Contributi – Assistenti Sociali Online https://www.assistentisocialionline.it #fuoridalcomune Mon, 05 Sep 2022 20:04:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.24 https://www.assistentisocialionline.it/wp-content/uploads/2022/08/cropped-fdc-g-11-32x32.png Contributi – Assistenti Sociali Online https://www.assistentisocialionline.it 32 32 PERCHÉ PARLARE DI RADIO E PERCHÉ PARLARE ALLA RADIO https://www.assistentisocialionline.it/perche-parlare-radio-perche-parlare-alla-radio/ https://www.assistentisocialionline.it/perche-parlare-radio-perche-parlare-alla-radio/#respond Tue, 12 Nov 2019 21:44:50 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1554 Ma quanto abbiamo sentito la mancanza dei vostri articoli? La nuova chiamata allo scrivere lanciata ad ottobre per narrare e diffondere i progetti dei nostri servizi, ha finalmente la prima e meravigliosa esperienza !!! Chi scrive è Barbara Fantino, assistente sociale da più di vent’anni, Responsabile Area Disabili dell’Unione dei Comuni Nord Est Torino-Settore Servizi […]

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Ma quanto abbiamo sentito la mancanza dei vostri articoli?

La nuova chiamata allo scrivere lanciata ad ottobre per narrare e diffondere i progetti dei nostri servizi, ha finalmente la prima e meravigliosa esperienza !!!

Chi scrive è Barbara Fantino, assistente sociale da più di vent’anni, Responsabile Area Disabili dell’Unione dei Comuni Nord Est Torino-Settore Servizi Socio Assistenziali, ex collega di entrambe noi, che già ci aveva abilmente trasportato a maggio 2018 dentro un’esperienza di condivisione, riflessione e narrazione!

E anche questa volta ci presenta un progetto legato al racconto, ad operatori che hanno scelto di volersi raccontare, di farsi conoscere, di provare ad abbattere pregiudizi sulla nostra professione e sul nostro operato!

Grazie davvero per la possibilità di diffusione di questa brillante iniziativa!!!

Buona lettura a tutti voi!

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PERCHÉ PARLARE DI RADIO E PERCHÉ PARLARE ALLA RADIO

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Da alcuni mesi il nostro servizio, il servizio sociale dell’Unione dei Comuni Nord Est Torino, collabora al Progetto Cose degli altri Mondi, uno spazio nel palinsesto di radio Archimede (www.radioarchimede.it).

Il perché va ricercato nelle parole che il sito utilizza per la presentazione della radio “Il Comune di Settimo Torinese e la Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana hanno deciso di promuovere la nascita di Radio Archimede, consapevoli che la web radio è uno strumento flessibile, moderno ed innovativo, in grado di fare informazione ed intrattenimento in modo nuovo, dinamico, serio e professionale. Radio Archimede, con la sua presenza fisica all’interno della biblioteca, è prima di tutto la radio del territorio e si pone l’obiettivo di aggregare, intorno ad essa, giovani e meno giovani, associazioni, società sportive, mondo dell’informazione e realtà imprenditoriali, per partecipare ad un racconto della Città fatto di tante storie e tanti punti di vista differenti”. In altre parole, quando ci è stata offerta questa opportunità abbiamo pensato che potesse essere l’occasione per ‘uscire’ dai nostri uffici e far conoscere il nostro modo di lavorare ed i progetti pensati per la comunità.

Lo spazio radio a disposizione è condiviso con altri progetti ‘sociali’ della Città di Settimo, in particolare con l’Associazione Casa dei Popoli con la quale collaboriamo per diverse iniziative e partnership, dalla Pedagogia dei Genitori, allo Spazio compiti del Centro famiglia, o ancora le cene etniche.

Parlare alla radio vuol dire amplificare i messaggi, ma anche semplificarli. Significa rendere il nostro lavoro comprensibile per chi ci ascolta, provando a spogliarci da eccessivi tecnicismi e indossando abiti più vicini al sentire comune. Che cosa interessa di questo progetto? Perché il pubblico dovrebbe ascoltarci e ascoltarci con attenzione? Su quali bisogni troviamo un punto di contatto con il cittadino? Catturare l’attenzione può allora essere il primo passo per condividere, per favorire il coinvolgimento dei destinatari dei nostri progetti, per individuare nuove strade di ingaggio della persona a cui ci rivolgiamo.

Le resistenze iniziali di operatori che non hanno scelto di essere ‘mediatici’ sono state superate dalla voglia di raccontarsi, di farsi conoscere, di provare ad abbattere pregiudizi sulla nostra professione e sul nostro operato. Così abbiamo iniziato a raccontare di progetti per la comunità, di tematiche quali l’autismo o lo sport per disabili viste dagli interessati, abbiamo dato spazio ad associazioni che collaborano con noi, raccontato di esperienze di integrazione nel Centro famiglie. Un po’ abbiamo anche giocato, perché radio vuol dire musica, leggerezza e apertura verso linguaggi espressivi diversi.

Cosa dire ancora…che attendiamo i vostri feed back quando ci ascolterete e vi aspettiamo il giovedì alle 18.00 su Radio Archimede!

 

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Abitare gli spazi delle città : una esperienza di Centro per le famiglie in Piemonte https://www.assistentisocialionline.it/centrofamiglie/ https://www.assistentisocialionline.it/centrofamiglie/#respond Wed, 24 Jul 2019 13:03:09 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1543 Questa settimana siamo onorate ed orgogliose di ospitare sul nostro blog le parole della collega Filomena Marangi.  Assistente Sociale Specialista – Formatrice – Esperta di politiche e Servizi per le famiglie e in Servizi per lo sviluppo di comunità –Collaboratrice del Consorzio Monviso Solidale- Consulente e Mediatrice Familiare – Conduttrice di Gruppi per genitori – […]

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Questa settimana siamo onorate ed orgogliose di ospitare

sul nostro blog le parole della collega Filomena Marangi. 

Assistente Sociale Specialista – Formatrice – Esperta di politiche e Servizi per le famiglie e in Servizi per lo sviluppo di comunità –Collaboratrice del Consorzio Monviso Solidale- Consulente e Mediatrice Familiare – Conduttrice di Gruppi per genitori – Conduttrice di laboratori di teatro sociale e di comunità
Sapientemente

…e con una passione dirompente, ci conduce dentro l’essenza e l’arte di svolgere la professione di assistente sociale raccontandoci l’esperienza dei centri per le famiglie di un angolo di Piemonte! 

Grazie ancora a Filena per aver partecipato alla nostra chiamata allo scrivere

e buona lettura a tutti voi!


Abitare gli spazi delle città : una esperienza di Centro per le famiglie in Piemonte

 

Coloro che non hanno radici e sono cosmopoliti si avviano alla morte della passione e dell’umano :per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo ,e che l’opera di scienza e poesia riplasma in voce universale.

(Ernesto De Martino. l’etnologo e il poeta )

 

Lo Spazio : il luogo disponibile per gli oggetti della realtà in quanto si considerino individuati da una collocazione o posizione ,dotati di dimensione e suscettibili di spostamento .Lo spazio è il luogo indefinito e non limitato che contiene tutte le cose materiali, queste avendo una estensione ne occupano una parte ed assumono nello spazio una posizione la quale viene definita in maniera quantitativa secondo i principi della geometria e qualitativa in base a relazioni di vicinanza e di grandezza . Dal latino spatium ovvero “essere aperto” .

 

Proprio da questo significato della parola spazio , facilmente comprensibile in quanto è esperienza vissuta da tutti, può svilupparsi le riflessione sull’importanza per tutti noi di dare senso e profondità agli spazi in cui viviamo e lavoriamo. E quale può essere il beneficio che possiamo trarne dal vivere in un modo diverso gli spazi comuni, i luoghi in cui nascono e vivono i legami sociali ?Oggi più che in passato abbiamo un gran bisogno di investire sugli spazi comuni e sui legami sociali per contrastare una tendenza descritta dall’ultimo Rapporto Censis che rappresenta una Italia delusa e incattivita in cui i legami sociali sono messi a dura prova perchè carichi di conflitti ,paure e diffidenze che avvelenano le nostre esistenze . Come possiamo utilizzare gli spazi comuni delle nostre città per farne contenitori in cui fare esperienze condivise e in cui possiamo prenderci cura dei legami sociali preziosi e irrinunciabili per la nostra vita ? . Non possiamo pensare di eliminare i conflitti e le difficoltà connaturate ai legami sociali, ma possiamo andare in controtendenza e costruire azioni in cui gli spazi diventano contenitori di esperienze umane condivise, dove il conflitto si può stemperare in confronto e scambio tra parti diverse , dove possiamo rintracciare un diverso significato nell’incontro ,nella narrazione di sé e nell’ascolto dell’altro . Tutto questo è possibile; ce lo confermano diverse belle esperienze presenti in molte città italiane piccole e grandi . Un esempio tra i tanti, sono i Centri per le famiglie in Piemonte, che così come sono stati delineati nelle linee guida regionali , sono espressione di un welfare plurale e diventano laboratori di partecipazione e di incontro tra i cittadini e dei cittadini con le istituzioni .

L’esigenza sentita ed espressa in questa riflessione è quella di presentare una esperienza per fornire alcune suggestioni, per ripensare al ruolo e alla funzione degli spazi pubblici della città , come luoghi da abitare e come spazi da riempire di significati , in cui costruire insieme (cittadini , Istituzioni ,terzo settore) esperienze di bene comune e di qualità dei legami sociali così importanti per contrastare le derive di sfiducia e rabbia presenti in questo tempo prolungato di crisi.

Siamo ancora dentro alla crisi, crisi di natura economica-finanziaria ma anche sociale e politica , la povertà e la vulnerabilità sociale interessa fasce ampie di popolazione ,il 62° rapporto Censis ce lo ricorda , ma accanto ai dati sconfortanti del Censis sono in crescita “altri modi e altri mondi” fatti di solidarietà e di integrazione , di desiderio di promuovere e di vivere il bene comune .

Diventa sempre più difficile offrire ai cittadini che si rivolgono ai Servizi Sociali opportunità per il riscatto e

l’inclusione sociale nel tentativo di fronteggiare le varie manifestazioni del disagio individuale e collettivo .

L’impasse operativo e il carico emotivo insieme al senso di impotenza generano frustrazione in chi è chiamato ad agire un ruolo di aiuto, spesso in condizioni di urgenza.

 

Anche per gli operatori dei Servizi Sociali non è possibile non fare i conti con la crisi …una crisi che può svolgere una funzione importante se ci obbliga a chiederci… cosa conta davvero e ci sta a cuore ?

All’interno di questa cornice diventa necessario ripensare al welfare, cioè alla forma e alla qualità che vogliamo dare alle nostre relazioni e ai nostri legami e quindi alla qualità della nostra vita.

Le protezioni costruite nel passato – il welfare– non sono più sostenibili per la mancanza di risorse; ma in contemporanea sembrano offuscate anche altre risorse quali: le relazioni, la socialità, la prossimità, la solidarietà. Oggi ci ritroviamo doppiamente vulnerabili proprio mentre i bisogni di cura aumentano:

l’allungamento della vita media, la cronicità, la necessità di conciliare i tempi di lavoro e della famiglia e cura dei figli, l’aumento del disagio psichico, il crescente abbandono scolastico, la disoccupazione.

La crisi ci costringe a ragionare in modo diverso da quanto fatto in passato perché il mondo è diverso . Dentro ai Servizi alla persona, negli anni è avvenuta la crescita di un sistema che invece che riprodurre corresponsabilità diffusa ha centralizzato e delegato all’Istituzione e poi esternalizzato al mercato, trasformando le persone in clienti, erogando prestazioni standardizzate ,ma in realtà anche oggi non possiamo fare a meno del welfare che deve essere ripensato alla luce della crisi .

Cos’è il Welfare?

Il welfare è una prova di civiltà e di umanità che mette al centro la solidarietà e la rende istituzione; il welfare è un patto dentro il grande patto della democrazia che si fonda sui pilastri della partecipazione e corresponsabilità, ma è necessariamente plurale e va costruito insieme.

Oggi il sistema di protezione così come era stato pensato allora- per una piccola porzione di popolazione che cadeva in stato di bisogno- sembra non riuscire più a rispondere ai bisogni sempre più complessi e trasversali di persone, delle famiglie e dei gruppi.

Quale welfare auspichiamo per noi e per i nostri figli ? quando parliamo di welfare ci riferiamo al benessere e alla qualità di vita delle persone, alla loro sicurezza e serenità che si esprime in una comunità locale capace di prendersi cura dei più deboli e indifesi e di fare legame e creare reti per affrontare i bisogni collettivi , ma al tempo stesso sappiamo realisticamente che in questo tempo di crisi un processo di innovazione delle pratiche professionali è necessario e improrogabile .

Oggi abbiamo bisogno di ripensare a come uscire da questa empasse e la crisi costituisce paradossalmente una opportunità di rinnovamento anche per i servizi socio-educativi. Molto dipenderà da quanto – congiuntamente a livello personale, delle organizzazioni, delle comunità e dei territori – si avrà il coraggio di cambiare prospettiva e di adottare nuove pratiche in termini di produzione di valore socialmente condiviso .

La produzione di valore socialmente condiviso è un risultato del welfare generativo

 Alcune esperienze in diverse parti di Italia e i progetti realizzati a livello locale ci inducono a sviluppare ulteriormente il pensiero e le azioni verso un welfare generativo. Con questa ottica al centro del ragionamento c’è la produzione di valore in termini collettivi , il welfare è un valore indivisibile, un valore da co-progettare, co-costruire -condividere, pertanto dovremmo adottare logiche più ampie, trasversali e soprattutto relazionali che ci obbligano all’interdipendenza . Il modello proposto dal welfare generativo è un ’invito a pensare sul lungo periodo, adottando come orizzonte la vita di chi verrà dopo di noi .

Da soli è difficile produrre cambiamento, perciò la generatività porta a mobilitare, a connettere ad includere a cooperare e costruire alleanze di senso che diventano …significato e direzione.

 

Cosa possiamo fare nel “nostro pezzo di mondo”?

 

La via per intraprendere un welfare generativo è un fare concreto, responsabile che rimboccandosi le maniche si traduce nel prendersi cura del qui e ora, del proprio pezzo di mondo, delle proprie relazioni a partire dalla consapevolezza che la libertà intesa come autonomia, cioè come autosufficienza è una pura illusione.

Si può costruire una nuova grande alleanza a partire dal riconoscimento della propria interdipendenza, cioè dal riconoscimento della propria debolezza e vulnerabilità; queste dimensioni diventano occasione per la riscoperta del reciproco bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno, di appartenere a un luogo a una storia a una comunità ,un bisogno di essere riconosciuti, di essere ritenuti affidabili, di essere utili e al contempo di poterci fidare . Queste sono le fondamenta per riprogettare un nuovo welfare, ma anche un nuovo sociale e un nuovo spazio politico perché da qui è possibile ripensare la partecipazione e la cittadinanza.

Tutti ci sentiamo interrogati da queste questioni: come persone e come cittadini, e poi nell’ambito dei ruoli e funzioni che svolgiamo nel sistema dei servizi. Tutti i servizi, in particolare gli Enti locali sono chiamati sempre più a fare rete e a creare sinergie che possano attivare circuiti virtuosi di responsabilità e solidarietà, compito degli operatori sociali sarà quello di mettere in gioco le risorse dell’Ente di appartenenza, quelle della comunità locale, quelle individuali dell’utente e dell’operatore generando un circuito virtuoso di responsabilità e solidarietà .

In tempi come questi è necessario mantenere un orizzonte di progetto globale di intervento che non sia estemporaneo e che inneschi processi virtuosi di cambiamento e di empowerment personale e comunitario, senza per questo smettere di cercare e chiedere risorse .

Tutto questo può realizzarsi adottando un approccio volto a incrementare competenze di cittadinanza, per costruire nuovi scenari che diano senso all’operatività quotidiana e che generino opportunità in una prospettiva di network comunitario idoneo a promuovere politiche sociali territoriali concertate e condivise tra i diversi attori pubblici e privati, rispettando e valorizzando le reciproche identità e differenze.

 

Quali azioni perseguire :

  • – Attivare spazi di rielaborazione di un pensiero creativo, progettuale e promozionale nel lavoro sociale con particolare riferimento alle situazioni di emergenza e ad alta intensità emotiva, sviluppando capacità relazionali, resilienza e senso di efficacia
  • – Identificare e promuovere nei vari contesti organizzativi e territoriali strategie per costruire forti partnership locali, superando forme di autoreferenzialità, mettendo in rete competenze, nuove risorse ed idee che superino la standardizzazione degli interventi valorizzando la creatività e superando le logiche assistenzialistiche
  • – Individuare prassi operative per ripartire e condividere le responsabilità operative nei vari contesti organizzativi e tra la rete delle risorse territoriali
  • – Promuovere dibattito e nuova cultura sui temi del bene comune e del capitale sociale
  • – Individuare ambiti ove realizzare sperimentazioni di welfare generativo a livello locale

 

Di seguito viene presentata una esperienza di partecipazione dei cittadini , realizzata nei Centri per le famiglie del Consorzio Monviso Solidale in provincia di Cuneo nel periodo aprile-settembre 2017 .

I CENTRI PER LE FAMIGLIE E LE LUDOTECHE

La Regione Piemonte e le linee guida regionali

L’esperienza dei Centri per le famiglie nella Regione Piemonte nasce a seguito della legge regionale 1 del 2004 che all’art 42 prevedeva l’avvio e il finanziamento dei Centri per le famiglie ; a seguito dell’impegno finanziario della Regione sono nati diversi centri famiglia nel territorio regionale(DGR n.119-14118 del 22.11.2004 e dgr n.35 –2469 del 23.11.2015)

Con la DGR n.25-1255 del 4 .8.206 la regione Piemonte ha approvato le linee guida inerenti finalità e funzioni dei centri per le famiglie del Piemonte; linee guida che hanno fornito indicazioni precise per le scelte degli Enti gestori e hanno definito le priorità e i servizi essenziali che devono essere forniti all’interno dei Centri famiglie

Le linee guida regionali dopo l’approvazione con apposita DGR del 30.3.2015 del coordinamento regionale dei centri per le famiglie ha approvato le linee guida che descrivono i centri come” servizi che fondano la loro operatività sullo sviluppo di politiche e servizi innovativi per le famiglie e a sostegno della genitorialità; sono collocati nel sistema dei servizi territoriali e integrano e completano la rete di interventi offerti alle famiglie dai servizi sociali, sanitari ed ducativi e del privato sociale . Promuovono prioritariamente il ruolo attivo delle famiglie nella società; la famiglia attraverso le sue rappresentanze diventa interlocutore delle Istituzioni, i centri incardinati come snodo all’interno di un sistema di servizi, si qualificano come volano e promotori della rete territoriale dei servizi”

In specifico, il nucleo fondamentale degli interventi all’interno dei centri per le Famiglie, in linea con quanto previsto dalla L.R. 1/2004 ruota intorno alle seguenti principali funzioni :

–   sostegno alla genitorialità

– attività di consulenza

– mediazione familiare

– rapporti con associazioni ed organismi del III settore no profit

 

Il Consorzio Monviso Solidale : i Centri per le famiglie -le Ludoteche per bambini e genitori

È un Consorzio Socio-assistenziale di 56 Comuni in provincia di Cuneo con una popolazione di circa 170.000 abitanti, istituito nel gennaio 1997. Nel Consorzio i Centri per le famiglie prendono avvio nel 2006 a seguito dell’approvazione della legge regionale del 2004 e del finanziamento dei Centri approvato nel 2005, ma già nel 2003 era stata inaugurata la prima ludoteca per bambini e genitori. In seguito grazie ai finanziamenti della Regione Piemonte la ludoteca si è ampliata e ha dato origine ai Centri per le famiglie ; nel corso di cinque anni nascono nel territorio consortile e nei tre Comuni maggiori –Savigliano, Saluzzo e Fossano – tre Centri per le famiglie e relative Ludoteche per bambini e genitori a cui si aggiungeranno negli anni successivi altre 3 Ludoteche per bambini e genitori.

Le famiglie al centro …una lunga storia ….

I Centri per le famiglie nascono nel territorio del Consorzio grazie alla legge regionale 1 /2004 che aveva finanziato per alcuni anni la nascita dei Centri ; nel 2006 veniva inaugurato il CF di Savigliano, nel 2009 il CF

di Saluzzo, nel 2010 il CF di Fossano . Già nel corso degli anni precedenti, grazie ai finanziamenti dei Progetti transfrontalieri INTERREG, il Consorzio aveva realizzato una intensa attività di ricerca e di collaborazione con le Associazioni familiari del territorio, progetti che avevano permesso l’avvio di percorsi di partecipazione delle famiglie e di valorizzazione del ruolo sociale delle famiglie. Grazie a queste esperienze le famiglie sono diventate da subito interlocutori attivi dei Centri famiglie sedute attorno al tavolo di progettazione e di coordinamento dei Centri: nel corso degli anni la collaborazione non si è mai interrotta ma ha avuto bisogno di manutenzione, di una ripresa periodica delle volontà e delle scelte fatte a suo tempo ,di un aggiornamento sui temi e sui contenuti che hanno reso possibile lavorare insieme .

Le azioni e le attività descritte di seguito sono frutto del lavoro di 15 anni, delle scelte politiche del Consiglio di Amministrazione del Consorzio e dell’Assemblea dei Comuni, dell’Area Minori e Famiglie del Consorzio, dell’Equipe Operativa dei Centri per le famiglie.

Il ruolo dei Comuni

Il ruolo dei tre Comuni : Savigliano, Saluzzo e Fossano è stato determinante per la nascita dei tre centri in quanto non solo i Comuni hanno sostenuto la nascita di questi servizi ma hanno anche messo a disposizione risorse importanti che sono andate a cofinanziare le ludoteche e i centri ; risorse in termini di spazi tutti di proprietà comunale,risorse per le spese di gestione dei luoghi adibiti a ludoteche e centri famiglia , cofinanziamenti per la spesa del personale delle ludoteche per bambini e genitori ,una attiva partecipazione alla programmazione degli eventi , da sottolineare inoltre che anche negli anni di maggiore crisi delle risorse i comuni non hanno mai smesso di finanziare questi servizi e ne hanno sostenuto la continuità .

L’associazionismo familiare, le cooperative sociali, le associazioni di volontariato.

Altrettanto prezioso e insostituibile è stato il ruolo delle Associazioni familiari nel corso degli anni che hanno partecipato in modo attivo alla programmazione, alla gestione degli eventi, al cofinanziamento di attività alla messa a disposizione di risorse aggiuntive. Il ruolo delle cooperative sociali Proposta 80 e Armonia incaricate per la gestione delle attività attraverso l’appalto si è rivelato prezioso per le sperimentazioni introdotte, per la ricerca di nuovi finanziamenti, per la gestione delle attività di ludoteca .

La realizzazione delle linee guida regionali nel territorio del Consorzio

 Il Consorzio dal 2006 ha scelto di dare grande impulso ai Centri famiglia e Ludoteche, sviluppando una serie di azioni per realizzare in modo compiuto le indicazioni fornite dalle linee guida regionali . Nel corso degli anni dal 2003 al 2017 il Consorzio ha periodicamente realizzato azioni volte a favorire e sviluppare la partecipazione attiva dei cittadini ; le azioni intraprese nel corso del triennio 2015-2016–2017 hanno avuto alcune finalità :

1. implementare i servizi e le prestazioni a sostegno della genitorialità e per la cura dei legami familiari

2. dedicare tempo e risorse per una attività formativa e di aggiornamento per gli operatori dei centri famiglie

3. fare manutenzione e rinsaldare la rete dell’associazionismo familiare coinvolgendo le associazioni nelle attività formative

4. riavviare una collaborazione con il Consultorio familiare dell’ASL Cuneo 1 per favorire l’ integrazione dei servizi per le famiglie .

 

Abitare gli spazi delle città : una esperienza di partecipazione e cittadinanza attiva nei Centri per le famiglie ( materiale tratto dai documenti del Consorzio redatti da Filomena Marangi )

 

Era ottobre 2014 ,quando abbiamo ripreso il percorso iniziato nel 2005 e finalizzato alla crescita della rete delle Associazioni familiari ;il titolo del progetto “ fare sistema per un nuovo modello di welfare”, molte azioni sono state realizzate grazie a quel progetto che si è concluso a ottobre 2015 ; negli anni successivi i Centri famiglie hanno continuato a collaborare con le Associazioni familiari e di volontariato che si sono dimostrate molto impegnate nel collaborare con le Istituzioni .

Ad aprile 2017 grazie a un finanziamento della Regione Piemonte abbiamo scelto di riprendere e rinsaldare la rete con un percorso formativo che ha visto coinvolti operatori ,genitori, Associazioni familiari e di volontariato .Gli incontri sono stati finalizzati al monitoraggio e alla manutenzione della rete presente nel territorio, alla conoscenza reciproca, al confronto e allo scambio su cosa intendiamo nel nostro territorio ,per partecipazione, per fare rete,per nuovo modello di welfare orientato al bene comune .

Cittadini e operatori : una esperienza formativa per rinnovare la partecipazione

 Il percorso formativo rivolto congiuntamente ai cittadini aderenti alle Associazioni e agli operatori è stato preceduto da alcuni incontri rivolti solo agli operatori su come attivare percorsi di partecipazione nei Centri famiglie ( aprile –settembre 2017)

Alla prima fase del percorso che si è sviluppato in 32 ore complessive da aprile a settembre 2017 ,hanno partecipato al percorso formativo 12 operatori attivi nei tre centri per le famiglie; nella seconda fase l’attività formativa è stata estesa anche ai rappresentanti di 18 associazioni familiari presenti nel territorio consortile e alle Cooperative sociali Proposta 80 e Armonia che hanno aderito alla proposta formativa .

Alla luce di quanto descritto dalle linee guida della Regione Piemonte il percorso formativo rivolto agli operatori dei Centri famiglie ha perseguito l’obiettivo di fornire un percorso di rivisitazione della pratiche professionali in uso e di aggiornamento su due aspetti specifici contenuti nelle linee guida in particolare : Rapporti con associazioni e organismi del III settore no profit e Sostegno alla genitorialità e cura dei legami familiari . Le metodologie utilizzate sono state quelle della formazione attraverso i metodi attivi , sollecitando gli operatori alla “narrazione” e a un coinvolgimento attivo nella preparazione e conduzione dei laboratori   sui temi della partecipazione,della messa in rete ,della manutenzione delle reti sociali .

 

La parola ai cittadini : la partecipazione tra il dire …e il fare

 Gli incontri formativi per gli operatori e le associazioni familiari sono stati strutturati in questo modo : due incontri in plenaria per tutte le Associazioni che hanno aderito e per tutti gli operatori e due incontri in ogni Centro famiglie del territorio.

Il calendario :

12 maggio 2017 incontro in plenaria , 15 settembre 2017 incontro conclusivo in plenaria

Centro famiglie Fossano 12 giugno , 4 settembre – Centro famiglie Savigliano 7 giugno, 14 giugno,14 luglio Centro famiglie Saluzzo 18 maggio ,15 giugno,

1° incontro in plenaria :12 maggio ‘17

Presentazione delle linee guida regionali, il perchè di una scelta di un percorso formativo dedicato agli operatori ma allargato anche alle associazioni ; gli obiettivi individuati ,ovvero la messa in rete delle associazioni ,la ripresa di quanto realizzato nel 2015 con il progetto “fare sistema per un nuovo modello di welfare “

Che significato diamo alla parola “partecipazione “ ?:le associazioni familiari e gli operatori vengono invitati a dare un significato alla parola partecipazione ; emergono diversi significati e punti di vista che mettono in evidenza gli aspetti positivi e l’etica della partecipazione ,ma anche l’impegno e la “fatica” che la partecipazione attiva porta con sé .

Come fare manutenzione della rete di Associazioni e della propria associazione ? di seguito alcune indicazioni emerse dalla serata :

creare una rete di associazioni del territorio , essere inclusivi nei confronti di punti di vista diversi ,delegare compiti e doveri ai diversi membri dell’associazione,farsi da parte favorisce la partecipazione di tutti,riuscire ad accettare la diversità e la visione di altri,pensare a strategie per creare ricambio nelle associazioni,comunicare di più tra i membri dell’associazione,trasmettere la propria esperienza anche agli altri,creare un clima di piacevolezza e di benessere,creare gruppi di senior e junior,lavorare a sottogruppi,condividere un obiettivo,fare azioni concrete , avere soci che possano dedicare del tempo.

Gli incontri presso Centro famiglie di Fossano

Le Associazioni di famiglie che hanno partecipato : Hakuna Matata, La banca del tempo, Crescendo,CAV Fossano, Associazione donne africane .

12 giugno ;il 12 giugno gli operatori del Centro famiglie hanno presentato all’interno della Consulta delle famiglie del comune di Fossano ,le finalità del centro, le linee guida regionali e la proposta di una collaborazione attiva con le associazioni familiari ;l’incontro era finalizzato a far conoscere i diversi servizi e ad aggregare intorno al centro le associazioni interessate a collaborare attivamente con il centro famiglie e la ludoteca .

4 settembre ’17 i partecipanti suddivisi in 4 gruppi misti operatori-genitori sono stati invitati a giocare sulla costruzione di una scatola usando solo una mano ,quella non dominante,ogni gruppo aveva a disposizione pezzi di cartone ,scotch e forbici e avrebbero dovuto costruire la propria scatola                                                    l’obiettivo è stato sperimentare la cooperazione a fronte di una limitazione evidente di ognuno dei partecipanti ,per far emergere le strategie collettive che portavano ala costruzione della scatola                                                             , il gioco ha permesso di riflettere sulle strategie utilizzate ,sulle difficoltà e frustrazioni sperimentate ,sulla necessità della cooperazione per produrre un risultato finale .

Il confronto si è realizzato su alcuni aspetti :

1 difficoltà presenti nelle associazioni : confronto tra posizioni diverse che a volte genera difficoltà nella ricerca di soluzioni; abitudine ad essere fruitori passivi e non attivamente partecipi dell’associazione, scarso senso di appartenenza ,mancanza di responsabilità,di impegno e sacrificio,diffidenza e chiusura rispetto al nuovo,abbandono degli associati e scarso numero,difficoltà ad accettare le differenza ,tendenza a dare importanza al processo perdendo di vista l’obiettivo, eccessiva divisione dei compiti e competenze

2 strategie per stare meglio in associazione : ingaggiare nuovi associati attraverso contatti personali, spiegando le finalità dell’associazione in modo chiaro e concreto, individuare in modo più preciso il target a cui ci si rivolge permette di finalizzare meglio le azioni per raggiungere nuovi associati,curare maggiormente le relazioni all’interno delle associazioni,prestare attenzione alle motivazioni degli associati e non solo alle finalità da raggiungere ,l’associazione non è solo “fare”, ricordare che l’associazione è un sistema vivente che deve tenere conto dei cicli di vita degli associati e dell’associazione ,formulare proposte concrete e chiare rispetto alle azioni

3 come possono essere utili dei Centri famiglie alle aspettative delle associazioni: facilitando la costruzione della rete tra le associazioni,facendo conoscere le attività e i servizi del centro famiglie e Ludoteca ,programmando con cadenza regolare degli incontri per fare il punto sulle esigenze e bisogni del territorio ,presentando le iniziative in modo unitario, creando maggiore dialogo e sintonia tra le Istituzioni,organizzando corsi di formazione su alcuni temi di interesse : come ingaggiare nuovi associati, raccolta fondi, dinamiche per la gestione di gruppi,fare rete mantenendo l’identità della propria associazione, strategie e metodologie utili per crescere come associazione, tenuta dei contatti con i cittadini

 

Gli incontri presso Centro famiglie di Savigliano

le associazioni di famiglie che hanno partecipato : l’Altalena, Espansione Ludica, CAV Savigliano 7 giugno : I percorsi partecipativi -il confronto con i cittadini

1 come si partecipa ?

ci sono tanti modi diversi di partecipare ,dipende dalle motivazioni dei singoli, alcuni fanno tutto,altri fanno poco ,alcuni fanno solo qualcosa e non si può chiedere loro di fare altro, alcuni sono legati al loro ruolo all’interno dell’associazione e svolgono sempre gli stessi compiti, i singolo partecipano portando diverse motivazioni quindi : si partecipa come si può, con il tempo che si ha a disposizione , come si vuole perciò:è necessario imparare a tollerare chi non partecipa come noi e andare incontro alla differenze . Emerge dal confronto tra le associazioni che è più semplice partecipare su iniziative ed eventi specifici, su azioni concrete ; a volte si perde di vista e sembra più difficile recuperare il senso più profondo della partecipazione , è difficile condividere la mission dell’associazione , alcuni membri non soci fondatori che si sono aggiunti nel tempo fanno fatica a confrontarsi sulla mission e sul significato più profondo che ha fatto nascere l’esigenza dell’associazione

Come condividere la mission dell’associazione tra i vari soci ?

I più sensibili e attenti e i soci storici devono farsi portatori dei valori e degli obiettivi ricordando che l’associazione persegue i suoi obiettivi attraverso eventi specifici, trasmettere il senso di appartenenza . è stato necessario confrontarsi sul significato della parola partecipazione : cosa è la partecipazione ?

Qualsiasi cosa tu faccia in favore della cittadinanza ,la condivisione dei valori ,il fare la differenza, bisogno personale ,il condividere eventi cittadini tra associazioni e con le istituzioni,realizzare cose buone per gli appartenenti all’associazione; dare un contributo concreto per come ognuno può e vuole al raggiungimento degli scopi dell’associazione,fare qualcosa per gli altri e fare qualcosa per se stessi.

Si può partecipare in molti modi, ma c’è una differenza di fondo nella partecipazione come singoli individui e nella partecipazione come parte di una associazione, nel secondo caso si è portatori di valori condivisi portatori di una identità di gruppo, parte di un soggetto pubblico grazie al quale si possono avere risultati più efficaci rispetto alla partecipazione individuale. Spesso all’interno dell’associazione è difficile mettersi d’accordo e creare una rete di collaborazione efficace, questa difficoltà è emersa in tutte le associazioni

4 come definiamo la rete ideale?

È la rete capace di condividere le finalità,dove circoli fiducia, stima, amicizia, simpatia,la capacità di condividere momenti piacevoli momenti conviviali, cene insieme, il rispetto dei punti di vista,una efficace divisione dei compiti una rete non centralizzata ,una rete indipendente dal singolo nodo, capace di sostenere i crolli .Tutti concordano che momenti fondamentali sono quelli informali per costruire rapporti costruttivi,attenuare i conflitti,facilitare la relazione e la messa in comune dei valori

14 giugno : fare rete tra le associazioni -il confronto con i cittadini

perché mettersi in rete? per ottenere una maggior promozione dei propri eventi, c’è difficoltà a trovare associazioni disposte a mettersi in rete, per fare insieme un evento, per condividere risorse umane economiche e materiali , per partecipare insieme a bandi e a richieste di finanziamenti,per essere più visibili e forti a livello sociale

perché difficile mettersi in rete?

perché ogni associazione ha obiettivi diversi, se ci si mette in rete l’associazione rischia di perdere la propria identità, ci sono posizione e idee diverse tra le associazioni, a volte c’è una politica e una mission contrapposta tra le associazioni, la difficoltà a creare la rete di associazioni a volte dipende dalle persone che ne fanno parte .

3 cosa significa creare rete? avere collegamenti e punti a cui appoggiarsi in caso di bisogno, aderire ad eventi di altre associazioni, creare insieme un evento, condividere idee e valori, integrarsi tra le diverse associazioni, mettere in contatto le persone delle diverse associazioni,informare i giovani e far conoscere le diverse associazioni del territorio.

Si prosegue sulla riflessione che esistono due tipi diversi di rete : quella dell’emergenza e quella che ha come obiettivo la rete stessa con una struttura precisa che salvaguarda la democrazia e l’ uguaglianza all’interno della rete ,dopo il confronto tra i presenti il gruppo arriva a definire la mission della rete : “creare un ambiente in cui ogni persona si senta protetta ,supportata e ascoltata nelle sue diversità”.

Si è creato un ricco scambio di idee con il desiderio di incontrarsi nuovamente per il piacere di condividere un momento conviviale come la cena e il gioco in scatola, anche per il piacere di conoscersi meglio e conoscere gli obiettivi specifici delle altre associazioni . il programma deciso è di incontrarsi una terza volta in luglio e successivamente 1 volta al mese presso le diverse sedi delle associazioni per strutturare la rete e lavorare insieme sugli obiettivi.

Gli incontri presso Centro famiglie di Saluzzo

Le associazioni presenti: Naturalmente interconnessi, Airone, La Scintilla, Mai + sole, Penelope, ARVEL

,Esserci, Espansione ludica, Arcobaleno fit , Segnal’ etica, Ufficio famiglia diocesano

18 maggio la storia dei Centri famiglia in Piemonte e nel Consorzio , presentazione delle linee guida regionali Come far in modo che i centri famiglia diventino sempre più contenitore dove trovare risposte per le famiglie

? e come fare a realizzare una buona integrazione tra attività dei centri e le proposte delle associazioni .dal dibattito emerge che è necessario ottimizzare proposte e risorse,bisogno di comunicare maggiormente tra tutti per condividere ciò che viene fatto e offrire più opportunità alle famiglie,creare una rete in cui possano circolare meglio le informazioni, creare delle possibilità per partecipare insieme ai bandi, coinvolgere nuove associazioni presenti nel territorio, creare un mercatino di libri usati

le proposte dei cittadini :

creare un gruppo facebook,creare un gruppo whatsapp destinato unicamente a far circolare le informazioni sugli eventi espansione ludica porterà le sue attività anche a Saluzzo, anche ARVEL vorrebbe portare nel suo comune questa attività; airone da settembre aprirà uno sportello informativo sull’autismo e disabilità intellettiva presso il centro famiglie , si alterneranno un genitore, uno psicologo, un avvocato; mai+ sole conferma il proprio sportello, arcobaleno fit mantiene l’idea di uno sportello Doula in autunno e proporrà un corso di ginnastica dolce dopo il parto

15 giugno aggiornamento su quanto già deciso la volta precedente :

il gruppo whatsapp funziona adeguatamente allo scopo per cui è nato si decide di creare il gruppo facebook e Luisa T. sarà l’amministratore ,il nome del gruppo sarà “associazione in rete “

;airone conferma la propria disponibilità per lo sportello,naturalmente interconnessi propone una openday nel castello di Lagnasco, Airone propone una giornata del volontariato in aprile 2018; l’ufficio famiglia della diocesi di Saluzzo si presenta e presenta le proprie attività ;Penelope presenta l’evento dei propri 10 anni di attività con laboratori didattici e l’utilizzo di un telaio gigante ,ARVEL racconta una esperienza positiva fatta nelle scuole di Revello con la narrazione di fiabe in lingua madre .

 

15 settembre Conclusione del percorso formativo in plenaria

La serata inizia proponendo una attività di gioco su alcuni temi e contenuti che sono stati segnalati dalle associazioni come problematici : la comunicazione, la cooperazione,la competizione ,fare rete .

Vengono scelti quattro giochi in scatola e i partecipanti vengono divisi in quattro gruppi che giocheranno insieme nella prima mezz’ora ; l’attività permetterà di mettere in evidenza alcuni temi che vengono esplorati poi insieme da tutto il gruppo : la comunicazione tra i soci, la cooperazione tra soci ,la competizione tra soci

,fare rete all’interno dell’Associazione e con altre Associazioni . Vengono scelti 4 giochi in scatola adatti a esplorare i temi ; il gioco farà emergere una serie di riflessioni che i gruppi affronteranno a conclusione della serata e che riguardano i nodi insiti nell’esperienza delle Associazioni e le difficoltà delle esperienze partecipative .

 

Cosa si aspettano le Associazioni familiari e di volontariato ?

Ai partecipanti è stata posta la domanda : come possono i Centri per le famiglie e gli Operatori sociali- educativi sostenere le Associazioni nei loro percorsi .

Le proposte delle Associazioni :

Associazioni Fossano

Necessità di organizzare altri momenti formativi per ingaggiare nuovi soci e persone interessate Creare cordate di associazioni per accedere a bandi e finanziamenti

Organizzarsi in modo di incontrarsi con regolarità (tavoli di coordinamento dei centri famiglie ) Fare rete per costruire un pensiero comune

Associazioni Saluzzo

Mantenere attivo quanto si è condiviso nelle serate di formazione : attraverso il gruppo facebook ”associazioni in rete” così pure il gruppo wathsapp per facilitare le comunicazioni ;consolidare il programma di collaborazioni integrate tra le Associazioni e il Centro famiglie con i vari sportelli e le iniziative già messe in rete .

Associazioni Savigliano

Si è lavorato su cosa vuol dire fare rete ,su quale può essere la mission della rete , su come costruire un percorso comune tra le Associazioni senza perdere la propria identità .

Le proposte operative emerse per concludere e proseguire la collaborazione nei prossimi anni

Organizzare altri momenti formativi per le Associazioni per fornire strumenti operativi e strategie efficaci per gestire alcune dinamiche

Aprire una pagina facebook per le Associazioni appartenenti alla rete delle reti Organizzare ogni anno dei momenti collettivi aperti a tutte le Associazioni del territorio

Creare dei sottogruppi su tematiche condivise a cui le diverse Associazioni si possono iscrivere e partecipare Cercare di costruire un manifesto unico delle attività evitando repliche e doppioni

A conclusione della serata è stato richiesto ai partecipanti …come state ? i commenti dei presenti …

 

Rilassata                             divertita                          pensierosa                sollevata

Spaesata                           serena                             sollecitata               accompagnata             Soddisfatta                                      incuriosita                       non mi sento più sola           speranzosa        Motivata alla ricerca          

tante idee che frullano nella testa        all’inizio di un percorso Ottimista                              contenta perché siamo in tanti                  carico

Stimolata                           positiva                        partecipativa                  Kinsugi

 

Alcune riflessioni conclusive

Ideare e partecipare a un percorso formativo che ha coinvolto Operatori e Associazioni familiari è stata come era già avvenuto in passato una esperienza molto piacevole, ricca di stimoli ,che ha confermato la validità di una scelta strategica contenuta nelle linee guida regionali ovvero lavorare per fare rete e fare manutenzione periodica della rete costruendo un confronto e un pensiero condiviso con le associazioni e gli organismi del terzo settore .

Insieme abbiamo condiviso significati e punti di vista ,abbiamo affrontato temi seri e impegnati ,abbiamo sognato una comunità locale a misura di persone ,abbiamo giocato e mangiato insieme, perché anche questi momenti costruiscono la comunità che noi vorremmo ; una comunità fatta di reti di solidarietà dove nessuno venga escluso o si senta solo ,dove chi ne ha bisogno possa trovare un riferimento e l’ascolto necessario per superare una fase critica della vita e riprendere il cammino . Abbiamo abitato gli spazi delle città portandoci a casa la ricchezza dei legami sociali e la consapevolezza di essere parte insieme a tanti , del capitale sociale del territorio.

 

Autrice dell’articolo :

Filomena Marangi – Assistente Sociale Specialista CROAS Piemonte – Formatrice – Esperta di politiche e Servizi per le famiglie e in Servizi per lo sviluppo di comunità – Collaboratrice del Consorzio Monviso Solidale- Consulente e Mediatrice Familiare – Conduttrice di Gruppi per genitori – Conduttrice di laboratori di teatro sociale e di comunità. e mail : filenamarangi@gmail.com

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LA SFIDA DELLA RICERCA https://www.assistentisocialionline.it/lasfidadellaricerca/ https://www.assistentisocialionline.it/lasfidadellaricerca/#respond Mon, 17 Jun 2019 20:48:47 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1520 Il secondo contributo del mese sul tema della ricerca è scritto da Giovanni Salierno, un Fisico… estraneo, ma non troppo, al mondo del sociale !!! Giovanni infatti dopo essersi  laureato in Fisica nel 1996 dal 2001, lavora nel settore della metrologia industriale ma negli anni ’90, all’interno di una associazione giovanile, si occupa anche di disagio giovanile e […]

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Il secondo contributo del mese sul tema della ricerca è scritto da Giovanni Salierno,

un Fisico…

estraneo, ma non troppo, al mondo del sociale !!!

Giovanni infatti dopo essersi  laureato in Fisica nel 1996 dal 2001, lavora nel settore della metrologia industriale ma negli anni ’90, all’interno di una associazione giovanile, si occupa anche di disagio giovanile e di strumenti concreti per affrontare la disoccupazione, come i centri di informazione territoriali ; mentre dal 2012 all’interno della Ass. Etica  e Lavoro Pasquale Tavano, si dedica alla conservazione della memoria della strage fascista del XVIII dicembre 1922.

Dal 2000, in qualità di socio e volontario, sostiene e diffonde i progetti delle botteghe torinesi del commercio equo e solidale…ed è lì che una di noi l’ha incontrato la prima volta… sorseggiando ed imparando a degustare un “buono e giusto” caffè equo e solidale!!! 

Un uomo che per passione, professione ed indole ama persegue e vive quotidianamente la sfida della ricerca…e ce la racconta nel suo prezioso “buono e giusto” contributo!

Buona lettura a tutti voi e…GRAZIE Giovanni!!!! 


LA SFIDA DELLA RICERCA

Esiste una (La) Verità assoluta? Forse no, ma la storia dell’evoluzione dell’umanità è scandita dai tempi con cui sono state effettuate scoperte e innovazioni in tutti i campi della conoscenza, processi spesso faticosi intrapresi da grandi “sognatori e sognatrici” per cercare una verità (o presunta tale).
Per raggiungere la Conoscenza è necessario intraprendere percorsi di ricerca, che a priori possono non portare ai risultati sperati (nella storia dell’umanità sono infatti molteplici le vicende in cui a fronte di un esperimento scientifico sviluppato per dimostrare un fenomeno fisico o chimico si sono scoperti in realtà altri aspetti più rivoluzionari).
In questo contributo illustrerò con semplici suggestioni 3 ambiti differenti di cui mi occupo per professione o per passione: ricerca storica, metrologica e artistica.
Ricerca storica


In un recente appello apparso per la ricorrenza del 25 aprile, “La Storia è un bene comune, salviamola”, i tre autori dell’ appello sottoscritto da 50mila lettori online  (A. Camilleri, L. Segre e A. Giardina) chiudono l’appello scrivendo: “…che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani.”

Da questo appello risulta evidente la necessità di riprendere in mano i libri di storia ed investire risorse pubbliche nella ricerca per evitare che romanzieri e politicanti di dubbia credibilità possano riscrivere la storia del fascismo partendo da dettagli secondari presunti veri e ricreando un contesto fantasioso che censura fatti essenziali.
Dal 2012 all’interno della associazione Etica e Lavoro P. Tavano svolgiamo attività di conservazione della memoria storica della strage del XVIII dicembre 1922 mediante strumenti innovativi come un tram della memoria, serate con letture di testi e poesie. Nel 2017 abbiamo organizzato con l’Istituto per la Resistenza G. Agosti di Torino (Istoreto) un seminario sulla violenza fascista a Torino e Parma nel primo dopoguerra. A seguito di questo seminario è stato naturale proseguire il ragionamento su come approfondire scientificamente la conoscenza dei dati di tale violenza.
La ricerca è effettuata sotto la direzione scientifica dell’Istoreto, mentre l’associazione Etica e Lavoro ha dunque deciso di sostenere finanziariamente questo progetto per noi molto oneroso ma in cui crediamo fortemente.

Per approfondire e sostenere il progetto :  https://www.produzionidalbasso.com/project/la-strage-di-torino-del-xviii-dicembre-1922-progetto-di-ricerca/

 

 

Ricerca Metrologica
Mi sono laureato nel 1996 presso l’Istituto di Metrologia Gustavo Colonnetti di Torino (oggi confluito  nell Inrim. Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica). Dal 2001 lavoro nel settore della metrologia industriale. E’ evidente come la ricerca scientifica, oggi più che mai, abbia bisogno di ingenti finanziamenti. Quello che viene studiato negli istituti pubblici di ricerca viene poi successivamente applicato nelle innovazioni tecnologiche dalle aziende private. Il grande dibattito attuale è sul ruolo e finalità degli investimenti privati volti a  indirizzare la ricerca pubblica (e l’indipendenza delle Università e degli Istituti di ricerca pbblici). Nel settore in cui lavoro la sinergia sembra necessaria e il continuo confronto tra pubblico e privato è il motore propositivo per il miglioramento delle tecnologie volte alla misurazione e, come si sa, la “giusta misura” è simbolo di equita’ sociale (non a caso la Giustizia è rappresentata nelle aule di tribunale da una bilancia). Il 20 maggio si é realizzata una rivoluzione straordinaria della definizione del Sistema Internazionale delle unita’ di misura. Nella vita quotidiana di ognuno di noi non ci sono stati cambiamenti ma nella storia dell’ umanità si è posizionata una pietra miliare. I 145 paesi che sottoscrivono gli accordi al BIPM hanno votato all’unanimità questa svolta. (Immaginiamo quanto sia impossibile all’Onu avere un voto unanime.. sic).

 

 Ricerca artistica
Gli Artisti, (quelli veri…) sono mossi da una “ossessione creativa” per comunicare attraverso le opere la loro Verità interiore nell’interpretazione del mondo. La sfida della Ricerca è dunque un fattore che accompagna costantemente la loro carriera. Ho avuto la fortuna di conoscere due artisti all’apice della loro carriera (Emilio Isgro’ e Rosanna Rossi) e dalle discussioni sul ruolo dell’artista nella società contemporanea emergeva la loro chiara necessità di voler raccontare sempre qualcosa di nuovo attraverso la sperimentazione di nuovi cromatismi (Rossi) e provocazioni sulla cancellature delle parole (Isgrò).

Concludo questo contributo in un blog di Assistenti Sociali, incominciato parlando di memoria storica e di investimenti pubblici, ricordando la straordinaria esperienza realizzata da Maria Lai ad Ulassai l’8 settembre 1981.

 

A fronte di una richiesta all’artista dell’allora sindaco del paese di realizzare un monumento alla memoria dei Caduti di Guerra, la Lai rivoluzionò il mandato passando dall’idea di un opera “fredda” per i morti alla visione di un opera per i vivi.

Il percorso durò un anno e mezzo tra mille difficoltà, opposizioni e intoppi. Si realizzò infine in una performance collettiva che oggi nei libri di storia dell’Arte viene citata come primo esempio di Arte Relazionale: Legarsi alla montagna.

Ripercorrendo la narrazione di una leggenda, in tutto il paese venne srotolato una nastro azzurro (un “filo” di 27 km fatto di tela di jeans). Le case collegate da questo nastro di parenti venivano segnate con simboli di fraternità se le persone erano parenti o senza nulla se c’era della discordia. La punta del nastro venne portata in vetta alla montagna che domina il paesino dell’Ogliastra da scalatori.

L’opera immateriale è ricordata in un video di Tonino Casula, dalle fotografie di Berengo Gardin ed esibita alla Biennale di Venezia del 2017.

L’esperienza di quei giorni vive ancora nella memoria dei compaesani di Maria Lai che fieri ricordano la loro partecipazione attiva all’evento.

 

 

 

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NOVITA’ E/ E’ CAMBIAMENTO ! https://www.assistentisocialionline.it/novita-e-cambiamento/ https://www.assistentisocialionline.it/novita-e-cambiamento/#respond Mon, 13 May 2019 20:14:35 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1499 Il primo contributo sul tema della novità è una  un delicato ed energico “flusso di coscienza”, una riflessione a mente e cuore aperti che ci è stata “spintaneamente” regalata da  Gioacchino Orlando un poliedrico, giovane ed entusiasta collega.  E quando diciamo poliedrico non lo diciamo a caso : ad oggi all’attivo nel  curriculum  di Gioacchino si trovano […]

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Il primo contributo sul tema della novità è una  un delicato ed energico “flusso di coscienza”, una riflessione a mente e cuore aperti che ci è stata “spintaneamente” regalata da  Gioacchino Orlando un poliedrico, giovane ed entusiasta collega. 

E quando diciamo poliedrico non lo diciamo a caso : ad oggi all’attivo nel  curriculum  di Gioacchino si trovano esperienze come la collaborazione in qualità di  Esperto di Servizio Sociale presso UIEPE di Torino ed Asti, la collaborazione con l’ Ass.ne Quore  tra le quali meravigliose attività troviamo TO- Housing il primo progetto di co-housing sociale per accogliere persone LGBT+ in  difficoltà  e la collaborazione presso Spazi ReAli di Aria con lo sportello sulle stesse tematiche LGBT+ . 

Il suo contributo ci parla di quanto per avere una vita personale e professionale ricca di novità,  il segreto potrebbe essere affrontare con desiderio, coraggio, metodo, ma anche un tocco di azzardo,  i cambiamenti che la vita ci propone quotidianamente! 

Buona lettura a tutti voi  e Grazie Gioa per il tuo contributo !!!!


NOVITA’ E/ E’ CAMBIAMENTO !

Il cambiamento è una costante della vita di molti giovani d’oggi, nel mondo del lavoro, in amore, nelle relazioni interpersonali, per via dello studio e insomma ci dobbiamo sempre reinventare ed adattare al nuovo.

Faccio una breve premessa, il mio sarà una sorta di flusso di coscienza in cui leggerete una serie di considerazioni fatte man man scrivendo, riferendomi  ai cambiamenti che sento in me dal momento della laurea ad oggi. Cambiamenti materiali e dentro di me.

Quando le colleghe di Assistenti Sociali Online mi hanno proposto di scrivere alcune righe sul tema, inizialmente mi sono domandato perché la scelta di Cristina fosse ricaduta su di me, poi nel giro di pochissimi secondi ho ragionato e mi sono accorto che in effetti di cambiamenti ne ho vissuti parecchi negli ultimi due anni. Ho compreso anche quanto ormai fosse lampante a tutti il fatto che la mia vita subisca scossoni in continuazione che sia io a volerlo o meno: vado a vivere da solo in città uscendo dal paesello di provincia, poi un anno torno dai miei genitori e dopo alcuni mesi vado di nuovo a vivere da solo. Che gran casino.

In tutto questo tran tran cambio circa quattro lavori passando da contratti uno più capestro dell’altro, intraprendo collaborazioni molto interessanti che fanno maturare il mio curriculum e la mia persona (e in tutto ciò nemmeno lo straccio di un uomo minimamente decente).

Insomma Gioacchino gira che ti rigira non si sa bene cosa faccia, dove si trovi e come te lo ritrovi.

E forse forse tutti questi continui cambiamenti nella mia vita hanno plasmato il mio stile di vita più di quanto in passato mi sarei aspettato: dal mio modo di stare con gli altri, al mio rapporto con i social media e il cellulare ed anche il modo di prendere appuntamenti con gli amici: ormai rispondo “aspetta devo guardare in agenda!” (sempre piena!), mentre prima segnavo tutto sulle note del cellulare o su foglietti sparsi giusto per tenere a memoria della festa “x”.

Eh, è proprio vero che si invecchia troppo in fretta… la mia mamma mi diceva spesso che dopo i 18 gli anni iniziano a volare con una incredibile velocità. Ed è proprio vero.

La vedo invecchiata nel volto, ma nel cuore è sempre la mia roccia. Certe cose però non cambiano mai!

Proprio perché il tempo scorre e la vita è una mi sono da sempre voluto dare una mossa su tutto, così da fare fare fare e conoscere più che potessi il mondo che mi circonda. Questa “fame di fare” ha messo in moto nel tempo, senza che ne fossi poi così conscio, una catena di meccanismi virtuosi i quali han fatto sì che la mia vita fosse necessariamente un divenire di eventi; in fondo perché ho scelto di lavorare con le persone e vuoi o non vuoi le persone lasciano una traccia di loro stesse in te: alcune sono in grado di tracciare un segno indelebile nella tua vita per tanto tempo coi loro pensieri e sentimenti. Le relazioni umane sono fatte per cambiarti, a volte anche di poco, ma ti cambiano. Non tutte, ma le più significative un segno lo lasciano.

Ora che mi trovo a digitare un fiume di parole pensando al concetto di cambiamento, sento doveroso fare una breve riflessione rispetto ai risultati che il lavoro sociale hanno prodotto in me: partendo dal liceo come tirocinante, ai tempi di Servizio Sociale, alle attività lavorative sin d’ora svolte.

Sicuramente il mio stile professionale può solo migliorare ma il salto da studente a professionista ti cambia.

In primis vestire i panni di Assistente Sociale e non più da tirocinante emoziona e al contempo spaventa, perché la consapevolezza di avere tra le mani i destini delle persone ti investe di una grande responsabilità, una responsabilità che sin dal secondo anno di Servizio Sociale non vedi l’ora di assumerti: tutta quella bramosia di svolgere colloqui con l’utente senza supervisore al seguito, scrivere una relazione sociale con la propria firma e andare in visita domiciliare dalle persone sentendosi grandi è tanta!

Mamma mia non sapete che cosa provo mentre ne scrivo! Credo sia un misto tra simpatia per quel giovane e ignaro tirocinante in Servizio Sociale che conosceva poco il mondo, ma inconsapevole di quanto ancora ci fosse da imparare e un misto di nostalgia, perché quella ingenuità oggi la rivedo negli occhi delle colleghe e dei colleghi che si abiliteranno e non vedono l’ora che arrivi quel momento, e in loro mi rivedo tanto!

Quanto ho corso per arrivare al giorno in cui avrei potuto rispondere alla domanda “che lavoro fai?” e poter rispondere con gioia e soddisfazione “l’Assistente Sociale e tu?”.

Ad oggi nient’altro mi appaga di più.

Ma arrivando al sodo cosa è concretamente cambiato in me? Credo di aver maggior rispetto verso l’utente di fronte a me, un senso di protezione e di promozione della giustizia maggiore rispetto al me studente. Non so darmi una spiegazione, posso solo dire che sentirsi investiti da un certo ruolo considerato salvifico dalle persone ti responsabilizza. Prima non capivo il concetto del “prima il lavoro”, oggi sì. Perché la professione di Assistente Sociale non è solo una professione, è uno stile di vita, un modo diverso di vedere il mondo, le persone e le dinamiche che intercorrono tra queste.

Il cambiamento che sento in me nel passaggio da studente a dottore? La sensazione di poter fare qualcosa, avere il potere di trasformare pensieri e idee in azioni concrete. La speranza di rendere il mondo più in linea con ciò che vorrei: maggiore inclusione, più diritti per gli oppressi e maggior sostegno per i deboli partendo nel lavoro dalle Comunità a me vicine.

C’è bisogno di persone che hanno fede nel cambiamento, cittadini attivi che riconoscano nel lavoro sociale, anche nelle forme dell’associazionismo e il volontariato il canale attraverso il quale lasciare il proprio segno, influenzando l’altro: perché nell’altro c’è anche un pezzo di noi stessi che necessita di cura e pari diritti per realizzarsi, fare i propri errori, rialzarsi e crescere. E non si smette mai di crescere, conoscere e cambiare.

 

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Complessità. https://www.assistentisocialionline.it/poesiacomplessita/ https://www.assistentisocialionline.it/poesiacomplessita/#respond Mon, 22 Apr 2019 10:56:15 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1482  Il terzo contributo sul tema del mese, la complessità, ci è stato regalato da Laura Picco una giovane, competente e  creativa  collega Assistente Sociale . Laura è stata conosciuta da una di noi , ormai due anni fa, nella veste di volontaria di Servizio Civile nel suo periodo di operatività presso l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di […]

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 Il terzo contributo sul tema del mese, la complessità,
ci è stato regalato da Laura Picco una giovane, competente e  creativa  collega Assistente Sociale .
Laura è stata conosciuta da una di noi , ormai due anni fa, nella veste di volontaria di Servizio Civile nel suo periodo di operatività presso l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Torino ed Asti e oggi …è una nostra partner nell’ambito del progetto C.A.R.O.T.A. presso la Casa nel Parco, la Casa del Quartiere di  Mirafiori Sud
perchè, per la Cooperativa Patchanka, si occupa dello  Sportello di Casa del Lavoro! 
Laura ci ha donato il suo sguardo poetico e avventuroso sulla complessità, attraverso un contributo che dimostra appieno il percorso professionale che ha scelto di intraprendere : la formazione in Social Art, con l’obiettivo di uscire dagli schemi e utilizzare approcci creativi ed artistici nel mondo del sociale !
E’ appena tornata da Budapest dove è stata immersa in una formazione in Teatro Sociale
…e il suo contributo pieno di arte, avventura e speranza, vi porterà in un mondo di possibilità , il mondo verso cui   giovani collegh* motivat* e creativ* come Laura sono pront* a salpare!
Buona lettura a tutti voi e Grazie Laura!!!

Complessità.
Ho sempre detestato le poesie in rima ma poi chissà quando è ora di scrivere uso sempre questa forma qua.
Sicuramente è scarsa preparazione,
poco studio, troppa confusione.
Mi chiedo perciò se sia questa la complessità:un’idea, un’opinione che si rivela di difficile realizzazione.
Ho consultato il dizionario per una delucidazione ma non ottenuto la giusta soluzione.
Volevo una risposta così semplice da poterla inserire in una poesia per bambini ma ho trovato un insieme di parole complicate, che per capirle bisogna collegarle, come nel gioco dei puntini.
Il mio lavoro è complicato ma è il primo sogno che ho davvero bramato.
La mia professione è come una città, un insieme di elementi: luci, suoni, colori, odori, persone e sentimenti.
Intere giornate che sfilano in velocità, settimane, mesi, anni, la vita corre e tu dietro lei ti affanni.
Faccio un lavoro strano, dinamico, un po’ balzano; alcuni lo odiano e cerco loro di spiegare perché è sbagliato disprezzare.
Le persone spesso cercano soluzioni, fanno domande, pongono obiezioni
e io le guardo con gli occhi sgranati e il cuore pieno d’angoscia:
soluzioni non ne ho e la mia mente scroscia idee a pioggia su come supportare, migliorare.
Non sono un supereroe che interviene senza domandare se essere salvati è la cosa giusta da fare;
sono un marinaio che insieme alla ciurma ammaina le vele,
e si ferma a pensare: tutto è complesso
ma basta sminuzzare in piccoli tasselli i problemi più ribelli per renderli innocui come agnelli.

 

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Gruppi AMA: un’espressione di cittadinanza attiva https://www.assistentisocialionline.it/gruppi-ama-unespressione-cittadinanza-attiva/ https://www.assistentisocialionline.it/gruppi-ama-unespressione-cittadinanza-attiva/#respond Mon, 11 Mar 2019 22:35:59 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1458 Apriamo il sipario sugli articoli del mese e del nuovo tema: cittadinanza! E questa volta lasciamo la parola all’autrice per la presentazione di sè e della realtà che rappresenta:  “Sono Donata Scannavini e da due anni ho l’onore di essere la presidente di Amalo.  Sì, per me è veramente un onore rappresentare questa associazione che […]

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Apriamo il sipario sugli articoli del mese e del nuovo tema: cittadinanza!

E questa volta lasciamo la parola all’autrice per la presentazione di sè e della realtà che rappresenta: 

“Sono Donata Scannavini e da due anni ho l’onore di essere la presidente di Amalo.  Sì, per me è veramente un onore rappresentare questa associazione che si occupa di diffondere la cultura e la pratica dell’Auto Mutuo Aiuto.  Sono infatti profondamente convinta della bontà e dell’efficacia dell’AMA e tale convinzione mi deriva dall’aver frequentato un gruppo per persone disabili e averne sperimentato personalmente i benefici.

Amalo si occupa principalmente di promuovere sul territorio l’auto mutuo aiuto, soprattutto attraverso la formazione, rivolta sia a chi vuole semplicemente conoscere il mondo AMA, sia a chi vuole sperimentarsi come promotore e facilitatore di gruppo.  Non si tratta di una scelta aprioristica, di un aut – aut: non di rado infatti succede che una persona, conoscendo l’ama e magari iniziando a frequentare un gruppo, decida poi di farsene promotore nel proprio contesto di vita e/o lavorativo e sperimentarsi nel ruolo di facilitatore.

Io personalmente e noi come Amalo, crediamo molto in questa metodologia e cerchiamo di sostenere in ogni modo le persone che intraprendono con noi questo percorso.  È in quest’ottica che offriamo la possibilità, a chi abbia terminato il nostro percorso formativo, di iscriversi al nostro Registro Facilitatori, a cui attingiamo nel momento in cui ci giungano delle richieste di facilitazione da gruppi che magari sono nella fase iniziale del loro percorso o che comunque si trovano ad avere bisogno di una persona che assuma questo ruolo.

Essere facilitatori di un gruppo AMA non è sempre facile, si possono incontrare vari tipi di difficoltà e il facilitatore stesso può trovarsi nella condizione di avere bisogno di un sostegno e di un confronto con altri.   Per questo, Amalo organizza incontri di intervisione, rivolti a facilitatori di gruppo, dove viene data loro la possibilità di confrontarsi su problematiche relative alla facilitazione ma anche su difficoltà che possano essere insorte all’interno del gruppo.  Possiamo dire che i nostri incontri di intervisione non sono nient’altro che gruppi di Auto Mutuo Aiuto per facilitatori!”

All’interno del nostro blog Donata ci racconta come un gruppo di Auto Mutuo Aiuto possa essere considerato espressione di cittadinanza attiva!

Grazie ancora all’autrice per il suo contributo e buona lettura a tutti voi!

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Gruppi AMA: un’espressione di cittadinanza attiva

Sono Donata e ho incontrato il mondo dell’Auto Mutuo Aiuto più di vent’anni fa, quando neolaureata in pedagogia, ebbi l’occasione di frequentare e poi facilitare un gruppo per persone disabili. Sperimentai personalmente l’efficacia dell’AMA, come occasione di confronto e di scambio tra pari, tra persone che vivono situazioni molto simili e scoprono col tempo di essere risorsa l’una per l’altra.

Oggi, a distanza di tanto tempo, mi occupo ancora di AMA come presidente dell’associazione Amalo, perché sono stata conquistata da questa metodologia, della cui efficacia ho beneficiato in prima persona.

La domanda a cui questo scritto vuole tentare di rispondere è se e in che modo i gruppi di auto mutuo aiuto c’entrino col concetto di cittadinanza attiva, se possano esserne un’espressione e soprattutto se contribuiscano a migliorare la qualità della vita delle persone che ne sono coinvolte.

Chiediamoci innanzitutto cosa intendiamo per cittadinanza attiva.  Penso che, pur con le inevitabili limitazioni e schematizzazioni richieste da questo contesto, possiamo definire cittadinanza attiva ogni forma in cui le persone che vivono, che abitano un certo territorio, un certo contesto sociale, si spendono in prima persona per migliorare la qualità della vita propria e altrui.

Il cittadino diventa così risorsa per se stesso e per gli altri; si creano occasioni di incontro e di scambio, nascono reti di solidarietà, formali ma anche informali. Il cittadino attivo non si limita quindi ad aderire a qualcosa che gli viene proposto da altri, siano istituzioni, gruppi formali ecc., ma diventa egli stesso propositivo, cerca e favorisce la nascita di legami significativi, è pro-attivo per migliorare il proprio contesto di vita.

Quanto detto sopra è riscontrabile, seppur in modo peculiare, nel gruppo AMA, dove, partendo dalla propria situazione di sofferenza e disagio, ogni persona può trovare in se stessa e negli altri partecipanti le risorse per affrontare al meglio le proprie difficoltà e individuare quelle strategie che possano quanto meno lenirle.

In questo contesto, una funzione molto importante è ricoperta dal facilitatore del gruppo AMA, che può essere un professionista o una persona del gruppo che assume questo ruolo e ha il compito di facilitare la comunicazione dei partecipanti volta ad esprimere proprio quelle risorse che sembravano perdute.

Il facilitatore AMA sostiene e non si sostituisce nel risolvere i problemi; in altre parole con il suo lavoro ha l’obiettivo di favorire l’ empowerment: la persona impara a prendere in mano la propria vita, a scoprirsi capace di elaborare soluzioni ai propri problemi, a giocarsi in prima persona per migliorare la propria esistenza.

Se il gruppo AMA è dunque un’occasione importante per la crescita e il benessere personale dei singoli partecipanti, c’è però anche un secondo livello che non va dimenticato e che, a mio parere è altrettanto importante. Il gruppo AMA infatti è generatore di empatia, di rapporti di solidarietà, di reciprocità e vicinanza, che nascono dallo specchiarsi gli uni negli altri, dal sentirsi compresi e accolti. Possiamo dire che se nella fase iniziale un gruppo AMA è una somma di io, dove ognuno è presente col proprio bagaglio fatto molto spesso di disagi e sofferenze, col tempo evolve in un noi; si costruisce una nuova identità di gruppo e si capisce che insieme si può osare qualcosa di più.

Ecco perché e dove, a mio parere, i gruppi AMA sono una espressione, una fra le tante modalità nella quali si può esplicitare, può trovare forma, il concetto di cittadinanza attiva.  I partecipanti a un gruppo di auto mutuo aiuto sono dei cittadini che nonostante la propria situazione di sofferenza, anzi partendo da essa, trovano in se stessi e nel legame con chi vive una condizione analoga la forza di reagire, di essere proattivi di diventare risorsa per se stessi e per gli altri.

 

Donata Scannavini

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COSA MI ISPIRA LA PAROLA CONTATTO? https://www.assistentisocialionline.it/contatto/ https://www.assistentisocialionline.it/contatto/#respond Mon, 18 Feb 2019 20:59:39 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1445 Ed eccoci al secondo contributo del mese sul tema ! Chi ce lo ha invia è Elena Lodi  felicitatrice® sentemente®*donna*figlia*sorella*compagna*collega*presenza … che si racconta così:  nasco come fisioterapista nel ’91 a Ferrara, da allora non ho mai  smesso di indagare ,per crescere, in varie direzioni. Ho conosciuto la potenza del Reiki,dello Shiatzu . Incontrare Letizia Espanoli mi ha […]

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Ed eccoci al secondo contributo del mese sul tema !

Chi ce lo ha invia è Elena Lodi  felicitatrice® sentemente®*donna*figlia*sorella*compagna*collega*presenza … che si racconta così: 

nasco come fisioterapista nel ’91 a Ferrara,
da allora non ho mai  smesso di indagare ,per crescere, in varie direzioni.
Ho conosciuto la potenza del Reiki,dello Shiatzu .
Incontrare Letizia Espanoli mi ha fatto scegliere di essere felicitatrice®.
Elena ci dona le sue riflessioni e ci ricorda l’importanza di fermarci a sentire e a sentirci
…per rimanere in con-tatto.
Grazie ad Elena per il suo contributo e Buona lettura a tutti voi ! 

COSA MI ISPIRA LA PAROLA CONTATTO?
Ho accolto,crescendo,che non siamo tutti uguali.
Nasciamo con energie diverse tra loro,da cui ,ho fatto mio che…
ciò che tu senti,  fai,pensi non è mai scontato,ovvio per me
ciò che io penso,sento,faccio…è il mio meglio…non è scontato lo sia per te.
Se io entro in contatto con te
se tu entri in contatto con me
di scontato non c’è nulla.
Ognuno ha motivi,bisogni,desideri per agire.
Credo che ognuno di noi agisca in protezione di sè,
a volte per
paura,a volte per convenienza, sempre per una necessità soggettiva.
Se prendo consapevolezza che mi proteggo,senza necessariamente dovermi difendere,
prendendomi cura di me,della mia persona,della mia salute,del mio ben-essere,in funzione del sentire ciò che è giusto per me,creo una piattaforma di ben- essere,di equilibrio interiore dal quale creo la possibilità di entrare in contatto con l’universo,contatto tra me & te.
Se prendo consapevolezza che ad ogni respiro-l’aria che entra ,che faccio entrare e l’aria che esce,che faccio uscire-mi do la possibilità di creare contatto tra dentro e fuori di me,mi godo il privilegio di percepire
lo scambio alchemico di energie-sensazioni-propriocezioni che si trasferiscono ad ogni respiro solitario o condiviso.
Ho accolto nel mio percorso di vita che…
se rispettando il ruolo di essere un riferimento di “equilibrio”, non mi focalizzo sulla mia centratura,fisica,mentale,spirituale creo disfunzione nel momento in cui avviene il contatto,contagiando l’esterno col mio mal-essere,in particolare nel ruolo di operatore della cura,quale fisioterapista che sono,consapevole tuttavia che ciò riguarda ogni ruolo della vita quotidiana.
Non posso creare un contatto
di serenità-equilibrio-chiarezza-giocosità…con l’esterno di me ….dove sei tu,l’aria,lo spazio,con te…
se prima non l’ho creato dentro di me!
Come?
…io inizio dal respiro…
dall’ascolto di me
per imparare ad ascoltare te…
donando rispetto a me
per rispettare te…
questa attenzione è un impegno quotidiano che chiede di essere curato per crescere,respiro dopo respiro,passo dopo passo,con umiltà,con l’intenzione di voler fare accadere il contatto,l’incontro…e continuare a crescere insieme.
Ringrazio Giulia per l’opportunità donatami nell’obbligarmi a riflettere sull’importanza del fermarmi a sentire…per rimanere in con-tatto.
Scelgo questa fotografia di un mio luogo di pace in cui ogni volta ne sento il bisogno…mi ritrovo
grazie a te che mi hai letta…accogliendo il con-tatto
Elena-felicitatrice®

 

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La vita è un’avventura, rischiala! (Madre Teresa) https://www.assistentisocialionline.it/la-vita-unavventura-rischiala-madre-teresa/ https://www.assistentisocialionline.it/la-vita-unavventura-rischiala-madre-teresa/#respond Mon, 07 Jan 2019 21:57:53 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1415 Ed eccoci qua al primo articolo dell’anno! Questo mese il tema del nostro blog è il rischio! Chi ha risposto alla nostra chiamata allo scrivere è Enrico Bossotto, coach e socio come noi di AICP Piemonte, ma vogliamo utilizzare le parole da lui scelte nel sito professionale per descrivere chi è, perchè ci hanno davvero colpite!    Sono […]

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Ed eccoci qua al primo articolo dell’anno!

Questo mese il tema del nostro blog è il rischio!

Chi ha risposto alla nostra chiamata allo scrivere è Enrico Bossotto, coach e socio come noi di AICP Piemonte, ma vogliamo utilizzare le parole da lui scelte nel sito professionale per descrivere chi è, perchè ci hanno davvero colpite!  

 Sono laureato in Economia e Amministrazione delle Imprese, laurea conseguita presso l’Ateneo di Torino. Ho lavorato per venti anni in alcune aziende arrivando a ricoprire vari ruoli tra cui: Direttore Amministrativo, Responsabile IT, Responsabile Risorse Umane, etc…Ho deciso di abbandonare la vita aziendale quando mi sono accorto che il mio primario obiettivo era rivolto alle persone. Negli anni ho visto, come secondo me, ci siano innumerevoli talenti in ciascuno di noi e di come sia, per me, appagante assisterne alla nascita. Questo interesse, analizzando anche il mio percorso universitario, è presente da sempre… la mia tesi per una facoltà tecnica è stata su una materia umanistica: Sociologia dei processi produttivi”!!!
Come Coach mi sono formato presso la scuola DURGA di Torino. Terminata l’esperienza aziendale mi sono avvicinato al mondo del coaching e ho intrapreso un corso di specializzazione in linea con le mie aspirazioni. Immaginate la mia meraviglia quando ho appreso che si rifà alla “maieutica” di Socrate, cioè, all’arte di far partorire le idee che ogni persona ha dentro di se!!!
Nel tempo libero mi dedico a una passione che è stata anche materia della tesi del corso di Coaching: il teatro. Recito in una compagnia teatrale da parecchi anni e trovo che il teatro abbia ampliato la mia vista e vita permettendomi di vedere più mondi, più punti di vista, di quelli che avrei avuto se non lo avessi scoperto!!!!

Addentratevi nella lettura per scoprire come il rischio possa essere uno strumento molto importante per conoscersi meglio e possa diventare il motore per raggiungere traguardi personali!

Grazie ancora ad Enrico e buona lettura a voi!

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La vita è un’avventura, rischiala!
(Madre Teresa)

 

La parola rischio è a mio avviso una di quelle che ci accompagnano da sempre. Viene usata per identificare quello che potrebbe succedere mentre compiano alcune azioni, prendiamo decisioni e affrontiamo nuove sfide.

Ritengo che spesso il concetto di rischio venga associato a quello di pericolo e questo assioma provochi nelle persone uno stato di stallo e indecisione. Perciò parlando di rischio, vorrei prima chiarire ciò che tale parola indica. Il rischio è il risultato di una valutazione tra la probabilità che un evento accada e le conseguenze (danno) che provoca tale evento. Penso che esposto in questo modo sia evidente che non c’è pericolo connesso al rischio, rimane esclusivamente una valutazione di cosa può accadere in base a una data azione.

Ripensando alle nostre esperienze passate, credo che ognuno di noi abbia sperimentato le sensazioni date dalla paura di rischiare, dall’adrenalina data dal successo del rischio e l’incertezza provocata dal pensiero di essere in grado di gestire un risultato che si vuole ottenere. E’ per me evidente che il concetto di rischio, essendo abbinato a molteplici risultati, non può essere catalogato come cattivo o non desiderato. Il rischio può essere funzionale o non funzionale, una volta capito quale delle due accezioni è quella che si adatta a noi possiamo decidere come comportarci. Se pensiamo a quando abbiamo imparato a fare una qualsiasi azione possiamo identificare il tempo in cui non eravamo capaci a farla e quello successivo in cui siamo stati in grado di compierla. Tra questi due momenti è esistito un tempo di rischio che poteva essere quello di non imparare e restare nella situazione precedente, quello di compiere errori nella fase di apprendimento se non addirittura non imparare e infine quello di imparare e dover successivamente utilizzare ciò che si è appreso. Le nostre esperienze, date dal ripetersi degli schemi appena illustrati, ci dicono se per noi il rischio sia funzionale quindi molla per superare una data situazione oppure diventi freno che non ci permetta di cambiare il nostro stato. Può anche capitare che il rischio sia molla in alcuni contesti e freno in altri.

Al fine di poterlo rendere funzionale, in modo trasversale e continuo, possiamo prendere in prestito un concetto che appartiene al mondo aziendale, quello della valutazione del rischio. Le aziende si sottopongono a un’analisi in cui identificano i possibili eventi dannosi cui sono soggette e alla valutazione delle conseguenze di detti eventi. Successivamente fanno un piano che ha come obiettivo quello di eliminare i comportamenti che possono provocare gli eventi dannosi, se non è possibile eliminarli del tutto, scrivono procedure che hanno lo scopo di limitare l’eventualità che accadano, come ultimo gradino prevedono le procedure da seguire in caso non sia possibile eliminare e limitare l’eventualità di accadimento. Questo ultimo passaggio è quello che serve per sapersi muovere con sicurezza nel pericolo e uscirne indenni.

Allo stesso modo possiamo affrontare anche noi il rischio. Ricordando la definizione vista all’inizio, il rischio è il risultato dato della probabilità di accadimento di un evento e dal suo impatto. Nel momento in cui ci troviamo davanti a una decisione per noi potenzialmente rischiosa possiamo individuare quali sono i risultati che non vogliamo e attribuire a ogni risultato il danno che ci provoca. Per fare questo possiamo utilizzare il metodo dei costi/benefici, per ogni risultato si scrivono i costi e i benefici che gli attribuiamo, successivamente li valutiamo per sentire quale dei due insiemi è per noi più rilevante. Una volta individuati possiamo tracciare un piano di azione che ci permetta di mettere in sequenza i vari passi che faremo e per quelli che ci mettono “a rischio” scrivere come gestiremo tale eventualità. Questo modo di pianificare il rischio è valido anche per chi vive il rischio costantemente come molla che spinge a superare una situazione. E’ valido perché permette, a queste persone, di capire come funziona per loro questa molla e possono, successivamente, utilizzare questo schema anche in altri ambiti in cui possono riscontrare delle difficoltà.

In conclusione ritengo che il rischio sia uno strumento molto importante per conoscersi meglio e che può diventare il motore per raggiungere traguardi personali che reputiamo importanti. Ognuno lo può gestire secondo la propria ecologia personale e ottenere nuovi strumenti per realizzare imprese che potevano sembrare irraggiungibili.

Personalmente il rischio è stato l’artefice di una rinascita professionale e personale perché se non avessi affrontato nuove sfide avrei rischiato di restare uguale a me stesso per sempre, senza cogliere opportunità differenti da quelle che già conoscevo e mi tenevo strette.

 

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DEVIARE https://www.assistentisocialionline.it/deviare/ https://www.assistentisocialionline.it/deviare/#respond Tue, 13 Nov 2018 20:27:43 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1377  Eccoci ad nuovo mese e ad un nuovo tema!  Il tema di Novembre è: DEVIARE e non potremmo iniziare meglio che con il contributo di Ludovico Grasso psicologo e formatore incontrato da una di noi all’ UEPE di Novara presso cui  è stato possibile con lui collaborare in favore delle persone in esecuzione penale esterna […]

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 Eccoci ad nuovo mese e ad un nuovo tema! 
Il tema di Novembre è: DEVIARE e non potremmo iniziare meglio che con il contributo di Ludovico Grasso psicologo e formatore incontrato da una di noi all’ UEPE di Novara presso cui  è stato possibile con lui collaborare in favore delle persone in esecuzione penale esterna e sottoposte ad indagine per l’ottenimento di misure alternative alla detenzione e misure di comunità. 
Ludovico ha lavorato per dieci anni  al Gruppo Abele,  per lui una vera e propria scuola di formazione personale prima che professionale ed occasione di apprendere che cosa vuol dire dare alla persona che incontri vera centralità e per altri dieci anni – ed oltre – ha  speso la sua competenza nel campo dell’esecuzione penale, esterna e carceraria in cui il gioco di equilibrio necessario è stato  non lasciarsi fagocitare dall’istituzione e conservare autonomia di giudizio e senso critico.
Un professionista capace di esercitare il proprio “mestiere” 
al contempo con leggerezza ed estrema competenza e coerenza,
una specie rara e rassicurante da incontrare alla quale non potevamo non chiedere di raccontarci qualcosa sul tema del mese! 
Ecco a voi il suo contributo, buona lettura ! 
Grazie di cuore Ludovico! 
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DEVIARE
Alla percezione comune del “deviare” come l’atto inteso ad infrangere norme e aspettative condivise e perciò contrastato da processi sanzionatori, di riprovazione o esclusione sociale, si associa, anzi si sovrappone, un immaginario collettivo sin dalla notte dei tempi colonizzato da due figure: quella del malato (specie se “di mente”) e quella del criminale (colui che commette un reato). In Storia della follia, Foucault mette in luce come, a partire dall’età classica, le due abbiano condiviso sorte e destino, accomunate dallo stesso sentimento di rigetto da parte della collettività e ghettizzate in (quale strumento di allontanamento da sè) analoghe istituzioni.
Un romanzo distopico e suoi scenari in tema di malattia e criminalità
Nel 1872 un romanziere anglosassone di nome Samuel Butler pubblica Erewhon, sua prima opera. Il carattere distopico del testo è espresso già a partire dal gioco enigmistico contenuto nel titolo: lo si ottiene infatti anagrammando la parola nowhere (seppur invertendo l’ordine delle lettere w ed h). Vi si narra di Higgs e del suo ingresso in una comunità in cui la malattia è considerata reato, il reato viene considerato malattia. Il malato è responsabile dei propri stati patologici, di ciò colpevole e perciò oggetto di sanzione e imprigionato nel tentativo di correggerne la natura “deviata”. Il criminale, non responsabile di atti i quali dipendono invece dall’azione di forze esterne all’individuo, indipendenti dal suo controllo, viene ricoverato in apposite cliniche e “trattato” nel tentativo di guarire.Ad un primo livello di lettura del testo, due paradigmi tipicamente vittoriani, che nei valori di quell’epoca trovarono linfa necessaria al proprio sviluppo, ma poi capaci di diffondersi in breve tempo per tutto l’occidente: l’intervento “correzionalista” da parte del sistema penale e quello “ortopedico” medico-ospedaliero vengono dunque rovesciati e posti in discussione tramite il codice della satira.Il secondo livello è più interessante ancora: come ogni dis-topia, anche questa può esser presa e usata come profezia e riportata al contemporaneo quale lente di osservazione originale e inedita. Accade così di accorgersi di un altro giochino enigmistico contenuto nel titolo: scomponibile non solo in no-where (nessun luogo), ma anche in now-here (qui ed ora).Individualizzazione della malattia e colpevolizzazione del malato
La malattia, condizione non predeterminata dalla natura, si trova inevitabilmente a dipendere in ampia misura dal contesto, ossia dalla norme e dai valori sociali che ne fanno da sfondo, oltrechè dal quadro economico, culturale e scientifico di riferimento. Le concezioni mediche in tema di malattia variano di periodo in periodo, respirano l’atmosfera culturale del tempo e sono perciò del tutto storicizzabili.L’interpretazione contemporanea di essa è per molti versi riconducibile ai processi di individualizzazione che pervadono la società tutta e la nostra cultura. Accade così sempre più spesso di assistere alla tendenza, in ambito medico e sanitario, ad attribuire all’individuo alcune delle cause responsabili del processo patologico. Il concetto di stile di vita diventa il fulcro sul quale ogni strategia di prevenzione prende le mosse.
L’educazione sanitaria individua e promuove profilassi finalizzate all’adozione di comportamenti salubri e campagne
di persuasione specifiche.
E chi non si attiene? Chi non recepisce e recalcitra? Egli verrà esplicitamente o meno ripreso, ri-provato e in qualche caso anche sanzionato, non solo dall’autorità medica, ma anche dall’opinione pubblica.
Non è forse questo il caso delle campagne antifumo (il linguaggio giornalistico parla spesso non a caso di “crociate anti-fumo”), laddove i fumatori “incalliti” vengono colpevolizzati, etichettati, sanzionati (con le tasse sul consumo di tabacco) e, perchè no, anche emarginati con i divieti di fumo in luoghi pubblici?Nel 2008, l’allora primo ministro britannico avanzò una proposta di riforma del sistema sanitario fondato su una riscrittura del contratto tra cittadini e stato: ai pazienti risultanti adottare stili di vita poco sani o comunque non rispettosi delle linee di indirizzo in tema di salute si sarebbe sospeso il diritto di ricevere cure gratuite e applicato l’intero loro costo. Il fatto di prevedere, quale strumento di riprovazione sociale in risposta ad un comportamento dannoso sul piano della salute e delle finanze pubbliche, una sanzione, avrebbe configurato
il responsabile quale vero e proprio colpevole .E una politica penale che infantilizza
A fronte di un’opinione pubblica da sempre orientata alla colpevolizzazione dell’autore di reato, e per nulla disposta alla sua giustificazione, sino ad estremi di atteggiamenti da un lato pregiudizialmente orientati all’attribuzione di colpa e dall’altro eccessivamente rigidi (buttate la chiave, please), il sistema penale italiano nasce su un impianto, quello disegnato dalla riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975, fondamentalmente di stampo medico-ortopedico (prova ne sono i termini diagnosi , prognosi e riabilitazione nell’indicare fasi e obiettivi del trattamento ). Nei fatti, il sistema non mira, anzi aborre la colpevolizzazione
dell’autore di reato e il castigo quale strumento di redenzione.Nel registrare l’enorme progresso che quella legge determinò nelle carceri italiane sia dal punto di vista umanistico che da quello puramente utilitaristico (cioè in una prospettiva di efficacia della pena nel prevenire la recidiva), non possono sfuggire alcune distorsioni che tale modello, forse perchè non pienamento attuato nei fatti e nella non disponibilità delle risorse necessarie, evidenzia.

La quotidianità in carcere, parimenti a ciò che accade in istituzioni più propriamente finalizzate alla cura come gli ospedali, vede il destinatario dell’intervento passivizzarsi, farsi per l’appunto “paziente”, oggetto e non attore delle prestazioni che riceve. In una parola, ciò che pare di osservare in carcere è l’infantilizzazione del detenuto. Se non “malato”, egli è agli occhi di chi vi opera altra tipologia di minus. Prova di ciò ne è il gergo carcerario e il largo suo impiego di diminutivi: la domanda con cui il detenuto esprime un bisogno viene
detta “domandina”, l’addetto alla spesa è detto “spesino”, ecc.

Una più moderna concezione della pena
Il problema è insito nella stessa concezione della pena, laddove da chi commette un reato non ci si aspetta, come tra adulti nelle relazioni di tutti i giorni, un’assunzione piena e diretta della paternità di quanto agito nei confronti della vittima (diretta o indiretta che sia) e un’attivazione, in prima persona, affinchè l’offesa sia rimarginata. Ciò che ci si aspetta è che egli soffra, in misura proporzionale al reato commesso e con ciò apprenda la lezione e capisca il valore di ciò che ha infranto.
É tutto qualcosa di un po’ troppo simile alla scena del genitore che mette in castigo il figlio autore di qualche marachella.
E’ possibile immaginare tutt’altro modo di “pagare” i reati commessi?
Secondo una diversa filosofia, quella propria alla giustizia “riparativa”, la cosa più importante non è retribuire la vittima e la collettività con la pena (cioè sofferenza) comminata, ma chiedere al responsabile di rimediare di “tasca propria” al danno commesso andando incontro alla vittima, ascoltandola nel suo dolore, interrogandosi circa le modalità con cui risarcirla.

Nè colpevolizzazione, nè patologizzazione del deviante: tertium non datur?
Delle due comuni e opposte tendenze qui discusse, l’una volta alla simbolizzazione del deviante quale colpevole, l’altra alla sua riduzione in stato di malato, abbiamo discusso di quali nefaste conseguenze esse comportino. Sostanzialmente entrambe sono unite nel fare dell’altro un oggetto di rappresentazioni ed intenzioni unilaterali, parte di un gioco di potere asimmetrico in cui viene definito a priori e in cui non ha alcun diritto di parola.

In Ulisse, Edipo e la Sfinge: il formatore tra Scilla e Cariddi (in R. Speziale-Bagliacca, Formazione e percezione psicoanalitica, Milano, 1980), E. Enriquez mette in guardia,chiunque si proponga di lavorare con l’altro al fine di promuovere il suo cambiamento, dai rischi connessi alla simbolizzazione inconscia di alcune fondamentali figure della nostra cultura quali quelle sopra esposte.
Aderire totalmente e unicamente a una di queste, ammonisce, cercare di imprimerle su coloro che incontriamo in contesti quali quelli terapeutici, educativi, assistenziali, cioè concretizzarle in un progetto su e non con l’altro, significa agire una violenza che prima o poi rischia di ritorcersi contro noi stessi. Riconoscere invece dentro di sé il potere di tali immagini e interrogarsi sui meccanismi su cui si fonda e sulle conseguenze che ciò può produrre sugli altri, è l’unico strumento che renda possibile la navigazione in un mare tempestoso quale
quello dato dall’incontro con l’altro e la sua irriducibile e insoffocabile libertà.

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DISCIPLINA E MUSICA Intervista al batterista – percussionista Gianfabio Cappello https://www.assistentisocialionline.it/disciplina_musica_gianfabio_cappello_drummer/ https://www.assistentisocialionline.it/disciplina_musica_gianfabio_cappello_drummer/#respond Tue, 23 Oct 2018 15:12:11 +0000 https://www.assistentisocialionline.it/?p=1369 E anche il terzo lunedì del mese è arrivato in un batter d’occhio ed ecco a voi il terzo contributo sul tema della disciplina !!! Questa settimana, rimaniamo in ambito artistico ma cambiamo genere…proponendovi un’intervista!  Abbiamo incontrato Gianfabio Cappello : musicista ed insegnante di Batteria e Strumenti a Percussione.  Conosciamo Gianfabio per motivi personali perchè con  disciplina,  professionalità […]

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E anche il terzo lunedì del mese è arrivato in un batter d’occhio ed ecco a voi il terzo contributo sul tema della disciplina !!!

Questa settimana, rimaniamo in ambito artistico

ma cambiamo genere…proponendovi un’intervista! 

Abbiamo incontrato Gianfabio Cappello : musicista ed insegnante di Batteria e Strumenti a Percussione. 

Conosciamo Gianfabio per motivi personali perchè con  disciplina,  professionalità e grande pazienza presso l’Accademia di Musica Artemusica di Nichelino è  docente di Batteria e Strumenti a Percussione di tanti futuri batteristi …tra i quali il compagno di una di noi   ….ma abbiamo deciso di intervistarlo per farci raccontare da lui, in qualità di professionista batterista e percussionista,  il suo personale punto di vista sulla Disciplina e il rapporto tra disciplina e musica!

Insomma non capita tutti i giorni di poter avere il punto di vista di un Artista che da anni infila un progetto dietro   l’altro : 

l’Orchestra Giovanile di Torino, l’Orchestra Sinfonica della Rai, il Teatro Regio di Torino ed il Teatro Carlo Felice di Genova e lavora negli anni con famosi musicisti del calibro di Alirio Diaz, Fred Buscaglione jr, Massimo Moriconi, Paolo Belli, The Classics for Jazz, Line Out, Boom Quartet e molti altri ?!! …che collabora con le riviste del settore, tra cui Metal Shock, Percussioni e attualmente Drum Club … che si  dedica da anni ad un’intensa attività didattica e discografica, insegnando presso diverse scuole italiane, tra cui il Civico Istituto Musicale “Brera” di Novara ed il Liceo Musicale Statale di Alessandria e attualmente in Scuole Secondarie Statali di I grado ad indirizzo musicale e che ha pubblicato quattro libri per  lo studio e la didattica per Batteria ?!!

Potevamo lasciarci sfuggire il suo contributo sul tema ?!

No ! E quello che segue e’ il resoconto della nostra chiacchierata.

Buona lettura a tutti voi e Grazie Gianfabio ! 

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DISCIPLINA E MUSICA 

Intervista a Gianfabio Cappello  Professione batterista – percussionista.

Drumer eclettico,insegnante e autore di metodi didattici:il mondo di Gianfabio e’ racchiuso tra le pelli dei tamburi. Torinese classe’70 ,Gianfabio Cappello e’ uno di quei musicisti che si lasciano travolgere e coinvolgere dal proprio drum-kit ; lo studio , il sacrificio, la disciplina lo hanno portato sul palcoscenico a suonare accanto a musicisti di prima grandezza mentre la sua tecnica,affinata nel corso del tempo, ha deciso di metterla al servizio dei neofiti dei tamburi.

Gianfabio come ti sei avvicinato alla batteria?

E’ nato tutto quasi per caso…era il lontano 1979 quando ho conosciuto Giorgio Gandino grandissimo didatta e unico in Torino;la prima lezione lo ricordo ancora la feci il 4 marzo di quell’anno.

Grande emozione avevo 8 anni!!!

Dunque hai iniziato presto a studiare?

Purtroppo non sono autodidatta e dico purtroppo perche’ avrei fatto risparmiare un sacco di soldi ai miei genitori! (ride)A parte gli scherzi,ho iniziato lo studio della batteria con Gandinopoi a 11 anni sono entrato alla Civica di Torino per studiare Strumenti a Percussioni con Artoni. Nel contempo continuava il mio studio con la batteria e successivamente ai tre anni di Civica sono entrato al Conservatorio di Alessandria per poi passare al Conservatorio di Torino e frequentare anche il Quinquennio Artistico Musicale sempre all’interno del Conservatorio.

E qui l’abbinamento musica-disciplina trova il suo massimo valore ,sono stati anni duri e intensi che solo con una forte determinazione e organizzazione personale  mi hanno permesso di finire il mio percorso di studi.

C’e’ stato un momento particolare in cui hai capito che suonare sarebbe diventata la tua professione?

In realta’ lo capisci strada facendo giorno dopo giorno,applicandoti molto mettendoci l’anima…gli anni passano e ti trovi a fare questo mestiere senza quasi accorgetene.

 

Quali musicisti hanno influenzato il tuo drumming?

Sicuramente i “vecchi” grandi padri della bateria …da Max Roach a Gene Krupa passando da Budd Rich e molti altri e scusate e ne salto qualcuno ma sono veramente tanti …tanti che della disciplina hanno fatto la loro bandiera per riuscire a svolgere cosi’ intensamente questa attivita’.

Crescendo mi sono avvicinato al funk,alla fusion e quindi ascoltavo Vinnie Colaiuta,Steve Gadd,Dave Weckl ,Manu’ Katche’ e recensendo ormai da piu’ di vent’anni su riviste specializzate di metal , ci sono batteristi formidabili anche in quel settore musicale.

 

Hai suonato parecchio in Italia e all’estero:quali sono i concerti che ricordi con piu’ piacere?

R-Facevo circa 200 date all’anno con due gruppi di Milano di cui per motivi di riservatezza non faccio il nome…i momenti piu belli era comunque lavorare con artisti famosi italiani accompagnandoli in tour per il mondo.

 

Parliamo di didattica, che rapporto hai con l’insegnamento?

Mi piace moltissimo insegnare;cerco di trasmettere ai giovani l’amore per la musica e per questo splendido strumento che e’ la batteria.Oggi i ragazzi vogliono suonare subito e il sacrificio dello studio viene un po’ tralasciato….quindi trasmettere i valori della dedizione,della disciplina e del sacrificio.

 

Hai pubblicato diversi metodi didattici,ce li descrivi?

Si ho pubblicato 4 metodi:

12 duetti per batteria (Ed.Curci),La bibbia del doppio pedale (Ed.Curci),10 Metal songs for drummers (Ed Carma Music) e Vasco rossi per batteria (Ed.Volonte’)….attualmente sto lavorando su un mio quinto progetto editoriale….

 

Bacchette Vic Firth di cui sei un endorser,giusto?

Mi chiesero se fossi interessato ed io naturalmente accettai cosi dal gennaio 2010 sono entrato nella grande famiglia Vic Firth.

 

Un consiglio che ti senti di dare a chi ha impugnato da poco le bacchette?

Studiare molto , trovare un buon insegnante,organizzarsi bene e non mollare mai anche nei momenti piu’ tristi.

 

 

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