, ha seguito l’incontro tra artisti e contesti lavorativi, ed ha divulgato l’opportunità progettuale ed il “buon coaching” durante un evento patrocinato dal Comune di Torino avvenuto il 21 Maggio 2017.

Da allora 4 degli 8  progetti sono stati realizzati in Piemonte con il coinvolgimento di

Gli artisti hanno avuto l’occasione di approfondire la propria identità, in percorsi di scoperta del proprio potenziale e di ricerca di una strategia volta all’impiego dell’Arte al servizio di un contesto lavorativo.

Le imprese che hanno scelto di beneficiare del progetto, attratte da un particolare tipo di espressione artistica, hanno a loro volta avuto occasione di raggiungere i propri obiettivi di benessere, come ad esempio consolidare il proprio brand, definire l’identità dei team presenti al loro interno, esplorare la natura e la forza delle relazioni dei soggetti partecipanti, valutare e migliorare le strategie interne di efficacia e visibilità, confrontarsi con la leadership, ed altro ancora.

La professionalità e l’etica dei coach AICP del Piemonte ha costituito l’opportunità per i partecipanti al progetto di sperimentare benefici e potenzialità del coaching.

Il team lavora da anni alla propria crescita professionale, alla formazione continua, a progetti sfidanti che abbiano riscontri significativi e duraturi per la società e per le sue componenti attive, e ovviamente alla divulgazione del buon Coaching.

L’anno scorso l’evento è stato un successo !

Per scoprire i contenuti del progetto e per capire se percorsi simili sarebbero calzanti ed utili al vostro team di lavoro, non c’è occasione migliore di partecipare all’evento conclusivo di questo percorso!

In qualità di socie di AICP Piemonte vi invitiamo quindi ,anche quest’anno, all’evento di  presentazione dei risultati del progetto :

Venerdì 13 aprile dalle ore 18.00 alle 21.00

presso il Centro Interculturale di Torino

Con il patrocinio del Comune di Torino, all’evento interverranno il Responsabile Regionale AICP ed i rappresentanti dei contesti lavorativi coinvolti, per offrire ai partecipanti le testimonianze dirette di chi ha già beneficiato dei percorsi dedicati !

Come partecipare? è sufficiente registrarsi su EVENTBRITE!

Vi aspettiamo !

 

L'articolo Chiamata alle Arti! proviene da Assistenti Sociali Online.

]]>
http://www.assistentisocialionline.it/chiamata-alle-arti/feed/ 0