L’ «impossibile» è il non averci provato!

Concludiamo in bellezza il mese con l’ultimo contributo sul tema dell’apprendimento!

Chi scrive è SARASSO FEDERICA, Laureata presso l’Università degli Studi di Torino, insegnante, mamma, viaggiatrice e un po’ sognatrice … Da sempre impegnata nella tutela  dell’Infanzia e nel diritto all’ Istruzione. Ha fatto esperienze di scambi interculturali (Olanda, Tunisia), di mobilità e cooperazione (Inghilterra, Spagna) e di volontariato internazionale (Senegal, ex Jugoslavia). Ma anche Autrice del libro “Acqua-Water. Sciogliere i dubbi e stimolare la creatività con l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua Inglese veicolare” relativo alla diffusione della metodologia C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning).

Gustatevi quello che ci racconta!

 

 

 

L’ « impossibile » è il non averci provato!

Sono qui perché credo profondamente nella creazione di sinergie virtuose a partire dalla condivisione di esperienze e vissuti, soprattutto nei campi a me più cari: l’Istruzione e il Servizio Sociale. Ebbene sì, in questo momento della mia vita sono un’insegnante di ruolo, scrittrice, con inclinazioni sociali e uno sguardo rivolto verso una dimensione internazionale insomma, una figura poliedrica difficilmente adattabile a schemi predefiniti, che ha cercato di declinare nel migliore dei modi le occasioni di crescita che la vita le ha offerto.

Partendo dalla convinzione che la diffusione di buone prassi non aiuti solo a sciogliere dubbi e perplessità ma anche stimoli la florida generazione di nuove idee… ho risposto alla “chiamata” di Cristina e Giulia perché il loro coraggio è contagioso, la loro determinazione ammirevole ed infine, perché passione, creatività, intraprendenza e l’ ”essere fuori dal coro” sono tratti salienti che ci accomunano, insomma … “It’s a pleasure to be in a place where dreams come true!”.

Il loro tempismo è stato propizio nel proporre “L’apprendimento” come tema del mese, ora vi spiego perché …

Una delle mie più recenti e significative esperienze di apprendimento – insegnamento inteso come: progettualità autentica, cambiamento, consapevolezza e autovalutazione costruttiva, che ha pervaso i miei ultimi anni di duro lavoro, ha riguardato la diffusione di una sperimentazione di didattica Inglese in metodologia C.L.I.L., da me condotta nella scuola Primaria.

 

 

 

Con la sua pubblicazione ho voluto divulgare semplici ma funzionali prassi frutto di un’esperienza concretamente concepita, articolata, documentata ed arricchita da materiali e personali riflessioni migliorative.

 

 

 

La Lingua Inglese per trattare diversi ambiti disciplinari è molto utile e proficua per i bambini perché consente una progressiva acquisizione di nuovo lessico in L2 e, contestualmente, una diversa modalità di rinforzo e /o approfondimento di argomenti e concetti noti agli allievi in Lingua Madre (Competenza chiave trasversale “Imparare ad imparare”[1] strettamente legata al “Lifelong learning”[2]).

La metodologia C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning) propone una didattica multimodale, flessibile, inclusiva e coinvolgente che accresce la motivazione all’apprendimento attraverso la Lingua Inglese, promuovendo l’autonomia e la cooperazione, integrando in modo naturale le quattro abilità dell’ascoltare, parlare, leggere e scrivere.

Sviluppa la capacità di riflettere, ragionare, sviluppare le competenze sociali fondamentali per i giovani di domani che dovranno essere i grado di prendersi delle responsabilità e saper collaborare con altre persone. Inoltre, l’integrazione delle 4C Content, Communication, Cognition and Culture/Citizenship (D. Coyle et al. , 2010[3]) contemplate nel C.L.I.L. sono dimensioni essenziali per contribuire alla formazione e all’inserimento dei giovani in un contesto europeo plurilingue e pluriculturale.

Perché quindi non adottare questa metodologia, con le dovute semplificazioni e adattamenti, sin dalla Scuola Primaria in una prospettiva di crescita formativa dei cittadini europei di domani?

E’ «impossibile» le risorse sono scarse e perché non esiste ancora letteratura specifica sull’argomento?

E’ ambizioso perché si tratterebbe di esplorare come pionieri “terre sconosciute”?

La multimodalità nelle lezioni C.L.I.L. risulta essere fondamentale perché punta al pieno coinvolgimento dei bambini e all’attivazione di tutti i loro canali e «intelligenze multiple» (Gardner, 2010[4]), perché non dare visibilità e riscontro reale a questi benefici? E’ «impossibile» o faticoso farlo?

 

 

L’approccio a una lingua straniera è fatto di contenuti, abilità, pratiche ma anche di emozioni, sensibilità e peculiarità di ciascuna persona, il riuscire a proporre delle attività versatili, motivanti e coinvolgenti credendoci, fa sì che anche uno “zoccolo duro” come lo studio della Lingua Inglese, a volte trascurato nel nostro paese, possa diventare piacevolmente entusiasmante fin dall’inizio della carriera scolastica dei nostri alunni. Ciò che viene coraggiosamente e faticosamente sperimentato in tal senso non dovrebbe rimanere solo un patrimonio per pochi intimi, bensì convergere in esperienze di  “Cultura viva” utili a tutti …

 

COME? Scopritelo …

. Seguendomi su https://www.ericksonlive.it/members/federicasarasso/activity/

. Partecipando all’evento del 19/06/2018 h. 17,00 presso la libreria “Braccini” di V. Braccini, 27/b Torino

. Contattandomi su federicasarasso@libero.it

 

Buone imprese «impossibili » a tutti!

 

 

 

 

[1] Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio «Relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente» (2006/962/CE). Competenza chiave di cittadinanza «Imparare a imparare»: abilità di organizzare il proprio apprendimento in base alle proprie necessità, in modo autonomo e consapevole per apprendere ma soprattutto per continuare ad apprendere, lungo tutto l’arco della vita.

[2] Programma d’azione comunitaria nel campo dell’apprendimento permanente, o Lifelong Learning Programme (LLP), riunisce al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell’ambito dell’istruzione e della formazione. Con il termine «lifelong learning» si intende l’educazione durante tutto l’arco della vita, quell’educazione che inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento.

[3] Coyle D. , Content and Language Integrated Learning, Cambridge University Press, 2010

[4] H. Gardner, Formae mentis, Milano, Feltrinelli, 2010

La supervisione di tirocinio: un’occasione di incontro

Terzo appuntamento con il tema dell’apprendimento!

Chi ci dona i suoi pensieri è Silvia Botta, assistente sociale presso il Ministero della Giustizia, formatore ed eccezionale supervisore, una di noi ha avuto la fortuna di incontrarla come collega ed ha appreso da lei l’essenza di molti aspetti della nostra professione!

Fatevi trasportare nel personale racconto di un percorso che vede coinvolti il supervisore, il tirocinante, l’apprendimento .. ma non solo!

Mettetevi comodi e buona lettura!

 

Da molti anni, nell’ambito della mia professione di assistente sociale, mi viene richiesto di seguire giovani studenti del corso di laurea in servizio sociale, come tirocinanti all’interno dell’ente in cui lavoro. Ogni volta accetto con entusiasmo; lo facevo anche prima, quando non era riconosciuto in alcun modo questo impegno e non erano attribuiti i crediti formativi per questo tipo di attività. Ricordo la prima volta, quando l’Università di Novara mi chiese se volevo seguire una tirocinante: mi sono sentita fiera di questo compito, nonostante la mia giovane età, abbastanza vicina a quella della studentessa, convinta dell’importanza del ruolo del referente supervisore nel percorso scolastico dell’assistente sociale e della costruzione del sé professionale. Fu un’esperienza estremamente arricchente per me come persona e come professionista e devo dire, senza retorica, che da quella volta ogni tirocinante che ho incontrato mi ha trasmesso molto dal punto di vista della relazione e ha contribuito a farmi cogliere aspetti della professione diversi e importanti.

Uno dei momenti più significativi è il momento del primo incontro, a cui segue l’accoglienza nel servizio, un luogo estraneo, spesso idealizzato, dove lavora altro personale, con delle dinamiche e degli equilibri propri. Il servizio accogliente ha una sua dimensione organizzativa, difficile da spiegare, ma soprattutto è determinante nell’accoglienza o meno degli studenti, che portano una ventata di “aria fresca”.

Naturalmente ciascun studente, con età diverse, contesti di appartenenza diversi, si è presentato al servizio, portando con sé la propria storia, le proprie aspettative, le proprie motivazioni che lo hanno portato a scegliere questo tipo di studi.

La voglia di incontrare l’altro, di sperimentarsi in prima persona con l’utenza sono caratteristiche comuni a quasi tutti gli studenti.

Il ruolo del supervisore del tirocinio che viene richiesto dall’università è quello di contribuire all’apprendimento attraverso l’esperienza. Lo studente arriva con un bagaglio di conoscenze teoriche, che deve utilizzare nella pratica operativa, partendo da un periodo osservativo, che comprende l’analisi della documentazione prima e poi l’affiancamento al supervisore durante l’esercizio della professione. Compito del supervisore è quello dunque di aiutare lo studente a entrare nel mondo dei servizi, con una chiave di lettura critica che gli viene fornita dalla formazione universitaria e aiutarlo a rielaborare l’esperienza, con la riflessione, le sedute di supervisione, il confronto continuo. Mi vengono anche in mente i lunghi viaggi in macchina per raggiungere la sede della casa circondariale, le strutture comunitarie e le case degli utenti. Durante questi viaggi molti tirocinanti ponevano le domande sulle storie delle persone che andavano a incontrare, quasi che la conoscenza completa della situazione li ponesse in una condizione di maggiore controllo, rispetto alla problematicità dei casi. Altri invece preferivano parlare di loro, perché si crea sempre una relazione, che riguarda due persone e che può andare oltre i ruoli.

Il supervisore coglie i tempi dello studente, il suo grado di apprendimento, la sua capacità di utilizzare le informazioni e da questo indirizza il percorso di tirocinio.

La presenza costante di un osservatore attento come il tirocinante, fa sì che il supervisore si senta responsabile di rendere chiaro e trasparente l’agire professionale. Molti interventi che spesso vengono svolti in maniera frettolosa e standardizzata, al momento che vengono spiegati allo studente, riacquistano la loro specificità e la persona a cui sono rivolti ridiventa finalmente unica, come dovrebbe essere. Allo stesso tempo è necessario presentare anche le problematiche che caratterizzano i servizi, senza però limitarsi al consueto e tipico atteggiamento di sconforto, ma in ottica di possibili ipotesi di soluzione.

Il tirocinante ha il diritto anche di sperimentarsi in prima persona, sia nella relazione con le persone, sia nella stesura di relazioni scritte e nell’utilizzo degli strumenti a disposizione del servizio. La possibilità di “vivere” l’esperienza in prima persona, consente allo studente di assumere in maniera graduale compiti e responsabilità. Nonostante la voglia di sperimentarsi, il tirocinante di solito vive queste prime esperienze con incertezza, con la paura di sbagliare, con il desiderio di trovare una soluzione al posto della persona. Egli porta con sé i propri valori, le sue conoscenze e le sue risorse e perché no, i suoi piccoli o grandi pregiudizi sul cosiddetto “diverso”, che poi diverso non è, ma soltanto non conosciuto. Il supervisore ha il compito di sostenere lo studente in questo percorso, attraverso la riflessione sui punti di forza e sulle criticità.

Anche la necessità di garantire alla comunità professionale la buona preparazione, dal punto di vista metodologico e deontologico, dei futuri professionisti assistenti sociali, è un grande onere per il supervisore. Acquista pertanto molto importanza la verifica, in collaborazione con il tutor dell’università, degli obiettivi formativi, in un’ottica dell’acquisizione graduale dell’autonomia dello studente.

Ma si può apprendere ad essere un assistente sociale competente ed in grado di inserirsi nella realtà dei servizi, che ad oggi assumono caratteristiche complesse e variegate? Si può trasmettere la passione per il proprio lavoro, dopo tanti anni di esercizio della professione?

Penso di sì per entrambe le domande. Credo che un supervisore attento riesca a trasmettere un po’ di sé e delle sue competenze professionale, nel rispetto dell’individualità dello studente, mettendosi continuamente in gioco, auto valutandosi, non dando mai per scontato né la semplice procedura né alcun tipo di relazione con l’altro. Se tale atteggiamento è vero viene percepito dallo studente, che, seppure con le proprie peculiarità, in chiave critica, riuscirà a cogliere i valori che caratterizzano l’agire degli assistenti sociali e che faranno parte della sua identità professionale, se sceglierà di diventare un professionista nel sociale. Non è detto, infatti, che tutti gli studenti svolgeranno il lavoro di assistente sociale; l’importante che l’esperienza di tirocinio possa essere utile per effettuare in futuro scelte consapevoli.

Ritengo tuttavia che ciò che può fare la differenza e contribuire a far sì che il percorso di tirocinio sia veramente efficace sia l’incontro unico tra i vari interlocutori ( l’università,lo studente,l’ente,il professionista, l’utenza), che condividono, seppure con ruoli diversi,per un periodo di tempo un’esperienza formativa reciproca e di crescita personale.

Open Mind

E’ iniziata una nuova settimana ed eccoci puntuali con un nuovo contributo sul tema del mese!

Chi ci regala un testo che intreccia i concetti di apprendimento e felicità ma ci racconta anche di una innovativa creazione professionale è Barbara Celia!

Assistente sociale esperta in ambito giuridico, consulente del Ministero della Giustizia e componente del gruppo esperti della Cooperativa Sociale E.T, ma anche docente formatore e mamma!

Ha avuto entrambe noi come colleghe, ahilei!

Seguite qui il progetto,

mettetevi comodi

e

buona lettura!!

 

 

 

Apprendere: voce del verbo avere sete. Una sete che gusta, assaggia, desidera. E che ad un certo punto trabocca e irriga.

A volte mi guardo indietro e scopro questo sapore e questo regalo della vita. L’aver voglia di imparare e la capacità di stupirmi dell’incontro con chi, diverso da me, sa raccontarmi cose nuove sulla vita.

Sorrido quando i giovani che incontro arrivano entusiasti alla laurea e dicono “finalmente è finita”, “ho smesso di studiare”. Sorrido perché il mio augurio inconfessato è: “ti auguro che non sia così”.

La felicità e la soddisfazione del mio lavoro nascono da questo: che è sempre tutto un “già e non ancora”, un apprendere, un imparare e un poter poi raccontare.

Lavorando nel sociale respiri la vita, entri nelle case, conosci storie, incontri volti e la realtà spesso supera la fantasia; e il mondo accademico assume forme e colori che i libri spesso restituiscono sbiaditi.

Da questo desiderio è nata da un anno una piccola creazione professionale. Un luogo di incontro tra professionisti diversi: assistenti sociali, educatori, psicologi, counselor, pedagogisti… e chissà chi arriverà ancora?!

Un’equipe appassionata che vuole aprire mente e sguardo verso le persone e verso il sapere.

“Open Mind”: un progetto sostenuto dalla Cooperativa E.T. che pian piano prende forma in base alle persone, alle loro esigenze e alle loro richieste. Un gruppo di “esperti” che vogliono guardare alcune questioni da diversi punti di vista. Molti di noi hanno più di una laurea, specializzazioni eppure ci accorgiamo che l’altro può regalarci nuovi sguardi e che insieme è tutto più ricco.

Da soli non bastiamo a noi stessi. Senza l’altro il nostro sapere sfugge.

Quest’anno abbiamo lavorato molto con gli insegnati, loro ci hanno accompagnato verso il mondo dei genitori e i genitori ci hanno chiesto di lavorare coi loro figli. E dagli occhi dei ragazzi rivediamo la passione, i desideri e le paure degli adulti, in un intreccio di storie che a volte conduciamo e altro volte ci conducono.

Nuove riflessioni, nuovi incontri e nel mio offrire un sapere, oggi, mi sento arricchita e grazie alle persone che mi ascoltano e si confrontano mi accorgo di poter regalare nuovi dettagli, nuove attenzioni.

Nell’incontro ci si presenta, ci si sfiora, si stringe un patto a doppio binario e spesso nella vita è più quello che ricevi, di quello che puoi restituire.

Nella cameretta di mia figlia, insieme ad un’amica assistente sociale e a mia sorella abbiamo disegnato questa vignetta.

Penso sia il traguardo e il desiderio di ogni vita. Essere vergognosamente felici. E non lo si può mai fare stando da soli.

 

cof

Chiamata alle Arti!

Riappropriandoci del nostro Diario di Bordo cominciamo il mese di Aprile con un nostro contributo, a suo modo calzante con il tema dell’apprendimento!

Vi raccontiamo un progetto di cui siamo orgogliosissime e nel quale crediamo molto, un processo creativo, ma anche un’occasione per apprendere qualcosa di se stessi e del proprio gruppo di lavoro!

Vi sveliamo una parte del percorso che ci ha viste coinvolte in prima persona tra il 2017 ed il 2018!

Se la domanda “che cosa possono fare arte e coaching per le organizzazioni , le aziende e i contesti lavorativi ?” , vi incuriosisce …forse non dovreste prendere impegni per Venerdì 13 Aprile e dovreste organizzarvi per venire a trovarci !

Per chi non potrà esserci avrete presto altre notizie!

Buona lettura


CHIAMATA ALLE ARTI!

– seconda edizione –

Arte e coaching : processi creativi al servizio dei contesti lavorativi

 

 

L’arte ed il Coaching condividono gli stessi valori: espressione di sé, creatività, scoperta, condivisione intima; e ancora: l’esserci, hic et nunc, l’assenza di giudizio e l’autenticità.

Sulla base di questa convinzione 8 coach del Coaching Club Piemonte Associazione Italiana Coach Professionisti  hanno ideato il progetto Chiamata alle Arti! un nuovo modo di approcciarsi alla formazione ed al benessere lavorativo, dove arte e contesti di lavoro beneficiano reciprocamente delle proprie risorse e potenzialità, grazie e per mezzo del coaching!

Nel 2017 il team del Coaching Club Piemonte di AICP ha affrontato una procedura di selezione delle proposte artistiche ricevute, ha seguito l’incontro tra artisti e contesti lavorativi, ed ha divulgato l’opportunità progettuale ed il “buon coaching” durante un evento patrocinato dal Comune di Torino avvenuto il 21 Maggio 2017.

Da allora 4 degli 8  progetti sono stati realizzati in Piemonte con il coinvolgimento di

Gli artisti hanno avuto l’occasione di approfondire la propria identità, in percorsi di scoperta del proprio potenziale e di ricerca di una strategia volta all’impiego dell’Arte al servizio di un contesto lavorativo.

Le imprese che hanno scelto di beneficiare del progetto, attratte da un particolare tipo di espressione artistica, hanno a loro volta avuto occasione di raggiungere i propri obiettivi di benessere, come ad esempio consolidare il proprio brand, definire l’identità dei team presenti al loro interno, esplorare la natura e la forza delle relazioni dei soggetti partecipanti, valutare e migliorare le strategie interne di efficacia e visibilità, confrontarsi con la leadership, ed altro ancora.

La professionalità e l’etica dei coach AICP del Piemonte ha costituito l’opportunità per i partecipanti al progetto di sperimentare benefici e potenzialità del coaching.

Il team lavora da anni alla propria crescita professionale, alla formazione continua, a progetti sfidanti che abbiano riscontri significativi e duraturi per la società e per le sue componenti attive, e ovviamente alla divulgazione del buon Coaching.

L’anno scorso l’evento è stato un successo !

Per scoprire i contenuti del progetto e per capire se percorsi simili sarebbero calzanti ed utili al vostro team di lavoro, non c’è occasione migliore di partecipare all’evento conclusivo di questo percorso!

In qualità di socie di AICP Piemonte vi invitiamo quindi ,anche quest’anno, all’evento di  presentazione dei risultati del progetto :

Venerdì 13 aprile dalle ore 18.00 alle 21.00

presso il Centro Interculturale di Torino

Con il patrocinio del Comune di Torino, all’evento interverranno il Responsabile Regionale AICP ed i rappresentanti dei contesti lavorativi coinvolti, per offrire ai partecipanti le testimonianze dirette di chi ha già beneficiato dei percorsi dedicati !

Come partecipare? è sufficiente registrarsi su EVENTBRITE!

Vi aspettiamo !

 

La casa del ciliegio

Concludiamo il mese con un dono davvero speciale!

L’autrice dell’articolo di questa settimane è Ivana Nikolic, Rom di nascita, cittadina del mondo per scelta, conosciuta da una di noi nel mondo della danza, è una professionista che ha molto ma molto da raccontare!

Nel suo articolo ci fa entrare con orgoglio nella sua storia, ci descrive un passato complesso e impegnativo, un presente ricco di intenzioni e di volontà , il futuro colmo di sogni e desideri e l’idea che l’umanità e la fratellanza possano affermarsi come valori fondamentali dell’essere umano!

Ivana si descrive come un albero di ciliegio, radicata al terreno ed alle sue origini, ma capace di raggiungere con le fronde i proprisogni,  un albero ramificato in molteplici interessi, per la danza, in difesa dei diritti umani , per l’educazione e i diritti dell’infanzia!

Ivana ci dimostra che non è necessario rinunciare alle proprie radici per affermarsi, anzi!

Grazie ancora al’insegnante di danza di una di noi e buona letura a tutti voi!

 

 

 

La casa del ciliegio

 

Il primo ricordo che posso definire davvero mio e non costruito dai racconti dei miei genitori narra la magia di una serata trascorsa nel campo nomadi: all’orizzonte lampeggiano le luci dell’aereoporto di Torino e noi siamo tutti stretti attorno ad un televisore. Ci sono donne, uomini, bambini ed anziani e lo schermo trasmette il film Disney “La Sirenetta”, il primo della mia vita.

È il 1996 ed io ho cinque anni. Sono arrivata a quel campo con i miei genitori e mio fratello Rasid, dopo una lunga avventura: la nostra storia inizia nel 1991 a Vukovar, oggi in Croazia ma allora parte della Jugoslavia. Io e la mia famiglia abitavamo lí, nelle campagne limitrofe, coltivavamo un terreno e vivevamo sereni nella “casa del ciliegio”. Cosí la ricorda ancora mia madre, quando la nostalgia la attanaglia.

In quegli anni mia madre lavorava anche al servizio di una gentile signora serba, un’insegnante di nome Jovanka che poi sarebbe diventata per noi una sorta di “fata madrina”. Fu lei infatti la prima a capire che per la mia famiglia i tempi sarebbero diventati pericolosi.

Nel 1991 la nostra patria, la Jugoslavia, inizió ad andare in mille pezzi. L’origine di tale disfacimento fu nel 1989, per noi anno di nascita di mio fratello, ma per il mondo la fine dei regimi comunisti dell’Est europeo, il che per la Jugoslavia avrebbe significato la fine dello stato socialista di Tito e la ripresa dei nazionalismi etnici tra serbi,croati, bosniaci e montenegrini, ovvero della guerra di tutti contro tutti. Noi di tale guerra eravamo parte integrante: mio padre é un rom serbo-ortodosso, mia madre una rom bosniaca-musulmana, io, nata a Novi-sad,sono serba e mio fratello, nato a Bania-luca, è bosniaco.

-Non é piú terra per voi questa- disse un giorno la signora Jovanka- se volete un futuro dovete andarvene-.

Il primo a lasciare il paese fu mio padre, il quale era un serbo refrattario alla guerra e pertanto considerato disertore, ma non ha mai raccontato come riuscí ad attraversare la Croazia, allora in guerra con la Serbia, per rifugiarsi in Germania.

Mia madre rimase a Vukovar con me e mio fratello, nascosti nelle cantine della casa della nostra fata madrina. Soltanto molti anni dopo, leggendo il diario di Anna Frank, potei capire le ore di angoscia e paura che mia mamma e la signora Jovanka dovevano aver passato.

Nel 1992 la situazione del Paese si fece insostenibile a causa della guerra tra Serbia e Bosnia Erzegovina e la conseguente guerra civile tra serbi-bosniaci e bosniaci-musulmani. La gravitá della situazione divenne tale che ormai non era piú sicuro rimanere nascosti neppure in cantina. Fu cosí che una notte di quello stesso anno mia madre, con noi bambini di uno e tre anni, si mise in viaggio su un pullman diretto in Germania, per ricongiungersi a mio padre: é sola, ha due figli piccoli, non ha soldi e solo un sacchetto con una pita e un cartoccio di latte, ma ha molto coraggio o forse molta disperazione. Non ha soldi per il biglietto, cosí consegna al conducente il passaporto col patto che le sarà restituito quando, all’arrivo in Germania, mio padre pagherá il viaggio, cosa che purtroppo non accadrà.

Gli uomini possono essere animali feroci come quelli che a Sarajevo e Sebrenica hanno collaborato a stupri etnici, violenze ed uccisioni di massa, ma possono anche essere solidali,gentili e caritatevoli, come lo furono i nostri compagni di viaggio sul pullman per la Germania.

Arrivati a …. e ritrovato mio padre, mia madre riuscí ad ottenere l’asilo politico in quanto bosniaca in fuga dalla guerra e lí ci fermammo per circa tre anni. Per lei in particolare furono anni difficili perché non aveva piú notizie della sua famiglia che viveva, o cosí sperava che fosse, in Bosnia. Tuttavia i miei genitori cercarono in ogni modo di creare attorno a me e mio fratello spazi di serenità: ci insegnavano tutto quello che sapevano, poco o tanto che fosse, giocavano con noi e ci raccontavano storie, tenendoci lontani dalle loro angosce.

Finalmente all’inizio del 1994, sempre grazie alla signora Jovanka, la mamma venne a sapere che i suoi genitori e le sue sorelle erano riusciti a fuggire dalla Bosnia e che si trovano in un campo a Torino. É qui che inizia l’ultimo capitolo della nostra avventura familiare: nel 1995 i nonni ci raggiungono in auto in Germania, decisi a portarci con loro in Italia. Nessuno ha i documenti e le frontiere da attraversare sono molteplici, ma non sarâ certo un viaggio clandestino a spaventare chi ha attraversato una guerra fratricida.

É cosí che, con mio padre e mia madre nascosti nel portabagagli e me e mio fratello sotto le ampie gonne gitane della nonna, siamo arrivati a Torino, al campo dell’aereoporto e alla magica sera in cui ho visto il primo film della mia vita.

Dopo non sono mancati i momenti difficili: abbiamo vissuto in una roulotte, abbiamo mendicato, siamo stati ospiti di case famiglia e di case di emergenza. In seguito peró i miei genitori hanno cercato e trovato un vero lavoro, abbiamo ottenuto una casa e noi figli, studiando, siamo diventati due alberi dalle radici forti e ricolmi di frutti, proprio come quel ciliegio che avevamo nel giardino di casa, a Vukovar, i cui fiori e colori hanno sempre accompagnato i ricordi della mia infanzia.

La scuola ci ha permesso non solo di crescere ma di essere, perché, come dice sempre mio padre, solo l’istruzione salva le persone dall’autodistruzione.

 

 

Io sono stata una bambina Rom fortunata, perché la mia famiglia ha sempre dato valore all’istruzione e, anche quando siamo arrivati in Italia, nonostante le condizioni sfavorevoli del campo nomadi in cui ci hanno confinato, lontano e mal collegato alla città, io e mio fratello abbiamo sempre frequentato la scuola. I miei genitori hanno avuto la forza di superare le difficoltà e le barriere, pur di garantirci la possibilità ed il diritto di istruzione. Questa importanza data alla scuola, che mi ha permesso di studiare e frequentare l’università oggi, è il risultato di una condizione, come quella della mia famiglia, di chi non aveva mai vissuto in un campo nomadi, prima dell’Italia. Infatti, il meccanismo italiano che chiude i Rom nei campi, con il tempo, crea un ghetto, all’interno del quale ci si sente protetti, mentre l’istruzione implica un confronto con il mondo esterno che discrimina e fa paura. Ciò crea un circolo vizioso che porta a un rifiuto della scuola, tanto da parte delle famiglie quanto da parte dei bambini stessi. Al contrario, la mia famiglia ha reagito a questa dinamica e fatto fronte ai pregiudizi attraverso la negazione della propria identità, perché quello sembrava l’unico modo per inserirsi nella società esterna. Nascondendo di essere Rom, io e mio fratello siamo riusciti a frequentare la scuola con i tempi e le modalità di tutti gli altri, al contrario di altri bambini che, ammettendo di essere Rom, venivano trattati come diversi, attraverso orari e programmi scolastici differenti. In questo modo, mio fratello ed io abbiamo avuto un percorso scolastico positivo, grazie prima agli stimoli dei nostri genitori e poi a quelli degli insegnanti ed educatori incontrati che ci hanno seguito, sostenuto e incoraggiato. La scuola e l’istruzione ci hanno dato gli strumenti non solo per proseguire gli studi ma anche per sviluppare e formare il nostro pensiero, spirito critico, consapevolezza ed autonomia.

Come molti autori dichiarano, tra cui Dewey, Rousseau, Montessori e, oggi, Mariani, a scuola sono importanti i contenuti, ma soprattutto la formazione della persona del bambino, che non è solo un pozzo da riempire di nozioni, ma è un uomo, di cui va sviluppato il pensiero, l’empatia, la capacità relazionale e l’interesse per ciò che apprende. Se non si forma la persona restano conoscenze aride, mentre si perde l’impegno e l’apprendimento consapevole, quello che può essere utilizzato nella vita quotidiana. Per questo è importante che il bambino, fin da piccolo, riceva stimoli, amore incondizionato ed accettazione.

Infatti la crescita di una persona dipende in gran parte dai suoi primi scambi relazionali. Se trasmettiamo a un bambino l’idea che, se fa le cose per bene, lo ameremo di più, alla fine questi capirà che il suo valore dipende dai suoi successi. Quando il bambino commette un errore, non dobbiamo sorprenderci che sia sopraffatto dalla tristezza: etichettandolo come intelligente e straordinario dopo il suo successo, dedurrà che, se non ottiene ciò che si era proposto, è perché è “uno sciocco e un mediocre”. Al contrario, deve essere sostenuto e incoraggiato, tanto davanti ai successi quanto agli insuccessi, altrimenti è impossibile costruire un’identità personale forte ed emotivamente adattata, a maggior ragione se appartenente a una minoranza etnica. I bambini Rom infatti incontrano molte difficoltà, legate al fatto di essere contemporaneamente stranieri, parte di una minoranza etnica molto stigmatizzata e legati a uno stile d vita diverso dagli altri, ovvero quello del campo. Esiste infatti una discriminazione interna alla discriminazione, tra i rom che vivono in casa e quelli in roulotte, che hanno tempi e modalità di vita quotidiana difficilmente integrabili con il resto dei bambini che frequentano la scuola.

Io, da bambina Rom, ho ricevuto sostegno, stimoli ed accettazione incondizionata a scuola, ma al prezzo di rinnegare la mia identità etnica.

Allora mi chiedo e vi chiedo: si può essere Rom ed essere integrati o per integrarsi è necessario negare di essere Rom?

Il bambino che nega di essere Rom sa che le proprie radici vengono fatte coincidere con un’immagine negativa, quella dello zingaro, a tal punto che lo stesso bambino se ne convince e la assimila. Ciò crea inquietudine, insicurezza, difficoltà relazionale e disagio perché, dentro di sé, quel bambino sa di essere sì diverso dagli altri, ma diverso con un’accezione negativa, e questo lo colloca in un limbo identitario.

Al contrario, questa diversità dovrebbe essere considerata come positiva, accettabile e soprattutto arricchente: la diversità, le radici del bambino Rom vanno nutrite affinché possa crescere e trasformarsi in un albero ricco di fiori e di frutti, perché la differenza di cui si fa portatore non è altro che una risorsa da sfruttare. Se invece, tali radici non vengono nutrite, il bambino si svilupperà in un albero che secca, più propenso al disagio e alla devianza in adolescenza e in età adulta.

Quando vivevo in Serbia avevamo un ciliegio in giardino e quando siamo arrivati in Italia, c’era un albero uguale vicino al campo. I fiori e i colori di quell’albero hanno sempre accompagnato i miei ricordi di infanzia.

Aver negato di essere Rom, mi ha permesso di crescere e diventare un albero forte e bello, eppure ancora incompleto. Soltanto oggi, che accetto e dichiaro la mia identità, mi sento come quell’albero di ciliegio, pieno di fiori e di frutti.

 

Ciò che spero è che tutti i bambini Rom non dovranno mai sentire il bisogno di nascondere o recidere le proprie radici, per poter finalmente crescere ed essere ciò che sono.

 

 

#LUOGHICOMUNI

 

Il mese dell’orgoglio è Marzo …senza dubbio! 

Orgoglio di essere assistenti sociali , di essere libero professioniste, di essere socie, di essere …entrambe così matte, avventate e appassionate ma anche orgogliose della nostra professione da volerla comunicare in tutti i modi ! 

Vi raccontiamo riappropriandoci del Diario di Bordo,  proprio oggi 20 Marzo2018, #wswd2018 giornata mondiale del servizio sociale, un progetto a cui lavoriamo da tempo,

che oggi fà il suo debutto sul web e che ci riempie di orgoglio :

la  puntata zero della web serie #LUOGHICOMUNI! 

…BUONA VISIONE !!!

Perchè abbiamo deciso di creare e produrre  una web-serie ?

Vogliamo raccontare la professione dell’assistente sociale, esporre la nostra visione delle realtà sociali ed aprirci al dialogo con i cittadini e le comunità, comunicando con gli altri, attraverso i social e la rete al fine di contribuire, concretamente, alla rappresentazione della nostra professione, rendendola davvero prossima ai più.

Per questo insieme alla casa di produzione VIDEOZONE di Milano abbiamo lavorato, per mesi, all’ideazione di questa webserie composta da sei puntate!

Ritmo incalzante, passo veloce e stile divertente, diciamocelo fin da subito a tratti dissacrante, la nostra vuole essere una web serie per tutti coloro che usano, frequentano e comunicano con i social e che in pochi minuti vogliono divertirsi, saperne di più e condividere contenuti!

Abbiamo scelto di chiamarla #LUOGHICOMUNI perché vogliamo proprio parlare dei luoghi comuni di cui solitamente sono oggetto gli assistenti sociali, le persone che accedono ai servizi ed i servizi stessi, ma anche perché vogliamo rappresentare concretamente i luoghi che a nostro parere sono di tutti, per tutti e accolgono tutti…i servizi sociali!

L’episodio zero di #luoghicomuni è online da oggi  su YOUTUBE  e su facebook  è comparsa una nuova community la pagina della WEBSERIE #LUOGHICOMUNI  !!!

Perché sei puntate?

L’impianto della webserie è stato pensato per raccontare in ogni puntata un ambito di intervento della professione, uno stereotipo legato ad essa, uno stile di lavoro, un aspetto della vita privata di noi professionisti, un pensiero indicibile e qualche tema a noi caro, come il precariato e la colleganza ma soprattutto il filo conduttore tra le puntate sarà il metodo professionale di lavoro degli assistenti sociali e le sue fasi!

Come sempre però, per noi di Assistenti Sociali Online un progetto non è mai tale… se non può essere è aperto, condiviso e coinvolgere le comunità …ed è per questo che per realizzare le prossime cinque puntate vogliamo di coinvolgere tutti quelli che vorranno partecipare!

Partecipare a  partire dalla costruzione della sceneggiatura con le  idee, racconti , immagini, critiche costruttive e suggestioni per arrivare al finanziamento e aiutarci nel sostenere la copertura dei costi di produzione di  un progetto così importante e …ambizioso !!!

Come si può  fare a contribuire con le idee?

Scriveteci sulla pagina facebook WEBSERIE #LUOGHICOMUNI  cosa vorreste fosse rappresentato e vi passa per la testa se vi diciamo assistente sociale… luoghi comuni, pensieri, emozioni, descrizioni di uffici, abitazioni, gag, storie di vita, storie professionali, storie di precariato, stili, ambiti di lavoro, esperienze… e chi più ne ha più ne metta! Ricordatevi di inserire il nostro hashtag di riconoscimento nel post: #luoghicomuni!

Come si può contribuire materialmente a finanziare il nostro progetto e permetterci di girare nuove puntate? 

Il progetto prevede la realizzazione e messa online di una puntata ogni qualvolta raggiungiamo il budget di 7.000 euro a copertura di tutte le spese previste, per questo se il progetto vi piace potete contribuire partecipando alla raccolta fondi cliccando sulla pagina https://www.produzionidalbasso.com/p…/webserie-luoghicomuni/ !

Ringraziamo  VIDEOZONE per l’intenso lavoro, gli attori Michele di Giacomo e Mauro Cipriani per la professionalità dimostata, le comparse Riccarda Viglino,Domenico Catalano Sara Sinigaglia e Annacarla Vezzetti per l’allegra partecipazione, Casa del Quartiere di San Salvario -Torino- per l’ospitalità e la pazienza, la ditta Facciamo una Pausa Caffè? – Vidamatik per la fornitura del materiale!

Si ringraziano collegh*, amici, parenti per aver contribuito alla realizzazione della puntata pilota partecipndo all’iniziativa tazze e caldenari selfmade ma non solo!

Attendiamo trepidanti i vostri suggerimenti e commenti, le vostre proposte ed idee e se avrete voglia… donazioni !

Le musiche arrivano da :
http://www.joshwoodward.com/
http://www.lloydrodgers.com/
http://audionautix.com/
Creative Commons License 3.0

 

ProudTObeAssistentiSocialiOnline

Il tema del mese di marzo per la chiamata allo scrivere del blog è l’orgoglio, 

abbiamo scelto di aprire noi le danze e raccontarvi quanto siamo orgogliose della nostra creatura !!!

Buona lettura e …#followtheline! 

 


ProudTObeAssistentiSocialiOnline

 

Questo è il mese del nostro anniversario!

Ebbene sì, sono già passati 12 mesi dal debutto in società del nostro progetto di libera professione condivisa,  il 21 marzo Assistenti Sociali Online compirà un anno!

Il primo compleanno, è un evento importante e indimenticabile per tutti, alzi la mano chi non ha nascosta in qualche album di famiglia o incorniciata alla parete del soggiorno almeno una foto con sé stesso in piedi  su una sedia davanti alla torta con tanto di candelina solitaria o numerino ?!!!

Anche noi non vediamo l’ora di festeggiare, e poco importa se la nostra è una creatura stramba, folle e quasi aliena … due teste, quattro mani , due cuori, un mouse ed un miliardo di idee …

 

 

Chi di voi ci segue dall’inizio dell’avventura sa che in realtà i pensieri sul nostro progetto condiviso di libera professione sono partiti ancora prima, almeno 3 anni fa ! Ci è voluto del tempo per rispondere a delle potentissime domande che siamo felici di esserci poste allora: cosa vogliamo fare insieme, che cosa siamo capaci di essere, di fare e di diventare, in che cosa abbiamo bisogno di migliorare, quale spazio del mercato vogliamo occupare, che tipo di professioniste vogliamo dimostrare di  essere…

Beh, oggi possiamo dire che tutto il tempo speso a creare nei minimi dettagli il nostro progetto è servito, e molto! Un po’ come durante una gravidanza, una gestazione, il tempo di crescita delle idee ed il loro prendere forma ci ha permesso di far radicare il nostro progetto e renderlo davvero condiviso e contrattato tra due teste dure!

Con l’arrivo del complenano abbiamo fatto dei bilanci ed espresso dei desideri!Questo primo anno della nostra creatura, ci ha regalato tante fatiche, notti poco riposanti, momenti di gioia pura, qualche fallimento ma sopratutto tantissime soddisfazioni! Possiamo e vogliamo migliorare sotto molti aspetti, da brave coach ci poniamo costantemente degli obiettivi sfidanti,  ma ci siamo rese conto dal 21 Marzo 2017 ad oggi  di aver costruito molto e abbiamo deciso di raccontarvelo e celebrarlo perché in fondo i compleanni servono proprio a questo…no?!

Siamo orgogliose di rivelare al mondo intero (anche se solo il nostro piccolo grande mondo) cosa possono fare due assistenti sociali insieme se decidono di uscire dai soliti luoghi, i #luoghicomuni,  lanciandosi sul mercato per creare la propria attività libero professionale, combattere gli stereotipi della professione ed andare a camminare sul territorio in mezzo alle persone ed alle altre realtà!

Una giustificata fierezza rispetto alla nostra professione!

…ecco, questo vogliamo trasmettere. Fierezza.

Siete pronti? Vi raccontiamo alcuni momenti salienti del nostro cammino!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ per noi d’obbligo partire da qui, dal fumetto che vedete nelle foto con la scritta “Sono un assistente sociale … cosa vuoi chiedermi?”. Vi raccontiamo la sua storia certe che vi affezionerete a lui come d’altronde lo abbiamo fatto noi!

La Casa del Quartiere di San Salvario (CQ) è la prima realtà del territorio alla quale ci siamo avvicinate, innamorate del suo essere un laboratorio condiviso per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali che coinvolge associazioni, cittadini, operatori culturali e molti altri strani figuri! Seguaci del loro sito e della pagina facebook, Giulia è una fan sfegatata da tempo, abbiamo visto la scorsa estate la call per proporre attività da inserire nel programma 2017/2018, ci siamo presentate al primo piano, ci siamo confrontate con Sara e abbiamo deciso di partecipare .. e siamo state selezionate!

A settembre in occasione della festa di presentazione delle attività 2017-2018 della Casa ci siamo rese conto di dover necessariamente strutturare un modo di presentarci e proporci efficace e chiaro, spiegando tanto per cominciare cosa facciamo in quanto assistenti sociali e poi come lo facciamo da libero professioniste! Vi garantiamo che non è stato semplice ma un lampo di genio, un picco di creatività ci ha illuminate, ed è nata l’idea del fumetto, di camminare tra le persone della festa e del quartiere, chiacchiere con loro e far scrivere direttamente sul fumetto le risposte alla nostra domanda!

Ci siamo esaltate nel momento della creazione dell’idea, abbiamo letteralemnte saltellato alla consegna del prodotto finito da parte di Il Quadrifoglio Creazioni in Polistirolo ed eravamo davvero davvero emozionate durante la giornata, non capita tutti i giorni di sbandierare al mondo la nostra professione, ed è stato bellissimo!

Da allora non ci separiamo più dal fumetto, ci segue in tutte le nostre attività!

Quali?

Nel programma della Casa sono stati inseriti un percorso in piccolo gruppo per siblings, un percoso in piccolo gruppo per caregivers ed abbiamo concordato con l’Agenzia per lo Sviluppo di San Salvario l’attivazione de “L’ antenna”, uno sportello di orientamento ai servizi socio-sanitari che tutti martedì  per 3 ore ci ha visto e ci vede presenti nelle stanze della Casa del Quartiere ed al bar  per offrire consulenza ed orientamento a “residenti”, “abitanti” o semplici frequentatori e  avventori ! Da Settembre ad oggi decine di persone si sono avvicinate a noi e al nostro fumetto per chiederci consulenze ed orientamento su servizi, risultati delle partite, informazioni sulle prestazioni, interventi di mediazione … ed abbiamo potuto offrendo il servizio racconatre nel concreto cosa fa l’assistente sociale!

 

 

I 2 gruppi, di siblings e caregivers, non si sono invece attivati per mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti, è sttao un mometo di riflessione e dicrescita, ma soprattutto queste 2 débâcle hanno portato a 2 concreti e tangibili risultati :il rientro nel Coordinamento Siblings di Paideia e la conoscenza della rete territoriale del volontariato di San Salvario per gli anziani, che ci ha poi incaricate nell’ambito del progetto Senior di Quartiere  di contribuire all’attività di  formazione ai peer senior territoriali per 3 giornate formative !

 

 

E diciamocelo, essere inserite nel programma della Casa è stato un ottimo biglietto da visita per presentarsi, sempre a nostro modo, alle altre realtà!

Volete un esempio?

Passeggiando per Venaria ci siamo imbattute in una costruzione di vetro con cornici che somigliano a quelle delle streghe delle fiabe, ci siamo avvicinate ed abbiamo letto: Inqubatore Qulturale Corona Verde di Venaria. Interessante. Ci siamo chieste, ma che si fa qui? Ed abbiamo scoperto una realtà che abbiamo percepito fin da subito come affine  perchè propone alla cittadinanza diversi e variegati sentieri, tra i quali quello educativo!

Ci siamo presentate, anzi ad onor del vero è stata Cristina, alla porta dell’Inqubatore in giorno ed orario d’apertura ed abbiamo preso d’assalto Fabio, ci siamo conquistati a vicenda! Abbiamo pensato a cosa fare insieme e sono nati due percorsi di gruppo differenti!

Il momento di ideazione dei percorsi è quello in cui ci il nostro bambino interiore si sente davvero libero, diamo sfogo alle nostre competenze ed attiviamo processi creativi a dir il vero fantasiosi! Prepariamo uno scheda progetto, dove indichiamo tempi, metodologie, obiettivi, attività, contenuti ed indicatori di verifica e predisponiamo un volantino di presentazione dei percorsi!

Ma bando alle ciance, eccoli qui:

  • Ascoltami che ti leggo –  un laboratorio basato sui metodi della song therapy volto a far sperimentare agli adulti ed agli adolescenti nuove strategie di comunicazione – anticipato da una serata di incontro gratuito ed aperta alla cittadinanza dal titolo “Come comunicare con gli adolescenti” !

La partecipazione alla serata è stata davevro calorosa, 15 i partecipanti che si sono presentati alla porta dell’inQubatore hanno partecipato attivamente alle attività dando ottimi rimandi! Il laboratorio invece non ha raggiunto il numero minimo degli iscritti, ma anche qui, giocando al gioco di Pollyanna, abbiamo avuto due concreti e tangibili risultati! Siamo finite sul giornale!!! e ci ha contattato un Comune piemontese per proporre ai suoi cittadini il laboratorio Ascoltami che ti Leggo !

  • Laboratorio di Educaizone alla cittadinanza – un’occasione per i giovani cittadini di sperimentare le 8 competenze di cittadinanza individuate a livello europeo: imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire e interpretare l’informazione, attraverso il metodo del divert-apprendimento!

I moduli del laboratorio sono 10 e sono appena iniziati, ed udite udite, abbiamo ottenuto per la prima volta il patrocinio di un comune, Venaria ha scelto di patrocinare il nostro laboratorio!

Dobbiamo ammettere che sia l’articolo sia il patrocinio sono idee venute ad altri, ben accolte da entrambe, ma è propiro questo quello che ci fa credere sempre di più nell’importanza delle reti, dell’essere con altre persone in mezzo alle persone, perchè è generativo e potente!

 

 

Dai, lo sappiamo, sta diventando un articolo lunghissimo, ma abbiamo ancora qualche momento saliente da raccontarvi!!

Siamo andate all’assalto della Libreria il cammello di Nichelino, spazio di cultura e associazione attiva, conosciuta sul territorio della dura provincia sud di Torino, con le stesse modalità e anche qui ci hanno accolte a braccia aperte per proporre le nostre attività, il Laboratorio Pietra Carta Forbice e il Laboratorio di educazione alla cittadinanza! o stesso laboratorio di educazione alla cittadinanza (ssshhhh anche qui ha ricevuto il patrocinio del Comune!!).

Abbiamo stampato una cosa come 3000 volantini, e vi assicuro che capire quali sono le norme per la distribuzione dei volantini nei diversi Comuni è come districarsi tra i regolamenti della Nasa! e poi dove facciamo volantinaggio? chi se ne occupa? quando decidiamo di farlo rispetto all’avvio dei laboratori? un mondo nuovo da scoprire ed inventare! Pubblicizzare le attività e cercare clienti è una delle attività necessarie per la libera professione, avete mai creato un volantino? la grafica, i contenuti, le immagini, i colori, tutto va pensato in funzione dell’attività e del target delle persone .. ci siamo impegnate, abbiamo studiato .. e che ve lo diciamo a fare, dopo i primi modelli fai date, abbiamo dato l’incarico ad un professionsita esterno!! Va bene essere ecclettiche ma saper fare tutto sempre al meglio non è possibile, ognuno si occupi del suo pezzo di professionalità!

 

 

I percorsi non hanno ancora preso avvio, sono calendarizzati in questo mese di marzo, continuate a seguirci e vi terremo aggiornati!

Ma il Laboratorio Pietra Carta Forbice ha già avuto una sua storia, a Verolengo,  per 9 bambini e 5 famiglie, grazie all’ospitalità dell’Associazione So.Ra. Ca. Un laboratorio per conoscere e affrontare il fenomeno del bullismo in 5 incontri (2 incontri per le mamme e i papà e 3 incontri per i bambini) nel corso del quale  giocando, divertendoci e utilizzando le immagini di un cartone animato abbiamo affrontato e conosciuto meglio il fenomeno del bullismo parlando di relazioni, emozioni, ruoli ,  valorizzazione delle diversità, fiducia in sé stessi e nei propri mezzi, e di strategie per palarne tra bambini e con i grandi.

Qui ci siamo cimentate nella predisposizione dei contratti privati per la partecipazione ad un gruppo da parte di minori ed all’ideazione di una informativa privacy calzante con le attività del percorso. Vi siete mai chieste quanto è importante ogni singola parola contenuta in ciò che firmate? ecco, questo vale dalla parte dei clienti am anche da quella dei professionsiti! volete sapere quante versioni dei documenti abbiamo creato?! .2 .3 .5definito .6ultimaversione!!

Ma i bambini ci hanno stupito con effetti speciali!

 

 

Dai, ancora due cose!!!

solo due, ma ve le dobbiamo dire!

L’ultima associazione con la quale abbiamo iniziato a collaborare, ma soltanto in ordine di tempo è La Tenda Della Luna – Contro l’agire violento , un’associazione che oltre ad un fitto gruppo di donne (di quelle che oltre le gambe c’è molto molto molto di più !!!) conta tra i suoi iscritti anche uomini ma soprattutto professioniste : psicologhe, psicoterapeute, insegnanti, danza terapeute, fotografe, foto terapeute ed un avvocato, che collaborano per la promozione concreta della cultura di genere e contro l’agite violento, ciascuna dai propri punti di vista e con le proprie competenze!!!

Con loro avvieremo uno sportello di orientamento sociale per l’accesso ai servizi territoriali a sostegno delle donne vittime di violenza: uno spazio gratuito d’ascolto e di libero accesso  per tutte le che fanno riferimento allo sportello di ascolto psicologico già da tempo attivato dall’associazione e parteciperemo con le nostre competenze all’evento Un tesoro di donne: 5 laboratori espressivi itineranti che attraverso l’utilizzo della musica, del cibo, delle parole, delle immagini e del corpo offriranno in occasione della Festa internazionale della Donna l’opportunità di sperimentare diversi strumenti e possibilità di raccontare il femminile!!!

 

Alla prima riunione ci siamo ritrovate tutte sedute in cerchio in poltrone comodissime presentandoci e cercando di capire cosa potessimo fare insieme, il nostro pensiero è stato: ma davvero? davvero siamo così tante professioni riunite in una stanza e stiamo riconoscendo una all’altra le competenze specifiche e necessarie di ciascuna e stiamo attivando il pensiero laterale perfare qualcosa di diverso insieme? Appena troviamo la magana ve la diremo!!

 

Ma non credo la troveremo, amiamo quella che noi chiamiamo colleganza!

In qualità di libero-professioniste, abbiamo in questo anno sempre e comunque avvertito la  necessità di contribuire alle comunità professionali di cui facciamo parte! Abbiamo bisogno del confronto , dello scambio e della colleganza…anche nella libera professione e quindi da qualche mese abbiamo coinvolto le colleghe e i colleghi libero professionisti in incontri di coordinamento, confronto …e tutto quel  qualcos’altro che riusciremo a creare in futuro  insieme!

 

 

Senza contare che ci siamo attivate per contribuire alla crescita e tutela della comunità professionale di Servizio Sociale collaborando presso l’ Ordine Assistenti Sociali Piemonte nel Consiglio Territoriale di Disciplina ed all’interno del gruppo di lavoro sul servizio sociale di comunità, e a breve… “prossimamente anche sui vostri schermi”…debutteremo in qualità di relatori evento il 17 maggio 2018 promosso dal CROAS Piemonte “ AS sei social?” !

Vi siete iscritti?

Ma entrambe abbiamo anche un’altra comunità professionale, quella del coaching, dove partecipiamo attivamente a tutte le attività del Coaching Club  Piemonte di AICP, ci siamo dedicate “anima e core”…e soprattutto abbiamo dedicato ore per costruire, partecipare e prossimamente celebrare il buon coaching ! Il 13 Aprile vi invitiamo all’evento conclusivo della Primavera del Coaching 2017-2018  e del progetto “Chiamata alle Arti” che ha visto coaching ed arte coordinarsi, collaborare ed integrasi per favorire processi di cambiamento e benessere all’interno delle organizzazioni! e tanto per contaminare positivamente tutti gli ambiti in cui operiamo, uno dei progetti di Chiamata alle ARTI è stato accolto da assistenti sociali di un servizio sociale territoriale!

Siete curiosi? venite all’evento e vi racconteremo tutto nei minimi dettagli!

ok, se i nostri percorsi in collaborazioni con associazioni e comunità ci hanno dato tanto, abbiamo attivato in un anno di attività delle proficue collaborazioni anche con 5 organizzazioni pubbliche differenti: tre Uffici di Esecuzione Penale Esterna del Ministero della giustizia, con l’Università degli Studi di Torino sede di Città Studi Biella e con la Città Metropolitana di Torino ; ma siamo anche state cercate e contattate da realtà organizzative come Diaconia Valdese che, operante nell’ambito del progetto Corridoi Umanitari ed Rorino Inclusione Lavoro,  ci ha chiesto un preventivo per azioni ad integrazione delle attività già svolte dalla loro èquipe!

Tra i percorsi per persone e famiglie siamo riuscite ad avere l’incarico di  4 clienti privati, attivando 1 riunione di famiglia e 3 consulenze individuali!

Altrettante sono state le consulenze avviate in favore di altri professionisti: a partire da  un avvocato fino a due psicologi, passando per un preventivo in attesa di risposta da parte di un consulente del lavoro!

Nell’ambito della formazione oltre al percorso richiestoci dalla Agenzia dello sviluppo di San Salvario, abbiamo avuto altri 2 incarichi: uno presso Forte Chance con ragazzi minorenni in obbligo formativo, un incarico presso Consaf Agenzia Formativa per direttori di comunità!

Ma vi abbiamo assillato abbastanza, tutto questo in un prossimo articolo!!!

Se vi sembrasse un po’ troppo il nostro entusiasmo è perché oltre a questi obiettivi avevamo anche obiettivi social in vista del nostro compleanno!

Volevamo raggiungere almeno 1000 “mi piace” sulla nostra pagina Facebook e ad oggi e ne abbiamo raggiunti …1639!!!

Ci eravamo proposte di attivare consulenze online gratuite ed abbiamo per un anno continuativamente prestato per 2 giorni la settimana, le nostre consulenze nell’ambito della partecipazione alla squadra del forum di www.serviziosocialeonline.it!

Speravamo di avere almeno 100 iscritti alla nostra newsletter e ad oggi sono 93 gli iscritti alla nostra newsletter …nei prossimi giorni continueremo ad invitarvi con sobrietà ad iscrivervi: urlando “cenTO, cenTO cenTOOOO!”

 

Ci siamo proposte di riempiere il blog con esperienze positive di vita, di servizio sociale e di comunità con la partecipazione di altri professionisti ma non solo ed infatti ad oggi tantissimi e diversi sono coloro che hanno arricchito il nostro Diario di Bordo e Blog: assistenti sociali, educatori, un avvocato, un architetto, un coach, un insegnante elementare, un insegnante aimi, una psicologa, un papà, una orientatrice, un giramondo, una ragazza in affido, un medico, una ragazza, una attrice, una avvocatessa disabile, una care-leaver …e molti altri!!

Ma come se non bastasse, come accade per tutte le torte,  anche per il compleanno di Assistenti Sociali Online c’è anche la …ciliegina!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualcuno di voi ha già in casa o sulla scrivania il frutto del nostro lavoro di ideazione, realizzazione, promozione e distribuzione di tazze e calendari da  tavolo, create  per richiedervi sulla fiducia, ma dandovi qualcosa in cambio, di sostenerci e di aiutarci nel realizzare un progetto impegnativo, sia in termini di energie che di risorse operative ed economiche, che si propone di  raccontare chi sono gli assistenti sociali, qual è la loro quotidianità lavorativa e non e… cosa gli passa per la testa!

Per mesi non abbiamo potuto svelarvi di più ma oggi vogliamo proprio raccontarvelo- perché non stiamo più nella pelle!!!- in occasione del nostro compleanno e della giornata mondiale del servizio sociale , grazie al sostegno di tutti coloro che si sono voluti far trascinare in questa nuova e folle impresa ambiziosa sarà on-line l’episodio 0 di #luoghicomuni: una web serie che da una nostra idea e grazie alla realizzazione e produzione di Videozone  racconterà il servizio sociale e gli  assistenti sociali con concretezza coerenza, sincerità e un pò di sana…follia!

 

Insomma con il nostro stile!!!

Concludendo…siamo fiere di questo stile e di essere in due, i nostri progetti non sarebbero mai nati per quello che sono, senza le caratteristiche della personalità di ciascuna di noi, senza le competenze diversificate che abbiamo, senza la creatività e la pazzia di entrambe ma a tempi alterni per fortuna, che a volte ci fa fare voli pindarici ed altre volte scivolate pazzesche! Non è sempre semplice, ci siamo ritrovate a discutere con le nostre teste dure anche sul fatto di mettere una virgola o un punto nel testo di presentazione di un preventivo o di un progetto, a volte come palline impazzite ci scriviamo contemporaneamente sui due telefoni che abbiamo a testa, quindi sui quattro, ma fondamentalmente condividiamo ideali, metodi e visioni, e questo è ciò che ci fa rinnovare la voglia di fare insieme e di essere insieme qualcosa!

Che dire ancora ? Continuate a seguirci perchè ne faremo delle belle…#followtheline!!!

 

 

SOLO IL MIO PARRUCCHIERE PUO’ DIRMI DI ABBASSARE LA TESTA!!!

Contrastare lo svantaggio, fin da subito , anzi da  prima …si può fare !

Nel terzo contributo sul tema leggerete come attraverso azioni tanto semplici quanto importanti, quali la formazione e l’attivazione di progetti concreti e attenti ai bisogni occupazionali dei più giovani e del territorio, si possa attivare un circolo virtuoso funzionale alla trasmissione di valori utili alla crescita dei più giovani e a contrastare lo vantaggio. 

Responsabilità, dignità, solidarietà : valori attivatori di azioni di cittadinanza e di progettualità, azioni innovative ed attente anche al benessere dei soggetti più fragili capaci di creare da un esercizio commerciale un servizio, professionale e di cura del corpo, in favore di chi per uscire da una situazione di svantaggio …ha “soltanto” bisogno di rialzare la testa!

Tutto questo e molto altro… nel contributo di Roberta Chiabrando! 

Roberta, conosciuta da una di noi durante una delle sue più importanti e coraggiose lotte, è un’educatrice professionale che opera nella formazione professionale in Engim Piemonte  da 24 anni; ha per lungo tempo coordinato i corsi del settore handicap – fino al 2005-  e continuato a combattere con cuore e competenza da allora per garantire che svantaggio non significasse esclusione.

Roberta si occupa da anni a Pinerolo di orientamento e formazione dei giovani a rischio e  quest’anno coordina i corsi del settore benessere – indirizzo acconciatura, continuando a fare l’orientatrice!

Non ci resta che augurarvi di essere ispirati, così come lo siamo state noi , nel leggere il suo contributo !

Buona lettura e Grazie Roberta!!!!


 

SOLO IL MIO PARRUCCHIERE PUO’ DIRMI DI ABBASSARE LA TESTA!!!

Per Engim Piemonte (Agenzia Formativa fondata nel 1979 dalla Congregazione dei Giuseppini del Murialdo) la formazione umana, culturale e professionale  dei ragazzi e dei giovani  è  sempre stata il fulcro e il punto d’incontro di ogni attività.

“La centralità della persona“ così come lo è stato per San Leonardo Murialdo nella  Torino dell’800, lo è tutt’oggi in tutte le azioni educative e formative dell’Engim, in cui il centrare l’opera educativa sul ragazzo è mettere in atto una pedagogia preventiva affinché nessuno possa cadere in balia della mancanza di valori.

Da 36 anni la sede di Pinerolo si impegna a dare ai giovani del territorio una formazione professionale atta ad inserirsi nel mondo del lavoro, con la certezza che attraverso il lavoro i giovani, non solo troveranno lo strumento per il sostentamento economico, ma anche il mezzo per affermare la propria personalità e dignità all’interno della società.

E proprio nella sede di Pinerolo quest’anno si è aperta una nuova sfida: gestire un quarto anno “Tecnico dell’Acconciatura” per conseguire un diploma professionale regionale e, parallelamente, conseguire l’abilitazione alla professione da acconciatore. Un percorso formativo che andrà a completare la professionalità e la formazione degli allievi parrucchieri già qualificati, al termine di un percorso triennale. Ma soprattutto un percorso formativo finanziato con la modalità duale, cioè con un nuovo modello didattico nato per fornire ai giovani le conoscenze di base e le competenze necessarie per inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno delle aziende. Sempre all’interno dell’alternanza scuola-lavoro si realizza la metodologia dell’impresa simulata: un’azienda virtuale animata dagli studenti, che svolgono un’attività di mercato in rete e ha come modello di riferimento un’azienda reale.

Fin dalle prime riunioni i formatori di tutte le materia del corso (italiano, inglese, cultura, matematica e laboratorio) si sono entusiasmati ed hanno lavorato insieme per poter offrire ai 19 allievi iscritti (di età compresa tra i 17 e i 24 anni) la possibilità di progettare un ambiente simulato, ma il più possibile vicino a quello che a breve si troveranno ad affrontare, cioè l’apertura di un salone di acconciature.

Nell’arco dei primi due mesi di corso gli allievi hanno scelto (studiando) la tipologia di società più conveniente con cui attivare l’impresa, andandone a definire la ragione sociale. Attraverso dei lavori a gruppi è stato poi scelto un nome e la veste grafica di un logo per il salone di prossima apertura (Ciocca dopo Ciocca). Nelle ore di matematica è stato affrontato lo studio delle eventuali operazioni bancarie necessarie per la start-up (finanziamenti, apertura e gestione conti correnti) per  arrivare, infine, a stilare l’atto costitutivo, firmato di fronte al Direttore del nostro Centro.

A questo punto non rimaneva che “cercare” i potenziali clienti su cui gli allievi potessero realmente esercitarsi con shampoo, tagli, pieghe, colorazioni e contrasti. In prima battuta si è pensato di aprire il salone ai dipendenti interni all’Engim (sostenendo, tramite una donazione volontaria, un progetto di Engim Internazionale atto ad acquistare materiale per l’apertura di una bottega artigianale in Guinea Bissau). Questo avrebbe permesso ai ragazzi di esercitarsi su clienti reali, ma di avere comunque sempre relazioni “protette” (bene o male chi lavora nella formazione conosce i suoi ragazzi, pur sforzandosi ci si relaziona in modo comprensivo…)

La necessità di avere clienti veri, ma allo stesso tempo l’esigenza di non metterci in concorrenza con i negozi di parrucchieri esterni (nostri primi collaboratori in quanto aziende ospitanti dei ragazzi in alternanza e futuri loro datori di lavoro), ci ha spinti a pensare che il lavoro di questo nuovo salone potesse trasformarsi nell’opportunità  di mettere insieme l’impegno personale di ciascun ragazzo con il valore della solidarietà sociale, offrendo il servizio a qualcuno che, per motivi economici o di svantaggio, non potesse permettersi di accedere ad un servizio di benessere.

I ragazzi e le ragazze del corso hanno dunque predisposto una presentazione dell’impresa da sottoporre al Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali di Pinerolo sotto forma di progetto dal nome “SOLO IL MIO PARRUCCHIERE PUO’ DIRMI DI ABBASSARE LA TESTA”.

Il progetto prevede che le Assistenti Sociali individuino sul territorio le situazioni di maggiore difficoltà economica, a cui consegnare dei buoni per accedere gratuitamente ad un servizio di taglio, colorazione o piega. L’obiettivo è di ridare dignità a persone che, per i più svariati motivi, stiano attraversando un momento di difficoltà economica, ma che proprio attraverso la cura di sé potranno riacquistare un po’ di fiducia in loro stessi per rimettersi in gioco, magari presentandosi ad un colloquio di lavoro in ordine oppure ritrovando la voglia di uscire di casa con la scusa di farsi fare i capelli.

Il progetto risponde dunque ad una duplice esigenza: quella degli allievi di esercitarsi su clienti reali e quella di chi attraversa un momento difficile di prendersi un momento per la cura di sé.

E così si impara facendo del bene e si insegna che il lavoro è anche un valore in quanto ha a che fare con la dignità, perché valorizza le persone all’interno di un gruppo, sostiene le relazioni tra i soggetti e genera responsabilità per il bene comune.

 

 

SPEZZARE I CIRCOLI VIZIOSI PER CONTRASTARE LO SVANTAGGIO

Il secondo contributo sul tema dello svantaggio è pronto per voi !!!

L’autore ,  Angelino Riggio , per tutti a Nichelino “Angelo”(…per una di noi “papà”)  è un ex- ferroviere, ex- sindaco, ex-politico ma sopratutto un medico di famiglia in pensione e , come  noterete leggendo il suo contributo, tutti i questi ruoli svolti,  identità costruite  e competenze acquisite emergono… chiaramente !

Il suo punto di vista sui temi che proponiamo era già stato raccontato sul nostro blog qualche mese fa con il suo racconto della funzione del dolore e della sofferenza  …” sai sono un medico , il mio punto di vista rimane quello” , ci ha tenuto a specificare quando ci ha inviato il suo contributo… e noi ne siamo felici perchè anchew questa volta guardando al tema con il suo sguardo abbiamo scoperto una nuova lettura di cos’è lo svantaggio !

Se vi dicessimo, ad esempio, che malattia e svantaggio hanno una genesi comune e che entrambi, in egual misura con semplici e concrete azioni possono avere esiti inaspettati e… in qualche misura, addirittura, vittoriosi!? 

Leggere per credere!

Per conoscere meglio Angelo, e la generatività dei progetti  politici e di comunità che ha messo in campo in questi anni  con l’aiuto di amici , cittadini e familiari,  vi consigliamo di dare uno sguardo e seguire il suo blog Piazza di Vittorio  ! 


SPEZZARE I CIRCOLI VIZIOSI PER CONTRASTARE LO SVANTAGGIO

L’Italia è agli ultimi posti fra i Paesi europei per numero di laureati. Questo comporta un enorme problema per le opportunità individuali perché, anche in questo periodo di disoccupazione e precarietà dilagante, chi ha un titolo di studi più alto, lo mostrano le statistiche, ha più opportunità di trovare un lavoro e un lavoro a migliori condizioni. Ora, siccome la ricchezza di una Nazione è legata alla somma della ricchezza e delle opportunità dei singoli, la povertà nell’istruzione si traduce in un dato economico: nella timida ripresa economica della UE, l’Italia è al terzultimo posto (lo stesso che occupa per numero di laureati). Studi scientifici hanno dimostrato che l’istruzione media incide pesantemente sull’economia: sulla gamma del prodotto, sulla competitività tecnologica, sulla innovazione di prodotto e di processo, sulla ricerca scientifica, sul numero di brevetti. Una breve indagine su internet rivela lo stato desolante in questi settori. Se a questo si aggiunge l’esodo verso altri Paesi UE di nostri giovani laureati e specializzati in cerca di maggiori opportunità, contesti scientifici, maggiore stabilità e migliori retribuzioni siamo davanti a un processo pericoloso di impoverimento.

Purtroppo a questo dato legato all’ istruzione si collegano due altre cattive posizioni sul piano europeo: siamo alle ultime posizioni per lettura di libri e quotidiani. Questo, oltre che influire ulteriormente sul livello di istruzione, crea un serio problema dal punto di vista democratico perché impedisce la crescita della coscienza critica nelle persone. A sua volta, la caduta dell’autocoscienza di cittadinanza, favorisce l’impoverimento di una classe politica sempre più priva della “vista lunga”, capace di costruire progetti di lungo periodo (gli unici capaci di cambiamenti strutturali), e legata ad azioni di corto respiro che servono solo a dare un dividendo immediato di consenso elettorale.

E’ un circolo vizioso che crea un progressivo svantaggio per il nostro Paese e per ogni singolo italiano.

Il meccanismo del circolo vizioso è anche alla base di ogni malattia: con il freddo diminuisce la possibilità di portare in circolo le nostre difese e virus e batteri ci aggrediscono; l’aggressione di agenti patogeni indebolisce l’organismo che è sempre meno in grado di reagire a virus e batteri, che invadono sempre più l’organismo…

Un malato è certamente in una posizione di svantaggio, cioè di difficoltà a raggiungere lo stesso risultato di un sano. Il lavoro del medico, e in generale di chi vuole spezzare il circolo vizioso è innanzitutto studiarlo attentamente e scegliere quando, come e con quali strumenti intervenire monitorando il processo per correggere in corso d’opera le azioni e infine verificare il miglioramento e la risoluzione della malattia.

Occorre ricordare due cose però.

La prima è che qualsiasi intervento diagnostico e curativo non è indolore: comporta degli effetti collaterali che vanno tenuti presenti e misurati perché i vantaggi siano superiori agli svantaggi.

La seconda è che guarire, nella pratica di cura, è un verbo intransitivo cioè chi guarisce è chi è in svantaggio. E’ lui l’attore del processo di cambiamento: con le sue forze, con il suo sistema immunitario, con il suo impegno e anche con il suo umore. Il medico, l’operatore di cura non deve solo scegliere il percorso diagnostico e la terapia: deve sapere suscitare in chi è vittima di un circolo vizioso il modo di trovare e attivare le sue azioni che sono determinanti.

Da ultimo, chi è in svantaggio se attua questo percorso può scoprire di avere paradossalmente una possibilità di miglioramento più grande di chi è in vantaggio esattamente come una vittoria in rimonta è un’impresa più gratificante di ogni altra.

 

Angelino Riggio

Medico in pensione

LO SVANTAGGIO – Tra alibi e ingiustizie –

Ed eccoci qui , mese nuovo… nuovo argomento: lo svantaggio ! 

Eravamo certe, invitando Alessandro Andretta  a scriverci qualcosa su questo tema, che il suo contributo sarebbe stato originale, concreto e aperto al dialogo ed alla riflessione condivisa proprio come lo è lui …e così è stato !

Alessandro Andretta  è un collega  assistente sociale (ma anche un marito, un papà affettuoso ed una persona capace e piena di interessi e curiosità!)  che da 11 anni presso l’ Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo – Fondazione di diritto privato ONLUS lavora, per progetti, in favore delle famiglie in situazione di povertà,  dei giovani e degli adolescenti in situazione di  disagio e svantaggio del territorio di Torino e provincia!

Ultimamente è impegnato nell’innovativo progetto “Percorsi Teen” , ma  ha prestato opera nell’Area Volontariato e Accoglienza e ancora prima nel Progetto Accoglienza Orientamento Sostegno!

Incontrarlo e collaborare insieme,  nell’ambito delle attività del Consiglio Territoriale di Disciplina del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte, è stata  per una di noi una occasione importante di conoscere non solo un piacevole collega ma sopratutto un amico… e  (ci scuserete se ci vantiamo!) anche un neo- eletto Consigliere del Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte  !

La sua riflessione /visione  sul tema dello svantaggio, si conclude con una domanda aperta alla quale vi invitiamo a rispondere, perchè lui è così …curioso …di sapere la vostra che ci sentiamo in dovere di sollecitarvi a farlo !

Buona lettura e buona visione  e Grazie Alessandro ! 


LO SVANTAGGIO – Tra alibi e ingiustizie –

Tra alibi…

Julio Velasco (La Plata, 9 febbraio 1952) è un allenatore di pallavolo e dirigente sportivo argentino, dal 2014 commissario tecnico della Nazionale argentina maschile.

…e ingiustizia di opportunità.

Ellen Lee DeGeneres (Ellen è un’attrice, comica, doppiatrice e conduttrice televisiva statunitense, presentatrice del talk show The Ellen DeGeneres Show ) ha ritwittato il video di un insegnante di ginnastica che ha organizzato una corsa fra i teenagers.

In palio ci sono 100 dollari.

Tutti si mettono sulla linea di partenza, ma l’insegnante pone delle condizioni.

Chi risponde positivamente alla domanda avanza, gli altri restano sul posto.

«Due passi avanti se i vostri genitori sono ancora sposati.

Due passi avanti se siete cresciuti con una figura paterna a casa.

Altri due se aveva avuto un’educazione privata di alto livello.

Altri due se non avete mai dovuto lavorare per aiutare la vostra famiglia a pagare i conti.

Ancora due passi avanti se avete avuto un’istruzione universitaria senza una borsa di studio per meriti sportivi».

Avanti così per un po’ e alla fine…

 

https://www.youtube.com/watch?v=1z1D2_KWCbU

…a partire in prima fila, per la corsa, ci sono solo ragazzi bianchi.

A loro si rivolge l’insegnante:  «Voglio che voi davanti vi giriate e guardiate gli altri. Ogni cosa che ho detto non riguarda voi o qualcosa che voi avete fatto. Sappiamo tutti che le persone in prima fila hanno maggiore possibilità di vincere i 100 dollari. Significa che gli altri non possono correre? Assolutamente no».

Quelli indietro sono ragazzi di colore.

«Saremmo folli a non ammettere che abbiamo maggiori opportunità».

 

E ora che avete visto entrambi i video :

sarei curioso di sapere che cosa ne pensate voi cos’è lo svantaggio ?

Un alibi , una ingiustizia o ancora qualcos’altro ?!

 

Alessandro Andretta