Il primo contributo sul tema della novità è una  un delicato ed energico “flusso di coscienza”, una riflessione a mente e cuore aperti che ci è stata “spintaneamente” regalata da  Gioacchino Orlando un poliedrico, giovane ed entusiasta collega. 

E quando diciamo poliedrico non lo diciamo a caso : ad oggi all’attivo nel  curriculum  di Gioacchino si trovano esperienze come la collaborazione in qualità di  Esperto di Servizio Sociale presso UIEPE di Torino ed Asti, la collaborazione con l’ Ass.ne Quore  tra le quali meravigliose attività troviamo TO- Housing il primo progetto di co-housing sociale per accogliere persone LGBT+ in  difficoltà  e la collaborazione presso Spazi ReAli di Aria con lo sportello sulle stesse tematiche LGBT+ . 

Il suo contributo ci parla di quanto per avere una vita personale e professionale ricca di novità,  il segreto potrebbe essere affrontare con desiderio, coraggio, metodo, ma anche un tocco di azzardo,  i cambiamenti che la vita ci propone quotidianamente! 

Buona lettura a tutti voi  e Grazie Gioa per il tuo contributo !!!!


NOVITA’ E/ E’ CAMBIAMENTO !

Il cambiamento è una costante della vita di molti giovani d’oggi, nel mondo del lavoro, in amore, nelle relazioni interpersonali, per via dello studio e insomma ci dobbiamo sempre reinventare ed adattare al nuovo.

Faccio una breve premessa, il mio sarà una sorta di flusso di coscienza in cui leggerete una serie di considerazioni fatte man man scrivendo, riferendomi  ai cambiamenti che sento in me dal momento della laurea ad oggi. Cambiamenti materiali e dentro di me.

Quando le colleghe di Assistenti Sociali Online mi hanno proposto di scrivere alcune righe sul tema, inizialmente mi sono domandato perché la scelta di Cristina fosse ricaduta su di me, poi nel giro di pochissimi secondi ho ragionato e mi sono accorto che in effetti di cambiamenti ne ho vissuti parecchi negli ultimi due anni. Ho compreso anche quanto ormai fosse lampante a tutti il fatto che la mia vita subisca scossoni in continuazione che sia io a volerlo o meno: vado a vivere da solo in città uscendo dal paesello di provincia, poi un anno torno dai miei genitori e dopo alcuni mesi vado di nuovo a vivere da solo. Che gran casino.

In tutto questo tran tran cambio circa quattro lavori passando da contratti uno più capestro dell’altro, intraprendo collaborazioni molto interessanti che fanno maturare il mio curriculum e la mia persona (e in tutto ciò nemmeno lo straccio di un uomo minimamente decente).

Insomma Gioacchino gira che ti rigira non si sa bene cosa faccia, dove si trovi e come te lo ritrovi.

E forse forse tutti questi continui cambiamenti nella mia vita hanno plasmato il mio stile di vita più di quanto in passato mi sarei aspettato: dal mio modo di stare con gli altri, al mio rapporto con i social media e il cellulare ed anche il modo di prendere appuntamenti con gli amici: ormai rispondo “aspetta devo guardare in agenda!” (sempre piena!), mentre prima segnavo tutto sulle note del cellulare o su foglietti sparsi giusto per tenere a memoria della festa “x”.

Eh, è proprio vero che si invecchia troppo in fretta… la mia mamma mi diceva spesso che dopo i 18 gli anni iniziano a volare con una incredibile velocità. Ed è proprio vero.

La vedo invecchiata nel volto, ma nel cuore è sempre la mia roccia. Certe cose però non cambiano mai!

Proprio perché il tempo scorre e la vita è una mi sono da sempre voluto dare una mossa su tutto, così da fare fare fare e conoscere più che potessi il mondo che mi circonda. Questa “fame di fare” ha messo in moto nel tempo, senza che ne fossi poi così conscio, una catena di meccanismi virtuosi i quali han fatto sì che la mia vita fosse necessariamente un divenire di eventi; in fondo perché ho scelto di lavorare con le persone e vuoi o non vuoi le persone lasciano una traccia di loro stesse in te: alcune sono in grado di tracciare un segno indelebile nella tua vita per tanto tempo coi loro pensieri e sentimenti. Le relazioni umane sono fatte per cambiarti, a volte anche di poco, ma ti cambiano. Non tutte, ma le più significative un segno lo lasciano.

Ora che mi trovo a digitare un fiume di parole pensando al concetto di cambiamento, sento doveroso fare una breve riflessione rispetto ai risultati che il lavoro sociale hanno prodotto in me: partendo dal liceo come tirocinante, ai tempi di Servizio Sociale, alle attività lavorative sin d’ora svolte.

Sicuramente il mio stile professionale può solo migliorare ma il salto da studente a professionista ti cambia.

In primis vestire i panni di Assistente Sociale e non più da tirocinante emoziona e al contempo spaventa, perché la consapevolezza di avere tra le mani i destini delle persone ti investe di una grande responsabilità, una responsabilità che sin dal secondo anno di Servizio Sociale non vedi l’ora di assumerti: tutta quella bramosia di svolgere colloqui con l’utente senza supervisore al seguito, scrivere una relazione sociale con la propria firma e andare in visita domiciliare dalle persone sentendosi grandi è tanta!

Mamma mia non sapete che cosa provo mentre ne scrivo! Credo sia un misto tra simpatia per quel giovane e ignaro tirocinante in Servizio Sociale che conosceva poco il mondo, ma inconsapevole di quanto ancora ci fosse da imparare e un misto di nostalgia, perché quella ingenuità oggi la rivedo negli occhi delle colleghe e dei colleghi che si abiliteranno e non vedono l’ora che arrivi quel momento, e in loro mi rivedo tanto!

Quanto ho corso per arrivare al giorno in cui avrei potuto rispondere alla domanda “che lavoro fai?” e poter rispondere con gioia e soddisfazione “l’Assistente Sociale e tu?”.

Ad oggi nient’altro mi appaga di più.

Ma arrivando al sodo cosa è concretamente cambiato in me? Credo di aver maggior rispetto verso l’utente di fronte a me, un senso di protezione e di promozione della giustizia maggiore rispetto al me studente. Non so darmi una spiegazione, posso solo dire che sentirsi investiti da un certo ruolo considerato salvifico dalle persone ti responsabilizza. Prima non capivo il concetto del “prima il lavoro”, oggi sì. Perché la professione di Assistente Sociale non è solo una professione, è uno stile di vita, un modo diverso di vedere il mondo, le persone e le dinamiche che intercorrono tra queste.

Il cambiamento che sento in me nel passaggio da studente a dottore? La sensazione di poter fare qualcosa, avere il potere di trasformare pensieri e idee in azioni concrete. La speranza di rendere il mondo più in linea con ciò che vorrei: maggiore inclusione, più diritti per gli oppressi e maggior sostegno per i deboli partendo nel lavoro dalle Comunità a me vicine.

C’è bisogno di persone che hanno fede nel cambiamento, cittadini attivi che riconoscano nel lavoro sociale, anche nelle forme dell’associazionismo e il volontariato il canale attraverso il quale lasciare il proprio segno, influenzando l’altro: perché nell’altro c’è anche un pezzo di noi stessi che necessita di cura e pari diritti per realizzarsi, fare i propri errori, rialzarsi e crescere. E non si smette mai di crescere, conoscere e cambiare.