ArMARSI DI TALENTO

Siamo orgogliosissime del nuovo avvio di questo spazio e trepidanti per la presentazione del primo contributo!

Chi ci scrive è Francesca Granata, Progettista sociale e Professionista specializzato in percorsi di RdA presso Consorzio Sociale Abele Lavoro, ovvero in percorsi di Reconnaissance des Acquis, noi l’abbiamo conosciuta tramite il nostro sportello di orientamento ai servizi del territorio di Torino e grazie a lei Assistenti Sociali Online è sbarcata su Telegram per la prima volta, forse un anno fa!

Ci racconta di un nuovo meraviglioso progetto, immergetevi nel testo e contattatela se vi ha incuriosito!

Grazie Francesca per aver aperto il blog nel 2020 e buona lettura a tutti voi!

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Per le donne italiane il lavoro rappresenta ancora un serio problema: per il 50% di noi il lavoro non c’è. Quando lavoriamo, poi, spesso incontriamo la precarietà, la segregazione in alcune professioni, la retribuzione insufficiente, per non parlare del rapporto lavoro e maternità: il rischio è che la carriera rimanga un “mestiere” dei nostri compagni, mariti o fratelli.

Questi argomenti li conosco bene: mi sono trovata, nella mia vita professionale, in difficoltà, confusa sul mio ruolo, poco realizzata.  Per non parlare di quando il lavoro lo cercavo: che periodo faticoso!

È proprio per questo che, con una magnifica collega, abbiamo creato ArMARSI DI TALENTO; perché, tutte noi, abbiamo bisogno di dedicare del tempo al nostro talento, di farlo diventare la nostra forza, la nostra armatura e di amarlo.

Ogni donna, nell’arco della vita, attraversa più fasi scoprendo e confrontandosi ogni volta con nuovi aspetti di sé: in questi casi è importante mettere a fuoco i propri bisogni e valorizzare le proprie competenze. “ArMARSI DI TALENTO” è un percorso esperienziale durante il quale si potrà fare luce sui singoli obiettivi, favorire la creatività, ricontattare i desideri perduti e sperimentare nuove capacità trasferendole in un progetto, lavorativo ma non solo. Il percorso, è rivolto a tutte le donne che sono alla ricerca di nuovi stimoli, che sentono il bisogno di vivere un cambiamento e una ri-progettazione di sè.🌷

I 5 incontri co-condotti sono frutto della danza di diverse metodologie: Reconnaissance des Acquis,  Photolangage® e le arti espressive.

Con “ArMARSI DI TALENTO” vogliamo metterci a disposizione di donne alla ricerca di un nuovo progetto lavorativo e non solo.

 

Per informazioni:

Pagina fb dell’evento: https://www.facebook.com/events/844006146029116/?active_tab=about

mail: lospaziochenonce@gmail.com

L’albero che cade e la foresta che cresce

 

A SORPRESA!

Chiudiamo il mese – e il blog per il mese di Agosto-  in bellezza con un nuovo contributo di Filena,

vi ricordate ve l’abbiamo presentata la scorsa settimana …ricordate?, 

Un contributo che si prende e fa spazio. 

Riflessioni metaforiche da una storia vera che ci incita ad essere testimoni coerenti dell’etica della professione .

Grazie Filena per averci donato un nuovo contributo e …buona lettura a tutti voi!!!


L’albero che cade e la foresta che cresce

“fa più rumore un albero che cade di un intera  foresta che cresce”

(Lao Tzu)

Riflessioni da una storia vera ……

….in Emilia e’ caduto un albero antico ammirato da tanti ….cadendo ha fatto un gran rumore e ha sollevato  tanta polvere. Forse era un albero malato?….non lo sappiamo ancora….se era malato era necessario abbatterlo…avrebbe potuto trasmettere malattia  anche gli altri alberi vicini ? o forse è stato abbattuto per la necessità di qualcuno ? per farne  assi di legno ? per aprire una strada ? per liberare uno spazio? … Chissà!

E’ molto triste vedere un albero che cade anche se malato, ma ancora più doloroso è assistere alla danza degli sciacalli intorno a quello che è rimasto delle radici ,una danza che solleva altra polvere e può far marcire  il terreno tutto  intorno .

Poco più in là invece, c’è una foresta che cresce ,una foresta fatta di alberi adulti  con radici ben piantate nel terreno, alberi che svolgono in silenzio la loro funzione, danno ombra e riparo, assorbono veleni e restituiscono ossigeno ,  segnano la strada , ogni anno si coprono di foglie e  danno  frutti  generosi .

Accanto a questi alberi maturi,  per rigenerare la foresta, si è provveduto a impiantare giovani alberi , dritti sui loro tronchi e carichi di vitalità , alla stagione giusta anche loro producono fiori e frutti.  E’ una bella foresta che   cresce senza far rumore, è silenziosa . Solo pochi sanno riconoscere quanto è  preziosa  e quale danno ne avremmo se dovessimo perderla  perché qualcuno  ha sparso  veleno nel terreno .

Intanto continua il gran  frastuono intorno all’albero caduto , è un rituale macabro celebrato dagli  sciacalli in cerca delle loro  prede; c’è un rumore assordante che impedisce di vedere , di sentire ,di capire  .

E  c’è  la foresta che cresce senza far  rumore ,offre la sua bellezza e regala silenziosa ossigeno e riparo a chi  cerca ristoro .

Vorrei sentire la voce della foresta che cresce, come si può ascoltare ? La foresta è una presenza…uno spazio  vitale e ricco di energia ma  si puo’ ascoltare solo quando  circola il vento tra i rami  e le foglie producono il loro suono armonioso .

La voce della foresta che cresce, non è nel lamento per un terreno sassoso e poco nutriente, e neppure nel dolore delle  potature necessarie  per far  crescere alberi rigogliosi e carichi di frutti. La foresta sta lì ,  continua  a svolgere la sua  funzione ,fa  sentire la propria voce quando un elemento esterno interviene , il  vento  soffia o cade la  pioggia   .

Fuor di metafora…

Su questa storia e contro l’uso strumentale di alcuni  che sta avvelenando il terreno dei Servizi Sociali,  è giusto  ricordare che il 99,9% degli  Assistenti Sociali sono professionisti onesti e seri e che i Servizi Sociali svolgono una funzione importante assegnata dallo Stato . Ma sento il bisogno di qualcosa d’altro per non limitarci a  giocare  in difesa quando la comunità professionale viene attaccata da eventi tragici come questi . Prima e dopo Bibbiano, c’ è bisogno di produrre quel vento che può far sentire  la voce della foresta che cresce , per ricordare che nel difendere quegli alberi difendiamo i diritti di tutti  e la qualità del welfare e che i servizi sono parte del capitale sociale dei nostri territori . 

Per recuperare il senso profondo  e ricostruire  fiducia e credibilità con i cittadini ,forse  non basterà   solo promuovere e valorizzare il ruolo dei Servizi Sociali e far conoscere quanto di buono e prezioso si realizza nel territorio.

Spesso non si riesce a  dedicare tempo per raccontare e scrivere ciò che si fa ,ma non si sta proponendo  una  operazione di  marketing utile a ricostruire una relazione con i cittadini che sono fruitori  ma anche co- finanziatori dei servizi.

Dovremmo invece continuare a  realizzare e a potenziare le pratiche professionali che sono già patrimonio dei Servizi Sociali : tutto quello che va nella direzione di restituire potere, competenza  e responsabilità ai cittadini, tutte le prassi che adottiamo per offrire risposte professionali alla domanda individuale che si fondano su una   valutazione partecipata con il  fruitore della prestazione  e che lo pongono in posizione di interlocutore attivo, tutto  il bagaglio di competenze del servizio sociale di comunità che ci permette di co progettare i servizi con i cittadini , affinchè  possano  partecipare in diversa forme e misure e possano sentirli  come propri  .

Tornando alla cosidetta “tutela dei minori” ,materia assai delicata , ci sono su tutto il territorio nazionale e in tutte le regioni, esperienze importanti di  un gran lavoro che è in atto  con le famiglie vulnerabili  quindi  in presenza di genitori negligenti e di  figli esposti a rischio . E’ stato un progetto nazionale ( Progetto ministeriale PIPPI) che ha prodotto le  linee guida ministeriali per promuovere una genitorialità positiva.  Molti servizi in tutto il territorio nazionale  lavorano con le famiglie fragili utilizzando nuove prassi e se le parole hanno un senso …da tempo abbiamo scelto un modo diverso di descrivere il lavoro con le famiglie  sostituendo l’obiettivo e la parola “tutela dei minori “ con un obiettivo più ampio che  è  “ la cura dei legami familiari e il sostegno alla genitorialità” .La legge  149 /2001 sancisce il diritto del minore a vivere con la propria famiglia  e i Servizi Sociali sono ben consapevoli  che l’impegno che garantisce  questo diritto passa attraverso la cura dei legami familiari e il sostegno alla funzione genitoriale senza per questo “ barattare” la tutela dei soggetti più deboli  .  

E allora vorrei che circolasse il buon vento che racconta di altri modi  ,diventiamo noi quel buon vento che possa trasformarsi in una  narrazione comune con i cittadini per costruire un pensiero collettivo insieme con chi fruisce dei servizi ,accettiamo il confronto e prestiamo attenzione alle critiche faticose  ma  costruttive, produciamo nuovo sapere professionale anche su questi temi   .

Potrebbe sembrare  l’epilogo, ma è un prologo dedicato  ai “giovani alberi “ da poco piantati … affinchè  non si lascino disorientare , per evitare che  il rumore dell’albero  caduto  li travolga ,perché possano diventare testimoni coraggiosi di quella bella foresta che continua a crescere e che anche nelle tempeste , è capace di rinnovarsi e generare nuova vita  .

 Grazie ai tanti  colleghi che non si arrendono e sono testimoni coerenti dell’etica della professione .

Filena Marangi

 

 

Abitare gli spazi delle città : una esperienza di Centro per le famiglie in Piemonte

Questa settimana siamo onorate ed orgogliose di ospitare

sul nostro blog le parole della collega Filomena Marangi. 

Assistente Sociale Specialista – Formatrice – Esperta di politiche e Servizi per le famiglie e in Servizi per lo sviluppo di comunità –Collaboratrice del Consorzio Monviso Solidale- Consulente e Mediatrice Familiare – Conduttrice di Gruppi per genitori – Conduttrice di laboratori di teatro sociale e di comunità
Sapientemente

…e con una passione dirompente, ci conduce dentro l’essenza e l’arte di svolgere la professione di assistente sociale raccontandoci l’esperienza dei centri per le famiglie di un angolo di Piemonte! 

Grazie ancora a Filena per aver partecipato alla nostra chiamata allo scrivere

e buona lettura a tutti voi!


Abitare gli spazi delle città : una esperienza di Centro per le famiglie in Piemonte

 

Coloro che non hanno radici e sono cosmopoliti si avviano alla morte della passione e dell’umano :per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo ,e che l’opera di scienza e poesia riplasma in voce universale.

(Ernesto De Martino. l’etnologo e il poeta )

 

Lo Spazio : il luogo disponibile per gli oggetti della realtà in quanto si considerino individuati da una collocazione o posizione ,dotati di dimensione e suscettibili di spostamento .Lo spazio è il luogo indefinito e non limitato che contiene tutte le cose materiali, queste avendo una estensione ne occupano una parte ed assumono nello spazio una posizione la quale viene definita in maniera quantitativa secondo i principi della geometria e qualitativa in base a relazioni di vicinanza e di grandezza . Dal latino spatium ovvero “essere aperto” .

 

Proprio da questo significato della parola spazio , facilmente comprensibile in quanto è esperienza vissuta da tutti, può svilupparsi le riflessione sull’importanza per tutti noi di dare senso e profondità agli spazi in cui viviamo e lavoriamo. E quale può essere il beneficio che possiamo trarne dal vivere in un modo diverso gli spazi comuni, i luoghi in cui nascono e vivono i legami sociali ?Oggi più che in passato abbiamo un gran bisogno di investire sugli spazi comuni e sui legami sociali per contrastare una tendenza descritta dall’ultimo Rapporto Censis che rappresenta una Italia delusa e incattivita in cui i legami sociali sono messi a dura prova perchè carichi di conflitti ,paure e diffidenze che avvelenano le nostre esistenze . Come possiamo utilizzare gli spazi comuni delle nostre città per farne contenitori in cui fare esperienze condivise e in cui possiamo prenderci cura dei legami sociali preziosi e irrinunciabili per la nostra vita ? . Non possiamo pensare di eliminare i conflitti e le difficoltà connaturate ai legami sociali, ma possiamo andare in controtendenza e costruire azioni in cui gli spazi diventano contenitori di esperienze umane condivise, dove il conflitto si può stemperare in confronto e scambio tra parti diverse , dove possiamo rintracciare un diverso significato nell’incontro ,nella narrazione di sé e nell’ascolto dell’altro . Tutto questo è possibile; ce lo confermano diverse belle esperienze presenti in molte città italiane piccole e grandi . Un esempio tra i tanti, sono i Centri per le famiglie in Piemonte, che così come sono stati delineati nelle linee guida regionali , sono espressione di un welfare plurale e diventano laboratori di partecipazione e di incontro tra i cittadini e dei cittadini con le istituzioni .

L’esigenza sentita ed espressa in questa riflessione è quella di presentare una esperienza per fornire alcune suggestioni, per ripensare al ruolo e alla funzione degli spazi pubblici della città , come luoghi da abitare e come spazi da riempire di significati , in cui costruire insieme (cittadini , Istituzioni ,terzo settore) esperienze di bene comune e di qualità dei legami sociali così importanti per contrastare le derive di sfiducia e rabbia presenti in questo tempo prolungato di crisi.

Siamo ancora dentro alla crisi, crisi di natura economica-finanziaria ma anche sociale e politica , la povertà e la vulnerabilità sociale interessa fasce ampie di popolazione ,il 62° rapporto Censis ce lo ricorda , ma accanto ai dati sconfortanti del Censis sono in crescita “altri modi e altri mondi” fatti di solidarietà e di integrazione , di desiderio di promuovere e di vivere il bene comune .

Diventa sempre più difficile offrire ai cittadini che si rivolgono ai Servizi Sociali opportunità per il riscatto e

l’inclusione sociale nel tentativo di fronteggiare le varie manifestazioni del disagio individuale e collettivo .

L’impasse operativo e il carico emotivo insieme al senso di impotenza generano frustrazione in chi è chiamato ad agire un ruolo di aiuto, spesso in condizioni di urgenza.

 

Anche per gli operatori dei Servizi Sociali non è possibile non fare i conti con la crisi …una crisi che può svolgere una funzione importante se ci obbliga a chiederci… cosa conta davvero e ci sta a cuore ?

All’interno di questa cornice diventa necessario ripensare al welfare, cioè alla forma e alla qualità che vogliamo dare alle nostre relazioni e ai nostri legami e quindi alla qualità della nostra vita.

Le protezioni costruite nel passato – il welfare– non sono più sostenibili per la mancanza di risorse; ma in contemporanea sembrano offuscate anche altre risorse quali: le relazioni, la socialità, la prossimità, la solidarietà. Oggi ci ritroviamo doppiamente vulnerabili proprio mentre i bisogni di cura aumentano:

l’allungamento della vita media, la cronicità, la necessità di conciliare i tempi di lavoro e della famiglia e cura dei figli, l’aumento del disagio psichico, il crescente abbandono scolastico, la disoccupazione.

La crisi ci costringe a ragionare in modo diverso da quanto fatto in passato perché il mondo è diverso . Dentro ai Servizi alla persona, negli anni è avvenuta la crescita di un sistema che invece che riprodurre corresponsabilità diffusa ha centralizzato e delegato all’Istituzione e poi esternalizzato al mercato, trasformando le persone in clienti, erogando prestazioni standardizzate ,ma in realtà anche oggi non possiamo fare a meno del welfare che deve essere ripensato alla luce della crisi .

Cos’è il Welfare?

Il welfare è una prova di civiltà e di umanità che mette al centro la solidarietà e la rende istituzione; il welfare è un patto dentro il grande patto della democrazia che si fonda sui pilastri della partecipazione e corresponsabilità, ma è necessariamente plurale e va costruito insieme.

Oggi il sistema di protezione così come era stato pensato allora- per una piccola porzione di popolazione che cadeva in stato di bisogno- sembra non riuscire più a rispondere ai bisogni sempre più complessi e trasversali di persone, delle famiglie e dei gruppi.

Quale welfare auspichiamo per noi e per i nostri figli ? quando parliamo di welfare ci riferiamo al benessere e alla qualità di vita delle persone, alla loro sicurezza e serenità che si esprime in una comunità locale capace di prendersi cura dei più deboli e indifesi e di fare legame e creare reti per affrontare i bisogni collettivi , ma al tempo stesso sappiamo realisticamente che in questo tempo di crisi un processo di innovazione delle pratiche professionali è necessario e improrogabile .

Oggi abbiamo bisogno di ripensare a come uscire da questa empasse e la crisi costituisce paradossalmente una opportunità di rinnovamento anche per i servizi socio-educativi. Molto dipenderà da quanto – congiuntamente a livello personale, delle organizzazioni, delle comunità e dei territori – si avrà il coraggio di cambiare prospettiva e di adottare nuove pratiche in termini di produzione di valore socialmente condiviso .

La produzione di valore socialmente condiviso è un risultato del welfare generativo

 Alcune esperienze in diverse parti di Italia e i progetti realizzati a livello locale ci inducono a sviluppare ulteriormente il pensiero e le azioni verso un welfare generativo. Con questa ottica al centro del ragionamento c’è la produzione di valore in termini collettivi , il welfare è un valore indivisibile, un valore da co-progettare, co-costruire -condividere, pertanto dovremmo adottare logiche più ampie, trasversali e soprattutto relazionali che ci obbligano all’interdipendenza . Il modello proposto dal welfare generativo è un ’invito a pensare sul lungo periodo, adottando come orizzonte la vita di chi verrà dopo di noi .

Da soli è difficile produrre cambiamento, perciò la generatività porta a mobilitare, a connettere ad includere a cooperare e costruire alleanze di senso che diventano …significato e direzione.

 

Cosa possiamo fare nel “nostro pezzo di mondo”?

 

La via per intraprendere un welfare generativo è un fare concreto, responsabile che rimboccandosi le maniche si traduce nel prendersi cura del qui e ora, del proprio pezzo di mondo, delle proprie relazioni a partire dalla consapevolezza che la libertà intesa come autonomia, cioè come autosufficienza è una pura illusione.

Si può costruire una nuova grande alleanza a partire dal riconoscimento della propria interdipendenza, cioè dal riconoscimento della propria debolezza e vulnerabilità; queste dimensioni diventano occasione per la riscoperta del reciproco bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno, di appartenere a un luogo a una storia a una comunità ,un bisogno di essere riconosciuti, di essere ritenuti affidabili, di essere utili e al contempo di poterci fidare . Queste sono le fondamenta per riprogettare un nuovo welfare, ma anche un nuovo sociale e un nuovo spazio politico perché da qui è possibile ripensare la partecipazione e la cittadinanza.

Tutti ci sentiamo interrogati da queste questioni: come persone e come cittadini, e poi nell’ambito dei ruoli e funzioni che svolgiamo nel sistema dei servizi. Tutti i servizi, in particolare gli Enti locali sono chiamati sempre più a fare rete e a creare sinergie che possano attivare circuiti virtuosi di responsabilità e solidarietà, compito degli operatori sociali sarà quello di mettere in gioco le risorse dell’Ente di appartenenza, quelle della comunità locale, quelle individuali dell’utente e dell’operatore generando un circuito virtuoso di responsabilità e solidarietà .

In tempi come questi è necessario mantenere un orizzonte di progetto globale di intervento che non sia estemporaneo e che inneschi processi virtuosi di cambiamento e di empowerment personale e comunitario, senza per questo smettere di cercare e chiedere risorse .

Tutto questo può realizzarsi adottando un approccio volto a incrementare competenze di cittadinanza, per costruire nuovi scenari che diano senso all’operatività quotidiana e che generino opportunità in una prospettiva di network comunitario idoneo a promuovere politiche sociali territoriali concertate e condivise tra i diversi attori pubblici e privati, rispettando e valorizzando le reciproche identità e differenze.

 

Quali azioni perseguire :

  • – Attivare spazi di rielaborazione di un pensiero creativo, progettuale e promozionale nel lavoro sociale con particolare riferimento alle situazioni di emergenza e ad alta intensità emotiva, sviluppando capacità relazionali, resilienza e senso di efficacia
  • – Identificare e promuovere nei vari contesti organizzativi e territoriali strategie per costruire forti partnership locali, superando forme di autoreferenzialità, mettendo in rete competenze, nuove risorse ed idee che superino la standardizzazione degli interventi valorizzando la creatività e superando le logiche assistenzialistiche
  • – Individuare prassi operative per ripartire e condividere le responsabilità operative nei vari contesti organizzativi e tra la rete delle risorse territoriali
  • – Promuovere dibattito e nuova cultura sui temi del bene comune e del capitale sociale
  • – Individuare ambiti ove realizzare sperimentazioni di welfare generativo a livello locale

 

Di seguito viene presentata una esperienza di partecipazione dei cittadini , realizzata nei Centri per le famiglie del Consorzio Monviso Solidale in provincia di Cuneo nel periodo aprile-settembre 2017 .

I CENTRI PER LE FAMIGLIE E LE LUDOTECHE

La Regione Piemonte e le linee guida regionali

L’esperienza dei Centri per le famiglie nella Regione Piemonte nasce a seguito della legge regionale 1 del 2004 che all’art 42 prevedeva l’avvio e il finanziamento dei Centri per le famiglie ; a seguito dell’impegno finanziario della Regione sono nati diversi centri famiglia nel territorio regionale(DGR n.119-14118 del 22.11.2004 e dgr n.35 –2469 del 23.11.2015)

Con la DGR n.25-1255 del 4 .8.206 la regione Piemonte ha approvato le linee guida inerenti finalità e funzioni dei centri per le famiglie del Piemonte; linee guida che hanno fornito indicazioni precise per le scelte degli Enti gestori e hanno definito le priorità e i servizi essenziali che devono essere forniti all’interno dei Centri famiglie

Le linee guida regionali dopo l’approvazione con apposita DGR del 30.3.2015 del coordinamento regionale dei centri per le famiglie ha approvato le linee guida che descrivono i centri come” servizi che fondano la loro operatività sullo sviluppo di politiche e servizi innovativi per le famiglie e a sostegno della genitorialità; sono collocati nel sistema dei servizi territoriali e integrano e completano la rete di interventi offerti alle famiglie dai servizi sociali, sanitari ed ducativi e del privato sociale . Promuovono prioritariamente il ruolo attivo delle famiglie nella società; la famiglia attraverso le sue rappresentanze diventa interlocutore delle Istituzioni, i centri incardinati come snodo all’interno di un sistema di servizi, si qualificano come volano e promotori della rete territoriale dei servizi”

In specifico, il nucleo fondamentale degli interventi all’interno dei centri per le Famiglie, in linea con quanto previsto dalla L.R. 1/2004 ruota intorno alle seguenti principali funzioni :

–   sostegno alla genitorialità

– attività di consulenza

– mediazione familiare

– rapporti con associazioni ed organismi del III settore no profit

 

Il Consorzio Monviso Solidale : i Centri per le famiglie -le Ludoteche per bambini e genitori

È un Consorzio Socio-assistenziale di 56 Comuni in provincia di Cuneo con una popolazione di circa 170.000 abitanti, istituito nel gennaio 1997. Nel Consorzio i Centri per le famiglie prendono avvio nel 2006 a seguito dell’approvazione della legge regionale del 2004 e del finanziamento dei Centri approvato nel 2005, ma già nel 2003 era stata inaugurata la prima ludoteca per bambini e genitori. In seguito grazie ai finanziamenti della Regione Piemonte la ludoteca si è ampliata e ha dato origine ai Centri per le famiglie ; nel corso di cinque anni nascono nel territorio consortile e nei tre Comuni maggiori –Savigliano, Saluzzo e Fossano – tre Centri per le famiglie e relative Ludoteche per bambini e genitori a cui si aggiungeranno negli anni successivi altre 3 Ludoteche per bambini e genitori.

Le famiglie al centro …una lunga storia ….

I Centri per le famiglie nascono nel territorio del Consorzio grazie alla legge regionale 1 /2004 che aveva finanziato per alcuni anni la nascita dei Centri ; nel 2006 veniva inaugurato il CF di Savigliano, nel 2009 il CF

di Saluzzo, nel 2010 il CF di Fossano . Già nel corso degli anni precedenti, grazie ai finanziamenti dei Progetti transfrontalieri INTERREG, il Consorzio aveva realizzato una intensa attività di ricerca e di collaborazione con le Associazioni familiari del territorio, progetti che avevano permesso l’avvio di percorsi di partecipazione delle famiglie e di valorizzazione del ruolo sociale delle famiglie. Grazie a queste esperienze le famiglie sono diventate da subito interlocutori attivi dei Centri famiglie sedute attorno al tavolo di progettazione e di coordinamento dei Centri: nel corso degli anni la collaborazione non si è mai interrotta ma ha avuto bisogno di manutenzione, di una ripresa periodica delle volontà e delle scelte fatte a suo tempo ,di un aggiornamento sui temi e sui contenuti che hanno reso possibile lavorare insieme .

Le azioni e le attività descritte di seguito sono frutto del lavoro di 15 anni, delle scelte politiche del Consiglio di Amministrazione del Consorzio e dell’Assemblea dei Comuni, dell’Area Minori e Famiglie del Consorzio, dell’Equipe Operativa dei Centri per le famiglie.

Il ruolo dei Comuni

Il ruolo dei tre Comuni : Savigliano, Saluzzo e Fossano è stato determinante per la nascita dei tre centri in quanto non solo i Comuni hanno sostenuto la nascita di questi servizi ma hanno anche messo a disposizione risorse importanti che sono andate a cofinanziare le ludoteche e i centri ; risorse in termini di spazi tutti di proprietà comunale,risorse per le spese di gestione dei luoghi adibiti a ludoteche e centri famiglia , cofinanziamenti per la spesa del personale delle ludoteche per bambini e genitori ,una attiva partecipazione alla programmazione degli eventi , da sottolineare inoltre che anche negli anni di maggiore crisi delle risorse i comuni non hanno mai smesso di finanziare questi servizi e ne hanno sostenuto la continuità .

L’associazionismo familiare, le cooperative sociali, le associazioni di volontariato.

Altrettanto prezioso e insostituibile è stato il ruolo delle Associazioni familiari nel corso degli anni che hanno partecipato in modo attivo alla programmazione, alla gestione degli eventi, al cofinanziamento di attività alla messa a disposizione di risorse aggiuntive. Il ruolo delle cooperative sociali Proposta 80 e Armonia incaricate per la gestione delle attività attraverso l’appalto si è rivelato prezioso per le sperimentazioni introdotte, per la ricerca di nuovi finanziamenti, per la gestione delle attività di ludoteca .

La realizzazione delle linee guida regionali nel territorio del Consorzio

 Il Consorzio dal 2006 ha scelto di dare grande impulso ai Centri famiglia e Ludoteche, sviluppando una serie di azioni per realizzare in modo compiuto le indicazioni fornite dalle linee guida regionali . Nel corso degli anni dal 2003 al 2017 il Consorzio ha periodicamente realizzato azioni volte a favorire e sviluppare la partecipazione attiva dei cittadini ; le azioni intraprese nel corso del triennio 2015-2016–2017 hanno avuto alcune finalità :

1. implementare i servizi e le prestazioni a sostegno della genitorialità e per la cura dei legami familiari

2. dedicare tempo e risorse per una attività formativa e di aggiornamento per gli operatori dei centri famiglie

3. fare manutenzione e rinsaldare la rete dell’associazionismo familiare coinvolgendo le associazioni nelle attività formative

4. riavviare una collaborazione con il Consultorio familiare dell’ASL Cuneo 1 per favorire l’ integrazione dei servizi per le famiglie .

 

Abitare gli spazi delle città : una esperienza di partecipazione e cittadinanza attiva nei Centri per le famiglie ( materiale tratto dai documenti del Consorzio redatti da Filomena Marangi )

 

Era ottobre 2014 ,quando abbiamo ripreso il percorso iniziato nel 2005 e finalizzato alla crescita della rete delle Associazioni familiari ;il titolo del progetto “ fare sistema per un nuovo modello di welfare”, molte azioni sono state realizzate grazie a quel progetto che si è concluso a ottobre 2015 ; negli anni successivi i Centri famiglie hanno continuato a collaborare con le Associazioni familiari e di volontariato che si sono dimostrate molto impegnate nel collaborare con le Istituzioni .

Ad aprile 2017 grazie a un finanziamento della Regione Piemonte abbiamo scelto di riprendere e rinsaldare la rete con un percorso formativo che ha visto coinvolti operatori ,genitori, Associazioni familiari e di volontariato .Gli incontri sono stati finalizzati al monitoraggio e alla manutenzione della rete presente nel territorio, alla conoscenza reciproca, al confronto e allo scambio su cosa intendiamo nel nostro territorio ,per partecipazione, per fare rete,per nuovo modello di welfare orientato al bene comune .

Cittadini e operatori : una esperienza formativa per rinnovare la partecipazione

 Il percorso formativo rivolto congiuntamente ai cittadini aderenti alle Associazioni e agli operatori è stato preceduto da alcuni incontri rivolti solo agli operatori su come attivare percorsi di partecipazione nei Centri famiglie ( aprile –settembre 2017)

Alla prima fase del percorso che si è sviluppato in 32 ore complessive da aprile a settembre 2017 ,hanno partecipato al percorso formativo 12 operatori attivi nei tre centri per le famiglie; nella seconda fase l’attività formativa è stata estesa anche ai rappresentanti di 18 associazioni familiari presenti nel territorio consortile e alle Cooperative sociali Proposta 80 e Armonia che hanno aderito alla proposta formativa .

Alla luce di quanto descritto dalle linee guida della Regione Piemonte il percorso formativo rivolto agli operatori dei Centri famiglie ha perseguito l’obiettivo di fornire un percorso di rivisitazione della pratiche professionali in uso e di aggiornamento su due aspetti specifici contenuti nelle linee guida in particolare : Rapporti con associazioni e organismi del III settore no profit e Sostegno alla genitorialità e cura dei legami familiari . Le metodologie utilizzate sono state quelle della formazione attraverso i metodi attivi , sollecitando gli operatori alla “narrazione” e a un coinvolgimento attivo nella preparazione e conduzione dei laboratori   sui temi della partecipazione,della messa in rete ,della manutenzione delle reti sociali .

 

La parola ai cittadini : la partecipazione tra il dire …e il fare

 Gli incontri formativi per gli operatori e le associazioni familiari sono stati strutturati in questo modo : due incontri in plenaria per tutte le Associazioni che hanno aderito e per tutti gli operatori e due incontri in ogni Centro famiglie del territorio.

Il calendario :

12 maggio 2017 incontro in plenaria , 15 settembre 2017 incontro conclusivo in plenaria

Centro famiglie Fossano 12 giugno , 4 settembre – Centro famiglie Savigliano 7 giugno, 14 giugno,14 luglio Centro famiglie Saluzzo 18 maggio ,15 giugno,

1° incontro in plenaria :12 maggio ‘17

Presentazione delle linee guida regionali, il perchè di una scelta di un percorso formativo dedicato agli operatori ma allargato anche alle associazioni ; gli obiettivi individuati ,ovvero la messa in rete delle associazioni ,la ripresa di quanto realizzato nel 2015 con il progetto “fare sistema per un nuovo modello di welfare “

Che significato diamo alla parola “partecipazione “ ?:le associazioni familiari e gli operatori vengono invitati a dare un significato alla parola partecipazione ; emergono diversi significati e punti di vista che mettono in evidenza gli aspetti positivi e l’etica della partecipazione ,ma anche l’impegno e la “fatica” che la partecipazione attiva porta con sé .

Come fare manutenzione della rete di Associazioni e della propria associazione ? di seguito alcune indicazioni emerse dalla serata :

creare una rete di associazioni del territorio , essere inclusivi nei confronti di punti di vista diversi ,delegare compiti e doveri ai diversi membri dell’associazione,farsi da parte favorisce la partecipazione di tutti,riuscire ad accettare la diversità e la visione di altri,pensare a strategie per creare ricambio nelle associazioni,comunicare di più tra i membri dell’associazione,trasmettere la propria esperienza anche agli altri,creare un clima di piacevolezza e di benessere,creare gruppi di senior e junior,lavorare a sottogruppi,condividere un obiettivo,fare azioni concrete , avere soci che possano dedicare del tempo.

Gli incontri presso Centro famiglie di Fossano

Le Associazioni di famiglie che hanno partecipato : Hakuna Matata, La banca del tempo, Crescendo,CAV Fossano, Associazione donne africane .

12 giugno ;il 12 giugno gli operatori del Centro famiglie hanno presentato all’interno della Consulta delle famiglie del comune di Fossano ,le finalità del centro, le linee guida regionali e la proposta di una collaborazione attiva con le associazioni familiari ;l’incontro era finalizzato a far conoscere i diversi servizi e ad aggregare intorno al centro le associazioni interessate a collaborare attivamente con il centro famiglie e la ludoteca .

4 settembre ’17 i partecipanti suddivisi in 4 gruppi misti operatori-genitori sono stati invitati a giocare sulla costruzione di una scatola usando solo una mano ,quella non dominante,ogni gruppo aveva a disposizione pezzi di cartone ,scotch e forbici e avrebbero dovuto costruire la propria scatola                                                    l’obiettivo è stato sperimentare la cooperazione a fronte di una limitazione evidente di ognuno dei partecipanti ,per far emergere le strategie collettive che portavano ala costruzione della scatola                                                             , il gioco ha permesso di riflettere sulle strategie utilizzate ,sulle difficoltà e frustrazioni sperimentate ,sulla necessità della cooperazione per produrre un risultato finale .

Il confronto si è realizzato su alcuni aspetti :

1 difficoltà presenti nelle associazioni : confronto tra posizioni diverse che a volte genera difficoltà nella ricerca di soluzioni; abitudine ad essere fruitori passivi e non attivamente partecipi dell’associazione, scarso senso di appartenenza ,mancanza di responsabilità,di impegno e sacrificio,diffidenza e chiusura rispetto al nuovo,abbandono degli associati e scarso numero,difficoltà ad accettare le differenza ,tendenza a dare importanza al processo perdendo di vista l’obiettivo, eccessiva divisione dei compiti e competenze

2 strategie per stare meglio in associazione : ingaggiare nuovi associati attraverso contatti personali, spiegando le finalità dell’associazione in modo chiaro e concreto, individuare in modo più preciso il target a cui ci si rivolge permette di finalizzare meglio le azioni per raggiungere nuovi associati,curare maggiormente le relazioni all’interno delle associazioni,prestare attenzione alle motivazioni degli associati e non solo alle finalità da raggiungere ,l’associazione non è solo “fare”, ricordare che l’associazione è un sistema vivente che deve tenere conto dei cicli di vita degli associati e dell’associazione ,formulare proposte concrete e chiare rispetto alle azioni

3 come possono essere utili dei Centri famiglie alle aspettative delle associazioni: facilitando la costruzione della rete tra le associazioni,facendo conoscere le attività e i servizi del centro famiglie e Ludoteca ,programmando con cadenza regolare degli incontri per fare il punto sulle esigenze e bisogni del territorio ,presentando le iniziative in modo unitario, creando maggiore dialogo e sintonia tra le Istituzioni,organizzando corsi di formazione su alcuni temi di interesse : come ingaggiare nuovi associati, raccolta fondi, dinamiche per la gestione di gruppi,fare rete mantenendo l’identità della propria associazione, strategie e metodologie utili per crescere come associazione, tenuta dei contatti con i cittadini

 

Gli incontri presso Centro famiglie di Savigliano

le associazioni di famiglie che hanno partecipato : l’Altalena, Espansione Ludica, CAV Savigliano 7 giugno : I percorsi partecipativi -il confronto con i cittadini

1 come si partecipa ?

ci sono tanti modi diversi di partecipare ,dipende dalle motivazioni dei singoli, alcuni fanno tutto,altri fanno poco ,alcuni fanno solo qualcosa e non si può chiedere loro di fare altro, alcuni sono legati al loro ruolo all’interno dell’associazione e svolgono sempre gli stessi compiti, i singolo partecipano portando diverse motivazioni quindi : si partecipa come si può, con il tempo che si ha a disposizione , come si vuole perciò:è necessario imparare a tollerare chi non partecipa come noi e andare incontro alla differenze . Emerge dal confronto tra le associazioni che è più semplice partecipare su iniziative ed eventi specifici, su azioni concrete ; a volte si perde di vista e sembra più difficile recuperare il senso più profondo della partecipazione , è difficile condividere la mission dell’associazione , alcuni membri non soci fondatori che si sono aggiunti nel tempo fanno fatica a confrontarsi sulla mission e sul significato più profondo che ha fatto nascere l’esigenza dell’associazione

Come condividere la mission dell’associazione tra i vari soci ?

I più sensibili e attenti e i soci storici devono farsi portatori dei valori e degli obiettivi ricordando che l’associazione persegue i suoi obiettivi attraverso eventi specifici, trasmettere il senso di appartenenza . è stato necessario confrontarsi sul significato della parola partecipazione : cosa è la partecipazione ?

Qualsiasi cosa tu faccia in favore della cittadinanza ,la condivisione dei valori ,il fare la differenza, bisogno personale ,il condividere eventi cittadini tra associazioni e con le istituzioni,realizzare cose buone per gli appartenenti all’associazione; dare un contributo concreto per come ognuno può e vuole al raggiungimento degli scopi dell’associazione,fare qualcosa per gli altri e fare qualcosa per se stessi.

Si può partecipare in molti modi, ma c’è una differenza di fondo nella partecipazione come singoli individui e nella partecipazione come parte di una associazione, nel secondo caso si è portatori di valori condivisi portatori di una identità di gruppo, parte di un soggetto pubblico grazie al quale si possono avere risultati più efficaci rispetto alla partecipazione individuale. Spesso all’interno dell’associazione è difficile mettersi d’accordo e creare una rete di collaborazione efficace, questa difficoltà è emersa in tutte le associazioni

4 come definiamo la rete ideale?

È la rete capace di condividere le finalità,dove circoli fiducia, stima, amicizia, simpatia,la capacità di condividere momenti piacevoli momenti conviviali, cene insieme, il rispetto dei punti di vista,una efficace divisione dei compiti una rete non centralizzata ,una rete indipendente dal singolo nodo, capace di sostenere i crolli .Tutti concordano che momenti fondamentali sono quelli informali per costruire rapporti costruttivi,attenuare i conflitti,facilitare la relazione e la messa in comune dei valori

14 giugno : fare rete tra le associazioni -il confronto con i cittadini

perché mettersi in rete? per ottenere una maggior promozione dei propri eventi, c’è difficoltà a trovare associazioni disposte a mettersi in rete, per fare insieme un evento, per condividere risorse umane economiche e materiali , per partecipare insieme a bandi e a richieste di finanziamenti,per essere più visibili e forti a livello sociale

perché difficile mettersi in rete?

perché ogni associazione ha obiettivi diversi, se ci si mette in rete l’associazione rischia di perdere la propria identità, ci sono posizione e idee diverse tra le associazioni, a volte c’è una politica e una mission contrapposta tra le associazioni, la difficoltà a creare la rete di associazioni a volte dipende dalle persone che ne fanno parte .

3 cosa significa creare rete? avere collegamenti e punti a cui appoggiarsi in caso di bisogno, aderire ad eventi di altre associazioni, creare insieme un evento, condividere idee e valori, integrarsi tra le diverse associazioni, mettere in contatto le persone delle diverse associazioni,informare i giovani e far conoscere le diverse associazioni del territorio.

Si prosegue sulla riflessione che esistono due tipi diversi di rete : quella dell’emergenza e quella che ha come obiettivo la rete stessa con una struttura precisa che salvaguarda la democrazia e l’ uguaglianza all’interno della rete ,dopo il confronto tra i presenti il gruppo arriva a definire la mission della rete : “creare un ambiente in cui ogni persona si senta protetta ,supportata e ascoltata nelle sue diversità”.

Si è creato un ricco scambio di idee con il desiderio di incontrarsi nuovamente per il piacere di condividere un momento conviviale come la cena e il gioco in scatola, anche per il piacere di conoscersi meglio e conoscere gli obiettivi specifici delle altre associazioni . il programma deciso è di incontrarsi una terza volta in luglio e successivamente 1 volta al mese presso le diverse sedi delle associazioni per strutturare la rete e lavorare insieme sugli obiettivi.

Gli incontri presso Centro famiglie di Saluzzo

Le associazioni presenti: Naturalmente interconnessi, Airone, La Scintilla, Mai + sole, Penelope, ARVEL

,Esserci, Espansione ludica, Arcobaleno fit , Segnal’ etica, Ufficio famiglia diocesano

18 maggio la storia dei Centri famiglia in Piemonte e nel Consorzio , presentazione delle linee guida regionali Come far in modo che i centri famiglia diventino sempre più contenitore dove trovare risposte per le famiglie

? e come fare a realizzare una buona integrazione tra attività dei centri e le proposte delle associazioni .dal dibattito emerge che è necessario ottimizzare proposte e risorse,bisogno di comunicare maggiormente tra tutti per condividere ciò che viene fatto e offrire più opportunità alle famiglie,creare una rete in cui possano circolare meglio le informazioni, creare delle possibilità per partecipare insieme ai bandi, coinvolgere nuove associazioni presenti nel territorio, creare un mercatino di libri usati

le proposte dei cittadini :

creare un gruppo facebook,creare un gruppo whatsapp destinato unicamente a far circolare le informazioni sugli eventi espansione ludica porterà le sue attività anche a Saluzzo, anche ARVEL vorrebbe portare nel suo comune questa attività; airone da settembre aprirà uno sportello informativo sull’autismo e disabilità intellettiva presso il centro famiglie , si alterneranno un genitore, uno psicologo, un avvocato; mai+ sole conferma il proprio sportello, arcobaleno fit mantiene l’idea di uno sportello Doula in autunno e proporrà un corso di ginnastica dolce dopo il parto

15 giugno aggiornamento su quanto già deciso la volta precedente :

il gruppo whatsapp funziona adeguatamente allo scopo per cui è nato si decide di creare il gruppo facebook e Luisa T. sarà l’amministratore ,il nome del gruppo sarà “associazione in rete “

;airone conferma la propria disponibilità per lo sportello,naturalmente interconnessi propone una openday nel castello di Lagnasco, Airone propone una giornata del volontariato in aprile 2018; l’ufficio famiglia della diocesi di Saluzzo si presenta e presenta le proprie attività ;Penelope presenta l’evento dei propri 10 anni di attività con laboratori didattici e l’utilizzo di un telaio gigante ,ARVEL racconta una esperienza positiva fatta nelle scuole di Revello con la narrazione di fiabe in lingua madre .

 

15 settembre Conclusione del percorso formativo in plenaria

La serata inizia proponendo una attività di gioco su alcuni temi e contenuti che sono stati segnalati dalle associazioni come problematici : la comunicazione, la cooperazione,la competizione ,fare rete .

Vengono scelti quattro giochi in scatola e i partecipanti vengono divisi in quattro gruppi che giocheranno insieme nella prima mezz’ora ; l’attività permetterà di mettere in evidenza alcuni temi che vengono esplorati poi insieme da tutto il gruppo : la comunicazione tra i soci, la cooperazione tra soci ,la competizione tra soci

,fare rete all’interno dell’Associazione e con altre Associazioni . Vengono scelti 4 giochi in scatola adatti a esplorare i temi ; il gioco farà emergere una serie di riflessioni che i gruppi affronteranno a conclusione della serata e che riguardano i nodi insiti nell’esperienza delle Associazioni e le difficoltà delle esperienze partecipative .

 

Cosa si aspettano le Associazioni familiari e di volontariato ?

Ai partecipanti è stata posta la domanda : come possono i Centri per le famiglie e gli Operatori sociali- educativi sostenere le Associazioni nei loro percorsi .

Le proposte delle Associazioni :

Associazioni Fossano

Necessità di organizzare altri momenti formativi per ingaggiare nuovi soci e persone interessate Creare cordate di associazioni per accedere a bandi e finanziamenti

Organizzarsi in modo di incontrarsi con regolarità (tavoli di coordinamento dei centri famiglie ) Fare rete per costruire un pensiero comune

Associazioni Saluzzo

Mantenere attivo quanto si è condiviso nelle serate di formazione : attraverso il gruppo facebook ”associazioni in rete” così pure il gruppo wathsapp per facilitare le comunicazioni ;consolidare il programma di collaborazioni integrate tra le Associazioni e il Centro famiglie con i vari sportelli e le iniziative già messe in rete .

Associazioni Savigliano

Si è lavorato su cosa vuol dire fare rete ,su quale può essere la mission della rete , su come costruire un percorso comune tra le Associazioni senza perdere la propria identità .

Le proposte operative emerse per concludere e proseguire la collaborazione nei prossimi anni

Organizzare altri momenti formativi per le Associazioni per fornire strumenti operativi e strategie efficaci per gestire alcune dinamiche

Aprire una pagina facebook per le Associazioni appartenenti alla rete delle reti Organizzare ogni anno dei momenti collettivi aperti a tutte le Associazioni del territorio

Creare dei sottogruppi su tematiche condivise a cui le diverse Associazioni si possono iscrivere e partecipare Cercare di costruire un manifesto unico delle attività evitando repliche e doppioni

A conclusione della serata è stato richiesto ai partecipanti …come state ? i commenti dei presenti …

 

Rilassata                             divertita                          pensierosa                sollevata

Spaesata                           serena                             sollecitata               accompagnata             Soddisfatta                                      incuriosita                       non mi sento più sola           speranzosa        Motivata alla ricerca          

tante idee che frullano nella testa        all’inizio di un percorso Ottimista                              contenta perché siamo in tanti                  carico

Stimolata                           positiva                        partecipativa                  Kinsugi

 

Alcune riflessioni conclusive

Ideare e partecipare a un percorso formativo che ha coinvolto Operatori e Associazioni familiari è stata come era già avvenuto in passato una esperienza molto piacevole, ricca di stimoli ,che ha confermato la validità di una scelta strategica contenuta nelle linee guida regionali ovvero lavorare per fare rete e fare manutenzione periodica della rete costruendo un confronto e un pensiero condiviso con le associazioni e gli organismi del terzo settore .

Insieme abbiamo condiviso significati e punti di vista ,abbiamo affrontato temi seri e impegnati ,abbiamo sognato una comunità locale a misura di persone ,abbiamo giocato e mangiato insieme, perché anche questi momenti costruiscono la comunità che noi vorremmo ; una comunità fatta di reti di solidarietà dove nessuno venga escluso o si senta solo ,dove chi ne ha bisogno possa trovare un riferimento e l’ascolto necessario per superare una fase critica della vita e riprendere il cammino . Abbiamo abitato gli spazi delle città portandoci a casa la ricchezza dei legami sociali e la consapevolezza di essere parte insieme a tanti , del capitale sociale del territorio.

 

Autrice dell’articolo :

Filomena Marangi – Assistente Sociale Specialista CROAS Piemonte – Formatrice – Esperta di politiche e Servizi per le famiglie e in Servizi per lo sviluppo di comunità – Collaboratrice del Consorzio Monviso Solidale- Consulente e Mediatrice Familiare – Conduttrice di Gruppi per genitori – Conduttrice di laboratori di teatro sociale e di comunità. e mail : filenamarangi@gmail.com

Dai cortili ai salotti

 

 

 

 

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Finalmente è arrivato! Ecco a voi il primo contributo sul tema del mese: Spazio!

Chi ha risposto alla nostra chiamata allo scrivere è Arianna Boscarino, una guida turistica davvero speciale, una narratrice delle periferie di Torino e dei loro dintorni, organizzatrice di
Tour che raccontano di Storia, Lavoro, Ambiente, Sviluppo Urbano e di Trasformazioni Sociali
Per cittadini curiosi!

Nel testo entrerete con lei in uno Spazio davvero speciale, i cortili di Torino!

Buona lettura a voi e ancora grazie ad Arianna!

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Durante il lavoro di preparazione dei tour nel quartiere di Mirafiori, le storie che più mi hanno affascinato sono quelle che descrivono la vita nei cortili delle case popolari tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. In particolare mi capita spesso di confrontare le esperienze di gioco libero e all’aperto di quegli anni con quelle che ultimamente osservo lavorando in un centro estivo per bambini di età dai 6 ai 10 anni. I bambini di oggi spesso si disperano se perdono o se non giocano a quello che vogliono loro, oppure dicono in continuazione “e adesso che si fa?” o “ma io mi sto annoiando” perché non trovano nulla con cui giocare.

Una volta bastava poco, dei gessetti, un elastico, delle biglie, un pallone, una corda e se non pioveva, i bambini stavano giù in cortile per ore. Trascorrevano il pomeriggio all’aperto e al sicuro, in quel luogo avventuroso e familiare che era il cortile in cui le uniche regole da rispettare, erano “su per l’ora di cena”, “niente risse”, “guai a chi rovina i pantaloni”.

I cortili esistono ancora ma nella maggior parte dei casi non sono più come una volta, lo spazio è come fosse invecchiato: ha perso le voci e i colori, è spesso occupato da garage o da macchine posteggiate, ci sono i bidoni della raccolta differenziata e ci sono molte più regole.

D’altra parte oggi come potrebbe essere diversamente?

Tra i nemici del “gioco libero” troviamo innanzitutto la mancanza di tempo. Il cortile non vuole orari e, per questo, non rientra più nell’agenda dei bambini che, terminata la scuola sono sempre più occupati nelle attività extracurriculari, di teatro, canto, chitarra, calcio, nuoto ecc. I pomeriggi sono

1            fitti di appuntamenti e il sabato e la domenica si deve stare insieme ai genitori che, difficilmente sono disposti a rinunciare alle quelle poche ore di tempo da dedicare ai loro figli in nome del gioco libero.

Poi, alla mancanza di tempo e di spazio libero in cortile si aggiunge anche l’assenza di comunità e solidarietà tra cond mini: non c’è più tolleranza al gioco e al rumore e senza il controllo di portinai è difficile trovare adulti che si assumano la responsabilità di guardare anche i figli degli altri.

C’è poi un’altra questione: il decoro e l’igiene condominiale. A questo proposito, quante volte capita di incontrare cond mini che credono che il posteggio delle biciclette in cortile danneggi il decoro e l’igiene condominiale più del posteggio delle macchine?

Oggi, i cortili rappresentano spazi di rappresentanza, zone asettiche di passaggio, anticamere dei parcheggi. Quando i bambini s’incontrano, giocano nei salotti di casa che, oltre ad ospitare la televisione, per certi versi hanno assunto il ruolo dei cortili, ovvero sono diventati i nuovi spazi di socializzazione.

Peccato, perché per la loro costituzione architettonica i cortili sono perfetti per creare una “terra di mezzo”, uno spazio fisico tra la casa e la strada, dove per il bambino esplorare è un rischio misurato e una sfida quotidiana.

Il gioco libero è naturalmente fondamentale per i bambini che imparano a rallentare i loro ritmi di vita: la noia e l’attesa non sono così negative perché stimolano la creatività e il saper scegliere quello che si vuole fare in quel momento. Inoltre, non si può  negare che la partecipazione al gioco nei cortili è stato e potrebbe continuare ad essere uno strumento in grado di superare le barriere del vicinato perché è un modo per conoscersi, rispettarsi e imparare le regole dello stare insieme.

 

LA SFIDA DELLA RICERCA

Il secondo contributo del mese sul tema della ricerca è scritto da Giovanni Salierno,

un Fisico…

estraneo, ma non troppo, al mondo del sociale !!!

Giovanni infatti dopo essersi  laureato in Fisica nel 1996 dal 2001, lavora nel settore della metrologia industriale ma negli anni ’90, all’interno di una associazione giovanile, si occupa anche di disagio giovanile e di strumenti concreti per affrontare la disoccupazione, come i centri di informazione territoriali ; mentre dal 2012 all’interno della Ass. Etica  e Lavoro Pasquale Tavano, si dedica alla conservazione della memoria della strage fascista del XVIII dicembre 1922.

Dal 2000, in qualità di socio e volontario, sostiene e diffonde i progetti delle botteghe torinesi del commercio equo e solidale…ed è lì che una di noi l’ha incontrato la prima volta… sorseggiando ed imparando a degustare un “buono e giusto” caffè equo e solidale!!! 

Un uomo che per passione, professione ed indole ama persegue e vive quotidianamente la sfida della ricerca…e ce la racconta nel suo prezioso “buono e giusto” contributo!

Buona lettura a tutti voi e…GRAZIE Giovanni!!!! 


LA SFIDA DELLA RICERCA

Esiste una (La) Verità assoluta? Forse no, ma la storia dell’evoluzione dell’umanità è scandita dai tempi con cui sono state effettuate scoperte e innovazioni in tutti i campi della conoscenza, processi spesso faticosi intrapresi da grandi “sognatori e sognatrici” per cercare una verità (o presunta tale).
Per raggiungere la Conoscenza è necessario intraprendere percorsi di ricerca, che a priori possono non portare ai risultati sperati (nella storia dell’umanità sono infatti molteplici le vicende in cui a fronte di un esperimento scientifico sviluppato per dimostrare un fenomeno fisico o chimico si sono scoperti in realtà altri aspetti più rivoluzionari).
In questo contributo illustrerò con semplici suggestioni 3 ambiti differenti di cui mi occupo per professione o per passione: ricerca storica, metrologica e artistica.
Ricerca storica


In un recente appello apparso per la ricorrenza del 25 aprile, “La Storia è un bene comune, salviamola”, i tre autori dell’ appello sottoscritto da 50mila lettori online  (A. Camilleri, L. Segre e A. Giardina) chiudono l’appello scrivendo: “…che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani.”

Da questo appello risulta evidente la necessità di riprendere in mano i libri di storia ed investire risorse pubbliche nella ricerca per evitare che romanzieri e politicanti di dubbia credibilità possano riscrivere la storia del fascismo partendo da dettagli secondari presunti veri e ricreando un contesto fantasioso che censura fatti essenziali.
Dal 2012 all’interno della associazione Etica e Lavoro P. Tavano svolgiamo attività di conservazione della memoria storica della strage del XVIII dicembre 1922 mediante strumenti innovativi come un tram della memoria, serate con letture di testi e poesie. Nel 2017 abbiamo organizzato con l’Istituto per la Resistenza G. Agosti di Torino (Istoreto) un seminario sulla violenza fascista a Torino e Parma nel primo dopoguerra. A seguito di questo seminario è stato naturale proseguire il ragionamento su come approfondire scientificamente la conoscenza dei dati di tale violenza.
La ricerca è effettuata sotto la direzione scientifica dell’Istoreto, mentre l’associazione Etica e Lavoro ha dunque deciso di sostenere finanziariamente questo progetto per noi molto oneroso ma in cui crediamo fortemente.

Per approfondire e sostenere il progetto :  https://www.produzionidalbasso.com/project/la-strage-di-torino-del-xviii-dicembre-1922-progetto-di-ricerca/

 

 

Ricerca Metrologica
Mi sono laureato nel 1996 presso l’Istituto di Metrologia Gustavo Colonnetti di Torino (oggi confluito  nell Inrim. Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica). Dal 2001 lavoro nel settore della metrologia industriale. E’ evidente come la ricerca scientifica, oggi più che mai, abbia bisogno di ingenti finanziamenti. Quello che viene studiato negli istituti pubblici di ricerca viene poi successivamente applicato nelle innovazioni tecnologiche dalle aziende private. Il grande dibattito attuale è sul ruolo e finalità degli investimenti privati volti a  indirizzare la ricerca pubblica (e l’indipendenza delle Università e degli Istituti di ricerca pbblici). Nel settore in cui lavoro la sinergia sembra necessaria e il continuo confronto tra pubblico e privato è il motore propositivo per il miglioramento delle tecnologie volte alla misurazione e, come si sa, la “giusta misura” è simbolo di equita’ sociale (non a caso la Giustizia è rappresentata nelle aule di tribunale da una bilancia). Il 20 maggio si é realizzata una rivoluzione straordinaria della definizione del Sistema Internazionale delle unita’ di misura. Nella vita quotidiana di ognuno di noi non ci sono stati cambiamenti ma nella storia dell’ umanità si è posizionata una pietra miliare. I 145 paesi che sottoscrivono gli accordi al BIPM hanno votato all’unanimità questa svolta. (Immaginiamo quanto sia impossibile all’Onu avere un voto unanime.. sic).

 

 Ricerca artistica
Gli Artisti, (quelli veri…) sono mossi da una “ossessione creativa” per comunicare attraverso le opere la loro Verità interiore nell’interpretazione del mondo. La sfida della Ricerca è dunque un fattore che accompagna costantemente la loro carriera. Ho avuto la fortuna di conoscere due artisti all’apice della loro carriera (Emilio Isgro’ e Rosanna Rossi) e dalle discussioni sul ruolo dell’artista nella società contemporanea emergeva la loro chiara necessità di voler raccontare sempre qualcosa di nuovo attraverso la sperimentazione di nuovi cromatismi (Rossi) e provocazioni sulla cancellature delle parole (Isgrò).

Concludo questo contributo in un blog di Assistenti Sociali, incominciato parlando di memoria storica e di investimenti pubblici, ricordando la straordinaria esperienza realizzata da Maria Lai ad Ulassai l’8 settembre 1981.

 

A fronte di una richiesta all’artista dell’allora sindaco del paese di realizzare un monumento alla memoria dei Caduti di Guerra, la Lai rivoluzionò il mandato passando dall’idea di un opera “fredda” per i morti alla visione di un opera per i vivi.

Il percorso durò un anno e mezzo tra mille difficoltà, opposizioni e intoppi. Si realizzò infine in una performance collettiva che oggi nei libri di storia dell’Arte viene citata come primo esempio di Arte Relazionale: Legarsi alla montagna.

Ripercorrendo la narrazione di una leggenda, in tutto il paese venne srotolato una nastro azzurro (un “filo” di 27 km fatto di tela di jeans). Le case collegate da questo nastro di parenti venivano segnate con simboli di fraternità se le persone erano parenti o senza nulla se c’era della discordia. La punta del nastro venne portata in vetta alla montagna che domina il paesino dell’Ogliastra da scalatori.

L’opera immateriale è ricordata in un video di Tonino Casula, dalle fotografie di Berengo Gardin ed esibita alla Biennale di Venezia del 2017.

L’esperienza di quei giorni vive ancora nella memoria dei compaesani di Maria Lai che fieri ricordano la loro partecipazione attiva all’evento.

 

 

 

Le parole come strumento di cura

Ed eccoci al primo articolo del mese sul tema della ricerca!

Chi ha risposto alla nostra chiamata allo scrivere è Maria Rita Di Gioia, psicologa-psicoterapeuta cognitivo comportamentale, esperta in neuropsicologia, Brain Trainer e felicitatrice del Sente-Mente® project dal 2015! Potete conoscere meglio il suo meraviglioso progetto di libera professione a Trento visitando il sito www.mariaritadigioia.it, e ancor più semplicemente, cliccando qui!

Nel testo Maria Rita Di Gioia tratteggia sapientemente un’importante quanto necessaria sfida per la costruzione di un mondo socio sanitario migliore, raccontandoci come la ricerca di un linguaggio potenziante permetta a noi professionisti di imparare a scegliere dove porre la nostra attenzione e con quali colori far scintillare le nostre parole, affinchè diventino davvero strumenti di cura.

Grazie ancora a lei per questo interessante contributo e buona lettura a tutti voi!

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LE PAROLE COME STRUMENTO DI CURA

 

 

Tra le infinite definizioni del sostantivo “parola” che si trovano sui tanti dizionari della nostra meravigliosa lingua, una colpisce in modo particolare e va dritta al cuore e alla mente ed è: “Rivelazione”.

La parola che svela, che apre uno squarcio nel buio delle nostre menti. Potenza e fascino della parola.

E’ fondamentale restituire alla parola la dignità che le compete, soprattutto di fronte a esseri umani resi vulnerabili dalla sofferenza e dalla vecchiaia.

Se pensiamo poi alle malattie neurodegenerative come ad esempio la malattia di Alzheimer leggiamo spesso parole come: malattia terribile, devastante, un ladro di memorie, con l’Alzheimer non sei più tu, è una malattia che ti porta via ciò che di più caro hai: la mente, se perdi i ricordi perdi tutto, non capisce più niente….

Nella non autosufficienza le cose non vanno di certo meglio: non sente niente, è un morto vivente, è un vegetale, di lui non c’è più nulla, è in stato vegetativo, è aggressivo, violento, sono rimasti solo i suoi vestiti…..

Queste sono solo alcune delle parole che usiamo per descrivere la demenza ed i suoi effetti……parole senza speranza, parole che connotano solo il problema e spesso lo identificano nella persona che con-vive con la demenza.

Kate Swaffer, avvocato australiano che vive con la demenza sottolinea che: “il linguaggio di una vita è difficile da cambiare e certamente non credo che l’intento sia dannoso, ma trovo sempre difficile rimanere ad ascoltare. Le parole sono così potenti. Possono costruire la nostra autostima ed il nostro buon umore, ma possono anche completamente annientarlo. Possono veramente far male! E noi, tristemente, ricordiamo solo le cose brutte. Cambiare il nostro linguaggio, in modo che le nostre parole non feriscano gli altri accidentalmente (o intenzionalmente), ne vale assolutamente la pena”.

Il linguaggio che usiamo può creare possibilità e cura, oppure impotenza e violenza: cosa scegliamo?

Se pensiamo a quante etichette mettiamo sulle persone in generale: quel bambino è iperattivo, Paolo è depresso, mio marito è demente, ecc emerge chiaramente la tendenza ad associare i sintomi all’identità della persona. Ma la relazione con le persone di cui ci prendiamo cura inizia da dove scegliamo di porre la nostra attenzione: partiamo dalla malattia o dalla persona?

Potremmo iniziare a dire: “quella persona con-vive con la demenza, con la depressione, ecc”, in questo modo identità personale e malattia non coincidono!

Quello su cui ci concentriamo cresce e quello a cui pensiamo si amplia. Quando dedichiamo attenzione a qualcosa e ne parliamo spesso faremo crescere d’importanza quella cosa. Ecco allora che potremmo imparare a scegliere a dove porre la nostra attenzione e con quali colori far scintillare le nostre parole affinchè diventino strumenti di cura.

 

Anche la ricerca scientifica sempre di più sta puntando l’attenzione sull’effetto terapeutico che un professionista sanitario può avere sulla relazione di cura.

Interessante è lo studio del dr. Lawrence Eghert condotto presso la Harvard Medical School e pubblicato sul “New England Journal of Medicine” in cui vengono divisi casualmente in due gruppi alcuni pazienti. Un gruppo è stato trattato da anestesisti allegri e ottimisti che scherzavano con i pazienti durante l’operazione, dicendo loro che sarebbe andato tutto bene e che non avrebbero provato molto dolore. L’altro gruppo è stato trattato dagli stessi anestesisti allenati però ad essere burberi, sbrigativi ed indifferenti. Il primo gruppo ha avuto bisogno della metà degli antidolorifici ed è stato dimesso, in media, 2.6 giorni prima.

Questo studio pone riflessioni importanti sul ruolo che i professionisti della cura hanno, sull’importanza della relazione, che già di per sé si mostra un potente agente terapeutico.

La dott.ssa Rankin scrive infatti: “senza il potere terapeutico dell’ascolto, del tocco amorevole, della parola, delle cure premurose e dell’intenzione curativa, cosa abbiamo da offrire ai pazienti, se non la semplice tecnologia?”

Per poter valorizzare questo aspetto è necessario pensare ad un nuovo vocabolario del mondo socio-sanitario.

Parole più potenti che creano una visione della vita più efficace. Le parole che utilizziamo per descrivere una situazione o per parlare alle altre persone, ma anche le parole con cui parliamo a noi stessi, creano nella nostra mente immagini ed evocano pensieri diversi.

Possiamo, sia come professionisti ma anche come familiari e/o volontari scegliere parole più potenzianti.

Queste parole non sono parole cariche di emozioni e basta, sono tutte quelle parole che evocano possibilità e riconoscono la libertà della persona della quale ci stiamo prendendo cura, sono parole che non identificano una persona “ingabbiandola” dentro una descrizione o una diagnosi. Le parole potenzianti sono quindi tutte quelle parole che non disegnano la malattia o i sintomi come un limite, ma sempre come una descrizione oggettiva ed un’opportunità.

Si coglie allora l’importanza di uscire da un linguaggio troppo tecnico per riuscire a raccontare momenti di assistenza ancora carichi di umanità e significato. Per cui le persone non vengono “messe a letto”, ma accompagnate in stanza per favorire loro un buon riposo, non vengono “portate in salone”, ma accompagnate, non viene somministrato da bere, ma gli si offre una tisana, non viene fatta una deambulazione assistita, ma si passeggia con loro, ecc.

Eugenio Borgna, famoso psichiatra italiano scrisse: “le parole che usiamo ogni giorno possono ferire, ma possono anche essere scialuppe in un mare in tempesta, ponti invisibili verso destini comuni”.

La parola può davvero diventare uno strumento di lavoro, per migliorare la cura e la relazione con le persone che assistiamo ogni giorno.

Credo che ogni professionista socio sanitario diventi “professionale” non solo perché ama il suo lavoro e lo svolge all’interno delle sue “norme”, ma soprattutto perché, in ogni istante della sua giornata, crea azioni, scelte, sguardi, sorrisi, parole e silenzi capaci di creare nell’altro (residente, collega, familiare, superiore, ecc) la sensazione di aver incontrato qualcuno di importante. Perché in fondo ogni incontro con l’altro smuove le nostre certezze, ci prende per mano e ci conduce dentro un turbinio di emozioni, là dove siamo tutti esseri umani, unici e fragili.

E’ necessario aprici a questo nostro mondo emotivo, che spesso teniamo così tanto sotto controllo per riuscire a scegliere parole più cariche di umanità e amore e riaccendere la vita dentro di noi e nell’altro. Una sfida, questa, difficile ma che merita di essere affrontata per poter costruire un mondo socio sanitario migliore.

Una sfida che come felicitatrice del modello Sente-Mente® ho scelto di fare mia ogni giorno. Questo modello, tutto italiano, ha preso vita nel 2014 grazie alle intuizioni di Letizia Espanoli, formatrice socio-sanitaria da quasi 30 anni.

Questo modello allena le persone e le organizzazioni socio sanitarie ad uscire dallo stato di impotenza, grazie ad un metodo capace di creare benessere sia per la persona malata, sia verso coloro che a vario titolo sono coinvolti nel processo di assistenza e cura. Ed il primo passo è proprio quello di cambiare il modo non solo con cui si guarda la persona malata, ma anche cambiare le parole che si scelgono quando si parla di e con lei.

 

Novità è anche un po’ curiosità…

Il secondo articolo del mese ci arriva “caldo caldo” dalla Sardegna, grazie alla scelta della collega Daniela Aresu di cogliere il nostro invito alla scrittura !

Abbiamo conosciuto Daniela durante il Social Speed Date e fin da allora ci è stato chiaro di aver conosciuto un’assistente sociale la cui curiosità e fame di “novità” è inarrestabile 

Leggere e guardare  sui social la nascita ed evoluzione dell’innovativo e concreto progetto che è riuscita a creare in collaborazione con due psicoterapeute ne è la conferma  ! 

Lasciamo che sia Daniela stessa a presentarsi e la ringraziamo per il suo appassionato contributo, sulla novità che non potrà che destare la vostra…curiosità ! 

“Conseguo la laurea triennale in Servizio Sociale presso l’Università di Cagliari nel febbraio 2011 successivamente mi iscrivo al corso di laurea specialistica presso l’Università di Torino laureandomi nel novembre 2014. Ancor prima di conseguire la laurea specialistica motivazioni personali mi portano a tornare in Sardegna e seppur prima non fossi tanto sicura di voler progettare la mia vita nella mia terra, in questo periodo, raggiungo la consapevolezza di voler crescere sia personalmente che professionalmente in questa bellissima isola e inizio a progettare perché ciò avvenga. Subito dopo la laurea vengo assunta da una famiglia per sostenere un bambino con sindrome dello spettro autistico, la mia mancanza di conoscenza a riguardo e la consapevolezza che non fosse sufficiente la sola buona volontà mi ha portato a formarmi e ho frequentato numerosi corsi di formazione tra cui anche un corso di perfezionamento dell’Università di Modena e di Reggio Emilia e il corso per diventare tecnico comportamentale; ancora oggi sono in continua formazione. Dopo circa un anno, nel 2016, fondo, con due psicoterapeute,  lo studio de “Il Mondo del Piccolo Principe” nel frattempo lavoro come assistente sociale nell’area minori e famiglie presso il privato sociale e mi formo a riguardo specializzandomi in coordinazione genitoriale e family social coaching. Ad oggi oltre alla mia attività  privata lavoro come assistente sociale coordinando un’equipe integrata presso il centro per la famiglia del Plus Area Ovest della Sardegna.

La curiosità fa parte di me e continuo a formarmi e a cercare di crescere a 360 gradi. “


 

Novità è anche un po’ curiosità…

Rientri a casa, distrutta, è stata davvero una giornata emotivamente pesante, quelle giornate in cui passi al setaccio e metti in dubbio qualunque tua scelta, qualunque decisione presa e i se e i forse si fanno largo in un turbinio di pensieri che culminano in una disperata richiesta di aiuto, prendi il cellulare in mano…e leggi un messaggio “ ti va di scrivere per il nostro blog?? il tema del mese è novità”

Inizialmente pensi “ma no, cosa ho io da dire?? che apporto posso dare? ci saranno sicuramente miliardi di professionisti più idonei di me” ma nelle ore successive continui“a pensare cosa avresti da dire” e allora pensi “e no Dani mi sa che qualcosina da dire ce l’hai e forse questo messaggio è giunto proprio nel momento giusto, nel momento in cui pensi che hai sbagliato tutto, che forse non sei in grado di reggere tutto, che forse hai bisogno di un supporto, che forse devi mollare…che forse, che forse….”

Novità….

Nessun concetto potrebbe essere più adatto a me, quella che nella scelta del gelato cerca sempre il gusto nuovo, quello che non ha mai assaggiato! Quella che ha necessità di provare, per non perdere la motivazione, ogni anno, una disciplina sportiva diversa; quella che in pochi mesi ha cambiato tre posti di lavoro perché ciascuno di essi era nuovo e stimolante.

Io credo che il termine novità si sposi bene con il termine curiosità, perché bisogna essere curiosi non solo per provare qualcosa di nuovo ma anche per riscoprire ciò che conoscevamo già, una persona, un luogo, un libro…

Per me non è stata una novità il voler fare l’assistente sociale;  sin dall’infanzia, infatti,  sapevo di voler aiutare il prossimo, il come??? Forse non l’ho ancora ben chiaro…a poco a poco aggiungo un mattoncino alla mia strada e lentamente il mio progetto prende forma, una forma sempre in divenire che oggi ha il nome di:

“Il Mondo del Piccolo Principe”

Questo progetto non, è però, solo mio, ma anzi, è anche, e aggiungerei, principalmente, di Barbara e Barbara, due psicoterapeute che ancor prima di me hanno creduto in un progetto di aiuto a 360°.

Da cosa nasce il nostro progetto?

Nel corso delle diverse esperienze lavorative ci siamo rese conto  del senso di isolamento e di disorientamento che vivono, non  solo i bambini e i ragazzi con disabilità, ma anche e spesso, soprattutto, le loro famiglie, non solo nel momento ma anche dopo la diagnosi della disabilità.

La nascita di un bambino disabile o il momento della scoperta del disturbo è un fenomeno dirompente all’interno del ciclo di vita di una famiglia, tale da produrre una crisi di ampia portata.

Infatti, quando nasce un bambino disabile l’evento si connota come altamente stressante, anche perché le fonti di gratificazione sono ridotte. (Harris, Boyle, Fong, Gill, Stanger, 1987).

Alla luce di tutto ciò abbiamo pensato di progettare un servizio la cui mission sia quella di offrire un trattamento specialistico dei disturbi dello sviluppo, che tenga conto non solo degli aspetti clinici ma anche di quelli burocratici ed emotivo-relazionali, il tutto all’interno di una cornice di collaborazione, fiducia e familiarità.

Oltre ai classici interventi quali le consulenze psicologiche, le psicoterapie, le consulenze sociali ecc, il nostro studio propone degli incontri di gruppo periodici che coinvolgono i genitori dei bambini in carico. Tale servizio, al momento autofinanziato dai genitori stessi, ha avuto un notevole successo, direi forse anche inaspettato da parte di noi professioniste, l’alta adesione da parte di entrambi i genitori ci ha permesso di comprendere quanto sia indispensabile per le famiglie,  in cui è presente un bambino con un disturbo dello sviluppo, il confronto, la condivisione del quotidiano, dei successi, ma anche, delle difficoltà che ogni giorno si affrontano.

E visto il grande successo e l’entusiasmo da parte dei partecipanti vorremmo nel prossimo futuro- perché ciascun progetto richiede del tempo per essere studiato ed organizzato al meglio- proporre la partecipazione ai gruppi non solo ai genitori  ma anche ai fratelli e/o sorelle e alle famiglie allargate,  ai nonni, agli zii ecc. La diagnosi della disabilità non disorienta solo la famiglia ristretta ma anche tutti coloro che stanno intorno ad essa, la crisi di cui si è parlato sopra non riguarda, infatti, solo le relazioni all’interno del nucleo ristretto ma anche tra questo e il resto della famiglia non è raro infatti sentire un genitore dire “prima andavamo dai nonni spesso ma da quando c’è stata la diagnosi ci andiamo meno, perché non accettano che sia così e non riconoscono che con lui è necessario utilizzare delle modalità educative differenti”.

Dopo solo il primo incontro con i genitori è stato proposto la creazione di un gruppo di “auto-mutuo aiuto” attraverso whatsApp. Il gruppo si chiama Sosteniamoci e i genitori, ma devo dire la verità, la principale partecipazione è delle madri, scrivono giornalmente pensieri, dubbi, inviano foto e chiedono consigli, non tanto a noi professioniste quanto agli altri genitori; anche ora, mentre scrivo, una mamma ha inviato una foto di suo figlio che svolge un’attività che molti potrebbero considerare “normale” ma che per loro è considerata una grande conquista e chi meglio di chi vive giornalmente le stesse difficoltà può comprendere la grandiosità di ciò???

  

In questo gruppo emerge il bisogno di sentirsi “normali”, le mamme si sentono libere di poter condividere qualunque cosa come ad esempio un video del proprio figlio che gioca con i palloncini ad una festa di compleanno, senza disperarsi o scappare, e sanno che tutti riconosceranno che si tratta di  un grande successo e che nessuno verrà impietosito da ciò. Noi professioniste stiamo dietro il sipario, leggiamo i messaggi e interveniamo solo in poche occasioni, solo quando il dubbio di una mamma non trova risposta dalle altre o quando notiamo vi sia poca chiarezza circa un argomento, altrimenti stiamo lì dietro ad “Ascoltare” ad imparare da loro, e credetemi hanno molto da insegnare!!!

Per me novità è…..curiosità, nel scoprire cose nuove o nel reinventarsi. Intendo quella curiosità che ti porta a non sentirti mai arrivato ma che ti spinge a ricercare sempre modi nuovi per fare le cose, curiosità che ti porta a mischiare sempre le carte in tavola, perché a volte solo modificare la posizione degli elementi già in nostro possesso può dare vita a qualcosa di nuovo e portare a dei risultati sorprendenti!!!

Ri-Scatti

 

 Chi ha aderito alla nostra chiamata allo scrivere, questa volta è L’Associazione Meti di Milano, un’Associazione che si rivolge agli adulti che hanno subìto abusi nell’infanzia, che vogliono capire quanto è  successo nel loro passato, per vivere meglio il proprio presente. Fanno capo a METI professionisti in ambito psicologico, legale, della scrittura delle emozioni, della meditazione, dell’arte terapia: per accogliere e ascoltare, per intraprendere un cammino comune di benessere e riequilibrio attraverso il sostegno individuale e il lavoro di gruppo, l’auto- mutuo aiuto e il confronto, il lavoro sul corpo e sulle emozioni.  Fanno parte dell’Associazione anche persone che hanno vissuto lo stesso tipo di esperienze e che sentono la necessità di mettere in comune, con chi si rivolge all’Associazione, vissuti e percorsi. 

Ci presentano un progetto ed una mostra a cui prestare la nostra attenzione più sincera,

Grazie davvero ai referenti dell’associazione ed a tutti voi buona lettura!

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Complessità è tenere insieme il passato con il presente, complessità è integrare nella propria identità l’esperienza di essere stata abusata, complessità è abitare ogni giorno dando un significato ai traumi subiti per non farsi schiacciare da essi.

Complessità è fare i conti ogni giorno con il disturbo post traumatico da stress, complessità è tenere insieme i pezzi della propria vita senza annegare nel dolore e nella disperazione.

Complessità è ricordare, affrontare, rielaborare.

Complessa è l’esistenza delle persone che, con coraggio, si sono messe dietro e davanti l’obiettivo per realizzare “Ri-scatti”: una mostra fotografica che vuole raccontare gli stralci della loro vita, di chi in infanzia ha subito violenza.

Alcune di loro l’hanno subita in famiglia, altre nella scuola o nello sport. Alcune hanno affrontato un processo e altre lo stanno affrontando, alcune non lo affronteranno mai. Alcune hanno subito violenza fisica, altre sessuale, tutte sono state violentate psicologicamente e ne portano i segni dentro e fuori ancora oggi. Il tempo non basta a guarire certe ferite, e tutte loro sono impegnate ogni giorno in battaglie pubbliche e private per ottenere giustizia e riscattare le loro storie.

Con questo progetto fotografico le protagoniste dell’esposizione vogliono invitare il visitatore nei loro ricordi, nelle loro lotte, nelle loro sofferenze e nelle loro vittorie: prendendolo per mano e conducendolo attraverso i 30 scatti in bianco e nero che, con accanto una descrizione, raccontano un pezzo di esperienza della vittima di abuso, vogliono mostrare cosa significa la violenza sulla pelle di chi l’ha vissuta.

La mostra si terrà a Milano dal 6 all’11 maggio in via Oglio 18 e verrà inaugurata sabato 4 maggio alle ore 15 con un incontro sul tema dell’abuso in infanzia.

Per informazioni: Facebook, Associazione Meti

#GIORNIfelici DONNEfelici: Per una Vita a Colori!

Chi ci dona i suoi pensieri è Patrizia Gottardi, educatrice che in passato ha accompagnato giovani e adulti in percorsi individualizzati di formazione-lavoro, ha lavorato per 12 anni in un centro diurno per persone che convivono con la diagnosi di Alzheimer ed ha scelto nel 2016 la libera professione. Felicitatrice del modello Sente-Mente® e #GIORNIfelici ci racconta uno dei suoi meravigliosi progetti!

Grazie a Patrizia per aver accettato la nostra chiamata allo scrivere e a tutti voi buona lettura!

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La diversità dei sessi è un dato di fatto ma essa non predestina ai ruoli e alle funzioni. Non esiste una psicologia femminile e una maschile impermeabili l’una all’altra, né due identità incise nel marmo. Una volta acquisito il senso della propria identità, ogni adulto ne fa ciò che vuole o ciò che può. Mettendo fine all’onnipotenza degli stereotipi sessuali, si è aperta la strada al gioco dei possibili. Ciò non significa, come ha detto qualcuno, l’instaurarsi del regno dell’unisesso. L’indifferenziazione dei ruoli non significa l’indifferenziazione delle identità. Al contrario è la condizione della loro molteplicità e della nostra libertà.

Badinter E. 2004 La strada degli errori. Il pensiero femminista al bivio, Feltrinelli, Milano

 

 

Ho scelto di raccontare il progetto #GIORNIfelici #DONNEfelici all’interno di un tema, quello della complessità, perché la situazione della donna in questi ultimi anni è di fatto, molto complessa. Tanti ruoli che la vedono impegnata su altrettante relazioni, in una cultura che ha bisogno di alleggerirsi di tanti schemi di pensiero, abitudini depotenzianti, idealizzazioni, perché la Donna scelga con più consapevolezza e sia più felice.

Nel nostro Paese la Donna sta vivendo una situazione di fragilità legata a diverse aree della propria vita, sia dal punto di vista occupazionale, che personale: difficoltà nel conciliare i tempi lavoro-famiglia, di fare carriera, aumento di separazioni, un lavoro di cura che grava sempre più sulle sue spalle, situazioni di maltrattamenti e di violenza familiare…

Sul Territorio nazionale e nello specifico, sul territorio Trentino, dov’è nato il progetto di cui vi voglio parlare in questo articolo, la presenza di diverse realtà in rete tra loro, garantisce il supporto alla Donna sotto molti aspetti: opportunità di lavoro, progetti di conciliazione lavoro-genitorialità, supporto e tutela per situazioni più a rischio, valorizzazione della presenza femminile nella cooperazione… ci sono enti che creano opportunità formative per permetterle di investire su di sé, mettersi in gioco, anche politicamente.

Eppure… secondo uno studio condotto dall’Istituto IPSOS per WeWorld Onlus, è emersa la persistenza di stereotipi di genere anche nelle donne.

Si tratta di idee “preconfezionate”, di immagini idealizzate della donna che comportano un certo tipo di aspettative rispetto i suoi ruoli e comportamenti.

Questo spesso avviene in maniera del tutto inconsapevole, e comporta una difficoltà da parte sua, di “pensarsi” in modo diverso, di aspirare anche ad altro.

Inoltre, il linguaggio con cui la Donna parla a sé e racconta di sé, non è innocuo…

Secondo gli studi più recenti di psico neuro endocrino immunologia, infatti, il modo in cui noi ci esprimiamo, il nostro “dialogo interiore”, influenza le emozioni che proviamo e porta il nostro corpo a produrre molecole che di fatto rinforzano o distruggono la nostra salute.

Nel corso del 2018 è nata una preziosa collaborazione tra importanti Enti che da anni lottano per garantire alla Donna Pari Opportunità – le Cooperative “Forchetta e Rastrello” e “Samuele” di Trento, insieme con l’Associazione “Donne in Cooperazione” – ed il Progetto #GIORNIfelici, un modello culturale rivoluzionario che allena persone, organizzazioni e comunità alla resilienza e ad una maggior vivi-abilità, ideato dalla formatrice e consulente in ambito sociosanitario, Letizia Espanoli .

Il progetto #GIORNIfelici si è sviluppato grazie al successo di Sente-Mente® Project, un modello di cura, ideato dalla stessa formatrice, capace di traghettare persone, organizzazioni e comunità che con-vivono con la demenza, da uno stato d’impotenza ad un senso di autoefficacia e di allenarle a guardare alle Possibilità, oltre le fatiche.

Ecco allora che sulla base di questi presupposti e grazie alla partnership con questi enti e al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento (attraverso il bando per le Pari Opportunità), ha preso avvio un laboratorio pensato per la Donna e condotto da me , felicitatrice!

Le felicitatrici ed i felicitatori sono figure professionali che hanno scelto di formarsi secondo il modello Sente-Mente® e #GIORNIfelici, e che ogni anno riconfermano il proprio background culturale e la propria scelta formativa attraverso una formazione continua che richiede loro molto impegno ed investimento in termini di crescita personale, e di lavoro per continuare a migliorare il modello e le sue tecniche.

Il laboratorio #GIORNIfelici® DONNEfelici è quasi al quinto incontro, quasi metà viaggio e sta accompagnando un gruppo di donne di varie età.

Esso si articola su 12 incontri settimanali di due ore, in cui le persone vivono sia momenti teorici che esperienziali e possono continuare il loro allenamento anche durante il resto della settimana, per consolidare nuove abitudini e creare nuovi circuiti neurali.

Il desiderio che mi ha spinto a creare questa Opportunità, è quello di offrire loro importanti strumenti perché possano diventare più capaci di entrare in contatto con il loro vero sé, di poter scegliere che direzione dare alla propria vita ed assumersi la responsabilità del proprio Ben-Essere e della propria Felicità.

 

Complessità.

 Il terzo contributo sul tema del mese, la complessità,
ci è stato regalato da Laura Picco una giovane, competente e  creativa  collega Assistente Sociale .
Laura è stata conosciuta da una di noi , ormai due anni fa, nella veste di volontaria di Servizio Civile nel suo periodo di operatività presso l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Torino ed Asti e oggi …è una nostra partner nell’ambito del progetto C.A.R.O.T.A. presso la Casa nel Parco, la Casa del Quartiere di  Mirafiori Sud
perchè, per la Cooperativa Patchanka, si occupa dello  Sportello di Casa del Lavoro
Laura ci ha donato il suo sguardo poetico e avventuroso sulla complessità, attraverso un contributo che dimostra appieno il percorso professionale che ha scelto di intraprendere : la formazione in Social Art, con l’obiettivo di uscire dagli schemi e utilizzare approcci creativi ed artistici nel mondo del sociale !
E’ appena tornata da Budapest dove è stata immersa in una formazione in Teatro Sociale
…e il suo contributo pieno di arte, avventura e speranza, vi porterà in un mondo di possibilità , il mondo verso cui   giovani collegh* motivat* e creativ* come Laura sono pront* a salpare!
Buona lettura a tutti voi e Grazie Laura!!!

Complessità.
Ho sempre detestato le poesie in rima ma poi chissà quando è ora di scrivere uso sempre questa forma qua.
Sicuramente è scarsa preparazione,
poco studio, troppa confusione.
Mi chiedo perciò se sia questa la complessità:un’idea, un’opinione che si rivela di difficile realizzazione.
Ho consultato il dizionario per una delucidazione ma non ottenuto la giusta soluzione.
Volevo una risposta così semplice da poterla inserire in una poesia per bambini ma ho trovato un insieme di parole complicate, che per capirle bisogna collegarle, come nel gioco dei puntini.
Il mio lavoro è complicato ma è il primo sogno che ho davvero bramato.
La mia professione è come una città, un insieme di elementi: luci, suoni, colori, odori, persone e sentimenti.
Intere giornate che sfilano in velocità, settimane, mesi, anni, la vita corre e tu dietro lei ti affanni.
Faccio un lavoro strano, dinamico, un po’ balzano; alcuni lo odiano e cerco loro di spiegare perché è sbagliato disprezzare.
Le persone spesso cercano soluzioni, fanno domande, pongono obiezioni
e io le guardo con gli occhi sgranati e il cuore pieno d’angoscia:
soluzioni non ne ho e la mia mente scroscia idee a pioggia su come supportare, migliorare.
Non sono un supereroe che interviene senza domandare se essere salvati è la cosa giusta da fare;
sono un marinaio che insieme alla ciurma ammaina le vele,
e si ferma a pensare: tutto è complesso
ma basta sminuzzare in piccoli tasselli i problemi più ribelli per renderli innocui come agnelli.