Ri-Scatti

 

 Chi ha aderito alla nostra chiamata allo scrivere, questa volta è L’Associazione Meti di Milano, un’Associazione che si rivolge agli adulti che hanno subìto abusi nell’infanzia, che vogliono capire quanto è  successo nel loro passato, per vivere meglio il proprio presente. Fanno capo a METI professionisti in ambito psicologico, legale, della scrittura delle emozioni, della meditazione, dell’arte terapia: per accogliere e ascoltare, per intraprendere un cammino comune di benessere e riequilibrio attraverso il sostegno individuale e il lavoro di gruppo, l’auto- mutuo aiuto e il confronto, il lavoro sul corpo e sulle emozioni.  Fanno parte dell’Associazione anche persone che hanno vissuto lo stesso tipo di esperienze e che sentono la necessità di mettere in comune, con chi si rivolge all’Associazione, vissuti e percorsi. 

Ci presentano un progetto ed una mostra a cui prestare la nostra attenzione più sincera,

Grazie davvero ai referenti dell’associazione ed a tutti voi buona lettura!

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Complessità è tenere insieme il passato con il presente, complessità è integrare nella propria identità l’esperienza di essere stata abusata, complessità è abitare ogni giorno dando un significato ai traumi subiti per non farsi schiacciare da essi.

Complessità è fare i conti ogni giorno con il disturbo post traumatico da stress, complessità è tenere insieme i pezzi della propria vita senza annegare nel dolore e nella disperazione.

Complessità è ricordare, affrontare, rielaborare.

Complessa è l’esistenza delle persone che, con coraggio, si sono messe dietro e davanti l’obiettivo per realizzare “Ri-scatti”: una mostra fotografica che vuole raccontare gli stralci della loro vita, di chi in infanzia ha subito violenza.

Alcune di loro l’hanno subita in famiglia, altre nella scuola o nello sport. Alcune hanno affrontato un processo e altre lo stanno affrontando, alcune non lo affronteranno mai. Alcune hanno subito violenza fisica, altre sessuale, tutte sono state violentate psicologicamente e ne portano i segni dentro e fuori ancora oggi. Il tempo non basta a guarire certe ferite, e tutte loro sono impegnate ogni giorno in battaglie pubbliche e private per ottenere giustizia e riscattare le loro storie.

Con questo progetto fotografico le protagoniste dell’esposizione vogliono invitare il visitatore nei loro ricordi, nelle loro lotte, nelle loro sofferenze e nelle loro vittorie: prendendolo per mano e conducendolo attraverso i 30 scatti in bianco e nero che, con accanto una descrizione, raccontano un pezzo di esperienza della vittima di abuso, vogliono mostrare cosa significa la violenza sulla pelle di chi l’ha vissuta.

La mostra si terrà a Milano dal 6 all’11 maggio in via Oglio 18 e verrà inaugurata sabato 4 maggio alle ore 15 con un incontro sul tema dell’abuso in infanzia.

Per informazioni: Facebook, Associazione Meti

#GIORNIfelici DONNEfelici: Per una Vita a Colori!

Chi ci dona i suoi pensieri è Patrizia Gottardi, educatrice che in passato ha accompagnato giovani e adulti in percorsi individualizzati di formazione-lavoro, ha lavorato per 12 anni in un centro diurno per persone che convivono con la diagnosi di Alzheimer ed ha scelto nel 2016 la libera professione. Felicitatrice del modello Sente-Mente® e #GIORNIfelici ci racconta uno dei suoi meravigliosi progetti!

Grazie a Patrizia per aver accettato la nostra chiamata allo scrivere e a tutti voi buona lettura!

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La diversità dei sessi è un dato di fatto ma essa non predestina ai ruoli e alle funzioni. Non esiste una psicologia femminile e una maschile impermeabili l’una all’altra, né due identità incise nel marmo. Una volta acquisito il senso della propria identità, ogni adulto ne fa ciò che vuole o ciò che può. Mettendo fine all’onnipotenza degli stereotipi sessuali, si è aperta la strada al gioco dei possibili. Ciò non significa, come ha detto qualcuno, l’instaurarsi del regno dell’unisesso. L’indifferenziazione dei ruoli non significa l’indifferenziazione delle identità. Al contrario è la condizione della loro molteplicità e della nostra libertà.

Badinter E. 2004 La strada degli errori. Il pensiero femminista al bivio, Feltrinelli, Milano

 

 

Ho scelto di raccontare il progetto #GIORNIfelici #DONNEfelici all’interno di un tema, quello della complessità, perché la situazione della donna in questi ultimi anni è di fatto, molto complessa. Tanti ruoli che la vedono impegnata su altrettante relazioni, in una cultura che ha bisogno di alleggerirsi di tanti schemi di pensiero, abitudini depotenzianti, idealizzazioni, perché la Donna scelga con più consapevolezza e sia più felice.

Nel nostro Paese la Donna sta vivendo una situazione di fragilità legata a diverse aree della propria vita, sia dal punto di vista occupazionale, che personale: difficoltà nel conciliare i tempi lavoro-famiglia, di fare carriera, aumento di separazioni, un lavoro di cura che grava sempre più sulle sue spalle, situazioni di maltrattamenti e di violenza familiare…

Sul Territorio nazionale e nello specifico, sul territorio Trentino, dov’è nato il progetto di cui vi voglio parlare in questo articolo, la presenza di diverse realtà in rete tra loro, garantisce il supporto alla Donna sotto molti aspetti: opportunità di lavoro, progetti di conciliazione lavoro-genitorialità, supporto e tutela per situazioni più a rischio, valorizzazione della presenza femminile nella cooperazione… ci sono enti che creano opportunità formative per permetterle di investire su di sé, mettersi in gioco, anche politicamente.

Eppure… secondo uno studio condotto dall’Istituto IPSOS per WeWorld Onlus, è emersa la persistenza di stereotipi di genere anche nelle donne.

Si tratta di idee “preconfezionate”, di immagini idealizzate della donna che comportano un certo tipo di aspettative rispetto i suoi ruoli e comportamenti.

Questo spesso avviene in maniera del tutto inconsapevole, e comporta una difficoltà da parte sua, di “pensarsi” in modo diverso, di aspirare anche ad altro.

Inoltre, il linguaggio con cui la Donna parla a sé e racconta di sé, non è innocuo…

Secondo gli studi più recenti di psico neuro endocrino immunologia, infatti, il modo in cui noi ci esprimiamo, il nostro “dialogo interiore”, influenza le emozioni che proviamo e porta il nostro corpo a produrre molecole che di fatto rinforzano o distruggono la nostra salute.

Nel corso del 2018 è nata una preziosa collaborazione tra importanti Enti che da anni lottano per garantire alla Donna Pari Opportunità – le Cooperative “Forchetta e Rastrello” e “Samuele” di Trento, insieme con l’Associazione “Donne in Cooperazione” – ed il Progetto #GIORNIfelici, un modello culturale rivoluzionario che allena persone, organizzazioni e comunità alla resilienza e ad una maggior vivi-abilità, ideato dalla formatrice e consulente in ambito sociosanitario, Letizia Espanoli .

Il progetto #GIORNIfelici si è sviluppato grazie al successo di Sente-Mente® Project, un modello di cura, ideato dalla stessa formatrice, capace di traghettare persone, organizzazioni e comunità che con-vivono con la demenza, da uno stato d’impotenza ad un senso di autoefficacia e di allenarle a guardare alle Possibilità, oltre le fatiche.

Ecco allora che sulla base di questi presupposti e grazie alla partnership con questi enti e al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento (attraverso il bando per le Pari Opportunità), ha preso avvio un laboratorio pensato per la Donna e condotto da me , felicitatrice!

Le felicitatrici ed i felicitatori sono figure professionali che hanno scelto di formarsi secondo il modello Sente-Mente® e #GIORNIfelici, e che ogni anno riconfermano il proprio background culturale e la propria scelta formativa attraverso una formazione continua che richiede loro molto impegno ed investimento in termini di crescita personale, e di lavoro per continuare a migliorare il modello e le sue tecniche.

Il laboratorio #GIORNIfelici® DONNEfelici è quasi al quinto incontro, quasi metà viaggio e sta accompagnando un gruppo di donne di varie età.

Esso si articola su 12 incontri settimanali di due ore, in cui le persone vivono sia momenti teorici che esperienziali e possono continuare il loro allenamento anche durante il resto della settimana, per consolidare nuove abitudini e creare nuovi circuiti neurali.

Il desiderio che mi ha spinto a creare questa Opportunità, è quello di offrire loro importanti strumenti perché possano diventare più capaci di entrare in contatto con il loro vero sé, di poter scegliere che direzione dare alla propria vita ed assumersi la responsabilità del proprio Ben-Essere e della propria Felicità.

 

Complessità.

 Il terzo contributo sul tema del mese, la complessità,
ci è stato regalato da Laura Picco una giovane, competente e  creativa  collega Assistente Sociale .
Laura è stata conosciuta da una di noi , ormai due anni fa, nella veste di volontaria di Servizio Civile nel suo periodo di operatività presso l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Torino ed Asti e oggi …è una nostra partner nell’ambito del progetto C.A.R.O.T.A. presso la Casa nel Parco, la Casa del Quartiere di  Mirafiori Sud
perchè, per la Cooperativa Patchanka, si occupa dello  Sportello di Casa del Lavoro
Laura ci ha donato il suo sguardo poetico e avventuroso sulla complessità, attraverso un contributo che dimostra appieno il percorso professionale che ha scelto di intraprendere : la formazione in Social Art, con l’obiettivo di uscire dagli schemi e utilizzare approcci creativi ed artistici nel mondo del sociale !
E’ appena tornata da Budapest dove è stata immersa in una formazione in Teatro Sociale
…e il suo contributo pieno di arte, avventura e speranza, vi porterà in un mondo di possibilità , il mondo verso cui   giovani collegh* motivat* e creativ* come Laura sono pront* a salpare!
Buona lettura a tutti voi e Grazie Laura!!!

Complessità.
Ho sempre detestato le poesie in rima ma poi chissà quando è ora di scrivere uso sempre questa forma qua.
Sicuramente è scarsa preparazione,
poco studio, troppa confusione.
Mi chiedo perciò se sia questa la complessità:un’idea, un’opinione che si rivela di difficile realizzazione.
Ho consultato il dizionario per una delucidazione ma non ottenuto la giusta soluzione.
Volevo una risposta così semplice da poterla inserire in una poesia per bambini ma ho trovato un insieme di parole complicate, che per capirle bisogna collegarle, come nel gioco dei puntini.
Il mio lavoro è complicato ma è il primo sogno che ho davvero bramato.
La mia professione è come una città, un insieme di elementi: luci, suoni, colori, odori, persone e sentimenti.
Intere giornate che sfilano in velocità, settimane, mesi, anni, la vita corre e tu dietro lei ti affanni.
Faccio un lavoro strano, dinamico, un po’ balzano; alcuni lo odiano e cerco loro di spiegare perché è sbagliato disprezzare.
Le persone spesso cercano soluzioni, fanno domande, pongono obiezioni
e io le guardo con gli occhi sgranati e il cuore pieno d’angoscia:
soluzioni non ne ho e la mia mente scroscia idee a pioggia su come supportare, migliorare.
Non sono un supereroe che interviene senza domandare se essere salvati è la cosa giusta da fare;
sono un marinaio che insieme alla ciurma ammaina le vele,
e si ferma a pensare: tutto è complesso
ma basta sminuzzare in piccoli tasselli i problemi più ribelli per renderli innocui come agnelli.

 

Dalla complessità alla semplicità

 

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso;

ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice”.

Pete Seeger

 

 

Prendiamo in prestito le parole di Elena M. Plebani Alessio Lorenzi che nel testo Ideare e gestire progetti nel sociale ben spiegavano la diffusione del lavoro per progetti nel sociale.

 

“Da qualche anno la pratica del “lavorare per progetti” si è diffusa, sia nelle organizzazioni pubbliche, sia in quelle private. L’organizzazione del lavoro secondo una metodologia progettuale rappresenta spesso una scelta dettata dal dinamismo dei contesti sociali che, mutando rapidamente, fanno emergere bisogni sempre più complessi che richiedono di essere affrontati con soluzioni ed iniziative specifiche e non servizi generici. “Lavorare per progetti”, infatti, consente di affrontare problematiche caratterizzate da elevata complessità ed intenso dinamismo del contesto di riferimento. Ma non solo. Questa pratica offre altri vantaggi, quali: superare, nello stesso ambito di intervento, conflitti di competenza, sovrapposizioni e sprechi di risorse; leggere e interpretare i bisogni individuali e collettivi in maniera attenta; valutare i risultati conseguiti in termini di impatto sullo stato di bisogno; attivare ed utilizzare il complesso delle risorse potenzialmente esprimibili sul territorio; riprodurre quanto realizzato là dove vi è disponibilità relazionale, motivazione condivisa e contenuti mirati”

 

Già da queste poche righe si intuisce la complessità del tema e dell’azione professionale.

 

Mario Damiani nel testo La gestione della complessità nei progetti sostiene cheCi sono diversi modi per affrontare la complessità nei progetti. Uno dei più frequenti, comodi, ma meno consistenti è quello di confonderla con la complicazione e di cercare di semplificarla a tutti i costi, ricorrendo a schemi prefissati. Un altro modo consiste nel riconoscerla come tale e nell’affrontarla consapevoli delle inevitabili difficoltà che presenta. Si tratta di un approccio indubbiamente più faticoso ma anche più maturo e molto più efficace del primo.”

 

Non si tratta di semplificare la complessità nei progetti ma riscoprire la semplicità e la concretezza della normalità.

 

Se per “progetti sociali” indichiamo qualunque progetto che miri alla crescita sociale della comunità, qualunque sia lo specifico settore di intervento, crediamo fortemente che la semplicità  della vita, il contatto diretto e quotidiano e il poter condividere momenti comuni, vadano ricercati e debbano essere l’essenza della progettazione.

 

Ed è per questo che i progetti che abbiamo creato o dentro i quali siamo state coinvolte profumano di piccole azioni concrete di contatto, unione, bellezza, leggerezza e crescita.

 

Ci vengono in mente diversi progetti di cui siamo orgogliose di essere parte, e volgiamo raccontarveli!

 

Il progetto C.A.R.O.T.A. (Cibo, Agricoltura, Rete, Occupazione, Territorio, Aggregazione) è promosso dalla Cooperativa Patchanka in collaborazione con la Fondazione Mirafiori e l’Associazione Coefficiente Clorofilla. L’obiettivo è contribuire a contrastare la povertà nel quartiere Mirafiori sud attraverso la sperimentazione di un sistema di servizi integrati e sostenibili di accesso al cibo e di contrasto all’esclusione sociale in grado di fornire alle persone risposte specifiche a seconda del proprio bisogno.

I servizi attivati sono:

– servizio mensa presso la Locanda nel Parco per persone e famiglie in condizione di povertà o in stato di impoverimento. Il pasto è offerto alla tariffa agevolata di 1,00 euro a persona, recuperando, con la collaborazione di volontari, materie prime alimentari invendute presso negozi e supermercati di quartiere.

– sportelli presso la Casa nel Parco per persone e famiglie in condizione di fragilità socio-economica: sportello sociale (il nostro!!), sportello lavoro, sportello di educazione finanziaria a cura di operatori esperti con l’affiancamento di volontari.

– orti urbani presso Parco Piemonte per pensionati e disoccupati a cura di operatori esperti affiancati da volontari. Sono disponibili parcelle di orto per l’autoproduzione di alimenti freschi, stagionali e salutari in grado di soddisfare parte del proprio bisogno alimentare.

Cosa succede? Le persone in questo circuito concreto di Cibo, Agricoltura, Rete, Occupazione, Territorio, Aggregazione, hanno la possibilità nella semplicità dei servizi offerti di fare ingresso in un circolo virtuoso di crescita!

 

Fooding – Alimenta la solidarietà è un progetto di Arci Torino, in collaborazione con Circolo Arci Mario Dravelli, Circolo Arci La Cricca, Cooperativa Sociale Patchanka, Diskolè, Karmadonne A.P.S, Minollo, Associazione Italiana Persone Senza Dimora, Magazzino sul Po, VolTO. Il progetto è realizzato nell’ambito dei Progetti a Rilevanza Locale del 2018 della Regione Piemonte e del piano Emergenza Freddo del Comune di Torino e ha il patrocinio della Circoscrizione 1, 3 e 5 del Comune di Torino.

Nasce con l’obiettivo di sostenere tutti coloro che vivono situazioni di marginalità sociale, di ogni nazionalità e provenienza.

Attraverso il supporto a reti di solidarietà già esistenti e la creazione di nuovi spazi di prossimità, il progetto intende combattere le forme di disuguaglianza che generano nuove povertà, a partire dalla mancanza di cibo e beni primari.

Fooding attraverso azioni di mutualismo e partecipazione attiva, intende sfidare l’indifferenza e superare il paradosso della scarsità nell’abbondanza che fa coesistere negli stessi quartieri lo spreco e la fame, oltre che offrire opportunità formative, occasioni di socializzazione e di attivazione all’interno di contesti accoglienti e spazi solidali.

Fooding – Alimenta la Solidarietà è:

4 Mense popolari, spazi sociali e circoli in cui le persone possono pranzare gratuitamente, socializzare e accedere ad opportunità formative e di reinserimento sociale.: Reciproca Mensa a Chieri, Casa Frisco a Carmagnola, Circolo Arci Dravelli a Moncalieri, Circolo Arci La Cricca a Torino

Punti di distribuzione di prodotti alimentari invenduti presso le sedi dei Circoli Arci Diskolè e Minollo, in cui non solo gli operatori ma anche i beneficiari stessi saranno protagonisti della raccolta e della distribuzione del cibo, attraverso la collaborazione con i commercianti e gli esercenti dei mercati rionali delle Circoscrizioni 3 e 5.

Reti solidali stabili, per tutti coloro che vorranno partecipare, sostenendo e donando.

Sportelli di orientamento ai servizi (ed eccoci qui!!!)

 

Il progetto Senior di Quartiere, vede coinvolti diversi soggetti, l’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus, lo SPI CGIL Lega 8, l’Auser, l’ Ass. Opportunanda e l’ASL 1, solo per citarne alcuni.

Il progetto nasce dall’esigenza di rispondere ai bisogni di inclusione sociale e partecipazione espressi dalla popolazione anziana della città di Torino, con particolare riferimento al territorio della ex-Circoscrizione 8. Si propone quale esito naturale dei progetti Non ho l’età e Argento attivo in partnership con enti, associazioni, sindacati, parrocchie e centri culturali che operano nell’ambito degli interventi con/per gli anziani nel territorio di San Salvario. E’ emersa una certa difficoltà, sia da parte dei Servizi Sociali, sia da parte della rete degli enti no profit, ad intercettare e coinvolgere gli anziani più isolati.

Obiettivo generale del progetto è il contrasto all’isolamento delle persona anziane attraverso la creazione di legami di supporto e orientamento con altri anziani attivi, e in relazione con le risorse del territorio. Obiettivi specifici delle diverse azioni sono: 1. individuare e ridurre situazione di fragilità sommerse, attraverso l’attivazione di reti di soggetti del territorio (commercianti, amministratori di condominio, medici di base, Assistenza domiciliare, farmacisti etc.) 2. sostenere e accompagnare anziani in condizioni di isolamento e vulnerabilità nella vita quotidiana, attraverso presidio e monitoraggio delle diverse situazioni 3. mettere in rete di tutte le risorse attive sul territorio e promuovere forme di scambio e collaborazione tra Enti e associazioni 4. favorire la partecipazione degli anziani attivi alla vita della comunità in ogni fase della vita, attraverso percorsi di formazione che accrescano competenze ed esperienze positive 5. favorire o consolidare rapporti di prossimità e legami che possono mantenersi anche al di fuori del progetto

Il progetto si basa sulla costruzione di un rapporto fiduciario tra persone anziane, alcune delle quali coinvolte come senior di quartiere nel fornire sostegno ad altri soggetti anziani in situazioni di solitudine e marginalità: tale rapporto si colloca nell’area della promozione del benessere. Agli anziani coinvolti in qualità di senior è garantito, oltre alla formazione iniziale, un tutoraggio costante che permetta loro di sentirsi sempre supportati, in un clima di fiducia reciproca e di lavoro di gruppo che sia riconosciuto per il servizio che offre e che porti benessere nel portare aiuto e compagnia ad altri.

Ed eccoci qui a formare e supportare i senior!

 

Orienta.Menti è invece un progetto ideato e realizzato da noi e da tre psicologhe Antonietta Nicoletti, Alice Ribaldone e Stefania Puchetti. 7 serate GRATUITE in 6 case del quartiere di Torino  per fornire gratuitamente agli abitanti, avventori, operatori delle Case uno spazio di conoscenza, confronto, informazioni ed orientamento su specifici temi di rilevanza sociale e psico-sociale. Ciascun incontro ha l’obiettivo trasversale di cogliere interesse e propensione dei partecipanti alla costruzione di possibili laboratori, percorsi di gruppo per proseguire il confronto ed il percorso di crescita.

10 novembre 2018 ORE 20.30 presso Casa nel Parco

MIO FIGLIO E’ UN ALIENO! COMUNICARE CON GLI ADOLESCENTI, SI PUO’ ! Per  genitori di ragazzi adolescenti, operatori e persone interessate

16 gennaio 2019 ORE 15.00 presso Casa del Quartiere BARRITO

UNA PAUSA- TEA per CAREGIVERS DI ANZIANI NON – AUTOSUFFICIENTI Per familiari e assistenti familiari di anziani non-autosufficienti

07 febbraio 2019 ORE 20.30 presso Casa del Quartiere Vallette,

CONOSCERE ED AFFRONTARE IL BULLISMO, PARLIAMONE! Per genitori, ed adulti che a vario titolo  sono punti di riferimento , di bambini tra i 7 e i 10 anni

21 marzo 2019 ORE 20.30  presso + SpazioQuattro,

Una birra tra uomini MA COSA VUOL DIRE DIVENTARE PAPA’? Per i papà dei bambini fino ai 10 anni di età

13 aprile 2019 ORE 19.30 presso Casa del Quartiere di San Salvario,

APERI-SIBLINGS: FRATELLI, SORELLE E DISABILITA’ Per fratelli e sorelle adulti di persone che convivono con la disabilità

11 maggio 2019 ORE 10.00 presso CUQU’,

La colazione delle mamme SONO MAMMA E (all)ORA ? Per le mamme dei bambini fino ai 3 anni di età

7 giugno 2019 ORE 20.30 Presso Cascina Roccafranca,

S.O.S. Mamma e papà si separano! Per genitori separati o in fase di separazione e loro familiari

 

E non dimentichiamoci de Il Ripetitore, ma per lui dedicheremo un prossimo articolo!

 

Avete letto qualcosa di complesso o solamente di meravigliosamente essenziale per le persone?

COMPLESSITA’

Apriamo il mese sul tema della complessità con poche e semplici parole che provano a spiegare un sentimento, inviate per tutti noi da Mariaconcetta Di Domenica, collega che avete già avuto modo di conoscere sul nostro diario di bordo!

Perchè Mariaconcetta la vita la vive così, poche e semplici cose sentite, per dinamiche complesse.

Grazie alla collega per l’entusiasmo con cui accoglie gli stimoli della nostra chiamata allo scrivere e buona lettura a tutti voi!

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Care Giulia e Cristina,

ho letto la vostra mail riepilogativa del mese di marzo, grazie per il lavoro che svolgete, grazie a chi è parte attiva dei vostri stimoli e grazie perché in un mondo, anzi, una società (perché grazie al cielo ancora esiste qualche angolo di mondo “puro”) dominato dalla fretta, in cui c’è poco spazio per l’anima e per il cuore, in una società in cui il dovere, il dovere, il dovere, il dovere, …. Insomma grazie perché offrite la possibilità di FERMARSI a pensare e riflettere.

A me piace fermarmi a fantasticare sulle tematiche che proponete. Il fluire liquido della nostra professione, la circolarità, la reciprocità, l’accoglienza, la vicinanza, l’empatia, il sentimento, la flessibilità progettuale, il processo di aiuto dinamico, la cartella sociale modificabile, le valutazioni ex ante – in itinere ed ex post…(potrei procedere all’infinto) …quanta COMPLESSITÀ vero? Ma (perché c’è sempre un ma) proviamo a chiudere gli occhi. Non mi stancherò mai di dirlo, chiudiamo gli occhi. La nostra professione ne ha bisogno. Allontaniamo da noi qualsiasi cosa ci distrae e respiriamo profondamente.  Vedo un fiume, una spirale, un cerchio, delle braccia, una fiamma, un cuore che batte, una mano che sfoglia…risfoglia…si ferma…torna indietro…di nuovo avanti…lacrime che scendono, la curva di un sorriso… e qui ancora, all’infinito.

Sento un suono, è il suono del nostro lavoro. Il nostro “COMPLESSO”.

Sognatrice? Si, tanto per fortuna. Illusa? Può darsi. Disillusa? Potrebbe essere. Poco pratica? Fin troppo pratica. Complessa? Uuuuh!

Che sia facile o difficile, che si tratti del privato o del lavoro, che si stia parlando di sé o di una persona che ha bisogno di aiuto, cuore e mente hanno dinamiche complesse che spesso soffrono la complessità, ma (perché c’è sempre un ma) se accordati bene, ne vien fuori una musica degna dei migliori “COMPLESSI”.

Un caloroso saluto,

Mariaconcetta Di Domenica