cittadinanza – Assistenti Sociali Online http://www.assistentisocialionline.it #fuoridalcomune Mon, 05 Sep 2022 20:04:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.24 http://www.assistentisocialionline.it/wp-content/uploads/2022/08/cropped-fdc-g-11-32x32.png cittadinanza – Assistenti Sociali Online http://www.assistentisocialionline.it 32 32 LABORATORI DI CITTADINANZA http://www.assistentisocialionline.it/laboratori-di-cittadinanza/ http://www.assistentisocialionline.it/laboratori-di-cittadinanza/#respond Mon, 18 Mar 2019 19:47:04 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1462 Piccole, concrete opportunità per contribuire all’allenamento dei cittadini, di domani (che poi sono già cittadini …oggi!) Ormai da anni è un fenomeno strutturale delle nostre città la compresenza di uomini, donne, anziani ed adulti, di ragazzi, e ragazze adolescenti, di bambini e bambine con origini geografiche e radici culturali diverse tra loro; accade nelle classi di […]

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Piccole, concrete opportunità per contribuire all’allenamento dei cittadini, di domani

(che poi sono già cittadini …oggi!)


Ormai da anni è un fenomeno strutturale delle nostre città la compresenza di uomini, donne, anziani ed adulti, di ragazzi, e ragazze adolescenti, di bambini e bambine con origini geografiche e radici culturali diverse tra loro; accade nelle classi di ogni ordine e grado, nei luori ricreativi, sportivi, a volte anche di culto , sul lavoro, per strada…sulla metro e in coda alla posta! 

La nostra convinzione è che questo fenomeno debba e possa con piccole azioni  trasformarsi in un’opportunità per tutti noi, non soltanto per noi  adulti ma anche, e soprattutto, per le nuove generazioni.

“In tante realtà oggi si vive accanto agli altri.

C’è coesistenza, non convivenza.

Manca il senso di comunità, il riconoscersi l’uno con l’altro […]

La nostra responsabilità, come cittadini, oltre che come operatori sociali, è verso i diritti […] che non sono solo una prerogativa etica, ma la condizione di ogni progresso sociale, culturale e anche economico.”  

sostiene Don Luigi Ciotti .

Ed è per questo che riteniamo che l’allenamento alle competenze di cittadinanza , sia fondamentale in tutti i contesti di convivenza e di relazione.

Ed è per questo che riconosciamo necessario proporre spazi, attività , tempi e contesti in grado di favorire l’identificazione e conservazione delle identità di ciascuno ed al contempo sostenere attivamente l’interazione e l’integrazione, attraverso la conoscenza delle culture e dei diritti perché si possano trasformare realmente in libertà per tutti.

E indovinate un pò…riteniamo fondamentale che siano i professionisti del sociale a fare questo. 

Ma come ?! 

Noi abbiamo fatto la nostra scelta e ormai da due anni come assistenti sociali, coach, formatori scegliamo di creare occasioni di allenamento anche attraverso dei  laboratori. 

Laboratori per bambini e ragazzi per offrire opportunità / spazi di confronto, sperimentazione ed acquisizione delle principali competenze di cittadinanza!

Scegliamo, come strumento i laboratori perché vogliamo proporre percorsi per apprendere, per imparare facendo, per riflettere divertendosi, luoghi di formazione, ma anche uno spazi culturali e relazionali in grado di creare legami, tra le persone e con i luoghi :  laboratori esperienziali, dove l’esperienza si trasforma in sapere.

Perché dei laboratori atti a favorire apprendimenti di cittadinanza,dovrebbero essere condotti da due assistenti sociali?

Perché il conduttore non sia solo un formatore ma anche, e soprattutto, un orientatore, un facilitatore, un abilitatore ed un allenatore di relazioni.

Oggi abbiamo scelto di raccontarci noi sul tema Cittadinanza

e farvi conoscere due di questi  percorsi laboratoriali

in cui crediamo e che proponiamo nel nostro progetto di libera professione !

Pietra carta Forbice

Un piccolo laboratorio nato da una piccola idea, con piccoli strumenti e per il territorio il cui obiettivo è raccontare, spiegare ed aiutare a comprendere ma soprattutto  confrontarci con i bambini della scuola primaria sul tema del bullismo e dare ai loro genitori indicazioni utili per osservare con serenità ed attenzione i propri figli in interazione con gli altri, accompagnandoli in questa dinamica relazionale.

Nel costruire il progetto di questo laboratorio abbiamo deciso di collaborare con una  Psicologa e Psicoterapeuta dell’Infanzia,  Antonietta Nicoletti una nostra, e se avete letto il nostro blog anche vostra, conoscenza.

Ma…perché parlare con i bambini dai 7 ai 10 anni di bullismo, “non è troppo presto “?!

Ce lo siamo chieste e in tre ci siamo risposte di no, dato quanto il fenomeno del bullismo e del cyber – bullismo stia diventando sempre più incidente e rilevante  ne è la riprova la presenza, finalmente,  di una   legge sul Cyber-bullismo che intende contrastare il fenomeno del cyber -bullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche.

Il bullismo è  un tema ricorrente in tutti quei contesti in cui i minori si trovano a dover fare “prove tecniche di cittadinanza” – come la scuola, le ludoteche , gli sport e le altre realtà aggreganti ci ha proprio convinte del senso di un laboratorio condotto da assistenti sociali e psicologa anche per i  piccoli delle scuole elementari.

Ci siamo messe al lavoro, due anni fa,  per costruire gli incontri del laboratorio utilizzando le nostre conoscenze e competenze personali e professionali per creare un progetto “cucito su misura” per i bambini ed i loro genitori.

Nel proporre i nostri laboratori nelle ludoteche e nelle associazioni abbiamo in mente proprio questo costruire spazi significanti e riconoscibili; spazi protetti per dare spazio… ai pensieri dei piccoli cittadini di domani, che vivranno la realtà del gruppo in molteplici occasioni nella loro vita e che dovranno avere radicati in sé gli strumenti per il confronto e lo scontro civile tra opinioni differenti e la capacità di accettarsi parte di una moltitudine etereogenea di identità.

Per fare questo attraverso il divert-apprendimento, il gioco cooperativo e la magia del cinema accompagniamo  i più piccoli nella conoscenza di cosa è il bullismo affrontando e snocciolando i contenuti di questo fenomeno in quanto dinamica relazionale.

Le emozioni, l’aggressività, il ruolo del gruppo di pari, la valorizzazione delle diversità la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi sono  i temi che con i bambini affrontiamo per parlare del bullismo ma soprattutto dei suoi protagonisti: le persone !

Alle mamme e papà forniamo spunti di riflessione ed informazioni per farsi le giuste domande per affrontare il fenomeno.

La sfida è doppia:

Dare, attraverso la semplicità del gioco e la rilettura di un cartone animato, anche e soprattutto ai bambini che parteciperanno una lettura caleidoscopica, o se vogliamo multifocale e  socialmente complessa, del fenomeno. Chi è il bullo, oltre al ruolo che ha scelto di svolgere in questa dinamica , chi è la vittima e che ruolo svolge chi osserva?

Offrire alle mamme e papà strumenti e strategie per “pre- occuparsi” del bullismo in un ottica preventiva con leggerezza e serenità.

Una bella sfida che finora ci ha fatto incontrare tanti validi  nuovi cittadini!

L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita.
(Lya Luft)

I laboratori di educazione alla cittadinanza

Costruito sulle linee guida di Regione Piemonte in riferimento al progetto “Parliamo con i giovani – 10 segni di civiltà: diritti e rovesci della grammatica delle parità il ciclo di laboratori esperienziali e incontri sulla cittadinanza che  proponiamo  è  ” ed è un’occasione per i giovani cittadini di sperimentare le 8 competenze di cittadinanza individuate a livello europeo: imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire e interpretare l’informazione!

L’intero laboratorio prevede 10 moduli, ogni modulo è composto da 2 incontri di 3 ore ciascuno e può essere frequentato singolarmente o a pacchetti.

Il metodo è quello del divert-apprendimento che prevede letture, musica, film, brainstorming e tecniche di coaching. In questo laboratorio esperienziale l’esperienza si trasforma in sapere, per imparare facendo e per riflettere. Gli incontri sono un momento di formazione, ma anche culturale e relazionale che intende creare legami tra le persone, cittadini e luoghi.

Il ciclo di incontri ruota attorno a delle domande, a dei quesiti non a delle certezze perché la proposta è quella di attivarsi per riflettere e confrontarsi insieme e non di giungere a dogmatiche certezze .

Siamo tutti diversi o tutti uguali? Essere diversi è un diritto. Essere pari è un segno di civiltà.  Ognuno di noi è unico e, a suo modo, diverso. Valorizzare la differenza vuol dire dare l’occasione per esplicitare i timori per il diverso e impegnarsi al confronto su ciò che nella realtà quotidiana mette in contraddizione il siamo tutti uguali dichiarato e il siamo tutti diversi verificato. Siamo pari?

 Una volta che entriamo in contatto con le differenze come cambia il nostro modo di guardare le usanze degli altri popoli?Una società che si rispetti rispetta la diversità. Il rispetto per le differenze e i diritti degli altri è un valore concreto da perseguire sia mettendolo in pratica nei comportamenti sia riconoscendo le situazioni in cui viene negato, a volte a dispetto delle parole.

Globalizzazione vuol dire omologazione?Il mondo è ricco perché è vario. La diversità degli individui, così come nella natura, è una risorsa che da sempre garantisce lo sviluppo e la ricchezza del mondo e della società.

Come potremmo dire e sapere chi siamo, se non avessimo un altro con cui confrontarci?                   Se riconosci le differenze, riconosci anche te stesso. Senza diversità, il mondo sarebbe un insieme indistinto di esseri e di cose. Non avremmo un metro per capire chi siamo.

Quando ci capita di essere discriminati, cosa proviamo? No, tu no! Tutti nel nostro piccolo abbiamo provato ad essere esclusi. Alcuni lo provano tutti i giorni da molto tempo. La discriminazione di un individuo o di un gruppo avvilisce la società e mortifica la dignità di una persona.

Cosa siamo autorizzati e cosa possiamo fare oggi per far sentire la nostra voce come cittadini?Partecipare è importante… per tutti! La società è come una grande orchestra, dove ognuno partecipa con i suoi strumenti ed il suo talento. Se manca anche solo chi ha una piccola parte, il risultato di tutti viene diminuito.

Come ci si confronta con un pensiero diverso dal proprio? Conoscerlo e rispettarlo significa cambiare le proprie idee?O con me o contro di me. Esiste un solo pensiero? Potrebbe non essere il nostro! Chi non la pensa come noi ha le sue ragioni e la sua cultura. Con la tolleranza c’è spazio per tutti.

Come si traduce la libertà di ognuno nel rispetto degli altri? Ogni diritto ha il suo dovere. Ogni diritto sociale e civile che la società democratica ci assicura comporta anche doveri, tra cui quello di rispettare i diritti degli altri, chiunque essi siano.

Sappiamo riconoscere i nostri pregiudizi?Quelli sono tutti.. A volte ci sentiamo giudici e addossiamo ad un gruppo di persone diverse da noi tutti i difetti di questo mondo. I pregiudizi sono comodi e facili da applicare ma testimoniano la nostra paura di confrontarci.

Quanto piacere può dare scoprire l’altro oltre gli stereotipi? O bianco o nero. Nella vita nulla è così semplice. Molte sfaccettature convivono in ogni individuo. Così come c’è sempre qualcosa di simile in persone diverse. Abituarsi a leggere la complessità apre la mente e gli orizzonti ad un futuro migliore per tutti.

Proponiamo un percorso che parte dal rispetto delle opinioni per costruire rispetto, ascolto per costruire ascolto, capacità di cambiare punto di vista per favorire i cambiamenti di visione  capace di creare relazioni che rispettino la complessità, accresciuta dai cambiamenti globali in corso pèer permettere ad ogni giovane individuo l’esperienza di  sviluppare, in libertà  ed autonomia una propria, multidimensionale idea e messa in pratica della cittadinanza.

(Perché) cittadini si nasce e, soprattutto, si diventa.

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Gruppi AMA: un’espressione di cittadinanza attiva http://www.assistentisocialionline.it/gruppi-ama-unespressione-cittadinanza-attiva/ http://www.assistentisocialionline.it/gruppi-ama-unespressione-cittadinanza-attiva/#respond Mon, 11 Mar 2019 22:35:59 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=1458 Apriamo il sipario sugli articoli del mese e del nuovo tema: cittadinanza! E questa volta lasciamo la parola all’autrice per la presentazione di sè e della realtà che rappresenta:  “Sono Donata Scannavini e da due anni ho l’onore di essere la presidente di Amalo.  Sì, per me è veramente un onore rappresentare questa associazione che […]

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Apriamo il sipario sugli articoli del mese e del nuovo tema: cittadinanza!

E questa volta lasciamo la parola all’autrice per la presentazione di sè e della realtà che rappresenta: 

“Sono Donata Scannavini e da due anni ho l’onore di essere la presidente di Amalo.  Sì, per me è veramente un onore rappresentare questa associazione che si occupa di diffondere la cultura e la pratica dell’Auto Mutuo Aiuto.  Sono infatti profondamente convinta della bontà e dell’efficacia dell’AMA e tale convinzione mi deriva dall’aver frequentato un gruppo per persone disabili e averne sperimentato personalmente i benefici.

Amalo si occupa principalmente di promuovere sul territorio l’auto mutuo aiuto, soprattutto attraverso la formazione, rivolta sia a chi vuole semplicemente conoscere il mondo AMA, sia a chi vuole sperimentarsi come promotore e facilitatore di gruppo.  Non si tratta di una scelta aprioristica, di un aut – aut: non di rado infatti succede che una persona, conoscendo l’ama e magari iniziando a frequentare un gruppo, decida poi di farsene promotore nel proprio contesto di vita e/o lavorativo e sperimentarsi nel ruolo di facilitatore.

Io personalmente e noi come Amalo, crediamo molto in questa metodologia e cerchiamo di sostenere in ogni modo le persone che intraprendono con noi questo percorso.  È in quest’ottica che offriamo la possibilità, a chi abbia terminato il nostro percorso formativo, di iscriversi al nostro Registro Facilitatori, a cui attingiamo nel momento in cui ci giungano delle richieste di facilitazione da gruppi che magari sono nella fase iniziale del loro percorso o che comunque si trovano ad avere bisogno di una persona che assuma questo ruolo.

Essere facilitatori di un gruppo AMA non è sempre facile, si possono incontrare vari tipi di difficoltà e il facilitatore stesso può trovarsi nella condizione di avere bisogno di un sostegno e di un confronto con altri.   Per questo, Amalo organizza incontri di intervisione, rivolti a facilitatori di gruppo, dove viene data loro la possibilità di confrontarsi su problematiche relative alla facilitazione ma anche su difficoltà che possano essere insorte all’interno del gruppo.  Possiamo dire che i nostri incontri di intervisione non sono nient’altro che gruppi di Auto Mutuo Aiuto per facilitatori!”

All’interno del nostro blog Donata ci racconta come un gruppo di Auto Mutuo Aiuto possa essere considerato espressione di cittadinanza attiva!

Grazie ancora all’autrice per il suo contributo e buona lettura a tutti voi!

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Gruppi AMA: un’espressione di cittadinanza attiva

Sono Donata e ho incontrato il mondo dell’Auto Mutuo Aiuto più di vent’anni fa, quando neolaureata in pedagogia, ebbi l’occasione di frequentare e poi facilitare un gruppo per persone disabili. Sperimentai personalmente l’efficacia dell’AMA, come occasione di confronto e di scambio tra pari, tra persone che vivono situazioni molto simili e scoprono col tempo di essere risorsa l’una per l’altra.

Oggi, a distanza di tanto tempo, mi occupo ancora di AMA come presidente dell’associazione Amalo, perché sono stata conquistata da questa metodologia, della cui efficacia ho beneficiato in prima persona.

La domanda a cui questo scritto vuole tentare di rispondere è se e in che modo i gruppi di auto mutuo aiuto c’entrino col concetto di cittadinanza attiva, se possano esserne un’espressione e soprattutto se contribuiscano a migliorare la qualità della vita delle persone che ne sono coinvolte.

Chiediamoci innanzitutto cosa intendiamo per cittadinanza attiva.  Penso che, pur con le inevitabili limitazioni e schematizzazioni richieste da questo contesto, possiamo definire cittadinanza attiva ogni forma in cui le persone che vivono, che abitano un certo territorio, un certo contesto sociale, si spendono in prima persona per migliorare la qualità della vita propria e altrui.

Il cittadino diventa così risorsa per se stesso e per gli altri; si creano occasioni di incontro e di scambio, nascono reti di solidarietà, formali ma anche informali. Il cittadino attivo non si limita quindi ad aderire a qualcosa che gli viene proposto da altri, siano istituzioni, gruppi formali ecc., ma diventa egli stesso propositivo, cerca e favorisce la nascita di legami significativi, è pro-attivo per migliorare il proprio contesto di vita.

Quanto detto sopra è riscontrabile, seppur in modo peculiare, nel gruppo AMA, dove, partendo dalla propria situazione di sofferenza e disagio, ogni persona può trovare in se stessa e negli altri partecipanti le risorse per affrontare al meglio le proprie difficoltà e individuare quelle strategie che possano quanto meno lenirle.

In questo contesto, una funzione molto importante è ricoperta dal facilitatore del gruppo AMA, che può essere un professionista o una persona del gruppo che assume questo ruolo e ha il compito di facilitare la comunicazione dei partecipanti volta ad esprimere proprio quelle risorse che sembravano perdute.

Il facilitatore AMA sostiene e non si sostituisce nel risolvere i problemi; in altre parole con il suo lavoro ha l’obiettivo di favorire l’ empowerment: la persona impara a prendere in mano la propria vita, a scoprirsi capace di elaborare soluzioni ai propri problemi, a giocarsi in prima persona per migliorare la propria esistenza.

Se il gruppo AMA è dunque un’occasione importante per la crescita e il benessere personale dei singoli partecipanti, c’è però anche un secondo livello che non va dimenticato e che, a mio parere è altrettanto importante. Il gruppo AMA infatti è generatore di empatia, di rapporti di solidarietà, di reciprocità e vicinanza, che nascono dallo specchiarsi gli uni negli altri, dal sentirsi compresi e accolti. Possiamo dire che se nella fase iniziale un gruppo AMA è una somma di io, dove ognuno è presente col proprio bagaglio fatto molto spesso di disagi e sofferenze, col tempo evolve in un noi; si costruisce una nuova identità di gruppo e si capisce che insieme si può osare qualcosa di più.

Ecco perché e dove, a mio parere, i gruppi AMA sono una espressione, una fra le tante modalità nella quali si può esplicitare, può trovare forma, il concetto di cittadinanza attiva.  I partecipanti a un gruppo di auto mutuo aiuto sono dei cittadini che nonostante la propria situazione di sofferenza, anzi partendo da essa, trovano in se stessi e nel legame con chi vive una condizione analoga la forza di reagire, di essere proattivi di diventare risorsa per se stessi e per gli altri.

 

Donata Scannavini

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L’ANTENNA ! Sportello di Orientamento ai servizi socio-sanitari. http://www.assistentisocialionline.it/lantenna-sportello-orientamento-ai-servizi-socio-sanitari/ http://www.assistentisocialionline.it/lantenna-sportello-orientamento-ai-servizi-socio-sanitari/#respond Wed, 27 Sep 2017 19:22:58 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=946 Vogliamo presentarvi una delle attività da noi condotte alla Casa del Quartiere (CQ) di San Salvario a Torino:  L’antenna. Sportello di orientamento ai servizi socio-sanitari. Primo e terzo martedì del mese 9/12 Secondo e quarto martedì del mese 15/18 Che cos’è un’antenna? In telecomunicazioni, un’antenna è un dispositivo elettrico che può trasmettere o ricevere onde […]

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Vogliamo presentarvi una delle attività da noi condotte alla Casa del Quartiere (CQ) di San Salvario a Torino:

 L’antenna. Sportello di orientamento ai servizi socio-sanitari.

Primo e terzo martedì del mese 9/12

Secondo e quarto martedì del mese 15/18

Che cos’è un’antenna?

In telecomunicazioni, un’antenna è un dispositivo elettrico che può trasmettere o ricevere onde elettromagnetiche, in una parola “energia”! Sommariamente, non ce ne vogliano gli amici elettrotecnici, le  antenne funzionano più o meno così : forniscono al ricevitore un segnale elettrico proporzionale al campo elettromagnetico in cui sono immerse o viceversa propagano, sotto forma di campo elettromagnetico, il segnale fornito loro da un trasmettitore. Antenne sono quindi quei dispositivi (o sottosistemi) che rendono possibili la trasmissione di comunicazioni a distanza non cablate (wireless…senza fili!).

Proviamo a capire perchè abbiamo scelto questo nome per il nostro sportello.

Il progetto è nato da tre ambiziose idee:

1. Contribuire a ridisegnare l’accesso al welfare locale.

Sosteniamo che chiunque in un momento di cambiamento abbia bisogno di un professionista capace di ascolto, che sappia fornirci le informazioni utili al fronteggiamento di quella precisa e concreta situazione di vita e che ci indirizzi nel percorso delle possibili erogazioni di servizi ed interventi da parte di enti, associazioni, fondazioni ed altre risorse presenti sul territorio. Orientarsi tra i propri diritti ed i propri doveri non è sempre facile!

Insomma parliamoci chiaro: Andare dall’assistente sociale non dovrebbe essere “da sfigati” o “da poracci”! Perché andare dal medico è invece considerata un’attività quotidiana scevra di connotazioni negative?

Così abbiamo deciso di utilizzare a settimane alterne lo spazio bar della casa del quartiere come luogo di servizio, dove può essere più facile aiutare e raggiungere la gente comune, capire i loro bisogni, e dare risposte concrete, anche condivise con chi popola lo spazio in quel momento.

Sapete già come la pensiamo sule relazioni tra le persone: sono la chiave per il cambiamento!

Ad esempio:

La cameriera del bar ha bisogno di sapere quali sono le agevolazioni che le spettano ora che è diventata mamma? Può chiedercelo continuando a servire ai tavoli!

Il signore anziano seduto nel cortile necessita di sapere quali sono i servizi di sostegno per lui che è rimasto solo a vivere in casa? Ne parliamo sorseggiando un caffè!

La famiglia straniera appena arrivata in Italia che si guarda intorno spaesata in cortile potrebbe avere giovamento nel scoprire da subito le agenzie presenti sul territorio dedicate alla mamma, al papà ed ai bambini stranieri e pensate per agevolare l’integrazione nel quartiere. Parliamo con loro mentre i bambini giocano nel cortile interno della CQ !

Abbiamo esplorato il territorio e continueremo ad esplorarlo, intendiamo fare rete con le altre realtà associative e di orientamento presenti nella CQ,  siamo pronte!

 

2.Contribuire a rafforzare l’immagine dell’assistente sociale.

Vogliamo mostrare alla gente altri aspetti della nostra professione, oltre a quelli notoriamente portati alla ribalta da parte delle peggiori cronache e legati a pregiudizi diffusi sulla nostra categoria professionale!

Rispondere alle domande di chi incontriamo in un contesto “ibrido”, che ha confini labili di informalità e formalità, ha una potenza enorme per la costruzione di un nuovo immaginario!

E’ molto semplice per le persone porci domande, considerate inopportune in altri contesti, mentre si è seduti allo stesso tavolo di un bar:

– Perché esiste l’assistente sociale?

– Ma davvero, mi spieghi a cosa serve l’assistente sociale?

Nell’esercizio del ruolo professionale presso la CQ l’avere la visibilità, il tempo a disposizione e la concreta occasione di un reale equilibrio tra mandato professionale, istituzionale e sociale ci da modo di poter veicolare una corretta informazione sulla professione e rappresentarne le molteplici sfaccettature!

Siamo consapevoli sia necessaria la giusta dose di professionalità, creatività, impegno e voglia di mettersi in gioco.

 

3.Promuovere la dimensione comunitaria del servizio sociale

La nostra intenzione è quella di trasformare lo sportello in un’occasione concreta per permetterci di conoscere a fondo il quartiere, le domande individuali ma anche quelle collettive che esso esprime, il tessuto sociale organizzato e le sue espressioni associative.

Il privilegio dello sportello, in relazione al mandato ed all’ubicazione dello stesso, può essere declinato con l’individuazione di diversi sottobiettivi raggiungibili:

a. aiutare le persone che vivono nella stessa zona, o che condividono un medesimo problema esistenziale, a  collegarsi tra loro e ad intraprendere azioni comuni per il proprio benessere comporta la creazione di legami di solidarietà ed il contrasto all’isolamento dell’individuo;

b. promuovere una “comunità competente”, cioè stimolare, attraverso l’informazione e la conoscenza da parte della popolazione dei problemi che la riguardano e delle risorse che possono possedere, lo sviluppo della partecipazione attiva delle persone nelle aggregazioni sociali esistenti e la creazione di nuove iniziative ma anche di reti di sostegno autonome;

c. coinvolgere la popolazione nella definizione dei servizi e degli interventi della Casa del Quartiere attraverso azioni di programmazione delle attività future sulla base di una lettura concreta e congiunta della comunità da parte della comunità stessa.

 

Per tornare all’antenna possiamo quindi così concludere:

Coerentemente con un principio fondamentale dell’elettromagnetismo, detto “principio di reciprocità“, garantiamo che il nostro sportello, come  qualsiasi antenna, possa indifferentemente funzionare, sia come antenna trasmittente che come antenna ricevente.

Questo ovviamente, solo  se connessa – rispettivamente-  ad un trasmettitore e ad un ricevitore, quindi ….

Vi aspettiamo!

 

 

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Condividersi con il Mondo http://www.assistentisocialionline.it/condividersi-con-il-mondo/ http://www.assistentisocialionline.it/condividersi-con-il-mondo/#respond Mon, 18 Sep 2017 21:28:57 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=902 Il terzo  articolo sul tema della condivisione arriva da un sardo di  София, un “cittadino del Mondo”, un amico , un affine ,un viaggiatore instancabile dalla curiosità insaziabile : Stefano Carta ! Amico di Assistenti Sociali Online, ha conosciuto una di noi per caso più di dieci anni fa e, sempre per caso, almeno una volta […]

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Il terzo  articolo sul tema della condivisione arriva da un sardo di  София, un “cittadino del Mondo”, un amico , un affine ,un viaggiatore instancabile dalla curiosità insaziabile : Stefano Carta !

Amico di Assistenti Sociali Online, ha conosciuto una di noi per caso più di dieci anni fa e, sempre per caso, almeno una volta all’anno incontri improbabili in terra sarda tengono impiedi una amicizia improvvisata e surreale , che si è fortificata , manco a dirlo …condividendo!  Condividendo dalle esperienze più assurde e divertenti come bere cocktails sul lungo Poetto in pigiama alle confidenze intime, profonde ed estemporanee degne di un rapporto fraterno!

Stefano è la personificazione dell’aforisma di  Friedrich Nietzsche che recita:  “tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina” e il suo blog  Il nuovo Faust. La vita è un’avventura ne è la dimostrazione !

Portandoci a spasso, in questo articolo, e nei luoghi incontrati nel corso dei  suoi viaggi ed avventure ci racconta con uno “guardo migrante”,  in modo semplice e diretto un pezzo del suo cammino nel Mondo, spiegando cosa significa  “condivisione” per chi come lui  ama varcare i confini , geografici , relazionali e …temporali portando con sè un pezzo di ciascun luogo, umanità e storia incontrati !

Mettetevi comodi, lasciatevi trasportare e  …buon viaggio nella Condivisione!

Condividersi con il Mondo

«La felicità è reale solo quando è condivisa.»
Chriss McCandless – “Into the Wild”

Ho sempre considerato la condivisione come un atto dove una persona mette in comune con gli altri un qualcosa di materiale ma anche di spirituale. Direi che essa sia un tentativo di raccontare se stessi agli altri, facendoli sentire partecipi della propria vita.
Non siete d’accordo?

Provate ad immaginare, allora, di trovarvi in un aeroporto. Tra le tante facce che vedrete in attesa di un volo o di un parente in arrivo, noterete una persona assorta in profonda meditazione e circondata da un incredibile numero di valigie. Ecco, quello sono io o, perlomeno, ero io due anni fa, quando mi catapultai in un paese estero, attirato da una chiamata di lavoro. Ora provate ad immaginare che cosa può desiderare di fare una persona che arriva in un posto sconosciuto e dove si parla una lingua sconosciuta. Tolte le fasi iniziali di spaesamento e di panico (che possono durare giorni o settimane), tolte le beghe burocratiche… quella persona cercherà di parlare, di comunicare con qualcuno, di condividere qualcosa.

Poche cose sono però difficili come il tentare di manifestare i propri stati d’animo a qualcuno che non può parlare la tua lingua. Ancora più difficile è il doverlo fare usando una lingua differente. Tuttavia, c’è il bisogno di farlo. Chi sta a stretto contatto con le altre persone sa bene che l’elemento della condivisione è fondamentale, sia che si tratti di spartire un pasto con qualcuno, sia di passare il proprio tempo con la persona amata, sia di far conoscere il proprio punto di vista o, ancora, nel momento in cui un paziente chiede un consulto medico o, infine nel momento in cui un venditore illustra al cliente i prodotti in vendita.
In qualunque aspetto della nostra vita la condivisione è obbligatoria.

Potremmo definirla “trasversale”, perché in grado di toccare ogni aspetto dell’agire umano e sociale, perché riguarda l’aspetto relazionale umano. Mettere in comune qualcosa di materiale o spirituale è un tentativo di farsi conoscere, ma anche di includere qualcun altro nel tuo modo. «Nessun uomo è un’isola» scrisse quasi quattrocento anni fa John Donne, ed all’estero il bisogno di condividere degli aspetti della propria vita è molto più forte e sentito.

Partire vuol dire “sradicarsi”, intrecciare nuovi legami e sforzarsi di mantenere quelli storici.
Talvolta può riuscire e talvolta no. Il motivo è che la condivisione non è tale senza la partecipazione l’accettazione da parte di chi cerchiamo di coinvolgere. Per esserci, il nostro interlocutore deve vivere la nostra medesima esperienza o, quanto meno, prestare ascolto al racconto di essa.

Penso alle tante telefonate che ho fatto ai parenti ed alle altre persone care.  Penso anche alla difficoltà che spesso ho avuto e continuo ad avere nel tentativo di raccontare le vicende esaltanti e meno esaltanti della mia vita.

Per ultimo nelle relazioni umane diventa fondamentale anche il giudizio su ciò che facciamo. In questo caso condividere significa “approvare” un comportamento o un pensiero . La condivisione sembra quindi mostrare tre aspetti interdipendenti: quello del “fare a metà”, quello del “partecipare” e quello del “ritenere giusto”. Un esempio lampante di questo triplo binario interpretativo è dato dai social networks dove miliardi di utenti condividono dei contenuti, i quali a loro volta possono essere approvati o meno da altri utenti. Quando questi tre elementi si combinano, la condivisione raggiunge la sua massima espressione. Se, in alcuni contesti l’elemento dell’approvazione può risultare non necessario, l’elemento della “partecipazione” o “empatia” è, invece, fondamentale. Senza di essa, la condivisione diventa un’esperienza priva di senso, una coabitazione forzata, guardata con disinteresse o, peggio, con diffidenza e, dunque non pienamente accettata.

Ognuno di noi desidera trasmettere un’emozione, un concetto, un’immagine, un parere e l’idea che non sia solamente “tollerata”, ma anche compresa. Seppur è indubbio che la condivisione possa risultare più congeniale laddove vi siano degli interessi o valori in comune, è anche vero che sia possibile individuare il canale comunicativo appropriato.

Durante i 5 mesi della mia esperienza di Volontario presso i campi profughi di Voenna Rampa e Ovcha Kupel (entrambi a Sofia, in Bulgaria), mi sono confrontato e scontrato con la realtà di un ambiente multietnico composto in prevalenza da Siriani, Curdi, Afghani, Iracheni. L’aspetto più difficile è dato proprio dall’individuazione del canale comunicativo adatto, superando l’imbarazzo iniziale tuo e degli altri che ti considerano un perfetto estraneo. Nel caso in questione la situazione di stallo può essere affrontata in vari modi. Dal più semplice sguardo, da una battuta nella lingua natia o da una determinata azione.

Nel momento in cui si riesce a trovare una sintonia nel linguaggio espressivo, allora la naturale diffidenza del nostro interlocutore viene messa da parte e le porte della condivisione saranno aperte.

Qualche riga fa ho riportato la frase “nessun uomo è un’isola”. Il significato che do ad essa è che l’uomo stesso è l’oggetto della condivisione, è connesso alle altre persone. Nel caso del volontariato, ho messo di fronte agli occhi dei rifugiati il fatto che fossi uno straniero esattamente come loro. Ho raccontato loro le mie avventure e le mie disavventure. Facendo ciò, ho condiviso me stesso con loro, facendoli sentire un po’ meno “soli” ed un po’ più “compresi”. Ciò ha spinto loro a condividere a loro volta le loro esperienze, creando di fatto un circolo della condivisione.
Questo è il mio punto di osservazione sulla condivisione.

Un’epoca come la nostra, con un livello tecnologico senza eguali ci sta permettendo di raccogliere accumulare una serie di esperienze che saranno utili non solo a noi, ma forse anche a chi ci sta vicino, e che per questo potranno e dovranno essere condivise. In altri casi la condivisione potrà essere fine a se stessa, cioè fatta per il solo piacere di includere gli altri in alcune di quelle che sono le nostre passioni, aspirazioni ed azioni.

In conclusione tutto può essere condiviso?

Forse non tutto.

Ci saranno sempre degli aspetti che desidereremo tenere solamente per noi. Ci saranno delle persone con le quali sentiremo una maggiore affinità rispetto ad altre, ma fondamentalmente il bisogno di condividere qualcosa con qualcuno sarà una costante della nostra vita.

D’altronde, come diceva il buon Seneca: «Nessun bene senza un compagno ci dà gioia.»

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Educazione alla Cittadinanza http://www.assistentisocialionline.it/educazione-alla-cittadinanza/ http://www.assistentisocialionline.it/educazione-alla-cittadinanza/#respond Mon, 27 Mar 2017 17:11:54 +0000 http://www.assistentisocialionline.it/?p=629 EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA Cittadini si nasce o si diventa? “In tante realtà oggi si vive accanto agli altri. C’è coesistenza, non convivenza. Manca il senso di comunità, il riconoscersi l’uno con l’altro. …. La nostra responsabilità, come cittadini, oltre che come operatori sociali, è verso i diritti … Quei diritti che non sono solo una […]

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EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA
Cittadini si nasce o si diventa?

“In tante realtà oggi si vive accanto agli altri. C’è coesistenza, non convivenza. Manca il senso di comunità, il riconoscersi l’uno con l’altro. …. La nostra responsabilità, come cittadini, oltre che come operatori sociali, è verso i diritti … Quei diritti che non sono solo una prerogativa etica, ma la condizione di ogni progresso sociale, culturale e anche economico.” Don Ciotti (Animazione Sociale 305, numero 9/2016, Essere Operatori sociali oggi, intervista a Luigi Ciotti a cura di Roberto Camerlinghi, pag.3 e seguenti).

Concordiamo con le affermazioni di Don Luigi Ciotti e crediamo fortemente che occorre aiutare le persone a crescere nell’io e nel noi, occorre produrre significati intorno a quello che si vive oggi costruendo trame di senso e di cittadinanza.

Quando realizziamo i nostri laboratori di educazione alla cittadinanza nelle scuole abbiamo in mente questo, vogliamo pensare che siano una “pista generativa”.

La presenza di ragazzi e ragazze, bambini e adolescenti, con origini e radici culturali diverse all’interno delle classi scolastiche di ogni ordine e grado è ormai da anni un fenomeno strutturale e deve trasformarsi in un’opportunità per tutti, adulti di riferimento compresi. Bisogna anzitutto nei contesti scolastici, di convivenza e di relazione, riconoscere e conservare le identità di ciascuno e sostenere attivamente la loro interazione ed integrazione, attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture ed attraverso la conoscenza dei diritti di ciascuno, perché si possano trasformare realmente in libertà per tutti.

I laboratori di educazione alla cittadinanza sono percorsi adatti per apprendere, per imparare facendo, per riflettere, sono un luogo di formazione, ma anche uno spazio culturale e relazionale in grado di creare legami, tra le persone e con i luoghi, sono laboratori esperienziali, dove l’esperienza si trasforma in sapere.

L’importanza dell’educazione alla cittadinanza è stata più volte sottolineata anche nel nostro Paese con lo scopo di sviluppare nei ragazzi una cultura politica e civile (acquisire saperi sui diritti umani, sulla democrazia, sul funzionamento delle istituzioni politiche e sociali, sul riconoscimento della diversità culturale e storica, ed altro…) ed una competenza sociale, ovvero sviluppare attitudini e valori necessari per diventare un cittadino responsabile (imparare a rispettasi e a rispettare gli altri, ad ascoltare e a risolvere i conflitti pacificamente, promuovere una convivenza armoniosa, costruire i valori che accolgano una pluralità di punti di vista nella società, costruire un’immagine positiva di sé, la fiducia in sè e negli altri, ed altro…).

Dati questi scopi è fondamentale che ciascun laboratorio preveda una partecipazione attiva degli alunni e degli studenti, le attività vengono focalizzate su metodologie di tipo attivo e costruttivo, capaci di mettere al centro i bambini ed i ragazzi stessi. Il metodo di insegnamento del cooperative learnig è quello che noi privilegiamo, consiste nel dare rilevanza al lavoro di gruppo per incrementare sia le competenze cognitive sia quelle sociali. L’utilizzo di strumenti d’aula creativi, film, canzoni, costruzioni, giochi, giochi a premi, cartelloni, matite e pennarelli, per coinvolgere ad uno ad uno i ragazzi nelle attività è secondo il nostro parere necessario perché oltre a sviluppare il pensiero laterale di ciascun ragazzo attiva concretamente anche noi formatori.

Il gruppo classe è un gruppo di pari, una comunità, un tempo ed un luogo che da vita a esperienze che si aprono alla scoperta delle possibilità. Si impara ragionando in un contesto di peer-education, facendo e riflettendo sui processi cognitivi e di relazione, per comprendere in modo significativo cosa si sta facendo e perché. Ai ragazzi si offre la possibilità di una conoscenza reciproca più approfondita che possa permettere la costruzione di rapporti interpersonali trasparenti, autentici e gratificanti che prevedono e fanno fare esperienza di un costruttivo e arricchente scambio di opinioni.

Concordiamo con Alessandra Augelli quando scrive che in pre adolescenza ed in adolescenza cresce la complessità non solo nelle relazioni con gli altri ma anche nella gestione della propria identità. Gli operatori sociali sono chiamati ad un ascolto aperto e uno sguardo attento, in modo da essere per i ragazzi specchio di alcune loro caratteristiche e strumento per intraprendere il processo di crescita. (Animazione Sociale 263, maggio 2012, Fare laboratorio per apprendere con i ragazzi, pag.88 e seguenti)

Per questo riteniamo fondamentale che siano i professionisti del sociale i conduttori dei laboratori di cittadinanza, perchè il conduttore non sia solo un formatore ma anche, e soprattutto, un orientatore, un facilitatore, un abilitatore ed un allenatore di relazioni.

(Perché) cittadini si nasce e si diventa.

 

23.03.2017I° anno di corso per operatore elettricoclasse multietnica di adolescentimateria: educazione alla…

Pubblicato da Assistenti Sociali Online su Giovedì 23 marzo 2017

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