Ecco a voi l’ultimo articolo del mese sul tema della sofferenza!

Questa settimana ha risposto alla nostra chiamata allo scrivere Alessandra Flori,  giovane collega assistente sociale libero professionista che si divide tra il lavoro con i clienti privati e l’esercizio della professione presso i centri di accoglienza  con i rifugiati ed i richiedenti asilo!

Una collega vivace, curiosa e intraprendente, che poco meno di due mesi fa ci ha contattato per conoscerci!

Da poco ha deciso di iniziare a svolgere la libera professione  per accompagnare le mamme, i papà, i bambini, gli adolescenti ed i giovani adulti che si trovano in difficoltà a intraprendere un percorso di cambiamento mettendo in luce le loro  risorse personali.

Per conoscere meglio Alessandra vi consigliamo di seguire la sua pagina wordpress.com/post/alessandrafloriassistente , proseguite invece nella lettura per entrare nella personale rappresentazione della sofferenza che ci propone!

      LA SOFFERENZA

 

Per sofferenza si intende la condizione tormentosa provocata dall’assiduità di dolore, fisico e/o psichico. Una definizione semplice e chiara.

Io la sofferenza la immagino come una grande sala in cui si è celebrata una festa, di quelle indimenticabili, che iniziano al tramonto e terminano all’alba. La sofferenza è il post. Il mal di testa di chi magari ha un po’ esagerato, le bottiglie vuote, il pavimento sporco, i piatti di carta da buttare, i vestiti macchiati di vino e odoranti di sigaretta, i residui di cibo nei luoghi più impensabili. Davanti a tutto ciò, ci si scoraggia più che altro; sarà difficile far tornare tutto come prima. Qualcosa si è sporcato, qualcosa si è rotto e forse non si aggiusterà. c’è un gran disordine, e non si sa da che parte iniziare.

A un certo punto succede qualcosa. Mi sono guardata intorno e sono andata a prendere scopa, paletta, straccio e sacchi dell’immondizia, mettendo della musica di sottofondo, ma non sempre, perché a volte la musica evidenzia lo stato di dolore. Ho iniziato a buttare la spazzatura, conservare i pochi avanzi, pulire dove era sporco, cercare di aggiustare le cose rotte. In questo lavoro di pulizia ho avuto l’umiltà di accettare l’aiuto delle persone care quando c‘era troppo da fare. Conoscendomi, si sono rivelate un supporto indispensabile

Svariate volte mi sono fatta prendere dallo sconforto, ho rimandato il riordino semplicemente nascondendo i rimasugli negli angoli, oppure accostando la porta per non vedere. Forse sarebbe più comodo posticipare il confronto con la sofferenza nel tempo; ma per quanto tempo ancora sarà possibile?

Mentre la sofferenza persiste dobbiamo vivere la vita.

Alle scuole superiori uno dei miei limiti più grandi era il latino. Nella vita ogni esperienza arricchisce con qualche oggetto in più il nostro bagaglio, e questa lingua morta mi ha insegnato che il termine Sufferentia significa “pazienza, sopportazione”. Così ho capito che nulla è semplice. La cura del dolore necessita di un tempo, che non è uguale per tutti. Io non sono paziente per natura, per questo molte situazioni dolorose e spiacevoli nella mia vita si sono protratte nel tempo. Quante volte dopo la festa avrei voluto buttarmi sul divano, nascondermi sotto a una coperta, e che tutto fosse sistemato al mio risveglio.

Ma dormire o voltarsi all’altra parte non serve a nulla, se non a procrastinare nel tempo il momento in cui tutto dovrà essere messo a posto. Con pazienza.